Il crepuscolo di quel medesimo giorno trovò Gertrude ed Emilia sedute
a una finestra che s'apriva verso ponente e dominava una magnifica
veduta. La giovanetta descriveva alla sua amica cieca il pomposo
spettacolo offerto dai cumuli di splendide nuvole tinte di porpora e
d'oro; questa, ascoltando la maravigliosa descrizione dell'aspetto
assunto dalla natura nell'ora più cara ad entrambe, partecipava al
godimento della compagna.
Lentamente la gloria del tramonto svanì. Solo una lunga striscia d'oro
pallido listava ancora l'orizzonte, mentre le stelle spuntavano ad una
ad una, e sembravano guardare entro quella finestra con un sorriso di
saluto.
Nel salotto terreno c'era gente venuta di città: suoni di voci allegre
e di risa salivano portati dalla brezza vespertina, ma così addolciti
per la lontananza che contrastavano con la quiete della camera senza
turbarla.
— Dovresti scendere, Gertrude, — disse Emilia. — Pare che si divertano,
e mi farebbe piacere sentire le tue risa fra quelle degli altri.
— No, no, cara, sto più volentieri con voi; — rispose la fanciulla —
costoro sono quasi tutti estranei per me.
— Come vuoi, figliuola; ma mi rincresce tenerti appartata dalla
gioventù.
— Non potreste mai tenermi in vostra compagnia più a lungo di quanto io
desideri starci; sapete che vi preferisco ad ogni altra persona. —
E ripresero la loro conversazione che, sebbene misurata e calma, non
mancava d'amenità, e neppure d'arguzia.
Furono interrotte da Caterina mandata dalla signora Graham ad
annunziare la visita della signora Bruce, la quale desiderava salutare
Emilia.
— Bisogna dunque ch'io scenda, — disse la cieca. — Vieni anche tu,
Gertrude?
— No, non vorrei, salvo che non abbia chiesto di me. Caterina, m'ha
menzionata, la signora Graham?
— Ha «minzionato» soltanto la signorina Emilia, — rispose la ragazza.
— Allora resto qui. —
Emilia non insistette e andò senza di lei.
Ma poco dopo il campanello della porta di casa squillò di nuovo.
Pareva una serata di ricevimento. E questa volta Gertrude fu invitata
espressamente a scendere, perchè il dottor Jeremy e la sua signora
volevano vederla.
Il salotto era pieno quand'ella entrò; non rimaneva una seggiola
libera. Tutti gli occhi si fissarono sulla giovanetta che si presentava
inaspettata dai più, e sola. Al contrario di ciò che s'attendevano
Isabella e Rina, le quali l'osservavano curiose, ella non mostrò pur
ombra d'impaccio nè di goffaggine: ma girato placidamente lo sguardo di
gruppo in gruppo finch'ebbe scoperto la signora Jeremy, attraversò la
vasta sala con la grazia che la distingueva, e altrettanta franchezza e
disinvoltura che se non ci fosse stato nessuno.
Salutò la signora, cordialmente come sempre, poi si volse in cerca
del dottore. Questi sedeva nel vano d'una finestra, con Fanny, mezzo
nascosto dalla tenda. Prima ch'egli potesse venire a lei, la signora
Bruce le diresse un cenno amichevole, da un angolo nella parte opposta
della stanza. Ella andò a stringerle la mano. Ben, il quale si trovava
lì presso in un circolo di signorine e giovanotti eleganti, ed era
così assorto nello spiare ogni sua mossa che lasciava senza risposta
una domanda di Rina Ray, s'alzò prontamente e le offerse la seggiola
dicendo:
— Sedete qui, signorina Gertrude, ve ne prego.
— Grazie, — ella rispose — ma vedo là il mio buon amico dottor Jeremy,
che m'aspetta; non vi disturbate dunque.... —
Il dottore le venne incontro fino a metà della sala, le prese tutt'e
due le mani, e la condusse nel vano della finestra dove la fece sedere
al posto prima occupato da lui accanto a Fanny. Allora Ben Bruce, con
grande stupore di quanti lo conoscevano, gli portò la propria seggiola,
collocandola di faccia a Gertrude. Nessuno avrebbe creduto capace di
tanto rispetto per l'età canuta quello zerbinotto che vantava la sua
educazione moderna.
— È forse una figlia del signor Graham? — domandò a Isabella Clinton
una giovanetta seduta vicino a lei.
— Oh, no! — rispose questa. — È una ragazza che la signorina Graham ha
fatto educare, e ora tiene seco: una specie di lettrice e damigella di
compagnia. Il suo nome è Flint.
— Come dite che si chiama quella signorina? — domandò un galante
ufficialetto sporgendosi verso Isabella.
— Signorina Flint.
— Flint.... Ah, una graziosa persona, assai fine! Con che gusto
originale s'acconcia i capelli!
— Sì, quella pettinatura dona molto al suo tipo, — osservò la
giovanetta che aveva interrogato per la prima la nipote della signora
Graham. — Non vi sembra?
— Non saprei, — rispose il tenente. — Ma qualche cosa le dona
certo, perchè ha un aspetto piacentissimo. Bruce, — egli soggiunse
rivolgendosi a Ben che ritornava dopo aver compiuto il suo
straordinario sforzo di gentilezza — chi è cotesta signorina Flint?
Sono stato qui altre volte, ma non l'avevo mai veduta.
— Non ve ne maravigliate. Si mostra di rado, — disse quegli. — Carina,
eh?
— Ha una bella figura, ma non mi sono ancora fatto una chiara idea di
lei. Prima di tutto, chi è?
— Una specie di figlia adottiva del signor Graham, credo.... una
protetta della signorina Emilia.
— Ah, poverina! Un'orfana?
— Sì, m'immagino, — mormorò Ben mordendosi le labbra.
— Peccato! Poverina! — riprese l'altro. — Ma avete ragione, Ben,
è carina assai, segnatamente quando sorride; v'è un non so che
d'attrattivo nel suo viso. —
V'era senza dubbio per Ben Bruce, perchè pochi minuti dopo Rina
s'avvide ch'egli non era più nel salotto, e lo scoperse affacciato
dal portico alla finestra nel cui vano sedevano il dottore, Gertrude e
Fanny, discorrendo con loro. La conversazione era animatissima: pareva
ci fosse una battaglia di frizzi fra gl'interlocutori; il vecchio
medico rideva forte, e le due ragazze spesso gli facevano eco. Rina
sopportò finchè potè, poi con atto risoluto attraversò a rapidi passi
la sala, e s'unì al loro gruppo, curiosa di conoscere la causa di tanta
ilarità.
Ma per lei era un enigma: si parlava d'un buffonesco berretto con una
lunga nappina, e di pisoli sull'erba nelle ore pomeridiane; il dottor
Jeremy faceva bizzarre allusioni a un vecchio pero, a trappole tese ai
ladri, e altre ancora che ricordavano a Gertrude le circostanze del suo
primo incontro con lui e col giovane Bruce.
La signorina Ray cominciava a comprendere che essendole il soggetto
del discorso affatto estraneo, ella aveva un po' l'aria di un'intrusa;
ma Gertrude accortasi del suo impaccio l'invitò gentilmente a sedersi,
facendole posto accanto a sè, e disse:
— Il dottore parla del tempo ch'egli, o se vuole, che _noi_, lui ed
_io_, s'andava a rubare frutta nell'orto della signora Bruce, dove il
signor Bruce ci colse in flagrante.
— Volete dire, mia cara, — l'interruppe Jeremy — che noi cogliemmo
il signor Bruce. Credo che s'io non l'avessi risvegliato così
energicamente, questo giovanotto dormirebbe ancora!
— Certo, quel primo nostro incontro fu il più gran risveglio della mia
vita! — disse Ben parlando in apparenza al dottore, ma rivolgendo a
Gertrude uno sguardo significativo. — E non mi costò un pisolo solo....
Quanto mi dispiace, signorina, che abbiate cessato di coltivare le
vostre aiuole, come allora! Di grazia, perchè mai?
— La signora Graham ha fatto rimodernare tutto il giardino, e il nuovo
giardiniere non ha bisogno de' miei servigi nè li desidera. Egli ha
i suoi metodi e i suoi disegni: non m'è lecito di competere con un
professore dell'arte. Io non farei che guastare.
— Ma io invece dubito che i risultati ottenuti da lui siano altrettanto
felici. Non vedo più la quantità di bei fiori che c'era nelle stanze a
tempo _vostro_.
— A lui non piace coglierli come piaceva a me. Io desideravo ornare di
fiori l'appartamento anzichè curarmi dell'apparenza del giardino; il
giardiniere ha idee affatto opposte alle mie. —
Rina diresse al signor Bruce alcune domande sul soggetto del
giardinaggio, e il dottore continuò a discorrere animatamente con
Gertrude, finchè la signora Jeremy si levò per accomiatarsi ed
avvicinatasi alla finestra disse:
— Dottor Jerry, avete dato a Gertrude la sua lettera?
— Oh, povero me! — esclamò il dottore. — Per poco non l'ho
dimenticata.... — Frugò nelle sue tasche e tirò fuori una busta coperta
di francobolli d'ogni colore che ne denotavano la provenienza esotica.
— Guardate, Gertrude, roba di Calcutta, genuina. —
Ella prese la lettera, e ringraziò il dottore, palesando con
l'espressione del suo viso ch'era lieta di riceverla; quel piacere
però si velava di mestizia, perchè non le erano pervenute ancora se
non una volta sola notizie di Guglielmo dopo ch'egli aveva saputo
la morte della madre, e il suo scritto era stato uno sfogo di dolore
così veemente, che la vista de' suoi caratteri quasi le faceva male,
prevedendone ella un altro non meno disperato.
Il signor Bruce, che la fissava aspettandosi di vederla mutar colore e
conturbarsi nel ricevere quella lettera in presenza di tanti testimoni,
fu tranquillato dalla compostezza con cui essa la tolse dalla mano del
dottore e la tenne, senza dissimularla, nella propria, mentre salutava
lui e la signora. Ella li accompagnò fino alla porta di casa, poi
s'avviò per salire alla sua camera; ma a piè della scala incontrò il
giovane, il quale, indovinata la sua intenzione, era venuto in fretta
dal portico raggiungendola nell'atrio, a tempo per impedirle il passo.
— È dunque una lettera molto importante, — diss'egli — giacchè private
la compagnia della vostra gradita presenza per l'ansietà di conoscerne
il contenuto.
— È d'un amico delle cui notizie sono infatti ansiosa, — ella rispose
gravemente. — Vogliate, prego, scusarmi con vostra madre, se chiede di
me; quanto agli altri ospiti, io sono per loro un'estranea, e nessuno
s'accorgerà della mia assenza.
— Oh, signorina Gertrude, è inutile venir qui per vedervi; siete per lo
più invisibile.... In qual parte del giorno c'è maggior probabilità di
trovarvi libera da impegni?
— Quasi in nessuna. Sono oltremodo occupata, io. Ma signor Bruce,
non voglio più tenervi lontano dalle altre signorine.... Buona
notte! —
E Gertrude così dicendo corse su per le scale, lasciando Ben incerto se
stizzirsi contro di lei o contro sè medesimo.
All'opposto di quanto la fanciulla s'immaginava, la lettera di
Guglielmo lenì il dolore ch'ella aveva anticipatamente provato pensando
a lui. La morte del nonno, e specie quella della madre, perdita ben più
grave, avevano così profondamente abbattuto l'animo del giovane, che
la prima sua risposta alle comunicazioni di Gertrude era stata scritta
in un tono di scoramento e d'angoscia tale, da spaventarla, da farle
temere perfino che la cristiana virtù della fortezza gli fosse venuta
meno sotto il peso della doppia sventura.
Fu dunque un grande sollievo per lei il vedere che egli adesso scriveva
con maggior calma. S'era preso a cuore l'ultima preghiera della
madre in cui ella lo esortava a sottomettersi ai voleri di Dio, e
quantunque sempre intensamente afflitto, andava acquistando pazienza
e rassegnazione. Ma in questa lettera non parlava a lungo di sè e del
proprio cordoglio.
Le tre pagine coperte di fitti caratteri erano quasi tutte dedicate
a Gertrude. Con fervide parole egli le manifestava la sua gratitudine
per l'attiva bontà e l'amore con cui ella aveva rallegrato e confortato
gli ultimi giorni de' suoi cari, e pregava il Signore di benedirla, e
ricompensarla della abnegazione e della sua costanza. Chiudeva dicendo:
«Tu sei tutto quanto mi resta al mondo; le mie speranze, le mie
fatiche, le mie orazioni, sono per te sola. Se prima t'amavo,
Gertrude, ora mi sento avvinto a te da un vincolo più forte d'ogni
legame terreno. Mi conceda il Cielo di potere un giorno rivederti!»
Per più di un'ora, dopo finito di leggere, ella rimase assorta nelle
sue meditazioni. Ritornava col pensiero alla casa dello zio True
divenuta la sua, ai giorni in cui Guglielmo e lei passavano insieme,
da buoni compagni, tante ore felici e non si sognavano nemmeno la lunga
separazione che doveva seguire così presto; riandava nella memoria gli
eventi successivi che l'avevano recata alle sue condizioni odierne.
Le voci dei visitatori che s'accomiatavano la scossero dalla sua
fantasticheria.
La signora Bruce ed i suoi figliuoli si trattennero ancora finchè
furono partite le carrozze con gli ospiti venuti dalla città, e
nell'atto che, fermi sotto la finestra di Gertrude, salutavano la
signora Graham, questa disse:
— Rammentatevi, signor Bruce, noi pranziamo alle due. Verrete anche
voi, spero, signorina Fanny. Conto poi su tutt'e due per la nostra
gita. —
Dunque, Ben Bruce, uno dei prossimi giorni pranzerebbe in casa
Graham; Gertrude udì, e i suoi pensieri, abbandonando il passato, si
concentrarono nel presente.
Le attenzioni del giovane per lei erano state osservate quella sera;
ed ancor più l'ammirazione che egli aveva trovato modo di manifestarle
coi complimenti sussurrati al suo orecchio. Nè questa nè quelle erano
cercate o desiderate dalla fanciulla, che, d'alta mente e aliena
d'ogni civetteria quale era, non se ne sentiva affatto lusingata;
anzi l'offendeva nel suo rispetto di sè stessa l'aria presuntuosa
e sicura con cui le faceva la corte. Giovanetto diciassettenne, lo
aveva giudicato indolente e ineducato. Il suo senso di giustizia
tuttavia l'avrebbe fatta recedere da questo giudizio se quando
la loro conoscenza s'era rinnovata, dopo alcuni anni, egli avesse
mostrato un mutamento vantaggioso nel carattere e nelle maniere.
Ma così non era, nè l'esteriore politezza data dall'uso del mondo
e dalla studiata eleganza poteva abbagliare il discernimento di
Gertrude: ella aveva quindi presto avvertito che gli antichi difetti
permanevano, rafforzati, anzi, e posti in rilievo da una mal celata
vanità. Adolescente, egli aveva fissato la fanciulla con insistenza,
per sfrontatezza, e chiesto il suo nome per curiosità oziosa: giovane
bellimbusto, voleva amoreggiare con lei perchè il tempo gli pesava e
non sapeva che fare di meglio.
Ma con somma sua maraviglia Ben Bruce aveva trovato che la
«campagnuola», com'egli soleva chiamarla avendola sempre veduta in
campagna, era totalmente insensibile alle sue lusinghe, alla sua
preferenza ambita da più d'una bellezza cittadina. Ella pareva non
curarsi dell'ammirazione che le tributava, e s'egli ricorreva ai
motti pungenti aveva la peggio. Se la cercava, come soleva quando ella
coltivava il suo giardino, non giungeva a distrarla dal suo lavoro nè a
trattenerla dopo finito; se l'incontrava per via e s'accompagnava a lei
lasciandole scorgere nella sua fatuità che presumeva di farle un grande
onore, ella opponeva alle stucchevoli adulazioni un contegno fermamente
dignitoso; quando poi egli arrischiava qualche complimento più diretto,
lo pigliava nel senso d'uno scherzo e ribatteva con tanta giocosità e
tanta arguzia, da suscitare nell'opaco spirito del povero Ben il dubbio
d'essersi reso ridicolo. E ciò non perchè Gertrude si compiacesse nel
ferire i sentimenti d'un uomo disposto ad amarla, ma perchè comprendeva
ch'egli non era sincero, e il suo nobile orgoglio non tollerava di
venir preso a giuoco.
Era una cosa nuova per Ben Bruce il vedere una signorina indifferente
a' suoi meriti; e la sua ambizione ne fu stimolata al punto, ch'egli
si propose di guadagnarsi ad ogni costo le grazie della fanciulla. Non
trascurava dunque nessuna occasione di trovarsi con lei.
Ma mentre si sforzava di conquistarla, rimase còlto egli stesso
nel proprio laccio; poichè pur non riuscendo a destare simpatia in
Gertrude, non poteva essere insensibile anche lui a' suoi pregi.
Perfino la comparativamente ottusa intelligenza di Ben arrivava a
riconoscere la grande superiorità di quella giovanetta sulla maggior
parte delle sue coetanee, a sentire nella sua vivace originalità,
in contrasto con l'insipida vita mondana, un incanto che finì col
vincerlo.
L'ardore e la perseveranza del giovane nel manifestarle la sua
ammirazione avevano già cominciato ad importunarla quando, sul
principio dell'autunno, ella aveva lasciato la casa del signor Graham;
s'era perciò rallegrata udendo, poco appresso, che egli accompagnava
sua madre a Washington, e sarebbe stato assente parecchi mesi.
Ben, invece, si staccò a malincuore da Gertrude; tuttavia, in
mezzo alla spensierata gaiezza delle città meridionali, trovò modo
d'ingannare il tempo abbastanza piacevolmente. Si ricordò di lei
incontrandosi alla Nuova Orléans coi Graham e la loro compagnia: anzi,
bisogna dire ad onore del suo criterio, che più la comparava con le
vane figlie della moda, e più alto ella saliva nella sua stima.
Glielo aveva detto senza esitare, rivedendola per la prima volta,
la mattina che con grande maraviglia delle due cugine era venuto ad
accompagnarla fino a casa: e da allora la crescente passione delle
sue parole e delle sue maniere, in cui appariva una sincerità che vi
mancava per l'innanzi, impensieriva la fanciulla. Ella risolse pertanto
quella sera d'evitare il signor Bruce in ogni possibile occasione; ma
dovette bentosto persuadersi che non era facile.
Il giorno seguente il signor Graham ritornò di città verso mezzogiorno
e andò a sedere nell'atrio dove stavano, al solito, le due signorine;
poi, spiegato il suo giornale, lo porse a Rina chiedendole di leggergli
le notizie.
— Che debbo leggere? — domandò ella prendendo il foglio, piuttosto di
mala voglia.
— L'articolo di fondo, prego. —
Rina voltò e rivoltò le pagine del giornale, le scorse in fretta con
l'occhio, e dichiarò che non sapeva quale articolo fosse quello. Il
signor Graham la guardò attonito, e le additò in silenzio la colonna
desiderata. La ragazza incominciò, ma aveva appena letto alcune righe
ch'egli l'interruppe dicendo con impazienza:
— Meno furia! Non arrivo ad afferrare una parola! —
Ella cadde nell'eccesso opposto, strascicando le sillabe, così
intollerabilmente da farsi interrompere di nuovo dal suo uditore, il
quale le ordinò di dare il foglio a Isabella.
Questa lo prese dalle mani dell'imbronciata Rina, e finì di leggere
l'articolo, non però senza essere due o tre volte ammonita a
pronunziare in modo più intelligibile.
— Desiderate qualche altra cosa, signore? — ella domandò.
— Sì, ti prego, cerca le notizie marittime, e leggimi la lista dopo i
piroscafi. —
Più fortunata di sua cugina, Bella trovò subito il posto, e lesse:
«A Canton, aprile 30, nave mercantile Anna Maria, Ray, s. c. r. n.
t....» O che significa?
— Scaricante, s'intende. Avanti. —
Bella seguitò a compitare con aria perplessa due o tre altre
enigmatiche abbreviazioni, finchè il signor Graham quasi le strappò di
mano il giornale mormorando:
— Stupida! Non saper leggere le notizie marittime! Dov'è Gertrude?
Dov'è Gertrude Flint? Quella è la sola ragazza capace a qualche
cosa ch'io abbia mai veduta.... Rina, fa' il piacere d'andare a
chiamarla. —
Sebbene alquanto riluttante, Rina andò, e disse a Gertrude ciò di
cui era richiesta. Ella ne fu stupita; da quando aveva resistito alla
volontà del vecchio signore mantenendo con fermezza il suo proposito di
lasciare la casa, egli non le aveva più chiesto di fargli la consueta
lettura. Nondimeno obbedì sollecitamente alla sua chiamata, e sedutasi
nella poltrona accanto alla porta, abbandonata da Isabella, cominciò
dalle notizie marittime, e senz'altre domande passò d'articolo in
articolo nell'ordine che sapeva preferito dal signor Graham.
Sdraiato nel suo ampio seggiolone, di faccia a un'ottomana su cui
poggiava il piede gottoso, egli pareva quanto mai sodisfatto, e quando
Bella e Rina furono salite nella loro camera, osservò:,
— Non sembra d'essere tornati ai giorni antichi, eh, Gertrude? —
Poi chiuse gli occhi, e di lì a pochi minuti il suo respiro profondo e
regolare avvertì la giovanetta ch'egli s'era addormentato.
Visto che non le sarebbe stato possibile passare senza rischio di
destarlo, ella posò il giornale, e si chinò per prendere dalla sua
tasca un lavoretto, giacchè ben di rado rimaneva un momento oziosa.
In quell'atto notò sulla soglia un'ombra, e alzando il viso si vide
davanti proprio la persona che s'era proposta d'evitare.
Il signor Bruce la fissava con la sua aria indolente d'uomo sicuro di
sè, da cui sempre tanto si sentiva offesa. Egli teneva in una mano un
mazzo di rose reggendolo in modo da presentarlo alla sua ammirazione.
— Bellissime! — ella disse gettando uno sguardo ai ramicelli carichi
d'una lussureggiante fioritura di rose muscose ancora in bocciuolo: ve
n'erano di porporine e di bianche.
Parlava a voce sommessa temendo di rompere il sonno del signor Graham.
Egli abbassò la sua fino a un mormorio appena percettibile per dirle,
mentre faceva oscillare le rose sul capo di lei:
— Le credevo belle quando le ho còlte, ma adesso il paragone le fa
scomparire. —
E guardava espressivamente le gote della fanciulla.
Questo vieto complimento, parve a Gertrude oltremodo insulso, venuto
dalla bocca del signor Bruce. Ella si rizzò, per uscire dalla porta
della facciata, dicendo:
— Attraverso il portico e mando a dire alle signore che siete qui.
— Oh, no, ve ne prego! — fece egli sbarrandole il passo. — Sarebbe una
crudeltà. Io non ho il minimo desiderio di vederle. —
Il suo gesto era così risoluto, che Gertrude si trovò costretta
a ritrarsi dalla soglia e sedere di nuovo. Ma nel farlo una viva
contrarietà si mostrava nel suo viso. Tolse di tasca un lavoro di
cucito e vi si applicò.
Ben Bruce trionfava. E tentò d'approfittare della vittoria:
— Signorina Gertrude, volete farmi l'onore di portare oggi questi fiori
nei capelli?
— Io non porto fiori vistosi, — ella rispose senza levar gli occhi
dalla mussolina che cuciva.
Egli s'immaginò che fosse a cagione d'un lutto, perchè ella indossava
un semplicissimo abito nero, e scelti tutti i bocciuoli di rose bianche
glieli offerse pregandola di ornarne per amor suo quei serici capelli
bruni con cui il loro candore avrebbe fatto un mirabile contrasto.
— Vi sono obbligatissima, — disse Gertrude — non ho mai veduto rose più
belle, ma io non sto punto sulle gale, lo sapete, e credetemi, dovete
scusarmi.
— Sicchè voi rifiutate i miei fiori?
— Ma no, li accetto con piacere, — ella replicò, rizzandosi — se mi
permettete d'andar a prendere un vaso d'acqua e metterli nel salotto
dove tutti potremo goderli.
— Io non li ho recisi e portati qui a benefizio dell'intera famiglia,
— replicò Ben, con tono quasi di risentimento. — Se voi non volete
ornarvene, li offrirò a qualcuno che lo farà volentieri. —
Egli pensava che questa minaccia la spaventerebbe, perchè la sua vanità
era tale, che ascriveva il contegno della fanciulla a mèra civetteria,
e posto che in altri casi simili esso non aveva potuto se non aumentare
la sua ammirazione per lei, lo credeva dettato dal desiderio di
produrre quest'effetto.
— La punirò, — disse in cuor suo, rifacendo accuratamente il suo mazzo
di rose, col proposito di presentarlo a Rina la quale senza dubbio
sarebbe stata lieta di riceverlo.
— Dov'è Fanny, oggi? — domandò Gertrude, premendole di mutare discorso.
— Non so, — rispose Ben secco secco, per significare che non aveva
nessuna voglia d'intrattenersi su Fanny.
Seguì un breve silenzio, durante il quale egli stette a fissare le dita
della fanciulla intenta a cucire.
— Come siete assorta nel vostro lavoro! — disse infine. — Non alzate
gli occhi un momento.... Vorrei essere attraente come quel pezzo di
mussolina!
— E io vorrei che foste altrettanto innocuo! — pensò ella.
— Non vi date gran pena per far passare piacevolmente il tempo a un
ospite venuto col solo fine di vedervi. —
— Credevo che veniste perchè invitato dalla signora Graham.
— E non dovetti corteggiare Rina un'ora buona, per ottenerlo, l'invito?
— Se l'avete carpito con inganno non meritate che vi si faccia festa, —
ella ribattè, sorridendo.
— È molto più facile piacere a Rina che a voi, — osservò egli.
— Rina è molto affabile e graziosa.
— Sì, ma io non darei un vostro sorriso per.... —
Gertrude l'interruppe:
— Ah, una visita! È una nostra vecchia amica.... Lasciatemi passare, vi
prego, signor Bruce. —
Mentre parlava, il cancello del cortile era stato aperto e richiuso,
e il giovanotto, voltatosi a guardare in quella direzione, vide venire
innanzi la signora a cui Gertrude era così ansiosa d'andare incontro.
— Non abbiate tanta fretta d'abbandonarmi, — egli disse. — Quella
piccola centenaria, che a quanto sembra vi procura una grande
sodisfazione con la sua comparsa, ci metterà mezz'oretta ad arrivare
fin qui camminando del suo passo!
— È una vecchia amica, vi ripeto, bisogna ch'io vada a riceverla. —
L'aspetto di Gertrude s'era fatto serio. Il giovane si vergognò
d'insistere più oltre nella sua incivile opposizione, e, rizzandosi,
lasciò libera la soglia che ingombrava.
La signorina Marta Pace, giacchè era lei la vecchietta che
faticosamente attraversava il cortile, vedendo la fanciulla diede
segni di viva gioia, e si mise ad agitare con gesto teatrale un enorme
ventaglio di penne, suo favorito modo di saluto. Quando questa le
fu presso, ella le prese tutt'e due le mani e si trattenne un poco a
discorrere; poi proseguirono insieme verso la casa dove entrarono dalla
porta di dietro.
Ben, deluso, capì ch'era inutile aspettare il ritorno di Gertrude, e
si diresse verso il giardino nella speranza d'attirare l'attenzione di
Rina.
Il signor Bruce era troppo fidente nel potere della ricchezza e d'un
grado elevato nel bel mondo, perchè non si tenesse sicuro che l'orfana
sarebbe pronta ad accettare come un'insperata fortuna il suo nome e
il godimento del suo patrimonio, se glieli avesse offerti. Per quanto
fredda, per quanto disdegnosa ella gli si mostrasse, nulla gli avrebbe
fatto ammettere che una ragazza senza famiglia e senza un centesimo,
volesse lasciar perdere una tale occasione di collocarsi.
Più d'una madre fornita di prudenza e mondana saviezza aveva cercato
la sua amicizia; più d'una signorina, anche tra quelle di cospicuo
parentado, e ricche, aveva gradito le sue attenzioni; e persuaso
com'egli era che col molto denaro da lui posseduto poteva comperarsi
per isposa la fanciulla preferita, chiunque ella fosse, gli sarebbe
parsa risibile l'idea che Gertrude si stimasse al di sopra delle altre.
Egli non era tuttavia risoluto al grave passo di una deliberata
rinunzia ai numerosi vantaggi di cui godeva. S'era proposto di
conquistare la considerazione e l'amore della ritrosa giovanetta,
e benchè ne fosse preso più che non credesse, per ora non mirava
ad altro. Costretto a riconoscere di non aver fatto breccia fino a
quel momento, meditava di ricorrere a una tattica diversa, e, con un
egoismo e una bassezza troppo comuni, s'appigliò a un artifizio che,
se conseguiva il suo fine, doveva cagionare la mortificazione, e forse
l'infelicità d'una terza persona. Appunto col disegno di fare la corte
a Rina per ingelosire Gertrude, egli si dirigeva verso il giardino dove
si confidava che la sua presenza l'avrebbe attirata.
Oh, quale vergognoso e colpevole inganno! Rina già era inclinata ad
amare Ben Bruce, e il suo cuore tanto tenero e anche tanto credulo, la
disponeva a cader vittima della duplicità di costui.