Lasciata in età di tre anni alla mercè della compassione e della carità
d'un mondo ove ella non apparteneva a nessuno, e nessuno l'amava,
Gertrude finchè era vissuta con Annetta Grant aveva trovato ben poca
di quella compassione e ancor meno di quella carità. Ma sebbene il suo
spirito turbolento si ribellasse contro i mali trattamenti usatile,
ella era allora troppo piccina per poter ragionare su tale soggetto
e venire a conclusioni filosofiche sulla durezza e la crudeltà degli
uomini. E fosse anche stato altrimenti, queste impressioni sarebbero
svanite in quell'atmosfera di bontà e d'amore che l'aveva circondata
nel periodo seguente della sua vita, quando, tenuta cara e protetta
nella casa dell'ottimo suo padre adottivo, ella aveva goduto assai più
di tenerezza paterna che non soglia toccare in sorte agli orfani.
E avendo, grazie a un simile caso provvidenziale, incontrato nella
dolce Emilia una seconda prova del fatto che i vincoli del sangue
non sono sempre necessari ad unire strettamente due cuori in un vivo
reciproco affetto, ella, per questa sua singolar fortuna, non aveva
fino allora conosciuto alcuno dei mali derivanti da una condizione
dipendente dalla generosità altrui. Il contegno ostile della signora
Ellis era stato a volte per lei una fonte d'irritanti molestie; ma
la governante dipendendo anch'essa dalla buona opinione di coloro che
serviva, doveva frenarsi, e d'altronde la pazienza e la remissività di
Gertrude avevano finito col vincere la sua inimicizia.
Il signor Graham le si era mostrato sempre benevolo. Da principio,
naturalmente, egli aveva badato poco all'orfanella accolta in casa sua
per compiacere la figliuola cieca: purchè fosse tranquilla e manierosa,
e non disturbasse nessuno, il resto non gl'importava. Vedeva che Emilia
le voleva un gran bene, che trovava un conforto nella sua compagnia,
e quantunque gli paresse un gusto bizzarro, era lieto di contentarla.
Ma in capo a qualche tempo cominciò a notare nella favorita di sua
figlia una vivacità di mente, una correttezza di modi che gliela fecero
entrare in grazia; e quand'ebbe scoperto le attitudini di Gertrude
al giardinaggio e veduto con qual amore e quale perseveranza ella
coltivasse i fiori, tutte le sue simpatie le furono cattivate. Non solo
le assegnò un pezzo di terra per suo uso, ma maravigliato dei felici
risultati da lei conseguiti nella prima stagione, ampliò il giardinetto
donatole e lo abbellì con vari ornamenti ponendovi mano egli stesso.
Emilia non esprimeva un desiderio rispetto all'educazione della
fanciulla, che suo padre non fosse pronto ad esaudire; e Gertrude,
grata di tutto cuore a tanta bontà, si studiava di manifestargli
il suo profondo sentimento delle obbligazioni ch'ella aveva con
lui, trattandolo col maggiore rispetto e usandogli i più affettuosi
riguardi.
Sfortunatamente per la stabilità delle loro amichevoli relazioni, il
signor Graham non possedeva nè lo spirito indulgente e disinteressato
dello zio True, nè la pazienza angelica e l'abnegazione d'Emilia.
Era un uomo liberale e stimabilissimo, godeva fama d'essere d'animo
retto ed alto, e in molte occasioni la sua condotta aveva giustificato
quest'opinione del mondo sul conto suo. Ma, ahimè, era _egoista_ e
spesso considerava le cose solo in quanto lo concernevano. Egli aveva
mantenuto e fatto educare Gertrude; ella gli piaceva, la preferiva
ad ogni altra persona come compagna di viaggio per Emilia e per sè;
nessuno vantava su lei diritti pari ai suoi; e però non _poteva_ nè
_voleva_ ammettere doveri che la sottraessero alla sua autorità.
Eppure, mentre faceva la parte del tiranno, egli s'illudeva stimandosi
il migliore amico che la fanciulla avesse sulla terra. Incapace di
comprendere la generosa sodisfazione d'adoperarsi per l'altrui bene,
presente o futuro, senza connettervi alcun vantaggio proprio, aveva
sfogato la collera suscitatagli dai suoi meschini sentimenti egoistici,
mortificando per la prima volta Gertrude con parole dure e severe.
Nel corso delle lunghe ore d'una notte insonne ella ebbe tempo
d'esaminare le circostanze in cui si trovava, e meditare sui casi suoi.
Lì per lì non aveva sentito che una commozione simile al dolore e allo
sgomento d'un bambino aspramente sgridato; ma questa era a poco a poco
svanita dinanzi a più amari pensieri che sorgevano nella sua mente.
— Quale diritto ha il signor Graham di trattarmi in tal guisa, — diceva
a sè stessa — di significarmi ch'io _devo_ accompagnarli nel loro
viaggio di piacere, e di parlare degli altri miei amici come se, non
contando nulla per lui, _non dovessero_ contar nulla per me? Esige egli
dunque che la mia libertà sia il prezzo dell'educazione datami, e ho io
perduto la facoltà di dire sì e no? Emilia non pensa così; Emilia che
m'ama e ha bisogno della mia compagnia mille volte più di lui, giudica
che la mia risoluzione è giusta, e dianzi m'esortava a porre in atto
i miei disegni, m'assicurava che questo è il mio dovere. E la solenne
promessa fatta a Guglielmo? Mi può essere forse imposto di mancarvi?
No, sarebbe tirannia il pretendere ch'io rimanga con loro, e sono lieta
d'aver deliberato di sciogliermi da questo servaggio. E poi ho studiato
per diventare maestra; e il signor W. dice che bisogna dedicarsi
all'insegnamento subito, finchè s'è ancor freschi di studi. Se cedessi
ora e continuassi a vivere qui in mezzo al lusso, probabilmente finirei
col non trovar più la via di riacquistare la mia indipendenza. È una
crudeltà da parte del signor Graham il voler privarmi del mio libero
arbitrio! —
Così parlava l'orgoglio: e il cuore di Gertrude, che v'inclinava per
natura ed era tenuto in freno soltanto dalla forza d'una rigida e
coscienziosa volontà, ascoltò per qualche momento le sue suggestioni.
Ma si dominò tosto. Ella s'era accostumata a considerare la condotta
altrui con quello spirito di carità cristiana, che desiderava in chi
giudicasse la sua; e più miti sentimenti succedettero all'ira che
l'aveva eccitata.
— Forse, — ella pensò riandando i discorsi di quella sera — il signor
Graham è mosso, in fin dei fini, da pura benevolenza; può darsi
che pensi come Emilia ch'io mi sobbarco a fatiche troppo gravi. È
impossibile ch'egli sappia quanto forti siano le ragioni che m'inducono
a questo passo, da quali vincoli di gratitudine io sia legata ai
Sullivan, e qual bisogno abbiano di me adesso. E dal canto mio non
credevo che facesse proprio assegnamento sulla mia compagnia per il
giro nel Mezzogiorno. Emilia, è vero, parlava come se fosse sottinteso
ch'io andrei con loro, ma lui non me ne toccò mai per nulla, non
mi fece alcun invito; sicchè non potevo presumere di cagionargli un
gran rammarico nè un gran disturbo. Certo, se aveva divisato questo
viaggio col fine di procurare un piacere a tutt'e due come ha detto,
si comprende che debba essere alquanto stizzito. D'altronde, avendomi
tenuta così a lungo sotto la sua tutela, gli pare d'avere un diritto
a dettarmi la mia condotta. Ed è stato sempre tanto pieno di bontà
e d'indulgenza per me, per un'estranea verso cui non ha nessunissimo
obbligo! Oh, mi tortura l'idea ch'egli abbia a giudicarmi ingrata!
«Rinunzierò dunque al mio posto d'insegnante, viaggerò con loro, e
lascerò la cara signora Sullivan soffrire, senz'assisterla, morire
forse durante la mia assenza? No, questo è impossibile! Mai non tradirò
in tal modo il mio proprio cuore, il mio senso della rettitudine e
della lealtà. Per quanto mi dolga l'offendere il signor Graham, non
devo permettere che il timore della sua collera mi distolga dal mio
dovere! —
Deliberato così di sfidare la tempesta a cui sapeva di non poter
sottrarsi, e raccomandata la sua causa a Colui che giudica secondo
la giustizia, Gertrude tentò d'acquetare la sua angoscia nel sonno;
ma invano. Non appena il sopore che le invadeva la mente cominciava a
sollevarla del peso ond'era oppressa, sogni di non meno dolorosa natura
ridestarono in lei la coscienza della realtà. Ora vedeva il signor
Graham offeso e sdegnato come la sera innanzi, e l'udiva minacciarla
delle più severe manifestazioni del suo malcontento s'ella avesse osato
contrariare i suoi disegni: ora le appariva Guglielmo, il Guglielmo
giovanetto che era partito cinque anni addietro, e con aria afflitta
le additava la camera dove sua madre giaceva in deliquio, pallida d'un
pallore di morte, come ella l'aveva trovata, visitandola ultimamente.
Esausta da questa successione di visioni affannose, Gertrude, quando
fu interrotto quel sonno senza riposo, non cercò di riaddormentarsi.
Levatasi, andò a sedere presso la finestra, e stette a contemplare
la luna che scendeva sull'orizzonte mentre si diffondevano nel cielo
i primi albori. Là, nella tranquilla comunione con sè stessa, ella
raccolse la forza e il coraggio di cui, lo sentiva, avrebbe avuto gran
bisogno per attraversare con calma e fermezza il giorno che sorgeva:
triste giorno che doveva vedere la sua separazione da Emilia, e il suo
addio al signor Graham, il quale minacciava d'essere d'un carattere
ancor più penoso.
Parrà strano che occorresse a Gertrude una straordinaria energia
morale per sostenersi in quell'emergente. Ma fatto sta che non sono
comuni in una fanciulla diciottenne tanto ardire e tanta risolutezza
da affrontare la collera d'un uomo anziano, dalla cui liberalità è
dipesa lungo tempo, vivendo nella sua casa, dove il suo volere è legge,
e spezzare di schianto i legami delle antiche abitudini col proposito
d'aprirsi da sè una via nel mondo in opposizione ai desiderî e alle
intenzioni di quell'uomo: nè la grata e pacifica Gertrude sarebbe stata
capace d'un tal passo, se non l'avesse spinta un urgente motivo. Il
signor Graham governava la famiglia con un'autorità dispotica, che
l'aveva assuefatta a rispettare ogni suo capriccio, e sebbene egli
fosse sempre indulgente, e in generale buono e cortese, nessuno osava
provocare ad ira un temperamento che, eccitato, diveniva violentissimo.
Non può quindi far maraviglia che la giovanetta si sentisse mancare il
cuore nell'atto in cui, mezz'ora innanzi la colazione, stava davanti
all'uscio della sala da pranzo, con la mano sulla gruccia. Indugiò un
momento, chiamò di nuovo a raccolta tutte le sue forze per cimentarsi
contro il formidabile avversario, poi, risolutamente, aperse ed entrò.
Com'ella s'aspettava, il signor Graham era già lì seduto nella sua
poltrona, e sulla tavola presso a lui giaceva il giornale ch'ella
soleva leggergli tutte le mattine. Per questo appunto era venuta.
S'avanzò verso il vecchio signore salutandolo col consueto «buon
giorno».
Quegli rispose al saluto ostentando un certo sussiego. Gertrude sedette
e si sporse per prendere il foglio, ma egli vi posò sopra la mano.
— Volevo leggervi le notizie, signore.
— Ed io non voglio che tu legga nè faccia nessuna cosa per me, finchè
non so se tu sia disposta a trattarmi col dovuto rispetto.
— Oh, io non ho mai inteso di trattarvi altrimenti!
— Quando i ragazzi si mettono a contrasto con le persone maggiori di
età e di senno, mancano loro di rispetto nel modo più grave; ma io sono
pronto a perdonare il passato se tu m'assicuri, come spero farai dopo
aver avuto agio di riflettere da iersera in qua, che hai riacquistato
il retto senso del tuo dovere.
— Non posso dire, signore, che le mie idee circa il mio dovere siano
mutate.
— Intendi forse di significarmi che persisti nella tua follia? —
esclamò il signor Graham rizzandosi e parlandole con un tono che le
fece tremare il cuore a dispetto de' suoi coraggiosi propositi.
— Stimate follia fare ciò ch'è giusto?
— Giusto? C'è una gran differenza tra la tua opinione e la mia su ciò
ch'è giusto in questo caso.
— Eppure, signor Graham, credo che se voi conosceste tutte le
circostanze, non biasimereste la mia condotta. Ho esposto ad Emilia le
ragioni che la determinano, ed essa....
— Non mi citare Emilia! — l'interruppe egli camminando a gran passi
per la stanza. — Sono persuaso che quella buona figliuola darebbe
senz'esitare la sua testa a chiunque gliela chiedesse: ma io so un
po' meglio di lei ciò ch'è dovuto a me; e, ve lo dico chiaro e tondo,
signorina Gertrude Flint: se voi lasciate la mia casa come vi proponete
di fare, la lasciate con la mia riprovazione, _la quale_ potrebbe
avere per voi, uno di questi giorni, conseguenze non lievi; tanto più,
— soggiunse borbottando tra i denti — che v'incorrete senza nessuna
necessità.
— Mi duole nell'anima di dispiacervi, signore, ma io....
— No, che non te ne duole, altrimenti non t'opporresti a' miei desiderî
con tanta audacia, — ribattè il signor Graham avvedendosi che il
viso di Gertrude, per quanto triste sempre e turbato, aveva preso
un'espressione di maggior fermezza dopo le severe e pungenti parole con
cui egli credeva di sgomentarla. — Ma ho detto abbastanza, in materia
d'una cosa che non merita davvero tanto scalpore. Va' o resta, come
ti pare. T'avverto però che se te ne vai non puoi contare più affatto
sulla mia protezione e sul mio aiuto. Dovrai provvedere a te stessa o
ricorrere ad estranei. Tu, m'immagino, ti confidi che il tuo amico di
Calcutta s'incarichi di mantenerti, o anzi ritorni in patria e pigli
cura speciale di te; ma, bambina, se questa è la tua speranza vuol
dire che conosci ben poco il mondo; scommetto che oramai quello lì
ha sposato un'Indiana.... E comunque sia, sta' pur certa che te t'ha
bell'e scordata.
— Signor Graham, — rispose con alterezza la fanciulla — il signor
Sullivan probabilmente non rimpatrierà che tra parecchi anni, e
v'assicuro ch'io non fo assegnamento su lui nè su alcun'altra persona
per mantenermi; intendo di guadagnarmi la vita col mio lavoro.
— Eroica risoluzione! — fece egli, sprezzante. — E annunziata con una
dignità che spero sarai in grado di sostenere. Devo dunque considerarla
come irrevocabile?
— Sì! — disse Gertrude che nei sarcasmi del signor Graham aveva attinto
la forza di proferire la temuta parola definitiva.
— E ci lasci?
— È necessario. Credo che questo sia il mio dovere, e però sacrifico
volenterosamente, non solo il mio benessere, ma ciò che per me, non ne
dubitate, è ben più prezioso: la vostra amicizia. —
Il signor Graham non mostrò d'aver udito: anzi, dimentico della
gentilezza in lui abituale, mentre la giovanetta parlava ancora,
coperse la sua voce con una violenta scampanellata.
Caterina vi rispose portando la colazione. Emilia e la signora Ellis
entrarono dietro a lei e sedettero a tavola. Il pasto mattutino
cominciò in mezzo a un silenzio insolito dei commensali che parevano
tutti più o meno impacciati. Infatti Emilia aveva inteso da lontano
la voce di suo padre vibrare con tono irato, ed era piena d'ansietà; e
la governante vedeva chiaramente nelle facce dei tre altri che qualche
cosa di spiacevole era accaduto.
Il signor Graham tuttavia fece onore alla copiosa colazione col
consueto appetito; poi, terminato che ebbe, si rivolse alla signora
Ellis e l'invitò formalmente ad accompagnare sua figlia e lui nel
loro prossimo viaggio, di cui parlò accennando alla probabilità d'un
soggiorno di alcune settimane all'Avana.
La signora Ellis, che non sapeva nulla del divisato giro nel Mezzodì,
accettò con grande piacere, e tutta alacre e lieta si mise a fare
un visibilio di domande sull'itinerario e sulla durata della loro
assenza, mentre la cieca nascondeva il viso turbato dietro la sua
tazza, e Gertrude, la quale aveva letto ultimamente le _Lettere
di Cuba_ e parlato al signor Graham dell'incantevole idea che le
davano di quell'isola, ponderava in cuor suo se fosse mai possibile
ch'egli volesse vendicarsi scendendo a una così bassa piccineria per
mortificarla.
Tosto che si furono levati da tavola, Emilia si ritirò nella sua camera
dove la giovanetta non tardò a raggiungerla.
Interrogata da lei ansiosamente, questa, nel riferirle la scena di
poc'anzi, si guardò dal ripetere le acri e ingiuriose osservazioni
del vecchio, perchè la buona amica le palesava con l'angoscia tradita
dal suo aspetto un sentimento profondo quanto il suo proprio del torto
che le veniva fatto giudicandola e trattandola con tale ingiustizia.
Le disse però che la sua partenza era già cosa intesa, e che, essendo
il signor Graham poco benevolmente disposto verso di lei, stimava
opportuno andarsene senz'indugio, tanto più che la sua presenza in
casa della signora Sullivan non sarebbe forse mai stata utile come in
quel momento. Emilia comprese la ragionevolezza del suo proposito, lo
approvò, e s'offerse d'accompagnarla in città nel pomeriggio; ella si
rassegnava piuttosto a questo brusco distacco che a vedere Gertrude
umiliata dal contegno di suo padre, perchè il pensiero d'un dispregio
usato alla sua protetta le era intollerabile.
Il rimanente della giornata fu dunque impiegato dalla fanciulla nel
fare le valigie e altri preparativi. La signorina Graham sedeva presso
all'amata figliuola adottiva, e le dava consigli sulla sua futura
condotta, deplorando la necessità della loro separazione e scambiando
con lei promesse reiterate d'imperituro e immutabile affetto.
— Oh, se almeno poteste scrivermi, cara Emilia! Sarebbe un gran
conforto durante la vostra lunga assenza!
— Ti farò avere quelle notizie che mi sarà possibile mandarti con
l'aiuto della signora Ellis; ma per quanto rare e scarse debbano
essere, sii certa ch'io penserò sempre a te, e non dimenticherò mai di
raccomandare la mia diletta alla protezione e alla cura di Colui che
può esserle miglior amico e miglior consigliere di me! —
Gertrude andò poi a cercar la governante e la fece restare attonita
dicendole che veniva ad accomiatarsi da lei. Ma la maraviglia e la
curiosità della brava signora furono presto soverchiate dal bisogno
d'esaltare la cortesia e la generosità del signor Graham, e le delizie
d'un viaggio come quello a cui ella s'apparecchiava. Dopo averle
augurato molto piacere, la giovanetta la pregò di scriverle qualche
volta; ma parve che la sua richiesta non fosse udita, perchè la signora
Ellis invece di rispondere le domandò se credeva che un abito di
casimiro fosse adatto per viaggiare nel Mezzogiorno; essa allora la
ripetè con maggior calore, ma l'altra l'eluse di nuovo, manifestando il
desiderio di sapere quante paia di sottomaniche avrebbe dovuto mettere
nel suo bagaglio. La postulante di favori epistolari non si diede per
vinta; sodisfatto a tutte le sue domande, tornò alla carica, riescì
finalmente a farsi ascoltare, ed ottenne la promessa d'_una_ lettera,
che, dichiarò la signora Ellis, sarebbe stata la sola da lei scritta
nel corso di anni ed anni.
Prima di lasciar la casa, Gertrude si presentò al signor Graham nella
speranza d'un amichevole commiato; ma egli al suo timido «addio» non
rispose che mormorando appena percettibilmente la semplice e universale
formula di saluto, d'un significato così profondo quand'esce dal cuore,
e così gelida quand'è proferita con indifferenza, a fior di labbra; poi
le voltò le spalle e, prese le molle, si mise ad accomodare il fuoco
nel caminetto.
Ed ella se n'andò con le lacrime agli occhi e l'animo contristato,
perchè il signor Graham era stato sempre buono con lei.
Ma trovò una ben diversa accoglienza in cucina dove salì per salutare
la cuoca e la serva.
— Cara signorina Gertrude, Dio vi benedica! — esclamò la signora
Prime inciampando su per la scaletta che metteva nella stanza di
sotto, e asciugandosi le mani nel grembiule. — Come sentiremo la
vostra mancanza! La casa ci sembrerà vuota quando voi non ci sarete
più. Affemmia, se non ritornate, noi qui si muore in capo a quindici
giorni. L'anima e la vita di questo luogo siete voi. Ma avete tanto
senno, che certo fate quel che va fatto; se ve ne andate bisogna dunque
rassegnarsi, si avesse anche a consumarci gli occhi dal piangere,
Caterina ed io!
— Sicuro, sicuro! — disse la serva irlandese. — Siete tanto buona, che
fin ci venite a cercare in cucina per darci un saluto. Non vi scordate
di nessuno, voi, signorina Gertrude.... Ah, non potrete mai essere più
felice di quanto noi vi desideriamo! Vi devono portar fortuna tutte le
benedizioni che vi accompagnano!
— Grazie, Caterina, grazie! — rispose Gertrude commossa dall'ingenua
tenerezza di quelle buone e semplici creature. — Dovete venire a
trovarmi qualche volta, a Boston; e anche voi, signora Prime; vi
aspetto, sapete. Addio! —
L'«addio» che contraccambiò il suo, _ora_ fu cordiale e sincero, e la
seguì attraverso l'atrio, e risonò ancora al suo orecchio tra il rumore
delle ruote mentre la vettura si metteva in moto.