SHAKESPEARE.

Lasciata in età di tre anni alla mercè della compassione e della carità

d'un mondo ove ella non apparteneva a nessuno, e nessuno l'amava,

Gertrude finchè era vissuta con Annetta Grant aveva trovato ben poca

di quella compassione e ancor meno di quella carità. Ma sebbene il suo

spirito turbolento si ribellasse contro i mali trattamenti usatile,

ella era allora troppo piccina per poter ragionare su tale soggetto

e venire a conclusioni filosofiche sulla durezza e la crudeltà degli

uomini. E fosse anche stato altrimenti, queste impressioni sarebbero

svanite in quell'atmosfera di bontà e d'amore che l'aveva circondata

nel periodo seguente della sua vita, quando, tenuta cara e protetta

nella casa dell'ottimo suo padre adottivo, ella aveva goduto assai più

di tenerezza paterna che non soglia toccare in sorte agli orfani.

E avendo, grazie a un simile caso provvidenziale, incontrato nella

dolce Emilia una seconda prova del fatto che i vincoli del sangue

non sono sempre necessari ad unire strettamente due cuori in un vivo

reciproco affetto, ella, per questa sua singolar fortuna, non aveva

fino allora conosciuto alcuno dei mali derivanti da una condizione

dipendente dalla generosità altrui. Il contegno ostile della signora

Ellis era stato a volte per lei una fonte d'irritanti molestie; ma

la governante dipendendo anch'essa dalla buona opinione di coloro che

serviva, doveva frenarsi, e d'altronde la pazienza e la remissività di

Gertrude avevano finito col vincere la sua inimicizia.

Il signor Graham le si era mostrato sempre benevolo. Da principio,

naturalmente, egli aveva badato poco all'orfanella accolta in casa sua

per compiacere la figliuola cieca: purchè fosse tranquilla e manierosa,

e non disturbasse nessuno, il resto non gl'importava. Vedeva che Emilia

le voleva un gran bene, che trovava un conforto nella sua compagnia,

e quantunque gli paresse un gusto bizzarro, era lieto di contentarla.

Ma in capo a qualche tempo cominciò a notare nella favorita di sua

figlia una vivacità di mente, una correttezza di modi che gliela fecero

entrare in grazia; e quand'ebbe scoperto le attitudini di Gertrude

al giardinaggio e veduto con qual amore e quale perseveranza ella

coltivasse i fiori, tutte le sue simpatie le furono cattivate. Non solo

le assegnò un pezzo di terra per suo uso, ma maravigliato dei felici

risultati da lei conseguiti nella prima stagione, ampliò il giardinetto

donatole e lo abbellì con vari ornamenti ponendovi mano egli stesso.

Emilia non esprimeva un desiderio rispetto all'educazione della

fanciulla, che suo padre non fosse pronto ad esaudire; e Gertrude,

grata di tutto cuore a tanta bontà, si studiava di manifestargli

il suo profondo sentimento delle obbligazioni ch'ella aveva con

lui, trattandolo col maggiore rispetto e usandogli i più affettuosi

riguardi.

Sfortunatamente per la stabilità delle loro amichevoli relazioni, il

signor Graham non possedeva nè lo spirito indulgente e disinteressato

dello zio True, nè la pazienza angelica e l'abnegazione d'Emilia.

Era un uomo liberale e stimabilissimo, godeva fama d'essere d'animo

retto ed alto, e in molte occasioni la sua condotta aveva giustificato

quest'opinione del mondo sul conto suo. Ma, ahimè, era _egoista_ e

spesso considerava le cose solo in quanto lo concernevano. Egli aveva

mantenuto e fatto educare Gertrude; ella gli piaceva, la preferiva

ad ogni altra persona come compagna di viaggio per Emilia e per sè;

nessuno vantava su lei diritti pari ai suoi; e però non _poteva_ nè

_voleva_ ammettere doveri che la sottraessero alla sua autorità.

Eppure, mentre faceva la parte del tiranno, egli s'illudeva stimandosi

il migliore amico che la fanciulla avesse sulla terra. Incapace di

comprendere la generosa sodisfazione d'adoperarsi per l'altrui bene,

presente o futuro, senza connettervi alcun vantaggio proprio, aveva

sfogato la collera suscitatagli dai suoi meschini sentimenti egoistici,

mortificando per la prima volta Gertrude con parole dure e severe.

Nel corso delle lunghe ore d'una notte insonne ella ebbe tempo

d'esaminare le circostanze in cui si trovava, e meditare sui casi suoi.

Lì per lì non aveva sentito che una commozione simile al dolore e allo

sgomento d'un bambino aspramente sgridato; ma questa era a poco a poco

svanita dinanzi a più amari pensieri che sorgevano nella sua mente.

— Quale diritto ha il signor Graham di trattarmi in tal guisa, — diceva

a sè stessa — di significarmi ch'io _devo_ accompagnarli nel loro

viaggio di piacere, e di parlare degli altri miei amici come se, non

contando nulla per lui, _non dovessero_ contar nulla per me? Esige egli

dunque che la mia libertà sia il prezzo dell'educazione datami, e ho io

perduto la facoltà di dire sì e no? Emilia non pensa così; Emilia che

m'ama e ha bisogno della mia compagnia mille volte più di lui, giudica

che la mia risoluzione è giusta, e dianzi m'esortava a porre in atto

i miei disegni, m'assicurava che questo è il mio dovere. E la solenne

promessa fatta a Guglielmo? Mi può essere forse imposto di mancarvi?

No, sarebbe tirannia il pretendere ch'io rimanga con loro, e sono lieta

d'aver deliberato di sciogliermi da questo servaggio. E poi ho studiato

per diventare maestra; e il signor W. dice che bisogna dedicarsi

all'insegnamento subito, finchè s'è ancor freschi di studi. Se cedessi

ora e continuassi a vivere qui in mezzo al lusso, probabilmente finirei

col non trovar più la via di riacquistare la mia indipendenza. È una

crudeltà da parte del signor Graham il voler privarmi del mio libero

arbitrio! —

Così parlava l'orgoglio: e il cuore di Gertrude, che v'inclinava per

natura ed era tenuto in freno soltanto dalla forza d'una rigida e

coscienziosa volontà, ascoltò per qualche momento le sue suggestioni.

Ma si dominò tosto. Ella s'era accostumata a considerare la condotta

altrui con quello spirito di carità cristiana, che desiderava in chi

giudicasse la sua; e più miti sentimenti succedettero all'ira che

l'aveva eccitata.

— Forse, — ella pensò riandando i discorsi di quella sera — il signor

Graham è mosso, in fin dei fini, da pura benevolenza; può darsi

che pensi come Emilia ch'io mi sobbarco a fatiche troppo gravi. È

impossibile ch'egli sappia quanto forti siano le ragioni che m'inducono

a questo passo, da quali vincoli di gratitudine io sia legata ai

Sullivan, e qual bisogno abbiano di me adesso. E dal canto mio non

credevo che facesse proprio assegnamento sulla mia compagnia per il

giro nel Mezzogiorno. Emilia, è vero, parlava come se fosse sottinteso

ch'io andrei con loro, ma lui non me ne toccò mai per nulla, non

mi fece alcun invito; sicchè non potevo presumere di cagionargli un

gran rammarico nè un gran disturbo. Certo, se aveva divisato questo

viaggio col fine di procurare un piacere a tutt'e due come ha detto,

si comprende che debba essere alquanto stizzito. D'altronde, avendomi

tenuta così a lungo sotto la sua tutela, gli pare d'avere un diritto

a dettarmi la mia condotta. Ed è stato sempre tanto pieno di bontà

e d'indulgenza per me, per un'estranea verso cui non ha nessunissimo

obbligo! Oh, mi tortura l'idea ch'egli abbia a giudicarmi ingrata!

«Rinunzierò dunque al mio posto d'insegnante, viaggerò con loro, e

lascerò la cara signora Sullivan soffrire, senz'assisterla, morire

forse durante la mia assenza? No, questo è impossibile! Mai non tradirò

in tal modo il mio proprio cuore, il mio senso della rettitudine e

della lealtà. Per quanto mi dolga l'offendere il signor Graham, non

devo permettere che il timore della sua collera mi distolga dal mio

dovere! —

Deliberato così di sfidare la tempesta a cui sapeva di non poter

sottrarsi, e raccomandata la sua causa a Colui che giudica secondo

la giustizia, Gertrude tentò d'acquetare la sua angoscia nel sonno;

ma invano. Non appena il sopore che le invadeva la mente cominciava a

sollevarla del peso ond'era oppressa, sogni di non meno dolorosa natura

ridestarono in lei la coscienza della realtà. Ora vedeva il signor

Graham offeso e sdegnato come la sera innanzi, e l'udiva minacciarla

delle più severe manifestazioni del suo malcontento s'ella avesse osato

contrariare i suoi disegni: ora le appariva Guglielmo, il Guglielmo

giovanetto che era partito cinque anni addietro, e con aria afflitta

le additava la camera dove sua madre giaceva in deliquio, pallida d'un

pallore di morte, come ella l'aveva trovata, visitandola ultimamente.

Esausta da questa successione di visioni affannose, Gertrude, quando

fu interrotto quel sonno senza riposo, non cercò di riaddormentarsi.

Levatasi, andò a sedere presso la finestra, e stette a contemplare

la luna che scendeva sull'orizzonte mentre si diffondevano nel cielo

i primi albori. Là, nella tranquilla comunione con sè stessa, ella

raccolse la forza e il coraggio di cui, lo sentiva, avrebbe avuto gran

bisogno per attraversare con calma e fermezza il giorno che sorgeva:

triste giorno che doveva vedere la sua separazione da Emilia, e il suo

addio al signor Graham, il quale minacciava d'essere d'un carattere

ancor più penoso.

Parrà strano che occorresse a Gertrude una straordinaria energia

morale per sostenersi in quell'emergente. Ma fatto sta che non sono

comuni in una fanciulla diciottenne tanto ardire e tanta risolutezza

da affrontare la collera d'un uomo anziano, dalla cui liberalità è

dipesa lungo tempo, vivendo nella sua casa, dove il suo volere è legge,

e spezzare di schianto i legami delle antiche abitudini col proposito

d'aprirsi da sè una via nel mondo in opposizione ai desiderî e alle

intenzioni di quell'uomo: nè la grata e pacifica Gertrude sarebbe stata

capace d'un tal passo, se non l'avesse spinta un urgente motivo. Il

signor Graham governava la famiglia con un'autorità dispotica, che

l'aveva assuefatta a rispettare ogni suo capriccio, e sebbene egli

fosse sempre indulgente, e in generale buono e cortese, nessuno osava

provocare ad ira un temperamento che, eccitato, diveniva violentissimo.

Non può quindi far maraviglia che la giovanetta si sentisse mancare il

cuore nell'atto in cui, mezz'ora innanzi la colazione, stava davanti

all'uscio della sala da pranzo, con la mano sulla gruccia. Indugiò un

momento, chiamò di nuovo a raccolta tutte le sue forze per cimentarsi

contro il formidabile avversario, poi, risolutamente, aperse ed entrò.

Com'ella s'aspettava, il signor Graham era già lì seduto nella sua

poltrona, e sulla tavola presso a lui giaceva il giornale ch'ella

soleva leggergli tutte le mattine. Per questo appunto era venuta.

S'avanzò verso il vecchio signore salutandolo col consueto «buon

giorno».

Quegli rispose al saluto ostentando un certo sussiego. Gertrude sedette

e si sporse per prendere il foglio, ma egli vi posò sopra la mano.

— Volevo leggervi le notizie, signore.

— Ed io non voglio che tu legga nè faccia nessuna cosa per me, finchè

non so se tu sia disposta a trattarmi col dovuto rispetto.

— Oh, io non ho mai inteso di trattarvi altrimenti!

— Quando i ragazzi si mettono a contrasto con le persone maggiori di

età e di senno, mancano loro di rispetto nel modo più grave; ma io sono

pronto a perdonare il passato se tu m'assicuri, come spero farai dopo

aver avuto agio di riflettere da iersera in qua, che hai riacquistato

il retto senso del tuo dovere.

— Non posso dire, signore, che le mie idee circa il mio dovere siano

mutate.

— Intendi forse di significarmi che persisti nella tua follia? —

esclamò il signor Graham rizzandosi e parlandole con un tono che le

fece tremare il cuore a dispetto de' suoi coraggiosi propositi.

— Stimate follia fare ciò ch'è giusto?

— Giusto? C'è una gran differenza tra la tua opinione e la mia su ciò

ch'è giusto in questo caso.

— Eppure, signor Graham, credo che se voi conosceste tutte le

circostanze, non biasimereste la mia condotta. Ho esposto ad Emilia le

ragioni che la determinano, ed essa....

— Non mi citare Emilia! — l'interruppe egli camminando a gran passi

per la stanza. — Sono persuaso che quella buona figliuola darebbe

senz'esitare la sua testa a chiunque gliela chiedesse: ma io so un

po' meglio di lei ciò ch'è dovuto a me; e, ve lo dico chiaro e tondo,

signorina Gertrude Flint: se voi lasciate la mia casa come vi proponete

di fare, la lasciate con la mia riprovazione, _la quale_ potrebbe

avere per voi, uno di questi giorni, conseguenze non lievi; tanto più,

— soggiunse borbottando tra i denti — che v'incorrete senza nessuna

necessità.

— Mi duole nell'anima di dispiacervi, signore, ma io....

— No, che non te ne duole, altrimenti non t'opporresti a' miei desiderî

con tanta audacia, — ribattè il signor Graham avvedendosi che il

viso di Gertrude, per quanto triste sempre e turbato, aveva preso

un'espressione di maggior fermezza dopo le severe e pungenti parole con

cui egli credeva di sgomentarla. — Ma ho detto abbastanza, in materia

d'una cosa che non merita davvero tanto scalpore. Va' o resta, come

ti pare. T'avverto però che se te ne vai non puoi contare più affatto

sulla mia protezione e sul mio aiuto. Dovrai provvedere a te stessa o

ricorrere ad estranei. Tu, m'immagino, ti confidi che il tuo amico di

Calcutta s'incarichi di mantenerti, o anzi ritorni in patria e pigli

cura speciale di te; ma, bambina, se questa è la tua speranza vuol

dire che conosci ben poco il mondo; scommetto che oramai quello lì

ha sposato un'Indiana.... E comunque sia, sta' pur certa che te t'ha

bell'e scordata.

— Signor Graham, — rispose con alterezza la fanciulla — il signor

Sullivan probabilmente non rimpatrierà che tra parecchi anni, e

v'assicuro ch'io non fo assegnamento su lui nè su alcun'altra persona

per mantenermi; intendo di guadagnarmi la vita col mio lavoro.

— Eroica risoluzione! — fece egli, sprezzante. — E annunziata con una

dignità che spero sarai in grado di sostenere. Devo dunque considerarla

come irrevocabile?

— Sì! — disse Gertrude che nei sarcasmi del signor Graham aveva attinto

la forza di proferire la temuta parola definitiva.

— E ci lasci?

— È necessario. Credo che questo sia il mio dovere, e però sacrifico

volenterosamente, non solo il mio benessere, ma ciò che per me, non ne

dubitate, è ben più prezioso: la vostra amicizia. —

Il signor Graham non mostrò d'aver udito: anzi, dimentico della

gentilezza in lui abituale, mentre la giovanetta parlava ancora,

coperse la sua voce con una violenta scampanellata.

Caterina vi rispose portando la colazione. Emilia e la signora Ellis

entrarono dietro a lei e sedettero a tavola. Il pasto mattutino

cominciò in mezzo a un silenzio insolito dei commensali che parevano

tutti più o meno impacciati. Infatti Emilia aveva inteso da lontano

la voce di suo padre vibrare con tono irato, ed era piena d'ansietà; e

la governante vedeva chiaramente nelle facce dei tre altri che qualche

cosa di spiacevole era accaduto.

Il signor Graham tuttavia fece onore alla copiosa colazione col

consueto appetito; poi, terminato che ebbe, si rivolse alla signora

Ellis e l'invitò formalmente ad accompagnare sua figlia e lui nel

loro prossimo viaggio, di cui parlò accennando alla probabilità d'un

soggiorno di alcune settimane all'Avana.

La signora Ellis, che non sapeva nulla del divisato giro nel Mezzodì,

accettò con grande piacere, e tutta alacre e lieta si mise a fare

un visibilio di domande sull'itinerario e sulla durata della loro

assenza, mentre la cieca nascondeva il viso turbato dietro la sua

tazza, e Gertrude, la quale aveva letto ultimamente le _Lettere

di Cuba_ e parlato al signor Graham dell'incantevole idea che le

davano di quell'isola, ponderava in cuor suo se fosse mai possibile

ch'egli volesse vendicarsi scendendo a una così bassa piccineria per

mortificarla.

Tosto che si furono levati da tavola, Emilia si ritirò nella sua camera

dove la giovanetta non tardò a raggiungerla.

Interrogata da lei ansiosamente, questa, nel riferirle la scena di

poc'anzi, si guardò dal ripetere le acri e ingiuriose osservazioni

del vecchio, perchè la buona amica le palesava con l'angoscia tradita

dal suo aspetto un sentimento profondo quanto il suo proprio del torto

che le veniva fatto giudicandola e trattandola con tale ingiustizia.

Le disse però che la sua partenza era già cosa intesa, e che, essendo

il signor Graham poco benevolmente disposto verso di lei, stimava

opportuno andarsene senz'indugio, tanto più che la sua presenza in

casa della signora Sullivan non sarebbe forse mai stata utile come in

quel momento. Emilia comprese la ragionevolezza del suo proposito, lo

approvò, e s'offerse d'accompagnarla in città nel pomeriggio; ella si

rassegnava piuttosto a questo brusco distacco che a vedere Gertrude

umiliata dal contegno di suo padre, perchè il pensiero d'un dispregio

usato alla sua protetta le era intollerabile.

Il rimanente della giornata fu dunque impiegato dalla fanciulla nel

fare le valigie e altri preparativi. La signorina Graham sedeva presso

all'amata figliuola adottiva, e le dava consigli sulla sua futura

condotta, deplorando la necessità della loro separazione e scambiando

con lei promesse reiterate d'imperituro e immutabile affetto.

— Oh, se almeno poteste scrivermi, cara Emilia! Sarebbe un gran

conforto durante la vostra lunga assenza!

— Ti farò avere quelle notizie che mi sarà possibile mandarti con

l'aiuto della signora Ellis; ma per quanto rare e scarse debbano

essere, sii certa ch'io penserò sempre a te, e non dimenticherò mai di

raccomandare la mia diletta alla protezione e alla cura di Colui che

può esserle miglior amico e miglior consigliere di me! —

Gertrude andò poi a cercar la governante e la fece restare attonita

dicendole che veniva ad accomiatarsi da lei. Ma la maraviglia e la

curiosità della brava signora furono presto soverchiate dal bisogno

d'esaltare la cortesia e la generosità del signor Graham, e le delizie

d'un viaggio come quello a cui ella s'apparecchiava. Dopo averle

augurato molto piacere, la giovanetta la pregò di scriverle qualche

volta; ma parve che la sua richiesta non fosse udita, perchè la signora

Ellis invece di rispondere le domandò se credeva che un abito di

casimiro fosse adatto per viaggiare nel Mezzogiorno; essa allora la

ripetè con maggior calore, ma l'altra l'eluse di nuovo, manifestando il

desiderio di sapere quante paia di sottomaniche avrebbe dovuto mettere

nel suo bagaglio. La postulante di favori epistolari non si diede per

vinta; sodisfatto a tutte le sue domande, tornò alla carica, riescì

finalmente a farsi ascoltare, ed ottenne la promessa d'_una_ lettera,

che, dichiarò la signora Ellis, sarebbe stata la sola da lei scritta

nel corso di anni ed anni.

Prima di lasciar la casa, Gertrude si presentò al signor Graham nella

speranza d'un amichevole commiato; ma egli al suo timido «addio» non

rispose che mormorando appena percettibilmente la semplice e universale

formula di saluto, d'un significato così profondo quand'esce dal cuore,

e così gelida quand'è proferita con indifferenza, a fior di labbra; poi

le voltò le spalle e, prese le molle, si mise ad accomodare il fuoco

nel caminetto.

Ed ella se n'andò con le lacrime agli occhi e l'animo contristato,

perchè il signor Graham era stato sempre buono con lei.

Ma trovò una ben diversa accoglienza in cucina dove salì per salutare

la cuoca e la serva.

— Cara signorina Gertrude, Dio vi benedica! — esclamò la signora

Prime inciampando su per la scaletta che metteva nella stanza di

sotto, e asciugandosi le mani nel grembiule. — Come sentiremo la

vostra mancanza! La casa ci sembrerà vuota quando voi non ci sarete

più. Affemmia, se non ritornate, noi qui si muore in capo a quindici

giorni. L'anima e la vita di questo luogo siete voi. Ma avete tanto

senno, che certo fate quel che va fatto; se ve ne andate bisogna dunque

rassegnarsi, si avesse anche a consumarci gli occhi dal piangere,

Caterina ed io!

— Sicuro, sicuro! — disse la serva irlandese. — Siete tanto buona, che

fin ci venite a cercare in cucina per darci un saluto. Non vi scordate

di nessuno, voi, signorina Gertrude.... Ah, non potrete mai essere più

felice di quanto noi vi desideriamo! Vi devono portar fortuna tutte le

benedizioni che vi accompagnano!

— Grazie, Caterina, grazie! — rispose Gertrude commossa dall'ingenua

tenerezza di quelle buone e semplici creature. — Dovete venire a

trovarmi qualche volta, a Boston; e anche voi, signora Prime; vi

aspetto, sapete. Addio! —

L'«addio» che contraccambiò il suo, _ora_ fu cordiale e sincero, e la

seguì attraverso l'atrio, e risonò ancora al suo orecchio tra il rumore

delle ruote mentre la vettura si metteva in moto.

Il lampionaio · 第 44 / 100 题