Quando, mezz'ora dopo, Gertrude entrò nel salotto, il suo viso non
mostrava più traccia della commozione d'animo che l'aveva tanto
turbata. La signora Bruce le mandò dal canapè un amichevole cenno di
saluto: il signor Bruce si rizzò e le offerse la sua seggiola, mentre
il signor Graham le indicava un posto accanto a lui, nel vano della
finestra, dicendo con tono benevolo:
— Vieni qui, Gertrude. —
Ella non accettò nè l'una nè l'altra profferta. Andò a sedersi invece
sull'ottomana, ch'era presso a una porta vetrata aperta a due battenti,
di dove una scalinata metteva nel giardino. Subito il giovanotto la
raggiunse, e adagiatosi in un atteggiamento d'indolenza sui primi
scalini, prese a discorrere con lei.
Il figlio della signora Bruce non era altri che il signorino dallo
zucchetto di velluto, che anni addietro soleva schiacciare dormitine
nell'erba, sotto il pero. Egli aveva fatto di recente un viaggio in
Europa, e superbo della rinomanza che gli davano i suoi baffi, il suo
sarto francese, e il possesso d'un bel patrimonio, si compiaceva più
che mai in sè medesimo.
— Avete dunque passato tutta la giornata a Boston, signorina Flint?
— Sì, quasi tutta.
— Ci avrete trovato un caldo terribile, eh?
— Piuttosto!
— Dovevo andare in città anch'io per certi affari che premevano
moltissimo alla mamma. Facendo uno sforzo sono arrivato fino alla
stazione; ma non ho potuto proseguire.
— Il caldo v'aveva disfatto?
— Sì.
— Poverino! — esclamò Gertrude con un accento tra compassionevole e
ironico.
Egli alzò gli occhi verso di lei, cercando d'indovinare
dall'espressione del suo viso s'ella lo dicesse sul serio o volesse
canzonarlo, ma essendo il salotto scarsamente illuminato, a fine
di godervi un po' di fresco, non potè pronunziare un giudizio nella
propria mente, e però riprese, per chiarirsi:
— Io aborro il caldo eccessivo, signorina Gertrude. O perchè mi ci
sarei esposto senza necessità?
— Perdonate, m'era parso che parlaste d'affari importanti....
— Affari della mamma. Nulla che importasse a me. E per lei quella
temperatura era una scusa. Se avessi saputo che voi eravate nel treno,
come ho scoperto poi, avrei perseverato nel mio proposito, attratto dal
piacere di percorrere la via Washington al vostro fianco.
— Io non ho preso per via Washington.
— Ma l'avreste fatto con una scorta conveniente.
— Se avessi dovuto far un giro vizioso per accompagnare la mia scorta,
il vantaggio d'essere scortata sarebbe stato assai dubbio, convenitene!
— ella disse ridendo.
— Che spirito pratico avete, signorina! Intendete dire che quando
andate in città è sempre con un programma d'operazioni prestabilito, e
che niente al mondo può stornarvi da quanto vi siete proposta?
— No, no. Credo anzi che sia facile persuadermi o dissuadermi,
adducendo ragioni sufficienti. —
Il giovane si morse le labbra.
— Dunque, voi non fate cosa alcuna senza la sua brava ragione. Allora,
ditemi, di grazia, qual'è quella per cui portate quel cappellone a
larghe tese lavorando in giardino?
— È un'antica consuetudine mantenutasi per la sua comodità ad onta
delle invenzioni moderne che certo offrirebbero un migliore riparo
dal sole. Devo riconoscermi colpevole di un po' d'ostinazione nel mio
debole per quel vecchio cappello.
— Perchè non confessare piuttosto la verità, ossia che lo portate per
avere quell'aria seducente e pittoresca a segno che la vostra immagine
turba i sonni dei vicini? Per esempio i miei sogni del mattino sono,
come voi non l'ignorate, ossessionati da quel cappello non scompagnato
dalla faccia della sua proprietaria; tant'è vero ch'io mi sento
attirato, quasi da una forza magnetica, verso il vostro giardino,
tutti i giorni, di buon'ora.... Ah, signorina Gertrude, voi avrete
da regolare un gran conto con Morfeo, che defraudate così de' suoi
diritti; e la coscienza vi rimorderà per i danni cagionati alla mia
salute dall'espormi alla rugiada mattutina....
— È una dura ingiustizia il condannarmi per misfatti assolutamente
involontari; ma poichè le vostre visite in giardino sono per me una
minaccia di rimorsi futuri, mi vedo in obbligo di proibirle.
— Oh, non sarete così barbara! Specie dopo che mi son dato tanta pena
per impartirvi tutte le mie poche nozioni d'orticoltura....
— Devono esser poche davvero, oppure ho io poca memoria, — fece
Gertrude ridendo.
— Ingrata! Avete dimenticato quanto m'affannai anche ieri a farvi
conoscere le differenti varietà di rose? Non ricordate più quello che
ve ne dissi, diffusamente, cominciando dalle rose di Damasco? E come,
nel finire, non trovavo parole adeguate in lode delle rose umane,
soprattutto di quella tanto soave, tanto leggiadra che mi stava dinanzi
mentre parlavo?
— Ricordo che diceste un visibilio di sciocchezze; ma v'ingannate se
credete ch'io le ascoltassi.
— Oh, signorina Gertrude! È fiato sprecato dir cose gentili a voi;
tenete sempre i miei complimenti in conto di buffonate.
— V'ho dichiarato parecchie volte ch'era inutile prodigarmi tante
parole lusinghiere. Sono sprecate, sicuro, e ho piacere che finalmente
lo abbiate capito.
— Bene, sarò serio. O dove eravate stamani?
— A che ora?
— Alle sette e mezzo.
— In treno, sulla via di Boston.
— Possibile? Così presto? Io credevo che foste partita alle dieci.
Sicchè, mentre io spiavo dal muro del giardino l'occasione di darvi
il buon giorno, voi eravate lontana cinque o sei miglia. Rimpiango
quell'ora di buon sonno, perduta!
— Davvero, è gran peccato!
— E altra mezz'ora, stasera. Perchè vi siete fatta aspettar tanto?
— Io? Quando?
— Quando sono venuto qui.
— Oh, non pensavo affatto che la vostra visita fosse per me.
— Non è che per voi sola.
— Ben, — disse al giovane il signor Graham avvicinandosi e
intromettendosi un po' bruscamente nella loro conversazione — siete
amante del giardinaggio? V'ho sentito parlare di rose....
— Già.... La signorina Flint ed io abbiamo avuto una vera discussione
sui fiori, sulle rose in particolare.... —
Gertrude tentò di trar partito da quell'intervento per svignarsela
e andare presso le signore che sedevano sul canapè; ma Ben Bruce, il
quale s'era rizzato vedendo l'altro venire a lui, s'accòrse della sua
intenzione e le sbarrò il cammino in modo che ella non poteva passar
oltre senza respingerlo con aperta sgarbatezza.
Il signor Graham ripigliò:
— Ho in idea di mettere una piccola fontana nel giardinetto della
signorina Flint. Volete venire con me? Mi darete un consiglio....
— Ma signore, non è troppo buio?...
— Che, che! Per quello che abbiamo da fare ci si vede abbastanza. Di
qua, prego.... —
E benchè ad onta delle sue maniere parigine torcesse il muso e scotesse
la testa con aria minacciosa, il giovanotto fu costretto a seguire il
padrone di casa.
La ragazza potè allora riferire alla signora Bruce i risultati delle
commissioni ch'ella le aveva affidate, e darle i bottoni che le
piacquero moltissimo.
Quando i due signori rientrarono, la conversazione divenne generale.
— Signor Graham, — cominciò la signora Bruce — domandavo ad Emilia che
giro farete nel Mezzogiorno: a quanto vedo dall'itinerario, vi siete
proposto un viaggio delizioso.
— Così credo. Lo avevamo divisato da un pezzo. Per Emilia sarà ottima
cosa: e mi figuro il piacere di Gertrude che non ha mai viaggiato
finora!
— Ah, andate anche voi, signorina Flint?
— Sicuro, sicuro, — disse il signor Graham prima che l'interrogata
rispondesse da sè — Gertrude ci è necessaria: non possiamo far senza di
lei.
— Quanto vi divertirete! — riprese la signora fissando sempre la
giovanetta.
— Io speravo d'accompagnare il signor Graham e la signorina Emilia, —
rispose Gertrude — e pensavo a questo viaggio con ardente desiderio;
ma dovrò invece rimanere l'inverno a Boston, come oggi appunto ho
risoluto.
— Che diamine dici? — domandò il signor Graham. — Spiegati! Cotesta è
nuova per me!
— E per me pure, signore; altrimenti vi avrei informato prima.
M'immaginavo ch'era vostra intenzione ch'io venissi con voi, e
nulla, credetelo, mi sarebbe stato più gradito. Purtroppo sono sorte
circostanze che me lo impediscono; se non ve l'avevo ancora detto, gli
è perchè io stessa le ignoravo.
— Ma noi non possiamo mica privarci della tua compagnia, Gertrude: non
voglio sentirli cotesti discorsi. Tu devi venire, a dispetto d'ogni
circostanza.
— Temo assai che non potrò, assolutamente, — replicò ella, sorridendo
con grazia, ma senza perdere la sua fermezza. — È gran bontà da parte
vostra il desiderarlo.
— Desiderarlo?... Ti dico che insisto su questo punto. Tu sei sotto
la mia tutela, bambina, e io ho diritto di stabilire ciò che devi
fare. —
Il signor Graham cominciava ad irritarsi. Gertrude ed Emilia erano
turbate ma tacevano.
— Dimmi le tue ragioni, almeno, se ne hai, — egli ripigliò con
veemenza. — E intendo di sapere chi t'ha messo in capo cotesta idea
stravagante.
— Vi spiegherò tutto domani, signore.
— Domani? No, cara, subito. —
La signora Bruce, vedendo addensarsi una burrasca domestica, si rizzò
per battere prudentemente in ritirata.
Il signor Graham contenne l'ira finchè ella e suo figlio non si furono
accomiatati, ma chiuso appena l'uscio dietro a loro, proruppe:
— Ora mi dirai che significa cotesta novità! Io prendo tutte le mie
disposizioni, regolo i miei affari in modo da rimaner libero di passare
l'inverno in viaggio, e ciò non tanto per mia propria sodisfazione
quanto per procurare un piacere a voi due; ed ecco che quando è fissato
ogni cosa, e siamo quasi in procinto di partire, Gertrude annunzia che
ha risoluto di non accompagnarci. Sono davvero curioso di conoscere le
sue ragioni. —
Emilia s'assunse d'esporre i motivi della condotta di Gertrude e
concluse approvandola pienamente. Suo padre, che l'aveva ascoltata con
impazienza e interrotta con molti _poh!_ ed _uh!_, finito ch'ella ebbe
scattò di nuovo, più indignato che mai:
— Dunque, essa preferisce i Sullivan a noi, e tu incoraggi questi suoi
sentimenti! Vorrei un po' sapere che cosa hanno fatto loro per lei, a
paragone di quello che ho fatto io!
— Le hanno dato le maggiori prove d'affetto, per anni, e adesso che
sono colpiti da una grave disgrazia non ha cuore d'abbandonarli. Io per
me confesso che stimo giusta la sua risoluzione.
— E io invece no. Giusta? Vuole farsi schiava nella scuola del W. e
peggio che schiava nella famiglia Sullivan, piuttosto che stare con noi
che l'abbiamo tenuta sempre come una signorina, e, meglio ancora, come
una figliuola!
— Oh, signor Graham! — l'interruppe Gertrude vivamente. — Non si tratta
di preferenza o di scelta, ma di dovere!
— E che te lo crea cotesto dovere? Forse l'essere stata qualche anno
loro casigliana? O l'averti mandato quel ragazzo ch'è laggiù a Calcutta
una sciarpa di pelo di cammello, una gabbia di miseri uccellini, e un
monte di lettere, ti pone in obbligo di tradire i tuoi propri interessi
per prenderti cura dei suoi parenti malati o pazzi? Non posso davvero
ammettere che i loro diritti su te siano da compararsi ai miei. Non
t'ho io dato un'ottima educazione? Ho forse risparmiato spese, sia per
farti istruire sia per renderti felice?
— Signore, — rispose Gertrude umilmente eppure con serena dignità —
io non ho mai pensato a numerare i benefizi ricevuti e proporzionarvi
la mia condotta. Certo in tal caso devo riconoscere che le mie
obbligazioni verso di voi sono immense, e che avete i diritti più ampi
a' miei servigi.
— Servigi! Io non ho bisogno dei tuoi _servigi_, bambina. La signora
Ellis può fare altrettanto bene le cose necessarie ad Emilia ed a me;
ma mi è cara la tua _compagnia_, e tu ti mostri molto ingrata parlando
di lasciarci come fai.
— Babbo, — disse Emilia — io ho creduto sempre che il vostro fine
nel dare una buona educazione a Gertrude fosse quello di renderla
indipendente da tutti e non già dipendente da noi.
— Ed io ti dico, figliuola mia, che questa è una questione di
sentimento. Tu la consideri diversamente da me; basta; posto che mi
date contro tutt'e due, non voglio più discutere. —
Così dicendo egli prese un lume, andò nel suo studio, chiudendosi
dietro l'uscio con forza o per dir meglio sbattendolo, e non si fece
più vedere tutta la sera.
Povera Gertrude! Il signor Graham, che era stato sempre così buono,
indulgente, generoso, che non le aveva quasi mai parlato con severità,
si sentiva profondamente offeso da lei. La chiamava ingrata, credeva
ch'ella avesse deluso la sua benevolenza, che posponesse lui e sua
figlia ad altri amici secondo il suo parere assai meno meritevoli.
Addolorata, ferita nell'intimo del cuore, ella non tardò a dar la buona
notte ad Emilia, afflitta del pari, e corse a rifugiarsi nella sua
camera ove diede a' suoi sentimenti uno sfogo che la lasciò spossata. E
non chiuse occhio.