Era il crepuscolo di un'afosa giornata di settembre. Emilia,
illanguidita da molte ore d'un caldo insolitamente eccessivo per
la stagione, sedeva sotto il portico davanti alla casa, godendo il
refrigerio d'una deliziosa brezzolina levatasi al cader del sole. A
ponente gli ultimi splendori d'un maraviglioso tramonto s'indugiavano
nel cielo listato di porpora, mentre la luna, quasi piena, già saliva
trionfante nel vespro, cominciando il suo regno notturno. Sempre più
vivi, i suoi raggi illuminavano la bianca veste d'Emilia, e davano
l'apparenza d'un marmo polito alle mani e alle braccia bellissime,
uscenti nude dai drappeggi delle ampie maniche, e posate sui bracciuoli
d'una poltrona rustica.
Dieci anni erano trascorsi da quando ella s'era incontrata la prima
volta con Gertrude nella chiesa del signor Arnold, eppure sembrava
appena meno giovane d'allora tanto lievemente il tempo aveva sfiorato
il suo volto e la sua persona.
Ma anche allora ella conosceva le dure prove della vita, e aveva
già imparato a distillare dall'amara feccia del dolore il balsamo
che lenisce ogni male. Anche allora quest'esperienza e la sapienza
derivatane, erano del pari impresse nella sua fisonomia: l'una in
un'espressione grave e sommessa, propria di un'età più matura, l'altra
nel dolce e calmo sorriso di fiducia e di speranza che rivela i fedeli
di Dio.
Perciò il tempo non poteva molto su di lei, ed ella era sempre la
stessa: amabile nel suo aspetto esteriore, più amabile ancora nel cuore
e nei costumi. Un osservatore attento avrebbe tuttavia potuto scorgere
in Emilia una maggior briosità di spirito, una più viva partecipazione
alle cose che avvenivano intorno a lei, infine un godimento della vita
ch'ella non aveva mai manifestato per l'innanzi. E questi mutamenti
erano dovuti, com'ella sentiva e riconosceva, all'intima sua convivenza
con una compagna a cui la legava un profondo affetto, e che con la sua
calda simpatia, la sua devozione costante, l'acuto suo senso tanto del
comico e dell'ameno, quanto del bello e del vero, l'ardore inesauribile
dei suoi sforzi per far gustare all'amica diletta i piaceri che gustava
ella stessa, aveva ridestato in lei facoltà quasi sopite nelle tenebre
ond'era avvolta. Così Gertrude era divenuta veramente, come lo zio True
le aveva raccomandato d'essere, «gli occhi della sua benefattrice».
Quella sera però Emilia pareva mesta mentre sedeva sola sotto il
portico, esclusa dall'incantevole spettacolo del tramonto, inconscia
dei giuochi d'ombra e di luce che faceva sulla sua bianca figura la
luna saliente nel cielo. Ella reclinava un poco la testa da un lato,
nell'atteggiamento di chi tende l'orecchio a un suono lontano, e
ogni volta che il cancello cigolava, investito dalla brezza, dava un
sobbalzo, e un'ansietà quasi dolorosa appariva nel suo viso.
Alfine qualcuno spunta di dietro l'alto riparo di legno che sottrae
il giardino agli sguardi dei passanti. Solo il raffinato udito della
cieca poteva aver distinto quel passo leggero. Ed ella si leva dalla
poltrona, e muove incontro alla giovanetta ch'è entrata: una giovanetta
in cui sarebbe difficile ravvisare la piccola Gertrude di dieci anni
addietro perchè su _lei_ il tempo non è sorvolato senza mutarla.
La Gertrude presente è oramai una signorina, più alta d'Emilia. Ha una
bella persona, snella, fine, e carnagione brunetta, ma nitidissima
e soffusa alle gote di un color di rosa che le conferisce grande
splendore: questo però potrebb'essere l'effetto della rapida camminata
dalla stazione alla villa. S'è tolta il cappello, e lo porta in mano
dondolandolo per i nastri: abitudine che aveva già da bambina, sicchè
non bisogna vederci l'intenzione vanitosa o civettuola di mettere in
mostra la rara opulenza della capigliatura.
I suoi occhioni neri sono sempre fulgidi, ma non più di grandezza
sproporzionata con la faccia, e se la bocca non è rigorosamente
conforme ai cànoni classici, se lo fa perdonare grazie a due file di
denti piccoli, regolari, d'un puro candore di perla.
Ella veste un lindo abitino di mussolina operata, molto accollato, e
una semplice mantellina nera che non nasconde la rotondità della sua
vita sottile.
Ebbene? È Gertrude una bellezza?
No. I suoi lineamenti, le sue forme, possono provocare giudizi assai
diversi, ma pochi la proclamerebbero veramente bella. V'hanno però
certi visi piacevoli a osservarsi per la loro variabile espressione,
visi eloquenti, che dicono la verità e palesano l'intimo sentimento;
visi ora illuminati dall'intelligenza, ora sfavillanti d'allegrezza,
ora velati di mestizia dinanzi a un caso pietoso, ora accesi di
nobile indignazione contro ciò che l'anima aborre, ora santificati
dalla presenza divina, quando il cuore si distoglie dal mondo e da sè
medesimo, e s'inalza devotamente a Dio. Tale è il viso di Gertrude.
Vi sono personali di donna che senza suggerire paragoni con una regina
o con una fata, posseggono una grazia, una flessuosità, una dignità che
incantano, ed hanno il potere di muoversi nella loro sfera con sì aerea
leggerezza, che mai non riescono d'ingombro. Tale è il personale di
Gertrude.
Quali si siano le attrattive della fanciulla, (nè manca chi le pregia
altamente) ella non sa d'averle, e questa sua inconsapevolezza ne
raddoppia il prestigio. È ancor sempre nella persuasione d'essere
brutta, radicata in lei da' suoi teneri anni, ma non se ne sente più
mortificata e indispettita come una volta.
Tosto che vide Emilia venirle incontro, Gertrude affrettò il passo, e
raggiuntala presso la soglia, le passò con gesto affettuoso un braccio
dietro le spalle, come soleva per guidarla, adesso ch'ella era più
alta di lei, e la fece svoltare a destra in un vialetto conducente nel
giardino.
— Eccomi di ritorno! — disse ravvolgendo più strettamente nello
sciallino la sua amica cieca. — Siete stata sempre sola, Emilia, da
quando v'ho lasciata?
— Sì, cara, quasi sempre, e ho pensato con affanno che tu giravi per
Boston in una giornata di caldo così eccessivo.
— Non ne ho sofferto punto, e godo ora tanto più questa fresca
brezzolina, che fa un così gradevole contrasto con l'afa e la polvere
della città.
— Ma, Gertrude, — fece la signorina Graham fermandosi — perchè non sei
entrata in casa? Devi prendere il tè, figliuola.
— Non ne ho voglia, stasera. —
Camminarono un poco, lentamente, in silenzio; poi la cieca riprese:
— Gertrude, non hai dunque nulla da dirmi?
— Oh, sì, tante cose!... Ma....
— Ma tu sai che saranno tristi per me, e però esiti a parlare. Non è
vero?
— Mi parrebbe vanità da parte mia credere che possano affliggervi
molto, cara Emilia; ma iersera, quando vi comunicai quello che m'aveva
detto il signor W. e quanto io avevo in animo di fare, mi sembraste
così turbata al pensiero della nostra separazione, che non mi sono più
sentita sicura di far bene.
— E io mi sono rimproverata d'averti lasciato scorgere il mio
rammarico, a rischio di distoglierti dal tuo dovere, o di rendertelo
più penoso. Sì, comprendo che tu hai ragione, Gertrude; e che invece
d'oppormi a' tuoi disegni, dovrei favorirli con tutte le mie forze.
— Ah, cara Emilia! — esclamò vivamente la fanciulla. — Se vi fa pensare
così ciò che vi raccontai ieri, sarete persuasa sapendo ciò che ho
veduto e udito oggi....
— Come? Le cose vanno forse ancora peggio, dalla signora Sullivan?
— Assai peggio di quel che vi descrissi. Non conoscevo allora le
terribili difficoltà contro cui ha da lottare la poveretta.... ma
ho passato in casa sua tutta la giornata, perchè il signor W. m'ha
trattenuta appena cinque minuti, e mi son potuta accertare che non è
prudenza lasciar una donna timida e debole come quella, sola col signor
Cooper, adesso che il vecchio si trova in uno stato di mente così
spaventoso....
— Ma, sarai poi davvero in grado d'aiutarla, tu?
— Sì, Emilia; so dominarlo meglio di lei, e posso nello stesso tempo
far di più per il suo benessere e la sua contentezza. È come un bambino
oramai, pieno di capricci. E quando non sia materialmente impossibile,
la signora Sullivan lo compiace, a costo di qualsiasi inconveniente, e
fin di qualsiasi pericolo; prima di tutto perchè è suo padre e si tiene
in obbligo di non contrariarlo, ma adesso, credo, anche per paura....
È tanto irritabile e violento! Mi diceva che spesso gli saltano
ghiribizzi oltremodo strani, come d'uscire di notte, con suo gran
rischio, o di dormire a finestre spalancate benchè la sua camera dia
sulla strada al pianterreno.
— Povera donna! — sospirò Emilia. — E che fa in simili casi?
— Ve lo posso dire perchè ne ho veduto un esempio quest'oggi. Quando
sono arrivata lì, il vecchio era in procinto d'accendere un gran fuoco
nella stufa nonostante il caldo che in città era intensissimo.
— E la signora Sullivan?
— Sedeva sullo scalino dell'uscio di casa, piangendo.
— Disgraziata!
— Non poteva far nulla con lui, e aveva ceduto per disperazione.
— Dovrebbe avere una donna robusta o un uomo che lo vigilasse e gli
prestasse le cure necessarie.
— È precisamente questa l'idea che la sgomenta più di ogni cosa. Dice
che morrebbe d'angoscia se vedesse suo padre trattato senza riguardi
come lo tratterebbe di certo una persona estranea; e inoltre capisco
che rifugge dal mettersi questa persona in casa. Ella è estremamente
scrupolosa in materia d'ordine e di pulizia, ed ha sempre fatto tutte
le sue faccende da sè: l'ho udita dichiarare più volte che vorrebbe
piuttosto tener in famiglia una bestia feroce che una serva irlandese.
— La sua nuova abitazione non le ha procurato finora molto piacere, non
è vero?
— Oh, no! Mi faceva appunto notare, oggi, la sua singolare sfortuna:
dopo aver tanto desiderato un quartierino con tutti i suoi comodi,
in un bello stabile nuovo, ecco che non appena lo ha ottenuto e
ammobiliato a modo suo, le piomba addosso una tale disgrazia.
— Ma è strano che non l'abbia veduta venire già prima. Io durante le
ultime visite che le feci con te nell'altra casa, m'ero accorta della
decadenza intellettuale di quel vecchio.
— L'avevo osservata anch'io, da un pezzo, ma a lei non ne dissi mai
nulla, e credo ch'ella non ne abbia avuto il minimo sospetto fino al
momento dello sgombero, quando il distacco da tutto ciò che gli era
consueto ebbe sul povero signor Cooper gli effetti più funesti.
— Non pensi, Gertrude, che la demolizione della chiesa e la conseguente
perdita del suo posto di sagrestano abbiano dato un gran crollo alla
sua mente inferma?
— Sì, ne sono anzi sicura. Dopo d'allora non fu più lui, e anche nella
casa vecchia si mostrava inquieto e malcontento: ma la disdetta data
alla signora Sullivan dai proprietari che avevano risolto di fabbricare
su quel fondo magazzini, cagionò il totale sconvolgimento della poca
ragione che gli rimaneva.
— Triste cosa! Quanti anni ha?
— Non so esattamente, ma certo moltissimi. Rammento che tempo fa la
signora Sullivan mi disse ch'era sugli ottanta.
— È vecchio assai; non è da maravigliarsi se cambiamenti grandi e
repentini nella sua vita lo hanno fatto rimbambire.
— Oh, no! E per triste che sia, è infine la sorte che può toccare a
chiunque viva fino a un'età così tarda. D'altronde, non soffre, nè
il suo umore, a quanto io mi ricordo, è mai stato più lieto; sicchè
m'affliggo meno per lui che per sua figlia. Io sono in gran pena,
Emilia, sul conto di _lei_.
— Non ha la forza di sopportare questa sventura?
— Credo che l'avrebbe se fosse in buona salute. Ma non istà bene, e
temo che la cosa sia più seria di quanto ella voglia ammettere, perchè
è tanto pallida, e ha ultimamente avuto parecchie manifestazioni di
sintomi che danno da pensare.
— Ha consultato un medico?
— No, non vuol saperne, e s'ostina a ripetere che si rimetterà presto;
io però ne dubito, specie se seguita a non aversi nessuna cura. Questa
è la ragione principale che mi fa desiderare d'essere in città il più
presto possibile. Sono ansiosa di farla vedere al dottor Jeremy, e
spero di riuscirvi senza ch'ella sappia ch'egli viene per lei. Avrò una
forte infreddatura io stessa, se non ci sarà altro modo.
— Tu parli d'essere in città come d'una cosa sicura; m'immagino dunque
che tutto è già stabilito.
— Ah, non v'ho raccontato la mia visita al signor W.? È vero,
scusate.... Ottimo uomo, quanta riconoscenza gli debbo! Mi ha promesso
il posto.
— N'ero certa, dopo ciò che v'aveva detto dalla signora Bruce.
— Certa! E io che quasi mi peritavo di parlargliene!... Mi pareva
impossibile che avesse tanta fiducia in me.... Invece è stato così
buono, benevolo! Non oso riferirvi le parole che m'ha detto circa la
mia capacità d'insegnare.... temerei di sembrarvi troppo vana.
— Non hai bisogno di riferirmele, cara; so da lui stesso come egli
apprezzi le tue felici attitudini. Non potresti dirmi nulla di più
lusinghiero per te, delle cose che ho udite dalle sue labbra.
— Il mio amato zio True voleva ch'io diventassi maestra: era l'apice
della sua ambizione. Sarebbe contento ora, non è vero, cara Emilia?
— Senza dubbio si glorierebbe di vederti assistente in una scuola come
quella del signor W. Forse però penserebbe come penso io che ti assumi
impegni superiori alle tue forze. Tu sarai occupata le intere mattinate
a far lezione, e tuttavia ti proponi d'esser l'infermiera della signora
Sullivan, e la custode del suo vecchio padre demente. Bambina mia,
tu non sei assuefatta a coteste eccessive fatiche, e io mi tormenterò
incessantemente con la tema che la tua salute non vi resista.
— Oh, cara Emilia, non dovete affatto mettervi in pena per me! Io sono
sana e robusta, e mi sento capacissima di tutto ciò che ho divisato.
Il mio solo timore è che voi possiate soffrire alquanto a cagione della
mia lontananza, e il pensare che io, lasciandovi....
— So che intendi dire, Gertrude: ma non averlo cotesto timore. Io
sono sicura del tuo affetto. Ho fede che non mi posponi se non al tuo
dovere, e non vorrei per nulla al mondo che tu mi dessi la preferenza.
Caccia dunque dalla tua mente quel pensiero, e non credere ch'io
sia tanto egoista da desiderare di trattenerti. Solamente sarei più
tranquilla se tu rinunziassi per ora alla scuola. Potresti andare
dalla signora Sullivan e stare con lei finchè ha bisogno del tuo aiuto;
forse al tempo della nostra partenza per il Mezzogiorno ti troveresti
libera d'accompagnarci in quel viaggio, che certo sarà allora per te un
ristoro necessario.
— Ma, cara Emilia, come conciliare le cose? Io non posso piantarmi
in casa della signora Sullivan a titolo di ospite, sia pure con
l'intenzione di renderle servigio, e nemmeno offrirmi a lei in qualità
d'infermiera, posto che non vuol riconoscere d'esser malata. Ho
ponderato la questione, e veduto che anche usando tutta la finezza
e tutta la delicatezza immaginabili, non c'era verso di risolverla.
Inoltre, dopo tanto tempo che sto con voi, essa deve credere ch'io non
sia più adatta alla semplice vita d'una volta. Ma quando il signor
W. mi disse che gli occorreva un'assistente, facendomi comprendere
che non gli sarebbe dispiaciuto di dare a me quel posto, mi balenò un
modo d'effettuare il mio disegno. Ero certa che se la signora Sullivan
avesse saputo che io entravo come insegnante in quella scuola e dovevo
cercarmi una dozzina per l'inverno perchè voi l'avreste passato nel
Mezzogiorno, invece di ritornare in città, non solo non si sarebbe
ricusata d'accogliermi in casa sua, ma non avrebbe permesso che andassi
altrove.
— E così è stato?
— Precisamente. Ed io mi sono ancor più persuasa del bisogno ch'ella
sente d'un appoggio, tanto l'ha consolata il pensiero d'avermi seco.
— Tu sarai un tesoro per lei, Gertrude: lo so bene!
— Oh, no! Purtroppo non spero d'essere di grande utilità. Ma per
poco ch'io possa, sarà sempre più di quanto potrebbe in questo
caso qualsiasi altra. La signora Sullivan, essendo vissuta sempre
ritiratissima, non ha nessuna amica intima, e davvero non vedo, me
eccettuata, chi ammetterebbe volentieri sotto il suo tetto. Con me
c'è avvezza, e mi vuol bene. Io non le do impaccio, anzi mi concede
perfino d'aiutarla nelle sue faccende, benchè spesso dica ch'io sono
diventata una signorina, non usa alle fatiche materiali. Sa poi che
ho un certo influsso sul signor Cooper: vi parrà forse strano, e io
stessa non so spiegarmelo, ma _l'ho_, positivamente. Io credo che sia
in parte perchè egli non mi fa punto paura e m'oppongo con fermezza a'
suoi insensati capricci, in parte perchè gli sono meno familiare di sua
figlia. Ma c'è anche un'altra cosa che mi conferisce un gran potere su
quel povero vecchio. Egli, com'è naturale, m'associa nella sua memoria
con Guglielmo: ci ha veduti per tanti anni sempre insieme, abbiamo
lasciato la casa quasi ad un tempo, e non ignora che la corrispondenza
con lui è tenuta principalmente da me. Sembra che da quando la sua
mente si è indebolita, egli non pensi che al suo nipote, sicchè in
qualunque momento, e per quanto eccitato e caparbio si mostri, io
riesco a calmarlo proferendogli le ultime notizie dell'assente; e
non importa se gli ripeto cento volte il contenuto d'una medesima
lettera: per lui è sempre nuovo. Non avete idea, cara Emilia, di come
io giunga a dominarlo, grazie a questo piccolo fatto. Ho notato oggi
che la mia facoltà di dirigere i suoi pensieri sollevava la signora
Sullivan d'un gran peso; ed ella pareva tanto felice, quando mi sono
accomiatata stasera, parlava con sì lieta speranza del conforto che
sarebbe per lei l'avermi presso di sè quest'inverno, ch'io mi sono
sentita compensata del mio sacrificio. Ma poi, non appena vi ho veduta,
al mio ritorno, e ho pensato che voi andate via, lontano, e che passerà
chi sa quanto tempo prima ch'io sia di nuovo la vostra compagna, ho
provato.... —
Gertrude non potè proseguire. Chinò la testa sulla spalla d'Emilia, e
pianse.
La signorina Graham la consolò con immensa tenerezza.
— Siamo state felici insieme, — ella disse — e tu mi mancherai,
dolorosamente. La metà almeno di ciò che ho goduto della vita in questi
ultimi anni la devo a te; ma non t'ho mai tanto amata come in questo
momento che ti accingi a lasciarmi, perchè nel tuo sacrificio di te
stessa vedo la più nobile, la più preziosa virtù di cui possa fregiarsi
una donna. So che i Sullivan ti sono molto cari, e ben a ragione, e
comprendo il tuo desiderio di riconoscere le tue antiche obbligazioni
con loro; tuttavia il preferirli a noi, ora, rinunziando senza un
lamento al bel viaggio dal quale ti ripromettevi tanto piacere, mi
prova che la mia Gertrude è la buona e brava fanciulla ch'io speravo
di vederla divenire e pregavo Dio di farla. Tu sei nella via del
dovere, figliuola mia, e sarai ricompensata dall'approvazione della tua
coscienza se non altrimenti. —
Mentre Emilia terminava di dire queste parole, svoltavano in un
viale del giardino dove incontrarono una servetta che le cercava
per avvertirle che la signora Bruce e suo figlio erano nel salotto e
chiedevano di tutt'e due.
— Le hai comprato i suoi bottoni, in città? — domandò la signorina
Graham a Gertrude.
— Sì, — rispose questa — e li ho trovati adattatissimi al vestito;
probabilmente le preme di sapere se ho eseguito bene la commissione; ma
come mi presento, così?
— Io mi fo accompagnare da Caterina; tu entra in casa dalla porta
laterale e vai alla tua camera senza che ti vedano. Ti scuserò intanto
con la signora Bruce; poi, quando ti sarai rinfrescata gli occhi e ti
sentirai più calma, scendi in salotto. —