Sono trascorsi due mesi dalla morte di True, e da otto giorni Gertrude
è stabilita in casa del signor Graham.
Emilia aveva saputo per mezzo d'un giornale la notizia della perdita
che così improvvisamente colpiva la bambina. Senz'indugio comunicò
allora a suo padre il suo desiderio e i suoi propositi rispetto
all'orfanella, ed egli non vi si oppose. Le fece però notare
gl'inconvenienti che avrebbe cagionato in quel momento la venuta
di questa alla villa, posto che erano in procinto di partire per
una visita a parenti dimoranti in un paese lontano, e non sarebbero
ritornati che quasi al tempo di rientrare in città per l'inverno.
Emilia comprese la giustezza dell'obiezione. Invero la signora Ellis
restava a custodia della casa, ma ella ben sapeva che quand'anche
avesse acconsentito ad occuparsi di Gertrude durante la loro assenza,
era la persona meno atta a consolarla nella sua afflizione.
Questo pensiero la turbava considerandosi ella oramai come l'unica
tutela di quell'orfana, e si doleva in cuor suo d'essere così
inopportunamente costretta a un insolito viaggio. Ma non c'era rimedio:
il signor Graham aveva divisato di farlo, ed ella doveva guardarsi
dal contrariare la sua intenzione perchè la presenza della piccola
Gertrude non riuscisse, proprio da bel principio, importuna e sgradita,
E la mattina dopo il suo colloquio col padre, si recò in città, assai
perplessa circa il modo di regolarsi in quelle imprevedute circostanze.
Era una domenica, ma Emilia aveva uno scopo di carità e d'amore, che
non ammetteva dilazioni. Un'ora innanzi l'uffizio del mattino, la
signora Sullivan, affacciata alla finestra che dava sulla strada, vide
fermarsi alla porta di casa la carrozza del signor Graham. Ella corse
incontro alla giovane cieca, e con la gentilezza e la bontà in lei
naturali la condusse nel suo modesto ma pulitissimo salotto, la fece
sedere in una comoda poltrona, le mise in mano un ventaglio, (era una
giornata caldissima) poi le disse quanto lieta, grata, fosse della sua
visita, e quanto le dispiacesse che appunto Gertrude non si trovasse in
casa.
— E dov'è? — domandò Emilia, maravigliata.
— È uscita a passeggiare col mio Guglielmo, — rispose la signora
Sullivan.
Molte altre domande seguirono a quella, da parte della visitatrice,
e la buona donnina raccontò tutta la lunga e commovente storia del
disperato dolore di Gertrude, dolore inconsolabile, e tanto profondo da
farle temere ch'ella ne morisse.
— Io non potevo nulla, con lei. Durante la settimana scorsa passò
le giornate seduta sul suo panchetto davanti alla poltrona dello zio
True, con la testa sul cuscino, e non c'era caso d'indurla a levarsi
di lì e a mangiare qualche cosa. Quando le parlavo sembrava che non
udisse: s'io tentavo di smuoverla a forza non si dibatteva, (era sempre
tranquilla), ma mi si abbandonava tra le braccia come un corpo morto;
e non osavo costringerla a venire nel mio quartierino benchè sapessi
che il mutar luogo le avrebbe giovato. Se non ci fosse stato Guglielmo,
io non so davvero come avrei fatto con quella povera creatura; era
una gran pena! Ma lui sa maneggiarla molto meglio di me. Nelle ore
che è in casa, adesso va benino. Figuratevi, se la piglia in collo,
perchè è forte quel ragazzo, e lei è leggera come una piuma, la porta
in un'altra stanza o fuori nella corte, e trova sempre la maniera di
rasserenarla, ch'è una maraviglia. La persuade a mangiare, la conduce a
far una lunga passeggiata tutte le sere, quando ritorna dal magazzino.
Ieri andarono fin oltre il ponte di Chelsea, dove si gode l'aria buona
e il fresco, e pare che fosse riuscito a distrarla, a divertirla
perfino, perchè me la riportò più colorita e più animata che non
l'avessi ancora veduta. Era tanto stanca, che si lasciò mettere a letto
nella mia camera, e dormì saporitamente tutta la notte. Tant'è vero
che oggi è la Gertrude di prima. Sono usciti insieme stamani; essendo
domenica Guglielmo sta tutto il giorno con noi, e non dubito che finirà
di consolarla, se è umanamente possibile.
— Guglielmo dimostra molto criterio cercando di distrarla, conducendola
fuori di casa, — disse Emilia. — Sono lieta ch'ella abbia amici tanto
benevoli. Io promisi al signor Flint che se la sua figliuola adottiva
avesse la sventura di perderlo, la prenderei meco, e la mia casa
sarebbe la sua. Non ho avuto notizia della morte di quel brav'uomo se
non ieri; e considero come un gran favore usato a me non meno che a
Gertrude, l'avere intanto preso così amorosamente cura di lei. Ma io
ero certa della vostra bontà: altrimenti non mi sarei data pace di non
aver saputo subito che il povero True già era venuto a mancare.
— Oh, signorina Emilia, — disse la signora Sullivan — Gertrude ci
è tanto cara, e soffrivamo talmente anche noi vedendola soffrire,
ch'era bontà verso noi stessi fare tutto il possibile per confortarla.
Io credo che Guglielmo e lei non s'amerebbero con maggior tenerezza
se fossero fratello e sorella. Il mio figliuolo e lo zio True erano
grandi amici. Ah sentiamo tutti vivamente la perdita del nostro buon
casigliano, credetelo. Il mio vecchio padre non ne parla molto, ma io
vedo bene com'è addolorato e depresso. —
Nel corso della conversazione che si prolungò ancora, la vedova disse
che una sua cugina moglie d'un fittaiuolo, la quale viveva nei dintorni
di Boston alla distanza di circa venti miglia dalla città, l'aveva
invitata, insieme co' suoi, a passare una quindicina di giorni alla
fattoria; e che coincidendo l'invito con l'usata vacanza estiva di
Guglielmo, si proponevano d'accettarlo.
Ella parlò di Gertrude come se fosse inteso che li accompagnerebbe, e
s'estese sul vantaggio che le avrebbe procurato il respirare l'aria di
campagna e scorrazzare per campi e boschi, dopo le fatiche sostenute e
la lunga reclusione.
Emilia, visto che la ragazzina sarebbe un'ospite attesa e bene accolta,
approvò di cuore questa visita, e convenne inoltre con la signora
Sullivan che ella rimarrebbe affidata a lei, fino al ritorno del signor
Graham a Boston per la stagione invernale. Poi dovette accomiatarsi,
senz'aspettare Gertrude; ma lasciò alla vedova un affettuoso messaggio
per la loro protetta, e una somma sufficiente ai bisogni di questa
durante il tempo stabilito.
Così Gertrude andò in campagna, dove la novità d'ogni cosa intorno a
lei, l'abbondanza di cibo sostanzioso, la salubrità del moto all'aria
aperta tra il verde, la cordialità e la simpatia delle persone con cui
si trovava, fecero rifiorire le rose sulle sue guance e ridonarono al
suo cuore la calma e la serenità se non la gioia.
Poco dopo ritornati i Sullivan dalla loro villeggiatura, si
trasferirono in città anche i Graham, e l'orfanella passò nella sua
nuova casa.
— Sei ancora alla finestra, Gertrude? Che ci stai a fare, cara?
— Aspetto di vedere accendersi i lumi, signorina Emilia.
— Ma non li accendono stasera. Alle otto si leva la luna che
rischiarerà le strade a sufficienza per tutta la notte.
— Non intendevo parlare dei lampioni.
— E di che, dunque? — domandò Emilia avvicinandosi alla finestra e
posando le mani sulle spalle della fanciulla.
— Delle stelle, cara signorina. Ah, vorrei pure che poteste vederle
anche voi!
— Brillano e scintillano, non è vero?
— Oh, sono belle, belle! E tante! Il cielo n'è gremito....
— Come ricordo il tempo ch'io solevo stare a questa medesima finestra,
guardando le stelle che tu guardi ora! Mi sembra di vederle con gli
occhi tanto le ho presenti nella memoria!
— Io le amo tutte quante, ma la mia più d'ogni altra!
— E qual'è la tua stella?
— È quella fulgidissima, là, sul campanile della chiesa. Ogni notte
splende di contro alla mia camera e mi guarda fisso nel viso....
Signorina Emilia, — e la voce di Gertrude si fece sommessa — provo
un sentimento come se quella stella splendesse apposta per me, e mi
figuro che l'accenda lo zio True, e ch'egli nella sua luce mi sorrida
e mi dica: «Vedi, Gertrudina, ho acceso la tua lampada!» Caro zio True!
Credete, signorina, che egli mi ami sempre?
— Sì, lo credo fermamente; e credo pure che se tu seguirai il suo
esempio e procurerai d'esser buona e paziente al pari di lui, egli sarà
in effetto il lume che guiderà i tuoi passi brillando sul tuo cammino
di luce altrettanto viva che se la sua faccia ti sorridesse nel fulgore
della stella.
— Io ero paziente, e buona quando vivevo con lui.... quasi sempre
almeno.... e sono buona quando sono con voi; ma la signora Ellis mi
urta. Si direbbe che cerchi di tormentarmi, di provocarmi, e allora
io vo in collera; e non so più quel che dico e quel che faccio. Non
intendevo d'essere impertinente con lei, oggi, e mi rincresce d'avere
sbattuto l'uscio; ma come non perdere la pazienza, signorina Emilia,
nel sentirla sostenere davanti al signor Graham che avevo strappato
io il _Journal_ di ieri, mentre non era vero? Quello in cui mi vide
involtare le vostre pantofole era un altro vecchio foglio, e sono
sicura che ella stessa, invece, deve aver acceso il fuoco nella
biblioteca col _Journal_ scomparso; ma il signor Graham crederà sempre
che sono stata io.
— Non dubito, Gertrude, che tu avevi qualche ragione di sentirti
sdegnata, e che, come affermi, quel giornale non è andato perduto per
colpa tua. Ma devi ricordarti, mia cara, che non c'è nessun merito
a esser buoni e pazienti quando nulla ci irrita. Io desidero che tu
impari a sopportare anche le ingiustizie senza perdere la padronanza
di te. Sai che la signora Ellis è qui da molti anni; finora ha sempre
fatto a modo suo, e non è avvezza coi ragazzi. S'immagina che la
tua presenza in questa casa le porterà nuove faccende, la disturberà
nelle sue consuetudini; e pero non è da maravigliarsi che, a volte, se
qualche cosa va di traverso se la pigli teco. È una donna fidatissima,
buona e premurosa per me e per il mio babbo che la tiene in gran
conto. Sarei infelice se dovessi temere che tu e lei non potrete vivere
insieme amichevolmente.
— Io non voglio farvi infelice! Non voglio disturbare nessuno! — disse
Gertrude, eccitata. — Andrò via piuttosto, dovunque, lontano, e non
sentirete più parlare di me!
— Gertrude! — esclamò Emilia con tono grave e triste.
Ella teneva sempre le mani sulle spalle della ragazzina, e, parlando,
la fece voltare di faccia a lei.
— Gertrude, desideri dunque d'abbandonare la tua amica cieca? Non mi
vuoi punto bene? —
Il volto in cui s'incontrò lo sguardo della piccola sdegnosa aveva
un'espressione di dolore così commovente, che il suo orgoglio e la sua
ira caddero di colpo.
— No, no, cara signorina Emilia! — ella proruppe gettando le braccia
al collo della giovane. — Non vorrei lasciarvi per nulla al mondo.
Farò tutto quello che voi desiderate! Non andrò più in collera con la
signora Ellis, per amor vostro!
— Non per amor mio, Gertrude, — replicò Emilia — per amor di te stessa,
per amor del tuo dovere e di Dio! Qualche anno fa non avrei aspettato
da te un contegno remissivo e benevolo verso una persona da cui tu
fossi stata trattata con ingiustizia; ma adesso che sai distinguere il
bene dal male, adesso che t'è familiare la vita del divino Maestro,
il quale perdonava le ingiurie, adesso che hai imparato a compiere
fedelmente tanti alti doveri, speravo che tu sapessi anche sostenere
con pazienza e indulgenza ogni più duro cimento. Ma s'io t'ammonisco
quando hai errato, non dispero già che tu divenga un giorno come ti
bramo. Poichè tu ti trovi sottoposta ora a una novella prova, t'è
necessario raccogliere novelle forze per sopportarla; e ho tanta
fiducia in te da credere che, conoscendo i miei desiderî, procurerai
di condurti convenevolmente verso la signora Ellis, in qualsiasi
occasione.
— Lo farò, cara signorina, lo farò. Non le risponderò mai quando sarà
cattiva con me, dovessi mordermi le labbra per tenerle chiuse.
— Oh le cose non arriveranno a questo punto! — disse Emilia sorridendo.
— Le sue maniere sono un po' ruvide, ma ti ci assuefarai col
tempo. —
Proprio in quel momento s'udì una voce nell'anticamera:
— Vedere _la signorina Flint_! Davvero? Ebbene, _la signorina Flint_ è
nella camera della signorina Graham. O che si mette a ricever visite,
ora? —
Gertrude avvampò in viso, fino alle tempie. La voce era quella della
signora Ellis e parlava in tono di derisione.
Emilia andò all'uscio e l'aperse.
— Signora Ellis!
— Che volete, Emilia?
— C'è qualcuno da basso?
— Sì, un giovanotto che chiede di Gertrude. Quel certo Sullivan, credo.
— Guglielmo! — gridò Gertrude slanciandosi avanti.
— Scendi pure, e quando avrai finito d'intrattenerti con lui torna
qui, — disse Emilia. — Voi, signora Ellis, fatemi il piacere di venir a
mettere un po' in ordine la mia camera. Credo che troverete sul tappeto
molti ritagli di roba per il vostro sacco dei cenci. La signorina
Randolph ne semina sempre in abbondanza quando viene a tagliare un
vestito. —
La governante fece la sua collezione, poi sedette sul canapè coi
ritagli di colore in una mano e i bianchi nell'altra, e cominciò,
parlando di Gertrude:
— Che farete di lei, Emilia? La manderete a scuola?
— Sì, andrà dal signor W. l'inverno prossimo.
— Oh! Non è una scuola troppo costosa per una ragazzina della sua
condizione?
— È costosa, sicuro, ma io desidero darle il miglior maestro che
conosco, e il babbo non fa obiezioni circa la spesa. Pensa anche lui
che se vogliamo destinarla a istruire altre bambine, bisogna che sia
bene istruita ella stessa. Gliene parlai la prima sera dopo tornati
in città per la stagione, e convenne con me ch'era meglio metterla
subito a imparare un mestiere, anzichè farne con una mezza educazione
una signorina buona a nulla. Egli acconsentì a lasciarmi libera di
regolarmi come mi parrebbe meglio, e ho risolto di mandarla dal W.
Resterà dunque con noi per ora. È mia intenzione tenermela dappresso
quanto più a lungo sia possibile, non solo perchè le sono molto
affezionata, ma perchè è tanto delicata e sensitiva; la morte del
vecchio Flint l'ha addolorata immensamente, e dobbiamo cercare in ogni
modo di consolarla, di renderla felice.... non vi pare, signora Ellis?
— Io ho sempre badato a fare il mio dovere, — rispose la governante,
piuttosto seccamente. — Dove dormirà quando la casa sarà ordinata?
— Nella camerina in fondo al corridoio.
— E allora dove metterò l'armadio della biancheria?
— Non può stare nell'entrata sul di dietro? Io credo che troverà posto
benissimo tra le due finestre....
— Bisognerà che lo trovi, — disse la signora Ellis; e uscì dimenandosi
e brontolando tra i denti: — Tutto sossopra a cagione di quella piccola
villana rifatta! —
I motivi del suo dispetto erano parecchi. Preposta da lungo tempo al
governo delle faccende domestiche in casa Graham, esercitava le sue
mansioni con un'autorità assoluta, diventata un po' tirannica. Era
brava, metodica, scrupolosa in materia d'ordine e di pulizia. A' suoi
occhi, dopo tanti anni che viveva tranquilla in una famiglia poco
numerosa e non aveva più da fare con bambini, Gertrude era apparsa
come un'intrusa, di cui nulla giustificava la presenza, e che non
poteva se non commettere malestri, seminar zizzania e guastarle le
uova nel paniere. Inoltre usciva dal «basso popolo», come s'esprimeva
la governante, la quale non era in fondo di cuor duro ed approvava la
carità pubblica e privata, ma aveva un debole per gli «alti natali».
Si vantava anzi d'esser nata bene ella stessa, quantunque ridotta
dalla fortuna in una condizione inferiore, e le pareva un'offesa
alla sua dignità il pretendere ch'ella avesse a prestarsi in servigio
di una persona tanto al di sotto di lei nella gerarchia sociale. Ma
soprattutto vedeva in quell'ospite sgradita una rivale formidabile
nell'affetto della signorina Graham, che, afflitta da cecità e
piuttosto cagionevole, era stata fino allora interamente affidata alle
sue cure, e in cui aveva riposto tutta la tenerezza che la sua aspra
natura le concedeva di sentire per qualcuno.
Date queste circostanze, si comprende che la signora Ellis era lungi
dal sentirsi favorevolmente disposta verso Gertrude; e Gertrude dal
canto suo non era ancor preparata ad amare cordialmente la signora
Ellis.