BLACKLOCK.

— Sarei curiosa di sapere, — diceva la signorina Peekout appoggiando

le mani al davanzale per sporgersi meglio, e guardando su e giù

per la strada, occupazione a cui soleva dedicare dieci minuti dopo

rigovernato gli utensili della colazione e prima di preparar la sua

«lampada solare» — sarei curiosa di sapere chi sia quella ragazzina

snella che passa di qui tutte le mattine conducendo a braccetto quel

vecchio cadente. Li vedo sempre a quest'ora quando il tempo è buono e

si cammina bene. È una cara creatura, senza dubbio, e dev'essere molto

affezionata al pover'uomo.... probabilmente suo nonno. Ho osservato

che ha cura di lasciargli la miglior parte del marciapiede, e vigila

ogni suo passo; cosa necessaria, del resto, perchè lui vacilla ch'è una

passione. Poverina, è pallida, e tutt'ansiosa.... Chi sa se assiste il

vecchio lei sola?... Sarei curiosa.... —

Ma la coppia è già fuori della sua veduta ed ella va a vedere se la

lampada solare ha bisogno d'una calza nuova.

— Sarei curiosa di sapere, — diceva la signora Grumble, seduta a

una finestra d'una casa un po' più in là nella stessa via — se nel

caso ch'io fossi un giorno vecchia ed inferma — (la signora Grumble

passava i settanta ma non soffriva finora d'altra infermità che il suo

temperamento irascibile) — qualcuno m'assisterebbe e si prenderebbe

cura di me come quella figliuola lì del suo nonno! Mai e poi mai, ci

scommetto! Che pazienza, per una bambina! Chi può essere?

— Guarda, Bella! — diceva una fanciulla ad un'altra con la quale si

recava a scuola passando per quella strada, dove si tenevano dalla

parte dell'ombra. — Ecco là il vecchio e la ragazzina che incontriamo

ogni giorno.... Come puoi dire che non è carina? Io l'ammiro!

— Oh, tu, Rina, hai la particolarità d'ammirare ciò che a tutti gli

altri pare orribile!

— Orribile!. — esclamò Rina indignata. — Tutt'altro! Osserva ora quando

l'incontriamo, quanto è dolce l'espressione del suo viso nell'atto

di guardare il vecchio e di parlargli! Sarei curiosa di sapere che

cos'ha quel disgraziato.... Vedi come gli trema il braccio? Quello che

appoggia sul braccio di lei.... —

Le due coppie s'incontrano, quasi sfiorandosi, passano, in silenzio.

— Ebbene, non è forse simpaticissima? — domanda Rina, vivamente, non

appena sicura di non essere udita.

— Ha begli occhi, — risponde Bella — ma non c'è in lei nient'altro di

notevole. Sarei curiosa di sapere come sopporta la noia di passeggiare

con quel vecchio che si trascina a stento, pesandole sul braccio e

tremando per modo che appena si regge.... E incontro al sole che la

ferisce proprio in faccia.... Ah, io non lo farei per nulla al mondo!

— Oh, Bella! Come hai cuore di parlare così? Io lo compiango il

poveretto, immensamente!

— Dio buono, a che giova il compianto? Se tu ti metti a compiangere

tutti, non avrai da far altro dalla mattina alla sera. — Bella

s'interruppe e urtò il gomito alla compagna: — Guarda lì, Guglielmo

Sullivan, il commesso del babbo.... O non è una bellezza? Aspetta,

voglio fermarlo. —

Ma innanzi ch'ella giungesse a rivolgergli la parola, Guglielmo, il

quale camminava prestissimo, l'oltrepassò salutandola con un inchino

e un garbato: «Buon giorno, signorina Isabella!» e s'allontanò

rapidamente.

Quando la vezzosa Isabella si fu riavuta dallo stupore e dal dispetto

che l'avevano ammutolita, non era più il caso di richiamarlo.

— Gentilissimo! — ella mormorò.

— Vedi, vedi, — fece Rina che s'era voltata a guardare indietro —

ha raggiunto il vecchio e la simpatica bambina. Oh, prende l'altro

braccio dell'infermo.... e proseguono tutti e tre insieme.... Non è una

singolare coincidenza?

— Io non ci veggo nulla di singolare, — disse Bella, un po' seccata. —

Suvvia, allunghiamo il passo, o arriveremo a scuola in ritardo! —

Lettore! Sei anche tu «curioso di sapere» chi siano quel vecchio e

quella ragazzina? O hai già ravvisato True Flint e Gertrude? Il povero

True non è più il forte e coraggioso protettore della debole creatura

derelitta. Le parti sono invertite. Egli è stato colpito da paralisi.

Il suo vigore se n'è ito, non gliene resta nemmeno tanto da camminar

solo. Sta tutto il giorno a sedere nel suo seggiolone o sulla vecchia

panca, salvo quando esce a passeggiare con la sua figliuola adottiva.

Il colpo fu improvviso, e atterrò l'uomo robusto, lo lasciò debole

come un fanciullo. E la piccola estranea, l'orfanella che, malata,

abbandonata, priva del necessario, aveva trovato in lui un babbo e una

mamma, ora per lui è tutto: il suo sostegno, la sua speranza, il suo

conforto. Durante i quattro o cinque anni che egli ha amorosamente

coltivato quella gracile pianticella, ella ha acquistato forza per

il tempo in cui doveva esser egli a sua volta bisognoso d'appoggio e

trovarlo in lei. Quel tempo è venuto, ahimè, troppo presto; ella era

pronta e ha risposto all'appello. Con la semplicità e l'ardore d'una

bambina, ma con la fermezza, la perseveranza, la capacità d'una donna,

la piccola Gertrude presta da mane a sera, infaticabile, la sua opera

d'infermiera fedele, di diligente massaia in servigio del suo primo,

del suo più caro amico. Sempre al suo fianco, sempre attenta ad ogni

suo bisogno, ella tuttavia riesce miracolosamente a fare molte cose,

senza ch'egli pur se n'avvegga. Come l'ottimo uomo aveva predetto, ella

è davvero ne' suoi vecchi giorni la benedizione di Dio incarnata che

gl'illumina e fiorisce di gioie soavi fino il sentiero della tomba.

Se l'infermità privava Trueman dell'uso delle membra, aveva per fortuna

risparmiato la sua mente, ch'era lucida e serena come sempre: e il

pio cuore si riposava, con umile fiducia, in quel Dio di cui egli

riconosceva l'amore e la presenza, in cui sperava così fermamente, che

nell'amarezza di quella prova poteva sottomettersi appieno e ripetere:

«Sia fatta la tua volontà e non la mia!»

Coloro che tutti i giorni notavano l'invalido e la sua piccola custode,

e si maravigliavano della devozione, dell'abnegazione di quella

fanciulletta, erano lungi dal comprendere i sentimenti d'affetto e di

gratitudine ond'era animata Gertrude, dall'immaginarsi qual contentezza

fosse la sua nel sostenere, nell'aiutare l'amato suo benefattore. Meno

ancora la superbiosa che si sarebbe vergognata di passeggiare col

vecchio paralitico, intuiva qual fosse il suo orgoglio. Come poteva

ella credere che la ragazzina che avrebbe compianta, se avesse trovato

tempo di compiangere qualcuno, si sentiva colmare il cuore della più

viva, della più nobile sodisfazione provata in vita sua, quando porgeva

l'appoggio del suo braccio al vecchio tremulo, ed era per lei una

gloria portare quella croce?

Il mondo esteriore le era indifferente. Non si curava dei commenti

della gente oziosa, curiosa, vana. Non viveva ora che per True; per

meglio dire viveva _in lui_, tanto esclusivamente pensava a consolarlo,

a prolungare e allietare i suoi giorni.

Da due mesi soltanto egli versava in così affliggenti condizioni.

Già prima la sua salute aveva cominciato a declinare, ma era sempre

in grado d'attendere al suo lavoro quotidiano, finchè una mattina di

giugno Gertrude, entrando nella sua camera, vide con maraviglia che

non s'era levato quantunque fosse molto più tardi dell'ora consueta.

Accostatasi al suo letto domandandogliene il perchè, s'accòrse

ch'egli aveva un aspetto strano e non poteva risponderle. Sbalordita

e spaventata, chiamò la signora Sullivan. Fu mandato per un medico.

Questi dichiarò ch'era un attacco di paralisi, molto grave. Parve

infatti per qualche giorno che True dovesse soccombervi: ma poi andò

migliorando. Ricuperò la favella, e in capo a due settimane fu in

istato di camminare con l'aiuto di Gertrude.

Il dottore aveva raccomandato quanto più moto fosse possibile senza

stancarlo, e però tutte le mattine, innanzi le ore calde, se il

tempo era buono, ella si presentava vestita di tutto punto e in

cappellino, per condurlo a fare quella passeggiata con cui attiravano

inconsapevolmente tanta attenzione.

La piccola massaia, approfittando di questa opportunità faceva la

spesa, a fine di non dover poi uscire un'altra volta e lasciare

l'infermo solo, cosa che evitava se non v'era costretta. Così la

mattina che Guglielmo li aveva raggiunti a gran dispetto di Bella,

si diressero accompagnati da lui alla bottega di commestibili dove

solevano provvedersi delle cose necessarie. Il giovanotto fece sedere

comodamente True, e proseguì verso la panchina ***, mentre Gertrude

andava al banco a contrattar gli acquisti per il desinare. Comprò un

pezzo di vitello da fare un buon brodo, gettò uno sguardo di desiderio

su certi panieri di legumi scelti, e si voltò in là, con un sospiro.

Ella aveva in mano la borsa contenente tutto il loro denaro; la teneva

lei da alcune settimane, e la sentiva ogni giorno più leggera: sicché

sapeva bene che alle primizie non bisognava pensarci, e sospirava

ricordando con quale piacere lo zio True mangiava i pisellini novelli,

l'anno scorso....

— Quant'è la carne? — ella domandò al rubicondo macellaro che la stava

involtando in un foglio.

Egli disse quanto. Era _poco, tanto poco_ che a Gertrude sembrò che

quell'uomo avesse veduto dentro la sua borsa, e anche dentro il suo

pensiero, e sapesse come sarebbe contenta che non costasse di più.

Mentre le dava il resto, egli si chinò sul banco, e le chiese sottovoce

che genere di cibi convenisse al signor Flint.

— Qualunque cibo sano, dice il medico, — ella rispose.

— Credete dunque che mangerebbe un po' di pisellini? Ne ho di prima

qualità, arrivati freschi freschi dalla campagna, e se gli piacciono,

ve ne manderò volentieri. Il mio garzone deve portarne in giro mezzo

staio.... Metterò nello stesso paniere anche la carne.

— Oh, grazie, — fece Gertrude — gli piacciono moltissimo!

— Benone, benone. Vedrete che bellezza! —

Ed egli si volse a un'altra avventora così prontamente da lasciar

credere a Gertrude che non si fosse potuto avvedere del rossore che le

saliva alle gote, delle lacrime che le spuntavano negli occhi. Ma egli

_se n'era avveduto_, e appunto per questo aveva avuto tanta fretta di

servire l'altra.... Era un gran brav'uomo quel rubicondo macellaro!

True conservava un ottimo appetito. Egli gustò e lodò assai il

desinaretto, e dopo aver mangiato abbondantemente, s'addormentò nel suo

seggiolone.

Nell'atto che si destava, Gertrude balzò al suo fianco, gridando:

— Zio True, c'è la signorina Emilia!... La buona signorina Emilia che

viene a farvi una visita!

— Iddio vi benedica, mia cara signorina! — disse il vecchio tentando di

rizzarsi per muoverle incontro.

— Non vi rizzate, no, ve ne prego! — esclamò la giovane cieca il cui

raffinato orecchio aveva percepito la sua mossa. — A quanto mi dice

Gertrude temo che vi sia penoso.... Figliuola, portami una seggiola

accanto allo zio True.... —

Ella s'accostò al paralitico, gli prese la mano, e parve oltremodo

turbata nel sentirla tremare così.

— Ah, signorina Emilia, — egli disse — non sono più l'uomo che ero

quando vi parlai ultimamente.... Il Signore mi ha mandato un avviso, e

devo dispormi a partirmene dà questo mondo!

— Mi duole assai di non aver saputo nulla della vostra malattia, —

disse la visitatrice. — Sarei venuta prima a trovarvi.... Ma ho avuto

la notizia soltanto oggi.... Stamani Giorgio, il servitore di mio

padre, vi ha visto in una bottega con Gertrude, e me l'ha detto non

appena ritornato di città. Cotesta bambina doveva pur scrivermi un

rigo.... —

Gertrude stava ritta presso il vecchio accarezzando con le dita sottili

le sue ciocche grige. Egli, all'udire Emilia menzionarla, si voltò

verso di lei e la guardò.... Ah, quale sguardo d'amore! Mai Gertrude

potè scordarlo.

— Cara signorina, — rispose True — non era necessario disturbare

nessuno. Dio stesso ha provveduto. Tutti insieme i dottori e tutte le

infermiere del paese, non avrebbero fatto per me la metà di quello

che ha saputo fare questa mia piccina. Cinque anni sono, quando me

la portai a casa, povera scricciola, scalza e livida dal freddo,

quando, in questa medesima stanza, me la reggevo sulle braccia, notte

e giorno, malata, quasi morente, non mi sarei immaginato che verrebbe

così presto la sua volta. No, signorina Emilia, non mi sarei immaginato

che il Signore mi abbatterebbe così profondamente, che quei piedini

correrebbero tanto di qua e di là per servirmi, che quelle manine

verrebbero nelle tristi notti ad accomodare i miei guanciali, che

il giorno camminerei appoggiato al suo debole braccio.... Davvero le

vie di Dio non sono le nostre vie, nè i suoi pensieri come i nostri

pensieri.

— Oh, zio True, — disse Gertrude — io non fo molto per voi! Vorrei fare

assai più, vorrei ridarvi la vostra forza.

— Per questo mondo non è più possibile.... Ma tu mi dài ben altra forza

che quella del corpo.... Ah, signorina Emilia, — proseguì rivolto alla

fanciulla cieca — a voi dobbiamo ogni nostro bene! Io amavo il mio

uccellino, ma ero uno sciocco e non sarei riescito che a viziarlo.

Invece voi sapevate quello che ci voleva per il suo meglio e per il

mio. Voi avete fatto di lei ciò ch'è adesso: uno degli agnelli di

Cristo, un'ancella del Signore. Se qualcuno m'avesse detto sei mesi

addietro ch'io sarei divenuto un povero invalido, inchiodato in una

poltrona, senza sapere chi provvederebbe al necessario per me e per

il mio uccellino caro, avrei risposto che non è possibile sopportare

con pazienza una tal sorte, e il cuore mi sarebbe venuto meno. Ma ho

imparato una gran lezione da questa bambina! Dopo l'attacco, appena

ebbi ricuperato la parola, e potei esprimere le idee che mi venivano

alla mente, turbato com'ero pensando al mio caso e alle condizioni

di Gertrude che non aveva più chi lavorasse per lei, tanto turbato da

sentirmi peggio, dissi gemendo: «E che faremo ora?... Che faremo?» Ed

essa mi sussurrò nell'orecchio: «Dio avrà cura di noi, zio True.» E

quando, dimenticata quella sua risposta, domandai un'altra volta: «Chi

ci nutrirà ora, chi ci vestirà?» essa di nuovo disse: «Provvederà il

Signore!» Una notte, nel più profondo della mia angoscia, crucciandomi

per la mia piccina, esclamai: «Se io muoio, chi s'occuperà di

Gertrude?» E la cara creatura ch'io credevo a letto, bene addormentata,

posò la testa accanto alla mia, e rispose: «Zio True, la sera ch'io

fui messa fuori nella strada buia, ed abbandonata là, sola, senza più

casa, senza un amico al mondo, il nostro Padre Celeste vi mandò in mio

soccorso; così se mai volesse chiamarvi a Sè e non prendere me pure,

mi manderà qualcun altro per sostenermi durante il tempo ch'io devo

restare ancora quaggiù.» Da quel momento, signorina Emilia, ho cessato

di disperarmi. Le sue parole e i santi insegnamenti della Bibbia

ch'ella mi legge tutti i giorni, hanno penetrato il mio cuore, e sono

in pace.

«Io pensavo sempre che se fossi vissuto e rimasto sano e forte,

Gertrude avrebbe potuto frequentare la scuola e istruirsi, giacchè ha

una grande inclinazione allo studio, e impara con molta facilità. È una

bambina piuttosto gracile; e poi, non pare proprio fatta per i lavori

grossolani e faticosi, perciò mi dispiaceva troppo l'idea che avesse a

guadagnarsi la vita duramente. Speravo di vederla diventare maestra di

scuola come la signorina Browne, o qualche cosa di simile.... Ma adesso

non mi tormento più. Sono persuaso che, come dice lei, tutto avviene

per il nostro meglio, perchè altrimenti non avverrebbe. —

Gertrude che, mentre egli parlava, aveva tenuto la faccia nascosta

contro la sua spalla, alzò la testa e disse, risolutamente:

— Zio True, io mi sento capace di fare qualsiasi lavoro materiale, o

quasi. Per esempio, la signora Sullivan dice ch'io cucio molto bene;

potrei far la sarta o la modista. Questi non sono mestieri faticosi.

— Signor Flint, — domandò Emilia — affidereste volentieri a me la

vostra bambina? Se Dio vi separasse da lei, la credereste sicura sotto

la mia custodia?

— Oh, signorina Emilia! — esclamò l'infermo. — Come non la crederei

sicura sotto la custodia d'un angelo? E voi....

— No, non dite questo, — interruppe ella — o mi periterò d'assumere

un impegno così solenne. So purtroppo che la mia cecità, la mia debole

salute, la mia inesperienza, mi rendono poco atta ad incaricarmi d'una

bambina come Gertrude. Ma poichè voi approvate l'istruzione che le ho

dato finora, e, per bontà vostra, mi tenete in miglior concetto ch'io

non meriti, almeno sarete certo del mio sincero desiderio d'esserle

utile. E s'è un conforto per voi il sapere che in caso di vostra morte

io sarò lieta di prenderla meco, d'aver cura della sua educazione, e

di provvedere a lei finchè io viva, abbiatevi la mia formale promessa

— e così dicendo pose la sua destra su quella di True — che questo

sarà fatto e che m'adoprerò con tutte le mie forze perchè ella sia

felice. —

Il primo impulso di Gertrude fu di slanciarsi verso Emilia e gettarle

le braccia al collo, ma la rattenne nell'atto la vista di True che

piangeva come un fanciullo. Ella fece posare la testa del vecchio sul

suo seno e asciugò con la mano le lacrime che gli sgorgavano dagli

occhi: lacrime di gioia però, della gioia che lo soverchiava in quel

suo stato di debolezza, di prostrazione.

La proposta della signorina Graham gli giungeva così inopinata e di

tanto superava le sue aspettazioni, da sembrargli una speranza troppo

bella perchè osasse affidarvisi: e ad un tratto un dubbio gli balenò,

ed accrebbe la sua trepidanza:

— Ma vostro padre! — disse esitando. — Il signor Graham! Egli ha le sue

idee particolari, le sue consuetudini, e non è più giovane.... Ho gran

paura che non gli garberà avere in casa una bambina....

— Mio padre è molto indulgente con _me_, — rispose Emilia. — Certo non

vorrà opporsi a un disegno che mi sta a cuore. Io mi sono affezionata a

Gertrude; la sua presenza mi sarebbe utile e vi troverei un conforto.

Mi confido, signor Flint, che voi riacquisterete, almeno in parte,

la salute e le forze, e rimarrete con lei ancora molti anni: ma

affinchè non siate in ansia per la sua sorte, colgo quest'occasione

d'assicurarvi che s'io vi sopravvivo la mia casa sarà la sua.

— Ah, signorina Emilia! — esclamò il vecchio — il mio tempo quaggiù

è finito, lo sento; e giacchè volete incaricarvi di questa creatura,

sarete presto chiamata a compiere la vostra opera di carità. Ricordo

com'ero turbato il giorno dopo ch'io me l'ebbi portata qui, pensando

che forse non ero capace d'educarla, e non avevo la possibilità

di tenerla ammodo. E voi, cara signorina, ricordate che mi diceste

per incoraggiarmi? «Avete fatto bene,» mi diceste, «e il Signore vi

benedice e vi ricompenserà.» Quante volte da allora ho ripetuto in cuor

mio che le vostre parole erano state una vera profezia, che il Signore

stesso ve le aveva ispirate! Ed ora che voi vi proponete di prendere il

mio posto perchè Egli mi chiama a Sè, e ch'io vedo più chiaramente che

mai le sue vie, _vi dico a mia volta_, signorina Emilia: «Fate bene!»

E se Dio vi ricompensa come ha ricompensato me, verrà il giorno che

l'amore e la gratitudine di questa orfanella vi ripagheranno di ciò che

avrete fatto per lei.... Gertrude?

— Non è qui, — disse la cieca — l'ho udita correre nella sua camera.

— Povero uccellino! — fece True. — Non le piace sentirmi parlare

del momento che dovrò lasciarla. Mi rattrista il pensiero della sua

desolazione. Mi par di vederla struggersi il cuore in lacrime dietro

il suo vecchio zio. Basta, non importa. Io volevo raccomandarle

d'essere una buona figliuola per voi, ma credo che non ci sia bisogno

di raccomandazioni.... Le dirò quando torna quel che ho da dirle.

Addio, cara signorina, — egli soggiunse, poichè Emilia s'era rizzata

e Giorgio, il servitore, l'aspettava sulla soglia — se non vi rivedo

più, sappiate che voi avete reso un povero vecchio tanto felice, da non

lasciargli nulla da desiderare sulla terra, e che portate con voi la

benedizione d'un morente. Vi conceda Iddio di finire i vostri giorni in

perfetta pace come io finisco i miei! —

Quella sera, quando Trueman si fu coricato, e che Gertrude ebbe finito

di leggergli secondo il consueto qualche pagina della sua piccola

Bibbia, egli, chiamatala al suo capezzale, la pregò, come spesso faceva

ultimamente, di ripetere la preghiera per i malati, da lui prediletta.

Ella s'inginocchiò, e con solenne e commovente ardore sodisfece alla

sua richiesta.

— E adesso, tesoro, la preghiera per i moribondi.... Ce n'è una, non è

vero, nel tuo libriccino? —

Gertrude tremò. Sì, _c'era_, e bellissima. La pensosa fanciulla, cui

l'idea della morte era familiare, la sapeva a memoria. Ma come avrebbe

potuto proferirne ad alta voce le parole senza tradire la commozione

che la scoteva tutta? Eppure doveva provarvisi. Lo zio True desiderava

udirla, e sarebbe stato un conforto per lui. Concentrando tutta

la propria energia, dominandosi con uno sforzo, ella incominciò, e

guadagnando vigore man mano che proseguiva, arrivò fino in fondo. Due o

tre volte la voce le fallì, soffocata nel nodo che le serrava la gola,

ma subito, per un nuovo sforzo della volontà, risonò tanto limpida e

calma, che la divozione dell'infermo non fu disturbata dal dolore della

sua bimba diletta. Fortunatamente egli non poteva sentire i palpiti del

piccolo cuore spasimante che minacciavano di spezzarlo.

Recitata la preghiera, ella rimase in ginocchio, accanto al letto, con

la faccia nascosta nelle coperte. Non era in grado di rizzarsi. Per

qualche minuto un silenzio solenne regnò nella stanza. Poi il vecchio

le posò una mano sul capo.

Ella alzò gli occhi verso di lui, ed egli disse:

— Tu ami la signorina Emilia, non è vero, uccellino mio?

— Oh, sì, molto!

— Mi prometti d'essere una buona figliuola per lei quando io me ne sarò

andato? —

Gertrude ruppe in singhiozzi.

— O zio True, non mi lasciate! _Caro, caro_ zio True, io non posso

vivere senza di voi!

— Dio vuole ch'io vada a Lui, Gertrude. Egli è stato sempre buono con

noi, e non dobbiamo ora dubitare della Sua bontà. La signorina Emilia

può fare per te più ch'io non potessi. Tu con lei sarai felice.

— No, no! Mai più non sarò felice in questo mondo! Non fui mai felice

prima d'esser venuta a stare con voi! E se voi morite, desidero di

morire anch'io....

— Tu non devi desiderare questo, mio tesoro: sei giovane, e il tuo

dovere è di compiere sulla terra il tempo che t'è assegnato procurando

di fare il bene. Io sono vecchio, e oramai non altro che un peso

inutile....

— Non lo dite, zio True, non lo dite! Voi non siete, non potete

essere di peso a nessuno. Vorrei io piuttosto non aver cagionato tanto

incomodo a voi....

— Al contrario, uccellino, Dio sa che tu sei stata tutti questi

anni la gioia del mio cuore. Ciò che mi affligge è il vederti adesso

sempre sacrificata qui in casa a sfaticare invece d'andar a scuola.

Ma quaggiù, noi dipendiamo gli uni dagli altri.... in primo luogo da

Dio.... e poi gli uni dagli altri.... E questo mi rammenta le cose

che ho da dirti. Io sento che il Signore mi chiamerà presto, assai

più presto che tu non creda. E tu allora piangerai e sarai oltremodo

afflitta, senza dubbio.... Ma la signorina Emilia ti prenderà seco, e

ti dirà parole sante che ti conforteranno, ti dirà come ci rivedremo

e saremo felici in un mondo migliore; dove non ci separeremo più....

Anche Guglielmo farà tutto il suo possibile per consolarti nel tuo

dolore.... E, col tempo, sorriderai di nuovo.... Da principio, ed a

lungo forse, tu sarai a carico della signorina Emilia che avrà da

pensare a tutto per te: scuola, vestiario, e via dicendo. Ebbene,

questo ti voglio dire: lo zio True s'aspetta che tu ti comporti con

lei da buona figliuola, e l'obbedisca sempre. E quando sarai più

grande forse potrai fare a tua volta qualche cosa per provarle la

tua gratitudine. Ella è cieca, e i tuoi occhi dovranno essere i suoi:

non è robusta, e tu dovrai essere il suo sostegno come sei stata il

mio. Se tu sarai buona e paziente, Gertrude, Dio ti darà la pace e

la serenità dell'anima per aver fatto quanto potevano le tue forze,

in pro degli altri. E quando avrai qualche dispiacere (nessuno ne va

esente) ricordati dello zio True che ti diceva in questi casi: «Su,

allegri, uccellino, perchè a parer mio tutto finirà bene!» Andiamo,

non addolorarti ora: va' a letto, cara.... E domani faremo una bella

passeggiatina; sai che Guglielmo verrà con noi.... —

Gertrude si fece cuore per amor suo, e andò a coricarsi. Stette qualche

ora vegliando, ma alfine cadde in un sonno profondo e non si destò fino

a giorno.

Sognò ch'era già il mattino e che lei, lo zio True e Guglielmo facevano

una passeggiata deliziosa; lo zio True aveva ricuperato la salute e le

forze, camminava con passo fermo, gli occhi gli brillavano; Guglielmo e

lei erano felici e ridenti.

E mentre ella sognava il suo bel sogno, ed era tanto lontana dal

pensare che mai più non avrebbe calcato a fianco del suo primo amico

le vie terrestri, il messaggero venne, un dolce e tacito messaggero, e

nella quiete della notte avvolgente il mondo sopito, prese l'anima del

buon True e la portò a Dio!

Il lampionaio · 第 31 / 100 题