Era il terzo inverno da che Gertrude stava con True. Un sabato sera
Guglielmo entrò, al solito, con la grammatica francese e il dizionario
sotto il braccio, ed esclamò, gettando i libri sulla tavola:
— Oh, Gertrude, prima di metterci a studiare bisogna ch'io racconti a
te e allo zio True la comica avventura che m'è capitata quest'oggi! Ne
ho tanto riso dianzi con la mamma!
— Sì, vi sentivo ridere, — disse Gertrude. — Se non avessi avuto troppo
da fare sarei anzi venuta a vedere che c'era di così straordinariamente
buffo. Suvvia, racconta.
— Non pensate che sia uno scherzo.... Non sarei esilarato a questo
segno se la non fosse stata la più bizzarra vecchietta ch'io abbia mai
visto in vita mia.
— Che vecchietta?... Non ci hai detto nulla di vecchie nè di giovani,
finora!
— Bene, incomincio.... ecco!... Avete visto come ogni cosa era coperta
di ghiaccio stamani? Che splendore! Quando il sole è arrivato al
grande olmo di fronte all'ingresso della farmacia, e lo ha fatto
brillare tutto, ho pensato che non poteva esserci al mondo nulla di più
bello.... Ma questo non ha che vedere con la mia vecchietta.... salvo
che i marciapiedi erano abbaglianti come tutto il resto....
— Eh, lo so! — interruppe Gertrude. — Nell'andare a scuola sono
sdrucciolata....
— Davvero? — disse Guglielmo. — Non ti sei mica fatta male?
— No, punto. Ma prosegui. Sono impaziente di sapere della vecchietta.
— Verso le undici stavo sull'uscio, guardando fuori, quand'ecco,
vedo venire avanti la più strana persona che uno si possa immaginare.
Devo descrivervi la sua abbigliatura. Aveva una specie di veste nera,
non so se di seta o di raso, stretta stretta e con tutt'in giro una
guarnizione di trina d'un bruno incerto: probabilmente una volta era
nera anche quella, ma adesso non più. Sulla veste portava un mantello
di seta bigia che pareva uscito dall'arca di Noè, e sul mantello una
baverina di colore diverso, la quale data, io credo, da una generazione
anteriore. Non tento di darvi un'esatta idea del suo cappello: vi
dirò soltanto ch'era grande il doppio dei più grandi che sfoggino le
altre donne, e che ne scendeva, fin quasi ai piedi, un velo trinato, a
disegni vistosi, gettato da una parte. Ma il colmo della stravaganza
erano i suoi occhiali, con due lenti enormi, come non se ne sono mai
viste; qualche cosa d'orrendo. Un sacchetto da lavoro, fatto di seta
nera con cucitevi sopra a zig-zag numerose listerelle di stoffe di
tutti i colori dell'arcobaleno, era appeso al suo braccio sinistro, e
al sacchetto stavano appuntati, mediante spilli d'ottone, la pezzuola,
un immenso ventaglio di penne (te lo figuri, con questo fresco?),
un fazzoletto da involtare roba, un giornale.... Misericordia! Non
mi rammento neanche la metà degli oggetti che ne penzolavano, tutti
in un mazzo, raccomandati alla resistenza del cordone! Eppure il suo
vestiario non poteva dirsi la maggiore stranezza in lei. Ciò che la
rendeva singolarmente ridicola era la sua andatura: camminava come una
vecchia male in gambe, durando fatica a muovere il passo sul ghiaccio,
ma con un sorrisetto lezioso sulle labbra e una cert'aria d'importanza!
Oh, Gertrude, fortuna che tu non l'hai veduta! Non avresti ancora
cessato di ridere....
— Qualche povera pazza, non è vero? — domandò True.
— Oibò! — fece Guglielmo. — Stravagante, certo, ma pazza no....
almeno non pare. Proprio nel momento che passava davanti all'uscio
della bottega le è scivolato un piede, ed eccotela bocconi per terra,
lunga distesa.... Io accorro spaventato, pensando che quella meschina
creatura poteva essere rimasta uccisa da una tale caduta.... Il signor
Bray e un altro signore ch'egli stava servendo, mi seguono. Era tutta
stordita, ma portata in farmacia è rinvenuta subito. Mi domandate
se è pazza? Nemmen per ombra, zio True. Lucida come un dollaro! Il
suo primo pensiero, non appena riaperti gli occhi e tornata in sè, è
stato d'assicurarsi che teneva sempre il suo sacchetto con le relative
appendici; poi le ha contate ad una ad una e, trovato il numero
completo, ha scosso il capo in segno di sodisfazione. E ora viene
il bello. Il signor Bray mesce un bicchierino di cordiale e glielo
offre. Essa, che aveva già riacquistato la sua prosopopea e le sue
graziette, retrocede con una riverenza alla moda antica, e protende
le mani per esprimere il suo orrore all'idea di bere quella roba.
Il signore che era presente alla scena sorride e l'esorta a vuotare
il bicchierino senza paura. La vecchietta si volta verso di lui, fa
un'altra riverenza, e dice con una vocettina fessa: «Potete affermarmi
sulla vostra parola di leale e cortese gentiluomo che non è un liquore
inebriante?». Il signore, rattenendo a stento una risata, le ripete
che non le avrebbe fatto alcun male. «Allora» dice lei «m'arrischierò a
sorseggiare il beveraggio.... Ha una fragranza molto aromatica.» Sembra
che non le riescisse meno gradito al palato che all'odorato, perchè,
assaggiatolo, ha finito col tracannarlo fino all'ultima gocciola.
Posato il bicchiere sul banco, s'è rivolta a me con questo discorsetto:
«Giovanottino, senza l'esplicita dichiarazione di cotesto signore circa
l'innocuità del liquido, non l'avrei bevuto in vostra presenza non
foss'altro per l'_esempio_: io non ho formalmente assunto l'obbligo
della temperanza, ma sono astemia perchè si conviene a una signora: per
me gli è affar d'elezione, affar di _gusto_.»
«Pareva che oramai si fosse riavuta. Infatti si disponeva a rimettersi
in cammino, ma l'avventurarsi di nuovo sola sul ghiaccio era una vera
imprudenza, e il signor Bray doveva pensarlo, giacchè le ha domandato
dove andasse. Con le circonlocuzioni del suo fiorito linguaggio ella ha
risposto che andava a passar la giornata dalla signora tale, dimorante
nei pressi dei Prati. Io allora tocco una manica al principale e gli
dico piano che se non ha bisogno di me, vo ad accompagnarla. Il signor
Bray mi dà licenza, per un'ora. Io offro il braccio alla vecchietta
dicendole che sarebbe un piacere per me il servirla. Ah, miei cari,
bisognava vedere! Se io fossi stato un giovane adulto e lei una
ragazza, non avrebbe fatto più vezzosamente la ritrosa, con mossettine
del capo e mezzi sorrisetti.... Ma infine prende il mio braccio
e partiamo. Sapevo che il signor Bray e l'avventore ridevano alle
nostre spalle, ma non me ne importava;. la vecchia signora mi faceva
compassione, e non volevo che cascasse una seconda volta.
«I passanti si voltavano a guardarci, e non c'è da maravigliarsene,
perchè eravamo senza dubbio una coppia dimolto buffa. Non soltanto essa
aveva accettato l'appoggio offerto, ma vi s'aggrappava di peso, con
tutte e due le mani, arrotondando le braccia come due anse. Qui però
non dovrei ridere di quella poveretta, perchè aveva gran necessità che
qualcuno l'aiutasse e la sostenesse per non sdrucciolare sul ghiaccio,
e non pesava già tanto da stancarmi. Sarei curioso di sapere chi siano
i suoi. È strano che la lascino uscire sola, specie quando le strade
sono nello stato d'oggi....
— Come si chiama? — domandò Gertrude. — Non te l'ha detto?
— No, non ha voluto. Io gliel'ho chiesto, ma mi ha risposto
semplicemente, con la sua vocettina fessa — e Guglielmo ricominciava
a sbellicarsi dalle risa — che ella era la dama incognita, e ch'è
l'impegno d'un vero e galante cavaliere scoprire il nome della sua
bella. In fede mia, un'avventura impagabile! Non ho sentito mai nessuno
parlare in modo così ridicolo. Le ho domandato la sua età.... La
mamma dice che ho commesso un'inciviltà madornale, ma in compenso è
l'unica.... La vecchia signora lo attesterebbe se fosse qui.
— Ebbene, quanti anni ha?
— Sedici.
— Eh via, Guglielmo! Mi burli?
— No, è l'età che m'ha detto lei. E un vero e galante cavaliere è in
obbligo di credere ciecamente alla sua bella dama.
— Povera creatura! — esclamò Trueman. — È rimbambita!
— Non mica, zio True. A momenti parrebbe, quando sballa certe
sciocchezze, ma poi subito si mette a parlare sensatamente quanto
voi e me. M'ha ringraziato protestandosi gratissima e lodando il
raro «spirito di cortesia» che dimostravo col pigliarmi tanta pena
d'una vecchia signora come lei. Nello svoltare in via Beacon ci siamo
incontrati in un intero collegio di ragazze, tutte bellezze fiorenti,
«bellezze da ammazzare un uomo» diceva la mia vecchietta. Appena
vedutele apparire da lontano doveva aver tenuto sicuro ch'io cercherei
di liberarmi per correre dietro a qualcuna di loro, tanto furiosamente
s'attaccava al mio braccio. Sorte ch'io non avessi punto la prava
intenzione d'abbandonarla, perchè mi sarebbe stato impossibile. Alcune
delle ragazze si fermavano un momento a guardarci con curiosità; io,
s'intende, non ne facevo caso, ma la mia dama sembrava credere che ne
fossi terribilmente mortificato, e, passate alfine tutte quante, ha
rilodato il mio «spirito di cortesia»: sua espressione favorita. —
Guglielmo tacque, sfiatato. True gli pose una mano sulla spalla:
— Sei un bravo e buon ragazzo! — disse; — Tu onori i vecchi, e fai
bene, quantunque il tuo nonno pretenda che non sia più di moda.
— Non so di mode, io, zio True, ma stimerei tristo e di basso animo
un ragazzo che vedesse una vecchia sdrucciolare sul ghiaccio, e non
l'accompagnasse a casa per risparmiarle una nuova caduta.
— Guglielmo è sempre stato buono con tutti, — osservò Gertrude.
— O Guglielmo è un eroe, — disse il giovanetto — o ha due cari amici
che lo giudicano con troppa benevolenza, com'è più verosimile. Ma
vieni, Gertrude, Carlo XII ci aspetta, e dobbiamo studiare molto oggi,
perchè può darsi che non ci capiti tanto presto un'altra occasione. Il
signor Bray non istava bene stasera; pare che lo minacci la febbre.
Gli ho promesso di ritornar a bottega domani, dopo desinato. Se, Dio
guardi, s'ammala, sarò occupatissimo, e non potrò affatto venire a
casa.
— Oh, speriamo che non s'ammali! — esclamarono Trueman e Gertrude, a
una voce.
— È un così brav'uomo! — soggiunse il vecchio.
— E tratta Guglielmo con tanta bontà! — aggiunse la bambina.
Anche Guglielmo sperava, ma le sue speranze si mutarono in ansiosi
timori quando il giorno seguente seppe che il suo ottimo padrone non si
trovava in grado di lasciare il letto, e che il medico era impensierito
dai sintomi riscontrati.
Si manifestò una febbre tifoidea che in pochi giorni condusse il
farmacista alla tomba.
La sua morte fu per Guglielmo un colpo tanto improvviso e terribile,
che su quel subito egli non comprese le importanti conseguenze
che da questo evento derivavano a lui stesso, nel suo avvenire. La
farmacia venne chiusa, essendosi la vedova risolta a vendere i fondi
per ritirarsi a vivere in campagna; sicchè rimase privo a un tempo
dell'impiego e del prezioso appoggio che aveva nel signor Bray.
Nell'ultimo anno i guadagni del giovanetto erano stati considerevoli,
e avevano migliorato le condizioni de' suoi cari, permettendo loro di
diminuire le proprie quotidiane fatiche. Il pensiero d'essere a carico
della mamma e del nonno anche per un solo giorno era intollerabile al
suo spirito indipendente ed energico. E però si mise sollecitamente
alla ricerca d'un nuovo posto. Incominciò dal rivolgersi ai farmacisti
della città: a nessuno di essi occorreva un ragazzo dell'età sua, e la
giornata fu spesa in gite inutili.
Ritornò a casa la sera, disilluso, ma punto scoraggiato. Se non trovava
da impiegarsi in una farmacia, avrebbe fatto qualche altra cosa.
Ma che cosa? Questo era il nodo. Dibattè a lungo la questione con sua
madre. Ella sentiva che l'ingegno e l'educazione del suo figliuolo gli
davano diritto a un posto almeno pari a quello che aveva occupato fino
allora, e non poteva sopportare l'idea ch'egli scendesse a servigi
più bassi. Guglielmo stesso, senz'essere presuntuoso, non pensava
diversamente. Egli ben si sapeva capace di tenere uffici richiedenti
assai maggior coltura e attitudine agli affari che non le incombenze
affidategli dal signor Bray. Ma se per ora non era possibile conseguire
ciò che desiderava, avrebbe preso ciò che si sarebbe offerto. E cercò
da tutte le parti. Il guaio era che non aveva nessuno da far dire una
buona parola in suo favore, e certo non si può pretendere che la gente
abbia fiducia in un ragazzo sconosciuto e senza raccomandazioni.
Tutti i suoi passi riuscivano dunque infruttuosi, e un giorno dopo
l'altro se ne tornava a casa silenzioso e depresso, temendo la vista
del nonno e della mamma. Quando questa volgeva verso di lui piena
di speranza il pallido viso che portava l'impronta di tante cure, di
tante fatiche, era uno strazio per il suo cuore doverla rattristare con
nuovi disinganni; e non meno lo tormentava il pessimismo del vecchio,
il quale addirittura non credeva alla possibilità ch'egli trovasse
un'altra occupazione, nè si sarebbe persuaso del contrario finchè
non glielo provasse un fatto di cui non si vedeva ancora speranza.
In capo a due settimane la signora Sullivan finì con l'astenersi
dall'interrogarlo sui risultati delle pratiche fatte, avendo il suo
vigile occhio materno scorto tutta la pena che gli cagionavano quelle
domande. Aspettava pazientemente che egli le comunicasse le sue
notizie, se ne aveva.
Spesso così avveniva che non fosse scambiata tra loro una parola sul
modo in cui Guglielmo aveva impiegato la giornata. E molte trepide
istanze egli fece per ottenere lavoro, molte mortificanti repulse ebbe
a soffrire, di cui sua madre nulla mai seppe.