Il pomeriggio della domenica seguente trovò Gertrude seduta su un
panchetto davanti a un piacevole focherello di legna, nella camera
d'Emilia. I suoi grandi occhi erano fissi nel volto della fanciulla
cieca che sembrava esercitare su lei un vero fascino, tale era
l'attenzione con cui ella seguiva tutte le più fugaci espressioni di
quei lineamenti. — Molte altre persone maggiori d'anni e di senno
ne avevano, come Gertrude, sentito il dolce incanto senza poterlo
definire. Non era la bellezza: almeno non una bellezza appariscente,
perchè Emilia non l'aveva mai posseduta, neppure al tempo che due
begli occhi color nocciuola illuminavano il suo viso; nè era quella
potente attrattiva che danno ad alcune donne la voce e le maniere;
la voce sua, benchè armoniosa, era così piana, e le sue maniere così
semplici, che non conquistavano la fantasia d'assalto. Non era, infine,
la compassione per la sua cecità. Quest'immensa sventura, certo,
destava intorno a lei sentimenti di calda simpatia; ma i suoi amici
dimenticavano spesso ch'ella _non vedeva_. Prima di tutto non erano
costretti a rammentarsene, posto che Emilia non si lamentava mai, mai
non intratteneva egoisticamente gli altri sulla propria infermità; e
poi non c'era nulla di penoso nell'aspetto delle sue palpebre chiuse,
ombreggiate da lunghissime ciglia. Accadeva quindi che, conversando
con lei, qualcuno le parlasse di cose evidenti soltanto per il senso
della vista, o perfino richiamasse la sua attenzione su questo o
quell'oggetto: ed ella non rimproverava lo smemorato nemmeno con un
sospiro, nè mostrava di non curarsi del mondo visibile da cui era
esclusa; ma, paga in apparenza delle descrizioni che le venivano
fatte e delle immagini che si formava nella mente, discorreva con
piacevolezza su qualsiasi argomento preferito da' suoi interlocutori.
Alcuni dicevano che Emilia Graham aveva una bocca graziosissima, e ne
amavano le variabili espressioni; secondo altri nulla era più seducente
in lei che la pozzetta nella sua guancia destra; parecchie ragazze
desiderose di piacere confessavano che se avessero sperato di riescir a
ondulare i loro capelli come quelli d'Emilia, li avrebbero intrecciati
ogni sera: donava tanto! Ma i pochi eletti che grazie alla propria
spiritualità erano capaci di comprendere e apprezzare il carattere
della giovane cieca, i pochissimi suoi intimi che avevano saputo le
sue lotte e veduto i suoi trionfi, se si fossero studiati di spiegarsi
donde ella derivasse il potere di rapire i cuori e guadagnar l'amore e
l'ammirazione di tutti, giovani e vecchi, avrebbero detto come Gertrude
quella domenica che sedeva ai suoi piedi, fissandola intensamente:
«Signorina Emilia, voi siete stata con Dio!»
Gertrude, certo, era una strana bambina. Per quanto ignorante,
sentiva la superiorità d'Emilia Graham su ogni persona da lei finora
conosciuta; e nella sua fede ch'ella appartenesse a un ordine di
creature sovrumane, credeva implicitamente alla verità delle sue
parole, si lasciava di buon grado guidare ove ella voleva, sicura che
non cercava se non di giovarle perchè l'amava.
Con la sua voce soave Emilia impartiva alla piccola uditrice seduta
dinanzi a lei sul panchettino, la prima lezione per insegnarle a
distinguere il bene dal male. Ella non vedeva il visetto pensoso levato
verso il suo viso; ma la profonda attenzione di Gertrude, che non
fiatava, non si moveva, e più la stretta delle manine che avevano preso
una sua mano e la tenevano, le provavano che di già un gran punto era
vinto.
Gertrude non era più ritornata a scuola dopo il suo conflitto con
le «grandi». A tutte le esortazioni di True ella aveva opposto
un'ostinazione invincibile. Ma la signorina Graham, la quale
comprendeva meglio di lui la natura della bambina, fece valere ragioni
ben più forti di quelle che aveva potuto adoperare egli, e riuscì
nell'intento che a lui era fallito. Ciò che eccitava così fieramente
l'indignazione di Gertrude era l'insulto recato al suo vecchio amico;
ma ella le presentò la cosa sotto un diverso aspetto, e la persuase
che se amava davvero lo zio True, glielo avrebbe dimostrato in assai
miglior modo obbedendo a' suoi desiderî che non ostinandosi in una
pazza collera. Ottenuta così da lei la promessa che la mattina seguente
sarebbe andata a scuola, le diede savi consigli circa il contegno da
osservare verso le condiscepole che avevano provocato la sua avversione
contro di loro, e la tranquillò dicendole che il signor Flint l'avrebbe
certo accompagnata e fatto alla maestra le debite scuse per la sua
assenza, nel qual caso ella non aveva più da temere difficoltà nè
dispiaceri.
True, infatti, lietissimo della sua resipiscenza, andò alla scuola
con lei, chiese della maestra, e nella sua maniera un po' rozza, ma
schietta, le espose il caso e le affidò la bambina.
La signorina Browne era una giovane di buon senso e buoni sentimenti.
Vide le cose nella vera luce. E chiamate in disparte le ragazze che con
la loro malevola petulanza avevano eccitato la collera della piccola,
parlò in guisa che si vergognarono della loro condotta e s'astennero
in seguito dal molestare Gertrude. Questa poi strinse amicizia con due
scolarette dell'età sua, ch'erano tra le più tranquille; nelle ore di
ricreazione si divertiva con loro, e non ci furono altri guai.
Passò l'inverno. Ritornarono le tiepide giornate di primavera, liete
di sole, in cui Gertrude poteva sedere davanti alla finestra aperta o
sulla soglia dell'uscio, quando gli uccelli cantavano, la mattina, tra
i rami d'una vecchia acacia piantata nella stretta corte, o il tramonto
raggiava la sua luce d'oro nella vasta camera di True e ci si vedeva a
leggere fin quasi all'ora di coricarsi.
Ella aveva frequentato la scuola durante tutto l'inverno scorso, e
fatto rapidi progressi, come sogliono i fanciulli intelligenti cui
non s'è offerta l'opportunità d'istruirsi che ad un'età nella quale
la mente già stimolata dall'ambizione è più pronta ad apprendere e
più capace di buon profitto. Era fiorente di salute, e sempre linda,
perchè Emilia la provvedeva generosamente di vestiti e biancheria, e la
signora Sullivan prendeva cura della sua guardaroba. Ed era felice ed
allegra, e saltellava per la casa, così vispa, così leggera, che True
diceva che il suo uccellino non toccava mai la terra col tallone ma
svolazzava attorno sulle punte dei piedini.
Il vecchio non avrebbe potuto amare con maggior tenerezza la sua
figlioletta adottiva, se ne fosse stato il vero padre. Quando egli
sedeva al suo fianco sulla grande panca che venuta la bella stagione
era stata portata fuori, nella corte, e ascoltava, paziente ed attento
le storie ch'ella gli leggeva ad alta voce, storie di bambine che non
dicevano mai bugie, di ragazzini che obbedivano sempre i genitori, e
specie di fanciulli che sapevano dominare il loro temperamento focoso,
sembravano proprio fatti l'uno per l'altra, com'erano realmente. Il
piacere che il buon uomo trovava in quei libri, donati da Emilia e
letti e riletti da Gertrude, era così vivo e costante come se fosse
stato un ragazzo anch'egli. Coi gomiti sulle ginocchia e il mento
sulle palme, True stava a sentire gl'ingenui raccontini ridendo quando
ella rideva, commovendosi non meno cordialmente di lei alle peripezie
delle piccole eroine, e godendo del finale trionfo della verità,
dell'obbedienza, della pazienza.
Emilia sapeva quale profonda impressione spesso facciano queste
prime letture sull'animo dei bambini, e sceglieva i libri per la sua
protetta con molta cura e molto criterio. La vita di Gertrude era
adesso prospera e tranquilla quanto in passato misera e tormentata.
Sei mesi innanzi si sentiva sola al mondo, negletta, non amata da
nessuno. Adesso aveva parecchi amici e sapeva che vuol dire essere
oggetto di cure affettuose, provveduta del necessario, accarezzata.
Tutti i giorni della settimana avevano le loro gioie, ma il sabato e
la domenica erano, come per la signora Sullivan, giorni beati, perchè
Guglielmo veniva a udirla recitare le sue lezioni, a condurla a spasso,
a ridere, a fare il chiasso con lei. Egli aveva sempre tante cose
amene da raccontarle, era tanto pieno di vita, di brio, tanto pronto
a partecipare a tutti i suoi disegni, a divertirla in mille maniere,
ch'ella già dal lunedì mattina cominciava a contare i giorni fino al
sabato venturo. E poi, allora, se c'era qualche piccolo guaio, se per
esempio il vecchio orologio a pendolo s'era fermato, o s'era rotto un
balocco, o peggio ancora le lezioni erano troppo difficili, Guglielmo
rimediava a tutto, la traeva da ogni difficoltà, la consolava d'ogni
suo puerile dispiacere. La madre stessa non lo attendeva con più
ansiosa impazienza di Gertrude.
Ma il pomeriggio della domenica ella lo passava sempre con Emilia,
nella camera di lei, ascoltando la sua voce soave, imbevendosi del
dolce suo spirito. Emilia non le faceva prediche, non la stancava
con esortazioni e precetti. La bambina neppur si sognava d'esser là
per _imparare_ qualche cosa. E intanto la giovane cieca diffondeva a
grado a grado la luce in quell'anima oscura. Gl'insegnamenti divini,
le verità generatrici di virtù, vi s'impiantavano per opera sua,
con forza, ma in modo così naturale che Gertrude non s'accorgeva
dell'azione esercitata su di lei. In progresso di tempo, però, quando
la bontà fu appieno fortificata nell'intimo del suo essere, e le prime
sue deboli resistenze al male, le prime sue infantili risoluzioni
di perseveranza nel bene si furono maturate in principî saldamente
radicati, e confermate nella pratica, ella riandando il passato
comprese che là, in quelle domeniche benedette, mentre ascoltava Emilia
sedendo su un panchetto a' suoi ginocchi, aveva ricevuto nel cuore i
primi raggi della luce immortale che mai non s'estingue.
Così la sua tacita preghiera a Dio era stata esaudita. Egli aveva
mandato alla fanciulletta ignara un suo messaggero terrestre, perchè
la guidasse verso la pace sempiterna; un messaggero a' cui occhi
suggellati erano invisibili i sentieri del mondo, ma che per lunga
esperienza conosceva la via del cielo. E chi poteva guidarla meglio di
colei che aveva così pazientemente appreso il cammino? Chi poteva esser
atto a dissipare le tenebre di un'altra anima, più di colei alla quale
Dio aveva dato una fiaccola divina per rischiarare la notte ond'era
avvolta la sua vita?
Fu per Gertrude un gran dolore l'apprendere che la sua protettrice
sarebbe tra poco andata in campagna per passarvi l'estate. Il signor
Graham possedeva una villa amenissima a circa sei miglia da Boston,
dove tutti gli anni si recava immancabilmente appena giunto il tempo
delle piantagioni. Attivissimo uomo d'affari durante l'inverno, quando
cominciava la stagione calda evadeva dal suo scrittoio, abbandonava il
libro maestro e la corrispondenza commerciale, per dedicarsi tutto alle
salubri fatiche e alle delizie del giardinaggio. Emilia promise alla
bambina che un giorno di bel tempo l'avrebbe fatta venire alla villa,
e sarebbero state insieme dalla mattina alla sera. Di questa visita
Gertrude godette tre mesi avanti, nell'immaginazione, e più di tre mesi
dopo, nella memoria.
La compensò alquanto dell'assenza d'Emilia il piacere di veder più
spesso Guglielmo, il quale grazie alla lunghezza delle giornate trovava
ora modo di fare qualche scappatina a casa, la sera. E Guglielmo sapeva
confortarla qualunque fosse la causa del suo dolore.