La piccola Gertrude aveva trovato un amico e un protettore; ed era
tempo, perchè le privazioni che soffriva e l'abbandono in cui veniva
lasciata stavano per troncare la triste sua vita, ponendo fine così
alle sue pene.
La mattina dopo che True Flint l'ebbe raccolta, ella si destò con
febbre alta, dolori al capo e alle membra, insomma tutti i sintomi
d'una malattia grave. Guardò intorno e si vide sola; ma nella stufa
ardeva un bel fuoco, e la tavola era apparecchiata per la colazione.
Rimase un momento stupita ed incerta, domandando a sè stessa dove
si trovasse, e che le fosse accaduto; non riconosceva su quel subito
la camera, vedendola per la prima volta alla luce del giorno. Ma il
suo visino sparuto brillò di gioia quando gli avvenimenti della sera
innanzi le si riaffacciarono alla memoria, ed ella pensò al vecchio
lampionaio, tanto buono, ed alla nuova casa che sarebbe stata la sua,
dove sarebbe vissuta con lui. Si levò e andò alla finestra per guardare
fuori, sebbene le girasse stranamente la testa e le vacillassero le
gambe a segno che appena poteva camminare! Il suolo era tutto bianco di
neve, e il tempo ancora burrascoso. Sembrò a Gertrude che il candore
di quella neve l'abbarbagliasse. D'improvviso la vista le mancò, una
vertigine la travolse. Barcollò e cadde.
Trueman, rientrato di lì a due minuti, fu spaventatissimo trovandola
lunga distesa sul pavimento; ma tosto comprese che doveva essere
svenuta nel tentare di dar qualche passo per la camera, e non se ne
maravigliò punto, poichè durante la notte s'era avveduto che la bambina
stava assai male. Portatala sul suo letto, riuscì presto a farle
ricuperare i sensi; passarono però tre settimane prima ch'ella potesse
levarsi, salvo quando True la prendeva in collo. True si mostrava
ruvido e goffo nel maggior numero dei casi, ma non già quando assisteva
la sua piccola protetta. Egli sapeva molte cose nel fatto di malattie:
era un po' infermiere, un po' medico, alla sua semplice maniera, e
quantunque di bambini avesse poca esperienza, il suo cuore affettuoso
gli suggeriva tutte le cure necessarie a Gertrude, e lo rendeva prodigo
d'una bontà, d'una tenerezza, di cui nessuno aveva mai dato alla
poveretta neppure una pallida idea.
Ella, dal canto suo, era molto paziente. Spesso le sofferenze e
l'estrema stanchezza del giacere da tanto tempo allettata, la tenevano
sveglia la notte intera senza ch'ella mandasse un gemito o facesse
il minimo rumore, perchè temeva di destare il buon vecchio il quale
dormiva per terra, accanto al suo letto, quando la grande ansietà per
lei non gl'impediva di pigliar sonno. A volte, essendo la bimba più
fieramente travagliata dal male, egli la reggeva sulle braccia ore
ed ore, ed anche allora ella si sforzava d'apparir sollevata, benchè
in realtà non fosse, o fingeva perfino d'addormentarsi per indurlo a
ricoricarla e prendere anch'egli un po' di riposo. Il suo coricino
riboccava d'amore e di gratitudine. Un pensiero l'occupava quasi
unicamente: che avrebbe ella potuto fare per il suo caro benefattore
quando sarebbe guarita? ma era poi capace d'imparar a fare qualche cosa
di utile?
True era tuttavia costretto a lasciarla per attendere al suo lavoro.
Durante la prima settimana della malattia Gertrude restò dunque
parecchio sola. Egli nell'andarsene le raccomandava con calore di stare
ben tranquilla sotto le coperte fino al suo ritorno; e intanto ogni
oggetto di cui ella potesse mai aver bisogno si trovava preparato a
portata della sua mano. Ma venne il momento che, aumentando la febbre,
fu presa da delirio, e per alcuni giorni non seppe più come nè da chi
fosse assistita. Alfine un pomeriggio si destò da un sonno lungo e
calmo, in pieno possesso del senso e della coscienza, e vide seduta al
suo capezzale una donna che cuciva.
Ella si rizzò nel letto per guardare la sconosciuta, la quale non
l'aveva vista aprire gli occhi. Ma, sentitala muoversi, questa dette un
sobbalzo, e subito esclamò:
— O bambina mia, rimettiti a giacere! —
Così dicendo le pose dolcemente una mano sulla spalla per corroborare
la sua ingiunzione.
— Non vi conosco, — fece Gertrude. — Dov'è lo zio True? —
Con questo nome il lampionaio le aveva detto di chiamarlo.
— È uscito, cara, ma tornerà presto. Come ti senti? Meglio?
— Oh sì! Molto meglio! Ho dormito un pezzo?
— A sufficienza. Suvvia, sta' giù. Ora ti porto una scodella di
semolino. Ti farà bene.
— Sa lo zio True che siete qui?
— Sicuro. Sono venuta a tenerti compagnia mentre lui è fuori.
— O di dove siete venuta?
— Dalla mia camera. Io abito nell'altra parte di questa casa.
— Mi pare che siate buona, voi. Davvero, mi piacete. Ma mi fa
maraviglia di non avervi veduta entrare....
— Non ci hai badato perchè stavi troppo male, poverina.... Basta,
adesso spero che non tarderai a guarire. —
La donna preparò il semolino, e quando Gertrude l'ebbe preso, si rimise
al suo lavoro. Coricata con la faccia rivolta verso la sua nuova amica,
la bambina fissava su lei i suoi occhioni. Stette così a guardarla
cucire finchè quella a sua volta la guardò, e disse:
— Che pensi tu ch'io stia facendo?
— Non so, io.... — ella rispose. — Che cos'è? —
L'altra alzò la roba che cuciva, di maniera che Gertrude potè vedere
ch'era una vestina di cotone scuro, per una ragazzetta.
— O che bella veste! — esclamò. — Per chi la fate? Per la vostra
figliuola?
— No, io non ho figliuole. Ho un figliuolo invece, uno unico: il mio
Guglielmo.
— Guglielmo? Che bel nome! E lui è un buon ragazzo?
— Buono? Il migliore che ci sia al mondo, ed il più bello! —
Nel proferir queste parole la donna ergeva il capo, e il suo pallido
viso estenuato raggiava tutto d'orgoglio materno.
Gertrude torse lo sguardo con un'espressione triste, così strana in una
creatura di quell'età, ch'ella temette che la stanchezza cominciasse
ad opprimerla, e stimò necessario farla stare in assoluta quiete.
Glielo disse e le impose di chiudere gli occhi e dormire. La bambina
li chiuse. Mentre giaceva tranquilla come se avesse obbedito anche alla
seconda ingiunzione, l'uscio s'aperse e qualcuno entrò pian piano. Era
True.
— Oh signora Sullivan, — egli fece — siete ancora qui! Vi ringrazio
tanto d'esservi trattenuta.... Avevo contato di tornare più presto....
E della bimba che vi sembra?
— Sta meglio, signor Flint, molto meglio. È in sè, ragiona.... Io credo
che, pur d'avere certi riguardi, oramai tutto andrà bene.... To', è
desta! —
True s'accostò alla piccola malata, le posò una mano sulla fronte
mandando indietro i capelli, che erano adesso tagliati corti e
accuratamente pettinati, poi le toccò il polso, e manifestò con un
cenno del capo la sua sodisfazione. Gertrude gli afferrò la mano e
la tenne stretta tra le sue. Egli sedette accanto al letto, gettando
un'occhiata sul lavoro della signora Sullivan:
— Non mi maraviglierei, signora mia, se ci fosse bisogno de' suoi
vestiti nuovi prima che non si credesse.... Tra alcuni giorni, secondo
me, sarà in piedi....
— Lo credo anch'io, ma non siate troppo impaziente. La sua malattia
è stata grave, e la non può guarire d'un tratto. Avete veduto oggi la
signorina Graham?
— Sì, l'ho veduta, pover'anima. Che il Signore benedica la sua cara
faccia! M'ha fatto un visibilio di domande su Gertrudina, e m'ha dato
questo pacchetto d'_ararutte_.... mi pare almeno che lo chiamasse così.
Dice ch'è una minestrina eccellente per ammalati. Se voi la conoscete,
signora Sullivan, siate tanto buona, mostratemi come si fa, perch'io
confesso non me lo rammento, quantunque la signorina si sia data la
briga di spiegarmelo....
— Sì, volentieri. È facilissimo. Ve ne preparerò una porzione quando
ritorno, tra poco. Per ora Gertrude non ne ha bisogno, ha preso dianzi
un semolino. Ma il babbo è già in casa, e devo apparecchiare il nostro
tè. Arrivederci a stasera, signor Flint.
— Grazie, signora.... avete un cuore d'oro voi! —
Durante alcuni giorni la signora Sullivan venne ancora ripetute volte a
prestar le sue cure alla piccola convalescente ed a tenerle compagnia.
Ell'era una donna dimessa per indole, gentile d'animo e di modi, il cui
placido viso riconfortava la povera creatura ch'era vissuta nel terrore
e aveva sofferto ogni sorta di maltrattamenti. Sempre portava con sè il
suo lavoro di cucito: solitamente qualche indumento da ragazzina.
Una sera Gertrude, già quasi guarita della sua ostinata febbre, sedeva
in grembo a Trueman Flint, vicino alla stufa, ben bene ravvolta in una
coperta di lana, e parlava della sua nuova amica. A un tratto alzò gli
occhi in faccia al buon uomo e uscì a dire:
— Zio True, conoscete voi la bambina per la quale fa un vestitino?
— È una bambina che ha bisogno di vestitini e di molte altre cose,
perchè ch'io sappia, non ha panni da indossare, tranne pochi cenci....
E tu, Gertrude, non ne conosci nessuna che sia in questo caso?
— Direi di sì, — rispose ella piegando un po' la testa da un lato, e
strizzando un occhio.
— Bene, chi è?
— Non vi sta seduta in grembo?
— Che? Tu stessa? Eh via, credi forse che la signora Sullivan voglia
impiegare il suo tempo a cucire vestiti per te? —
Gertrude chinò il capo.
— Veramente, _io non l'avrei creduto_.... ma _voi diceste_....
— Sentiamo, che cosa dissi io?
— Qualche cosa di vestiti nuovi.... per me....
— Sì, cara, _per te_! — esclamò egli stringendola in un abbraccio
rustico ma cordiale. — E sono due mute complete, con calze e scarpe per
soprammercato! —
Ella spalancò i suoi occhioni, in atto di stupore, rise, battè le mani.
True rise anche lui. Parevano tutti e due molto felici.
— E l'ha comperata lei cotesta roba? È dunque ricca? — domandò ella.
— La signora Sullivan?... Ahimè, punto!... La roba la comperò la
signorina Graham, e pagherà alla signora Sullivan la fattura.
— Chi è la signorina Graham?
— È una signorina troppo buona per questo mondo.... si può affermarlo!
Ti parlerò di lei un'altra volta,... Oggi no, perch'è tardi. Dovresti
già essere a letto e dormire. —
Un sabato Gertrude, che oramai stava benino, era rimasta alzata tutto
il giorno. Verso sera però si sentì stanca, e si coricò avanti buio.
Destatasi dopo aver dormito profondamente due o tre ore, vide che True
aveva compagnia. Accanto alla stufa, un altro vecchio, d'età molto
più inoltrata della sua, sedeva di faccia a lui, fumando la pipa. Egli
indossava un abito di foggia antiquata e di tessuto ordinario, ma assai
lindo; le due sole ciocche di lunghi e candidissimi capelli che ancora
gli crescevano, proprio dietro le orecchie, erano pettinate con cura
all'insù, e annodate sul vertice del cranio calvo e lucido. Le sue
fattezze avevano linee dure e taglienti, e Gertrude pensava che tali
dovevano essere tutte le parole uscite dalla sua bocca, tanto le pareva
inverosimile ch'egli potesse mai dire qualche cosa di gentile o di
piacevole. Il sarcasmo ch'esprimevano gli angoli delle labbra, l'amaro
scontento che traspariva da tutta la faccia, colpivano la bambina senza
ch'ella sapesse definirli, e le facevano trarre le sue conclusioni sul
carattere di quell'uomo. Ben s'apponeva figurandosi ch'egli fosse il
signor Cooper, padre della signora Sullivan; e nell'opinione fattasi
di lui alla prima occhiata non si scostava notevolmente dalla maggior
parte di coloro che lo conoscevano.
Ma l'opinione pubblica e la sua propria faccia calunniavano un poco
il vecchio sagrestano. Certo egli non era di un naturale allegro
nè amabile. Sventure domestiche e lo sfavore della volubile fortuna
lo avevano reso pessimista e portato a non considerare che i dolori
della vita, a mostrarsi arcigno dinanzi alla gaiezza e alle baldanzose
speranze dei giovani, i quali, soleva egli sentenziare scrollando
il capo con un'aria misteriosa, ignorano che sia il mondo. Egli
non l'ignorava, e diveniva tanto più severo per le sue follie ed
inesorabile per le sue colpe, quanto più la vecchiezza lo allontanava
da esso. Anche l'ufficio ch'esercitava da anni in qua, era dei meno
atti a combattere una disposizione alla malinconia, tenendolo il suo
servizio in chiesa quasi sempre solitario. Eppure in fondo al cuore
quel misantropo nascondeva riserve di bontà e di benevolenza, e True
Flint, che lo sapeva, si divertiva a trarle alla luce. Egli amava
il vecchio per la sua onestà scrupolosa e il suo animo sincero. Da
lungo tempo i due amici usavano sedere insieme il sabato sera, nel
canto del fuoco, discutendo di politica, di istituzioni nazionali,
di diritti individuali; questioni che ogni buon Americano si sente
chiamato a sottoporre ai propri speciali criteri. Discorrevano inoltre
dei loro sentimenti ed interessi privati. Ma qual si fosse il soggetto
del discorso e per quanto la discussione s'accalorasse, mai la loro
amicizia non ne aveva sofferto danni o pericoli: caso singolarmente
notevole, essendo Trueman Flint, nel temperamento e nel carattere,
la vera antitesi di Paolo Cooper. Animoso, fidente, egli era sempre
disposto a pigliar le cose dal lato buono, e anche nelle peggiori
avversità non si scoraggiava, non disperava, si teneva sicuro che alla
fine tutto s'accomoderebbe.
Quella sera avevano conversato su parecchi dei soliti argomenti, ma nel
momento che Gertrude si destò parlavano di lei, e s'intende che il loro
dialogo attrasse vivamente la sua attenzione.
— Dove mi diceste d'averla raccattata? — domandava appunto il
sagrestano.
— Da Annetta Grant, — rispose True. — Ve la rammentate? È quella donna
contro il cui figliuolo foste citato come testimonio d'accusa, quando
furono rotte le vetrate della chiesa la sera innanzi il quattro giugno.
Eh, no, non potete averla scordata, Cooper.... sembrava una furia,
al dibattimento, si vendicava non risparmiando nemmeno Suo Onore,
il giudice! Bene, era inviperita a quel modo e maltrattava la povera
creatura la prima volta ch'io la vidi: la _seconda_ l'aveva cacciata di
casa....
— Ah sì, me la rammento!... Un'orca!... Quella lì, m'immagino, non è
mai stata amorosa neppure coi figliuoli propri, figuriamoci poi con gli
altrui! Ma voi che ne farete della trovatella?
— Che ne farò?... La terrò meco, caspiteretta, e ne avrò cura. —
Cooper fece una risatina piuttosto sarcastica.
— Sì, capisco, caro vicino, voi giudicate avventata questa risoluzione
d'adottare una bimba, all'età mia: e forse è. Ma ora vi spiego com'è
stato. La notte di cui vi raccontai, la piccina sarebbe morta se io non
l'avessi raccolta; e anche dopo ricoverata qui, fu sul punto di morire,
più volte; soltanto la grande assistenza che le prestai con l'aiuto
di vostra figlia, potè salvarla. Ebbene, quella prima notte, parlando
nel sonno, gridò a me tutto il suo dolore, si raccomandò a me come
all'unico amico che mai avesse avuto (e credo infatti che sia così),
supplicandomi di lasciarla rimanere.... Allora deliberai in cuor mio
di far che rimanesse, ad ogni costo di tenermela come una figliuola e
dividere con lei il mio ultimo tozzo, avvenga che può.... Il Signore
è stato misericordioso meco, signor Cooper, molto misericordioso....
Mi mandò buoni amici nella mia profonda infelicità. Seppi anch'io da
ragazzo quanto sia triste l'essere solo al mondo, senza babbo nè mamma;
e quando vidi i patimenti di quella disgraziata creaturina, sentii
che appunto perchè non era di nessuno apparteneva più particolarmente
al Signore, e ch'io non potevo fare di più per servirlo nè dovevo far
meno, che spartire con la poveretta il bene ch'Egli m'ha dato.... Ah,
voi guardate intorno come per dirmi che qui c'è poco da spartire con
chicchessia, e, davvero, molto non c'è.... ma, una cosa sì.... e una
gran cosa per chi non l'ha mai avuta: _una casa_. Io ho ancora le mie
brave braccia, e cuore gagliardo, e buona volontà. Con l'aiuto di Dio
sarò un padre per quell'orfanella, e forse verrà il tempo ch'ella sarà
per me una benedizione incarnata.... —
Il signor Cooper scrollò il capo con aria di dubbio, e borbottò che i
figliuoli, anche i veri, sogliono essere tutt'altro che benedizioni.
Ma non ebbe il potere di scuotere la ferma fede di True nella
saviezza e nella bontà della propria risoluzione. Questi, trasportato
dall'ardore con cui parlava, era sorto in piedi e camminava su e giù
per la stanza, a passi rapidi, eccitatissimo. Ritornò a sedere, e
riprese:
— D'altronde, caro Cooper, se anche non mi fossi determinato a tenere
qui Gertrude la notte stessa che ce la portai, non l'avrei mandata via
il giorno dopo perchè, io credo, il Signore mi parlò per bocca d'uno
de' suoi santi angeli, e m'impose di perseverare nel mio proposito.
«Voi conoscete la signorina Graham: frequenta regolarmente la vostra
chiesa con suo padre, un vecchio signore di bell'aspetto.... Tre
settimane fa, dopo quel tempaccio, io mi trovavo da loro, a spalare
la neve nel cortile, ed essa mi fece chiamare in cucina.... Ah, sia
benedetta la sua angelica faccia! Povera creatura! Il mondo è buio per
lei, ma essa lo rischiara per gli altri.... Non vede lo splendore del
cielo con gli occhi, come noi, ma lo vede meglio, perchè lo ha dentro
l'anima sua, e quando sorride le raggia tutto dal viso, e sembra l'arco
celeste del buon Dio che appare tra le nubi... Quante cortesie m'ha
usate da che, or saranno cinque anni, mi toccò quella disgrazia nel
magazzino del padrone! Anche il giorno della neve, dunque, mi mandò
a chiamare per domandar notizie della mia salute e sentire se avessi
bisogno di qualche cosa che potesse chiedere al suo babbo per me. Io
allora le raccontai il caso di Gertrude, e ve l'assicuro, non avevo
ancora finito di dire, che si piangeva tutt'e due. Mi pose in mano una
certa somma di denaro, e m'incaricò di far fare dalla signora Sullivan
il necessario per vestire la bambina; ma fece ben più: promise di
venirmi in aiuto se mai mi trovassi in qualche difficoltà a cagione
dell'impegno assunto; poi quando la salutai mi disse: «Non c'è dubbio,
True, avete fatto bene: il Signore vi benedirà e vi ricompenserà della
vostra buona azione.» —
Egli era così commosso, così infervorato nel suo discorso, da non
essersi avveduto di ciò che il sagrestano, per non interromperlo, aveva
osservato in silenzio. Gertrude, uscita pian piano dal letto, gli stava
accanto, e lo ascoltava con gli occhi fissi nel suo volto, e il respiro
mozzo dall'intensa attenzione. Ella gli toccò una spalla; egli si
volse, la vide, e le aperse le braccia.
Con la faccetta nascosta nel suo seno, la piccina mormorò ansando, in
uno scoppio di lacrime che eran lacrime di gioia:
— Starò dunque con voi.... sempre?
— Sì, finchè Dio mi dà vita, — egli rispose — tu sarai la mia
figliuola! —