Il comandante del corpo

_Ricciotti Garibaldi_.

Il colonnello: _Luciano Mereu_.

«Legation royale de Grece.

«Il R. Incaricato d'affari della Grecia esprime il suo più vivo

rincrescimento d'essere impedito, per causa di malattia, di assistere

alla commemorazione che si terrà questa sera in memoria del compianto

filelleno Oreste Tomassi, valorosamente caduto nella battaglia di

Domokos».

Vienna, 31 maggio--12 giugno 1897.

Ai Preg.mi Signori

Signori Costiglioni

Cofler e De Hoeberth

Vienna.

*

* *

Portato l'ultimo tributo alla sepoltura del valoroso amico, e mandato

l'estremo saluto ai valorosi che erano caduti combattendo per una santa

causa, la colonna, che fra morti, feriti e scorte era ridotta a circa

450 uomini, prese la strada di Panaghia. Così finì la breve campagna di

Grecia del 1897.

Dopo altre peripezie, che non torna conto di ridire--la brava Legione

che aveva onorato anche una volta il nome italiano, e tenuto alto il

prestigio della camicia rossa, ritornava in patria.

Questi sono i caduti morti nella battaglia di Domokos, gloriosa per i

garibaldini: Antonio Fratti, Antonio Pini, Giovanni Capra, Ugo

Silvestrini, Alfredo Antinori, Filippo Bellini, Ettore Panseri, Pio

Simoni, Michele Frappampina, Guido Cappelli, Alarico Silvestri, Enrico

Mancini, Oreste Tomassi, Francesco Fraternali, Romolo Garroni,

Massimiliano Tombelli.

Onore ad Essi!

*

* *

La piaga dolorosa lasciata sul cuore della nazione dalla disfatta d'Adua

andavasi cicatrizzando, allorquando da un gravissimo lutto doveva essere

colpita l'Italia tutta;

=CAPITOLO XXXII.=

=Orrendo misfatto e morte di Umberto Iº=

Il 29 luglio del 1900--giorno nefasto--il mondo esterefatto udiva

l'orribile notizia--A Monza, moriva assassinato da belva umana Umberto

Iº Re d'Italia--il Re che amava il popolo suo come padre il più amoroso!

il più benefico!

Chi può ricordare senza fremere la data della sera infame nella quale

Umberto di Savoia--forma ideale di bontà--in mezzo ad una festa di

popolo alla quale fidente aveva voluto prendere parte--a tradimento--fra

le ombre notturne--veniva ucciso dall'arma parricida d'un italiano? Fu

il più grande misfatto che tigre sitibonda di sangue potesse perpetrare!

Umberto Iº nel morire deve avere pensato--che meglio sarebbe stato

cadere fra il fragore delle armi e lo squillar delle trombe nel

1866--quando fra i suoi compagni combatteva da eroe nella disgraziata

ma pur gloriosa giornata di Custozza, col pensiero rivolto alle terre

italiane irredente--aspettanti di essere unite alla madre patria--sempre

fidenti!

Incancellabile durerà in noi il ricordo dell'esecrando delitto--e il

popolo italiano che vivo l'amò tanto--sente che il ricordo di Lui forma

ormai la parte più cara della sua coscienza.

«Date lacrime ed onori alla sua sacra memoria».

Questo fu il Vostro voto Sire! quando saliste sul trono del Padre della

Patria e di Umberto I il Re Buono--e il popolo come una eco alle parole

del Vostro cuore addolorato--spinto da sentimento unanime--glorificando

la memoria del Re estinto, faceva nel tempo stesso solenne affermazione

plebiscitaria di affetto per Voi Emanuele III nostro Re e per la Vostra

Casa.

E le dimostrazioni di vivo rimpianto di tutto un popolo, sia per

Voi--Regina Margherita--tanto amata dal lacrimato Re--di conforto al

Vostro cuore d'italiana e di madre.

L'Italia vi ha consacrata alla sua venerazione!

*

* *

Ecco il primo ordine del giorno esprimente alti sentimenti patriottici e

civili che il Re Vittorio Emanuele III emanava in occasione della sua

assunzione al trono.

* * * * *

Ufficiali, sott'ufficiali e soldati dell'Esercito e

dell'Armata!

«L'intiero mondo civile ha udito con indignazione la tragica fine del

compianto mio genitore.

«Il dolore della Nazione si è certamente ripercosso nei vostri cuori di

buoni e fedeli soldati. In questo momento il mio pensiero si rivolge

fidente a voi tutti, certo che riporterete su di me l'affetto col quale

circondavate il Re Umberto, affetto che, seguendo l'esempio paterno, con

cuore di soldato, io vi ricambio.

«E con voi il mio pensiero si rivolge ai vostri compagni, che in Creta,

nell'Eritrea ed in Cina mostrando le tradizionali qualità di soldati

italiani, tengono alta la gloriosa bandiera nazionale simbolo della

grandezza e dell'unità della nostra patria».

Da Monza 1º agosto 1900.

_Vittorio Emanuele III_.

*

* *

Ecco come si commemorava alla Camera la morte di S. M. Umberto I Re

d'Italia.

* * * * *

Il giorno 6 agosto il presidente onorevole Villa--dava partecipazione

alla Camera dell'esecrando delitto colle seguenti parole che tutti i

deputati profondamente commossi ascoltavano in piedi:

«_Onorevoli colleghi_! Umberto I, l'amato nostro Re, non è più! La mano

sacrilega di un assassino si è levata su lui e là in Monza, in mezzo al

popolo che lo salutava plaudente con le più schiette manifestazioni

della gratitudine e dell'affetto, ne spezzava freddamente il cuore.

«Non la mia povera parola varrebbe oggi a dirvi della immane sventura

che ci ha colpiti; non io saprei degnamente evocare dinanzi agli occhi

del cuore, impietrito dal dolore, l'immagine del Re barbaramente

assassinato; non io potrei dirvi di questo gran martire della carità,

che l'odio settario ha, nel suo insaziabile istinto di rovine e di

sangue vigliaccamente sacrificato. (_Benissimo_!)

«No!... Ma io sento che parla per me la voce di tutto un popolo che lo

amava (_Benissimo_!) e lo benediva; di un popolo intero che dagli alti

palazzi, come dai più umili casolari, dai più remoti angoli del paese,

dalle officine e dai campi, si leva esterrefatto fra le lagrime e le

preghiere e nell'impeto delle sante ire maledice ai sicarî. (_Vivissime

approvazioni_).

«No!... Ma io sento che echeggia qui nel cuore di tutti noi la voce

immensa di tutto il mondo civile che, piangendo desolato o concorde la

caduta di un Eroe vilmente fulminato da un assassino, solleva un grido

di esecrazione e di allarme contro quel cosmopolitismo feroce e

sanguinario che, calpestando ogni alta idealità della vita umana e

ponendosi in aperta rivolta contro ogni santa manifestazione della

carità e dell'amore, non si arresta neppure dinnanzi al parricidio.

(_Vivissime approvazioni_).

«No, io sento raccolta qui negli animi nostri la parola dolcissima di

quella grande Addolorata che, dopo di aver portato nella Reggia il

fascino della grazia e della bontà, dà oggi nelle veglie del dolore

l'esempio di una forza e di una virtù, ammirande; (_Vivissime

approvazioni--prolungati applausi_) non dimentica mai, fra le angoscie

dell'anima, nè dei doveri di madre, nè di quelli che la stringono alla

nazione che essa ama, e dalla quale è riamata, e non invocando da Dio

che la grazia suprema della rassegnazione. (Benissimo!)

«_Era buono... non fece mai male a nessuno. È il più gran delitto del

secolo_! E in queste parole che proruppero dal cuore della donna e della

Regina, è la sintesi dolorosa e solenne di quella terribile tragedia,

che ebbe il suo epilogo nella notte fatale del 29 luglio. (_Bravo_!)

«Era buono. Sì, buono di quella bontà che è il compendio di tutte le

virtù; di quella bontà che riunisce e rispecchia le più eminenti doti

dell'intelletto e del cuore in tutti i rapporti della vita morale e

civile. (_Benissimo_!)

«Era buono; e lo provò prima ancora di assumere le alte responsabilità

della Corona, conformando tutta la sua vita alle austere discipline del

dovere, assecondando con sentimento di devozione [Illustration: RE

VITTORIO EMANUELE III] la volontà del padre, seguendone fedele gli

esempi e avventurando la vita con lui e col fratello sui campi di

Lombardia per la causa italiana. (_Benissimo! Bravo!_)

«Io non ambisco--così Egli diceva ai rappresentanti della Nazione,

nell'atto di cingere la Corona: Io non ambisco che meritare questa lode:

EGLI FU DEGNO DEL PADRE». E nella omerica semplicità di queste parole

Egli scolpiva tutto l'animo suo. (_Approvazioni_).

«Era buono; e lo provò durante i ventidue anni di regno, non ismentendo

mai quella che fu la costante preoccupazione di tutta la sua vita; di

mantenere, cioè, fede rigorosa alle istituzioni. Re costituzionale, egli

non si lasciò mai sedurre dal pensiero di potersi in qualche modo porre

in contrasto con quell'indirizzo di Governo che gli poteva essere

segnato dalla volontà della nazione. Religioso osservatore della legge,

egli sentiva tutti i doveri che si impongono al Sovrano nell'alto

ufficio che gli è affidato, di essere moderatore imparziale fra l'urto

dei partiti che intendono a fecondare con nuovi elementi l'attività

politica ed economica dello Stato. Passarono sopra di noi turbini e

procelle spaventose gravi sventure colpirono il cuore della nazione,

egli non disperò mai della patria; nè dubitò mai della virtù italiana;

ma richiamando serenamente il paese alla coscienza della sua forza e al

culto della libertà, proclamò sempre la sua fede costante nelle

Istituzioni «_essere esse la salvaguardia contro ogni pericolo;

in esse la prosperità e la grandezza della patria». (Vivissime

approvazioni--Vivi e prolungati applausi.)

«Non fece mai del male a nessuno_. E come lo avrebbe potuto? Egli passò

beneficando. Non fu pubblica sventura nella quale egli non abbia saputo

manifestare tutto l'inesauribile tesoro di bontà che aveva nel cuore. Lo

vedete impavido in mezzo ai pericoli, affrontare la terribile malattia

quando è più fitta l'ecatombe delle vite e più fiero l'imperversare del

flagello; impaziente sempre di giungere fra i primi a portare una parola

di conforto e un soccorso ai derelitti colpiti dalla sciagura. Non vi è

miseria alla quale egli non sappia apprestare un riparo. Negli asili

come negli ospedali egli accorre colla coscienza di dover adempiere ad

un dovere di umanità e con la stessa fede con cui vi accorre una suora

di carità.

«_Io porrò negli umili la gloria del mio regno_. Con queste parole egli

riassumeva tutto il suo cuore, tutto lo scopo al quale avrebbe

desiderato fossero rivolte le cure del Governo; l'intento sommo che egli

sperava di poter raggiungere. E lo provava accordando largo concorso di

sovvenzioni ad Istituti di previdenza, Casse di lavoro, Associazione

cooperative, ogni opera diretta ad allievare le necessità dei più umili.

Lo provava mostrandosi sempre devoto alla causa degli operai,

mescolandosi con questi con confidente famigliarità; mostrando la più

viva sollecitudine per i loro interessi e per quelli delle loro

famiglie; avendo per tutti una stretta di mano, una parola amica, un

sorriso che infondeva in ogni cuore un sentimento di fiducia e di

ossequio.

«Era buono e non di meno vi fu chi ha potuto concepire il truce pensiero

di farne scempio!

«E vi è stato chi ha potuto freddamente, roteare sopra quel petto, sul

quale brillavano le insigne del valore, i tre colpi mortali!

«E vi fu chi pensò di scegliere con ributtante audacia a teatro

dell'opera scellerata ed infame quello stesso luogo e quell'ora stessa,

in cui il plauso popolare salutava il Re buono, leale e generoso;

conculcando l'autorità sovrana ed insultando ad un tempo l'affetto

popolare, (vivi e prolungati applausi).

«_È il più gran delitto del Secolo_. Sì: è la brutale malvagità che,

mentre sfoga il suo istinto di sangue distruggendo la più nobile delle

esistenze conculca nel tempo stesso la più alta personificazione

dell'autorità della legge, della maestà della nazione, del diritto

sociale, della giustizia, e insulta ad un tempo il sentimento popolare

nella più elevata sua manifestazione. (_Vivi e prolungati applausi_).

«È la brutale malvagità alimentata ed ordinata a sistema contro ogni

ordine sociale: distruggere per distruggere. Lusingansi forse i

dissennati, di poter con le loro opere di sangue attentare a quella

grande espressione di forza che è la Monarchia italiana; ed offendere

quel prezioso coacervo di volontà, di aspirazioni, di energie che è

rappresentato dalla Dinastia di Savoia? (_Vive approvazioni_).

«No; il Re non muore (_Prolungati applausi e grida ripetute di_: Viva il

Re!) e il sangue dei martiri fortifica la fede dei superstiti.

(_Prolungati applausi_).

«Il Re non muore; Umberto rivive nel figlio suo. Vittorio Emanuele III

raccoglie la Corona insanguinata per continuare imperterrito e con la

stessa fede quella missione di pace e giustizia, che l'Augusto suo

Genitore si era prefisso. (_Vive approvazioni_). Contro questa legge

indefettibile, della continuità giuridica e morale della Monarchia, che

la coscienza del popolo ha con mirabile concordia riconosciuta, non vi è

opera di sette, non vi è opera di violenti che possa prevalere. (_Vivi e

prolungati applausi--grida ripetute di_: Viva il Re!)

«Grandi doveri però c'incombono, ai quali la nostra coscienza non può

mancare. Noi sentiamo che la vita morale della Nazione è turbata da

dissesti morbosi; noi sentiamo che vi è nell'organismo sociale qualche

cosa che fallisce alla regolarità e sincerità delle sue funzioni. Al più

grande dei delitti del secolo, perpetrato su di una pubblica piazza

assiepata di popolo e contro la più nobile delle vite, si collegano

responsabilità morali più o meno dirette, più o meno prossime che

possono dipendere dagli imperfetti organismi della nostra vita giuridica

ed amministrativa. (_Vive approvazioni_).

«Bisogna richiamare il paese all'osservanza rigorosa della legge. (_Vive

approvazioni--applausi_). Bisogna modificare, correggere i nostri

istituti educativi, far penetrare nelle masse il sentimento del dovere;

richiamarle agli alti ideali della patria e della famiglia; dare a tutti

e in tutto quella giustizia che è il supremo bisogno dei popoli.

(_Applausi unanimi e prolungati_).

«Con questi intendimenti raccogliamoci attorno al giovine Re sul quale

l'occhio del padre e della madre posavansi con tanto affetto e che

sollevando la bandiera abbrunata della patria, intende con animo sicuro

verso la meta segnatagli dal padre e dalle tradizioni della sua Casa.

Raccogliamoci attorno ad esso al grido di: Viva il Re (_Vivi e

prolungati applausi,--grida di: Viva il Re!_) Questo grido che mi

prorompe dall'animo è l'espressione più pura dell'unità della patria, la

manifestazione più alta della sua forza morale e della maestà e della

grandezza del nome italiano, purificati da ogni contrasto regionale. Da

qui l'avvenire della patria, da qui l'espiazione, che darà la pace alle

nostre coscienze e al paese la sua unità morale e la coscienza della sua

missione. (_Applausi generali e prolungati.--Grida ripetute di: Viva il

Re!_)

Così parlava l'onorevole Saracco, presidente del Consiglio, ministro

dell'interno.

Signori deputati! Mi onoro di annunciare alla Camera, che S. M. il Re,

con decreto del 2 agosto, ha confermato me nell'ufficio di presidente

del Consiglio, ministro dell'interno, e i miei colleghi nelle loro

rispettive funzioni. Spetta perciò a me di compiere il mestissimo

ufficio di associarmi, in nome del Governo, ai sentimenti d'indignazione

e di dolore, espressi con rara eloquenza dal vostro degno presidente.

«Mi associo a questi sentimenti coll'animo più che con le parole; le

quali non bastano a significare la commozione profonda o il cordoglio

che mi strazia.

«Io, che vidi le origini del nuovo Regno, e presi parte a tutte le

vicende fortunate, per cui il piccolo Piemonte si trasformò nella Grande

Patria Italiana, non avrei mai creduto di viver tanto per assistere alla

strage del mio Re. (_Bravo! Bene!_)

«Ciò che più mi cruccia è il pensiero che la sua vita preziosissima fu

troncata dalla mano d'italiano. (_Bravo!--Approvazioni_)

«Se la maledizione del popolo non avesse raggiunto il parricida, se non

gli pendesse inesorabile sul capo la maledizione di Dio e di tutto il

mondo civile, vorrei anch'io, con le lagrime negli occhi e con lo sdegno

nel cuore, esecrare e maledire questa belva in figura d'uomo.

(_Benissimo!--Vive approvazioni_).

«Ma debbo far forza a me stesso e, come capo del Governo, imporre freno

all'indignazione che mi trabocca dall'animo, imitando l'esempio di forte

serenità che ci viene dall'Augusto Successore.

«Raccolti nel dolore, prostriamoci innanzi al feretro del Re leale,

buono e generoso, soldato per la patria per l'umanità, del Re che

riassumeva le virtù civili e militari della sua eroica stirpe; del Re

che fu sempre fortunato interprete dei sentimenti e delle aspirazioni

del suo popolo, cui lascia tanta e così larga eredità di affetti.

«L'universale compianto che lo accompagna nel sepolcro è il giusto

premio di una vita tutta spesa nello adempimento del dovere e dedicata

al benessere ed alla felicità del suo popolo.

«La fine crudele toccata al più giusto al più umano dei Sovrani deve

ispirarci, gravi riflessioni e suscitare virili propositi.

«Di fronte alla frequenza di così mostruosi e brutali delitti che, senza

odio e senza motivo, prendono di mira le più innocenti e le più elevate

esistenze; di fronte alle minaccie incalzanti e feroci di una

classe di degenerati senza patria, senza umanità e senza Dio;

(_Benissimo!--Vivissime approvazioni_) che sognano di rinnovare la

società seppelendola sotto le sue rovine; in mezzo a tanto agitarsi di

malsane passioni e di appetiti sfrenati, che avvelenano l'ambiente e

turbano la pubblica coscienza, non è lecito al Governo rimanere

impassibile; (_Benissimo!--Bravo!_) non potete restare impassibili voi,

onorevoli deputati, cui sono connesse le sorti di una così nobile e

civile nazione, grande nei suoi slanci patriottici, generosa e

cavalleresca nei suoi sentimenti. (_Bene!_)

«Non è possibile che nel seno di questo bel paese continui a fecondarsi

il reo seme che ha dato frutti così funesti e ne prepara di peggiori per

l'avvenire. (_Benissimo!_)

«Tutti coloro che, come noi, son convinti essere la Monarchia la sola

forza con la quale il nostro paese può tenersi unito e prosperare,

(_Benissimo!_) hanno l'obbligo di stringersi insieme per studiare e per

preparare i mezzi acconci a prevenire le funeste esplosioni di un

fanatismo cieco, che minacciano il ritorno di una barbaria nuova e senza

nome (_Approvazioni_).

«È questo il compito che i nuovi pericoli impongono al Governo ed al

Parlamento, consci della loro missione e solleciti dell'onore, della

sicurezza e dell'avvenire del paese. (_Benissimo!_)

«Dopo mezzo secolo di vita politica, attraverso tante vicende, non ho

mai perduta la fede nei benefizi della libertà, che fu la leva del

nostro risorgimento e la pietra angolare del nostro Regno; (Benissimo!)

ma, per assicurarla e garantirla, occorre impedire con mano ferma ed

energica che nell'ombra e sotto il pretesto della libertà si sovvertano

gli ordini dello Stato. (_Benissimo--Vivi applausi!_) e si mettano in

serio pericolo le conquiste della civiltà e del progresso.

(_Benissimo!_)

«L'immensa sventura che ci strappa così amare lacrime, sia per noi un

salutare lavacro che purifichi gli spiriti e unisca gli animi alla

comune difesa.

«Sarà questo l'omaggio più degno che possiamo rendere alla venerata

memoria del compianto Sovrano ed il saluto augurale dell'Augusto

Successore che, giovane ed animoso, seguita sul trono le orme luminose

del Padre e dei suoi Grandi Avi.

«I vecchi hanno data una Patria e un glorioso retaggio da custodire;

spetta a voi giovani di conservarlo ed accrescerlo con la fede robusta,

collo spirito di sacrifizio e col sentimento di solidarietà, che

levarono l'Italia alla presente fortuna. (_Benissimo!--Vive

approvazioni--Vivi e prolungati applausi_). Il presidente della Camera

dà comunicazione dei seguenti telegrammi.

*

* *

Monsieur le Président,

Profondément ému par le crime exécrable qui met en deuil l'Italie et le

monde civilisé, je prie Votre Excellence d'agréer l'expression de mes

plus vives sympathies. Je suis assurè d'être l'interprète des sentiments

de mes collègues en vous adressant le temoignage de notre tristesse. Les

deux nations se sentent unies une fois de plus par les mêmes

douleurs.--Paul Deschanel.»--(_Vivissimi e prolungati applausi_).

«L'Union Interparlementaire pour l'arbitrage international et la paix

réunie en conference à Paris, s'associant au deuil de la nation

Italienne et protestant avec indignation contre l'odieux attentat dont

Roi Humbert a été victime, a l'honneur d'offerir a Monsieur le Président

de la Cambre des Députés l'hommage respectueux de ses sincéres

condoleances.--Le Président de la Conference, Faillieres, Président du

Senat.»--(_Applausi_).

«Profondément émus du deuil qui frappe l'Italie, nous vous envoyons nos

compliments de condoléance et bien douloureuse sympathie au nom de

l'Union des Commissaires étrangers.--Robert Raffalovich Asbeck

Spearman.»--(_Bene!_)

«Le crime abominable qui plonge en deuil l'umanité entière m'a causé une

grande douleur. Sûr d'être le fidèle interprète de ces mêmes sentiments

de tous mes collègues, j'esprime à Votre Excellence nos sympathies et

l'assurance de la part immense que nous prenons dans la douleur de tout

la nation italienne.--Ietcho Bakaloff, Président de la Chambre des

Députés de Bulgarie.»--(_Bene!_)

«Dopo aver ascoltate le seguenti parole pronunciate nella seduta d'oggi,

la Camera che ho l'onore di presiedere ha deliberato che esse siano

trasmesse a V. S. come fedele espressione dei suoi sentimenti, nonchè di

quelli della nazione Argentina:

«Signori deputati, il telegrafo annuncia che Sua Maestà Umberto I, il

virtuoso e magnanimo Re d'Italia cadde vilmente assassinato. Credo

rendermi fedele interprete dei sentimenti della Camera dei deputati

della Nazione Argentina esecrando il barbaro attentato che deve essere

energicamente riprovato da tutti i popoli civili del mondo in omaggio

alla memoria dell'illustre Re, che fu sicuro e costante amico della

nostra patria (_Applausi_).

«In considerazione del dolore che grava sul nostro spirito per la

perdita che ha sofferto la nobile nazione italiana e quella parte dei

suoi sudditi che abitano il nostro paese e che in fraterna unione con

noi lavora alla sua prosperità e al suo ingrandimento propongo si levi

la seduta.»

«Saluto Lei, signor presidente, con la più distinta

considerazione.--Marco Avellaneda, presidente; Alessandro Sorondo,

segretario». (_Vivissimi applausi_).

«La Camera dei deputati del Brasile, profondamente commossa per il luttuoso

avvenimento di cui fu vittima il Re Umberto, associandosi al dolore

che ha ferito il cuore del popolo italiano, votò una mozione di compianto

sospendendo le sue sedute, e presenta le sue condoglianze.--Carlos

Vaz Mello, presidente della Camera».--(_Approvazioni_).

«La Camera dei deputati del Perù si associa al dolore del Parlamento

italiano per l'assassinio del Re Umberto.--Carlos de Pierola,

deputato-presidente». (_Bene!_).

«La Camera dei deputati del Chili ha deliberato esprimere a codesta

Camera, per mezzo di Vostra Eccellenza, il suo dolore per la disgrazia

che affligge la nazione italiana.--Carlos Palecios, presidente; Rafael

Brako, segretario».--(_Bene!_).

«In nome partito Indipendenza, costituente due terzi della Opposizione

Parlamentare Ungherese, esprimo profondo dolore perdita impareggiabile

Re e nobilissimo uomo, augurando felicità nazione italiana.--Francesco

Kossuth, presidente».--(_Vivissimi applausi_).

Da ogni parte del mondo pervennero telegrammi d'esecrazione per

l'orrendo misfatto.

*

* *

L'11 agosto 1900 dopo aver dato il giuramento prescritto dall'art. 22

dello Statuto del Regno S. M. il Re Vittorio Emanuele III pronunziava

alle Camere riunite in Senato il seguente discorso:

_Signori Senatori, Signori Deputati!_

«Il Mio primo pensiero è pel Mio popolo, ed è pensiero di amore e di

gratitudine.

«Il popolo che ha pianto sul feretro del suo Re; che affettuoso e

fidente si è stretto intorno alla Mia Persona, ha dimostrato quali salde

radici abbia nel Paese la Monarchia liberale (_Applausi fragorosi--grida

di Viva il Re!_)

«Da questo plebiscito di dolore traggo i migliori auspici del Mio Regno.

«La nota nobile e pietosa, che sgorgò spontanea dall'anima della Nazione

all'annunzio del tragico evento Mi dice, che vibra ancora nel cuore

degli Italiani la voce del patriottismo, che inspirò in ogni tempo

miracoli di valore (_Applausi_). Sono orgoglioso di poterla raccogliere.

«Quando un popolo ha scritto nel libro della Storia una pagina come

quella del nostro Risorgimento, ha diritto di tenere alta la fronte e di

mirare alle più grandi idealità (_Applausi_). Ed è a fronte alta, e

mirando alle più grandi idealità, che Mi consacro al Mio Paese con tutta

l'effusione ed il vigore di cui Mi sento capace (_Applausi_), con tutta

la forza che Mi danno gli esempi e le tradizioni della Mia Casa

(_Applausi vivissimi_).

«Sacra fu la parola del Magnanimo Carlo Alberto, che largì la libertà:

sacra quella del Mio Grande Avo, che compì l'unità d'Italia. Sacra

altresì la parola del Mio Augusto Genitore, che in tutti gli atti della

sua vita, si mostrò degno erede delle virtù del Padre della Patria

(_Vivissimi e prolungati applausi--grida di Viva il Re! Viva Casa

Savoja!_)

«All'opera del Mio Genitore diede ausilio, ed aggiunse grazia e

splendore quella della Mia Augusta e Venerata Genitrice, (_Lunga

ovazione e grida di Viva la Regina Margherita_) che Mi istillò nel cuore

e Mi impresse nella mente il sentimento del dovere di Principe e di

Italiano (_Applausi vivissimi_). Così all'opera Mia si aggiungerà,

quella della Mia Augusta Consorte, che nata anch'Essa da forte prosapia,

si dedicherà intieramente alla Sua Patria di elezione. (_Applausi

ripetuti e grida di Viva la Regina_).

«Dell'amicizia di tutte le Potenze abbiamo eloquente prova nella

partecipazione al Nostro lutto coll'intervento di Augusti Principi e di

Illustri Rappresentanti; (_Applausi_) ed Io mi dichiaro a tutte

profondamente grato.

«L'Italia fu sempre efficace strumento di concordia, e tale sarà altresì

durante il Mio Regno, nel fine comune della conservazione della pace.

(_Approvazioni_).

«Ma non basta la pace esteriore. A noi bisogna la pace interna, (_Vivi e

prolungati applausi--grida di Viva il Re_), e la concordia di tutti gli

uomini di buon volere, per isvolgere le nostre forze intellettuali e le

nostre energie economiche. (_Approvazioni_).

«Educhiamo le nostre generazioni al culto della Patria (_Approvazioni_),

all'onesta operosità, al sentimento dell'onore (_Benissimo!_); a quel

sentimento a cui s'inspirano con tanto slancio il Nostro Esercito e la

nostra Armata (_Applausi prolungati--grida di Viva l'Esercito, Viva

l'Armata_), che vengono dal popolo e sono pegno di fratellanza, che

congiunge nell'unità e nell'amore della Patria tutta intiera la Famiglia

Italiana. (_Lunghe e prolungate ovazioni_).

«Raccogliamoci e difendiamoci con la sapienza delle leggi e colla

rigorosa loro applicazione (_Applausi vivissimi_). Monarchia e

Parlamento procedano solidali in quest'opera salutare. (_Benissimo!_)

_Signori Senatori. Signori Deputati!_

«Impavido e securo ascendo al Trono (_Ovazione lunghissima; grida

ripetute di Viva il Re_) con la coscienza de' Miei diritti e doveri di

Re (_Triplice salva di applausi_).

«È necessario vigilare e spiegare tutte le forze vive, per conservare

intatte le grandi conquiste dell'unità e della libertà (_Applausi_). Non

mancherà mai in Me la più serena fiducia nei nostri liberali ordinamenti

(_Applausi_), e non Mi mancherà la forte iniziativa e la energia

dell'azione (_Grande ovazione e grida ripetute di Viva il Re_), per

difendere vigorosamente le gloriose Istituzioni del Paese, retaggio

prezioso de Nostri maggiori (_Approvazioni_).

«Cresciuto nell'amore della Religione e della Patria, invoco Dio in

testimonio della mia promessa, (_Triplice salva di applausi e grida di

Viva il Re!_) che da oggi in poi il Mio cuore, la Mia mente, la Mia vita

offro alla grandezza ed alla prosperità della Patria. (_Lunga ovazione

che dura_ _per parecchi minuti e grida ripetute di Viva il Re Viva la

Regina, Viva Casa Savoia_).

Parole esprimenti alti sentimenti patriottici degne del discendente

dell'Avo immortale--Il Padre della Patria--e del Re Buono suo magnanimo

genitore Umberto I.

*

* *

Giunto alla fine di questi ricordi che sono una eco di storia

ripercuotentesi intorno a me--e che riassumono pagine di vita vissuta

nelle grandi ore per la libertà della patria--si affollano alla mente

mia le sembianze care e gloriose di tutti i compagni dei giorni eroici e

lontani--le immagini dei pochi superstiti--dei molteplici morti--dei

saliti in alto sulle cime della rinomanza--degli umili rimasti oscuri,

non ostante il sagrifizio del sangue e l'altezza divina del sogno!

Amici, compagni, sacre legioni di combattenti, come appaiono lontani i

tempi nei quali vibrava così piena, così fulgente, così feconda la

giovinezza dei nostri cuori e la visione bella dell'Italia sorgente!

Quanto appaiono lontani! e come sono diversi da quelli d'ora.

Eppure anche oggi non mancano alti e nobili ideali che s'impongono alla

mente ed al cuore delle nuove generazioni!

Per noi, vecchi--nessuna cosa quaggiù, fu ed è più cara della patria!

neppur la famiglia che è pur tanta parte di noi stessi.

L'Italia--una--indipendente--forte--fu il nostro ideale--e nessun

sagrifizio ci parve abbastanza grande perchè questo ideale fosse

raggiunto.

E Voi giovani non sarete da meno dei vecchi padri vostri--come noi--voi

pure sentite nell'anima agitarsi prepotente l'amore della patria--voi

pure sentite che la terra sacra a cui natura pose i confini che Dante

scolpì nel verso immortale, aspetta anche qualche cosa da Voi--Voi

sentite che dal monte e dal mare sospirano cuori fraterni, invocanti

libertà di lingua, di costumi e di coscienza e comprendete che non è

piccolo ideale il completare la grand'opera che fu cementata col sangue

dei padri vostri!

Col progredire dei tempi è giusto che nuovi problemi si agitino; che

nuove correnti siano determinate dalla forza e dalla fede dei

giovani--ma ciò deve raggiungersi senza rinnegare quello che è

fondamento alla vita delle Nazioni; la custodia gelosa delle conquiste

fatte; l'autorità sempre ferma contro coloro che in un campo o

nell'altro cercano minare la sicurezza della patria e diminuirne il

sentimento o la dignità.

O giovani, credetelo! I grandi problemi sociali non si risolvono con

l'appello all'odio, alle ire, alle malvagità; chi questo consiglia è

nemico di ogni civile progresso--è nemico del popolo, di cui si vanta di

propugnare la causa.

O giovani, i vostri padri vi hanno dato una patria che dalle brutture

dell'oppressione e della tirannia, in breve volgere d'anni è giunta a

tale altezza da meritare le maggiori considerazioni fra i popoli civili.

Ispirandovi all'esempio del passato, attingendo sempre maggior fiducia

nella giovinezza del paese, personificata nella giovinezza del Re, a cui

l'età ha concesso la provvida vigoria degli impulsi rinnovatori, e il

carattere e l'intelletto hanno dato la saggezza e la maturità che

affida, non avete che a serrarvi intorno a lui, sicuri che Egli condurrà

la patria verso i suoi gloriosi destini.

Stringetevi, o giovani intorno al Re Vittorio Emanuele III che, raccolta

la Corona nel sangue paterno, seppe anche far scaturire dal cuore e

dalla volontà Sua tanta luce di nobili propositi, tanta fiamma di

affetti generosi, tanta coscienza della tradizione storica e

dell'ufficio che i nuovi tempi domandano!

A noi generazione morente colla pace dell'al di là--non sorride che la

speranza nei figli--che debbono--far più prospera--più concorde--la

patria che adorammo e sogneremo in perpetua vittoria fin negli estremi

riposi....

*

* *

E ora, a Voi vecchi compagni d'arme, dei quali ho fugacemente e troppo

modestamente riassunti i ricordi e gli ideali, il saluto mio pieno

d'amore e di ricordi.

Ricordi di un garibaldino dal 1847-48 al 1900. vol. II · 第 68 / 74 题