Ordine del giorno:
«Il prode generale Cialdini ha vinto presso Isernia. I borbonici
sbaragliati hanno lasciato ottocentottanta prigionieri, cinquanta
ufficiali, bandiere e cannoni.
«Ben presto i valorosi dell'esercito settentrionale porgeranno la mano
ai coraggiosi soldati di Calatafimi e del Volturno.
«_G. Garibaldi_».
Garibaldi aveva finita la sua impresa colla quale aveva collegata
all'Italia settentrionale l'Italia meridionale. Arrivata al Volturno la
divisione Della Rocca, serrò Capua di regolare assedio.
Il 31 di ottobre il generale consegnava solennemente alla legione
ungherese la bella bandiera ricamata dalle Signore napoletane; il 4 il
Generale faceva la solenne distribuzione della medaglia, che il
Municipio di Palermo aveva decretato ai _Mille_. Il giorno 6 passava in
rassegna il glorioso esercito, che aveva combattuto sì strenuamente per
l'Italia e Vittorio Emanuele.
Il giorno 7 il Re Vittorio Emanuele faceva il solenne ingresso a Napoli,
fra un entusiasmo indescrivibile ed una pioggia di fiori. Nella carrozza
davagli la destra il generale Garibaldi: di fronte sedevano i due
prodittatori Mordini e Pallavicino.
Il giorno 8 il Generale consegnava al Re il plebiscito delle Due
Sicilie, e prendeva da lui congedo, dopo di avergli raccomandato i suoi
valorosi compagni d'armi; indi faceva pubblicare il seguente ordine del
giorno, per accomiatarsi dai suoi compagni:
Ai miei Compagni d'armi,
«Penultima tappa del risorgimento nostro, noi dobbiamo considerare il
periodo che sta per finire, e prepararci ad attuare splendidamente lo
stupendo concetto degli eletti di venti generazioni, il cui compimento
assegnò la provvidenza a questa generazione fortunata.
«Sì giovani! l'Italia deve a Voi un'impresa che meritò il plauso del
mondo.
«Voi vinceste--e vincerete--perchè siete ormai istruiti nella tattica
che decide delle battaglie!
«Voi non siete degeneri di coloro che entravano nel fitto profondo delle
falangi Macedoniche e squarciavano il petto ai superbi vincitori
dell'Asia.
«A questa pagina stupenda della Storia del nostro paese, ne seguirà una
più gloriosa ancora, e lo schiavo mostrerà finalmente al libero fratello
un ferro arruotato che appartenne agli anelli delle sue catene.
«All'armi tutti! tutti, e gli oppressori, i prepotenti sfumeranno come
la polvere.
«Voi, donne, rigettate lontani i codardi, essi non vi daranno che
codardi.
«Che i paurosi dottrinari se ne vadano a trascinare altrove il loro
servilismo, le loro miserie.
«Questo popolo è padrone di sè. Egli vuole essere fratello degli altri
popoli, ma guardare i protervi con la fronte alta; non rampicarsi
mendicando la sua libertà; egli non vuole essere a rimorchio di uomini a
cuore di fango, no! no! no!
«La provvidenza fece dono all'Italia di Vittorio Emanuele. Ogni cuore
italiano deve rannodarsi a Lui, serrarsi intorno a Lui. Accanto al Re
Galantuomo ogni gara deve sparire, ogni rancore dissiparsi!
«Anche una volta io vi ripeto il mio grido--all'armi tutti! tutti!--Se
marzo del 1861 non trova un milione d'italiani armati, povera libertà,
povera vita italiana! Oh! no: lungi da me un pensiero che mi ripugna,
come un veleno. Il marzo del 1861, e se fa bisogno, il febbraio, ci
troverà tutti al nostro posto.
«Italiani di Calatafimi, di Palermo, del Volturno, di Ancona, di
Castelfidardo, d'Isernia, e con noi ogni uomo di questa terra non
codardo non servile; tutti, tutti serrati intorno al glorioso soldato di
Palestro, daranno l'ultimo colpo alle crollanti tirannide!
«Accogliete giovani volontari, resto onorato di dieci battaglie, una
parola d'addio! Io ve la mando commosso d'affetto dal profondo della mia
anima. Oggi io devo ritirarmi, ma per pochi giorni. L'ora della pugna mi
troverà con voi ancora accanto ai soldati della libertà italiana.
«Che ritornino alle loro case quelli soltanto chiamati da doveri
imperiosi di famiglia, e coloro che gloriosamente mutilati, hanno
meritato la gratitudine della patria. Essi la serviranno nei loro
focolari coi consigli e coll'aspetto delle nobili cicatrici che decorano
la maschia figura di vent'anni. All'infuori di questi, gli altri restino
a custodire le gloriose bandiere.
«Noi ci ritroveremo fra poco, per marciare insieme al riscatto dei
nostri fratelli schiavi ancora dello straniero. Noi ci troveremo fra
poco per marciare insieme a nuovi trionfi della libertà.
_G. Garibaldi_.
Il giorno del suo ingresso in Napoli il Re Vittorio Emanuele indirizzava
ai popoli dell'Italia Meridionale il seguente proclama: