IL
COSTRUTTORE SOLNESS
DRAMMA IN TRE ATTI
DI
ENRICO IBSEN
Traduzione del prof. Paolo Rindler ed Enrico Polese Santarnecchi.
MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI
1906.
Gli editori si riservano i diritti sulla proprietà letteraria,
per tutto il Regno d’Italia, Trieste, Trentino, e Canton Ticino.
La recita di questo dramma è assolutamente proibita in Italia
a chiunque non ne ottenga il permesso dalla Società Italiana
degli Autori, Corso Venezia 4, Milano.
Tip. Fratelli Treves.
PERSONAGGI:
HALVARD SOLNESS, costruttore.
ALINA SOLNESS, sua moglie.
Dott. HERDAL, medico di casa.
KNUT BROVIK, già architetto, ora assistente di Solness.
RAGNAR BROVIK, suo figlio, disegnatore.
KAJA FOSLI, sua nipote.
HILDA WANGEL.
_Alcune signore — Popolani._
Luogo dell’azione: la casa del costruttore SOLNESS.
ATTO PRIMO.
SCENA I.
(_Camera da lavoro semplicemente addobbata nella casa del
costruttore Solness. Una porta a due battenti, a sinistra conduce
nell’anticamera; una porta a destra mette alle camere interne
della casa; una porta aperta nella parete in fondo, alla stanza
da disegno. Sul proscenio, a sinistra, una scrivania con libri,
carte, lettere e l’occorrente per scrivere. Vicino alla porta una
stufa. Nell’angolo di destra un divano, un tavolo e due sedie.
Sul tavolo una bottiglia d’acqua e un bicchiere. Un tavolo più
piccolo con seggiolone e poltrona a dondolo sul proscenio a destra.
Lampade da lavoro accese sulla scrivania nella camera da disegno,
sul tavolo d’angolo e sullo scrittoio. Nella stanza da disegno
siedono_ KNUT BROVIK _e suo figlio_ RAGNAR, _occupati in calcoli
di costruzioni; presso lo scrittoio, nella camera da lavoro_,
KAJA FOSLI _sta sfogliando il libro mastro._ KNUT BROVIK _è un
vecchio magro con barba e capelli bianchi, porta un vestito nero
un po’ usato, ma pulito. Ha gli occhiali, cravatta bianca un po’
ingiallita._ RAGNAR BROVIK _è sulla trentina, biondo, veste bene,
con portamento leggermente curvo._ KAJA FOSLI, _è una fanciulla
gracile, dall’aspetto delicato, sui vent’anni. Veste con cura;
porta un para-occhi verde. Tutti e tre lavorano per un momento in
silenzio._)
KNUT BROVIK. (_si alza repentinamente, come angosciato, dal tavolo da
disegno; respira affannosamente avanzandosi verso la porta aperta_) In
verità, non ne posso più.
KAJA. (_avvicinandoglisi_) Dunque, ti senti proprio male oggi, zio?
BROVIK. Mi sembra che vada peggio di giorno in giorno.
RAGNAR. (_si è alzato e si avvicina_) È meglio che tu vada a casa, caro
babbo, e che cerchi di dormire un poco.
BROVIK. (_di cattivo umore_) Andare a letto forse? Vuoi dunque che
soffochi addirittura?
KAJA. Allora vai a fare una piccola passeggiata.
RAGNAR. Sì, e se vuoi ti accompagnerò.
BROVIK. (_impetuoso_) Non me ne vado se prima non viene qui. Oggi
bisogna che alla fine gli parli schietto. Sì (_con rabbia repressa_) a
lui, al principale.
KAJA. (_ansiosa_) No, zio, no. Aspetta ancora.
RAGNAR. È meglio aspettare, babbo!
BROVIK. (_respira con affanno_) Ah, ah! ho proprio tempo di aspettare a
lungo io!
KAJA. (_tendendo l’orecchio_) Silenzio! eccolo, che sale le scale....
(_ritornano tutti e tre al lavoro. Breve pausa_). (_Il costruttore
Halvard Solness entra dall’anticamera. È un uomo piuttosto maturo
d’anni, sano e robusto, con capelli tagliati corti e ricci, barba
a pizzo e sopracciglia scure e folte. Porta una giacca grigia e
verde, abbottonata, con collo dritto e larghi risvolti, ha in testa
un cappello di feltro grigio, moscio e sotto il braccio un paio di
mappe_).
SCENA II. DETTI E SOLNESS.
SOLNESS. (_sulla soglia, indicando la stanza da disegno, sotto voce_)
Sono partiti?
KAJA. (_sotto voce, scuotendo il capo_) No. (_depone il para-occhi.
Solness attraversa la camera, butta il cappello sopra una sedia,
mette la mappe sul tavolo presso il divano e si avvicina di nuovo
allo scrittoio. Kaja scrive senza interrompersi, ma sembra nervosa,
agitata_).
SOLNESS. (_ad alta voce_) Che cosa sta facendo lei, Signorina Fosli?
KAJA. (_spaventata_) Oh! non è che una cosa, che...
SOLNESS. Mi lasci vedere, signorina; (_si curva sopra di lei per
guardare il libro e sussurra_) Kaja?
KAJA. (_scrivendo, sottovoce_) Che cosa?
SOLNESS. Perchè si toglie sempre il para-occhi quando io vengo?
KAJA. (_come sopra_) Ma, mi rende così brutta!
SOLNESS. (_sorridendo_) E questo non lo vuole lei Kaja?
KAJA. (_alzando gli occhi verso di lui_) No, per tutto l’oro del mondo.
No, ai suoi occhi.
SOLNESS. (_le passa leggermente la mano sui capelli_) Povera piccina,
povera Kaja.
KAJA. (_abbassando la testa_) Silenzio, possono sentire qui. (_Solness
va adagio verso destra, ritorna sui suoi passi e si ferma sulla porta
della stanza da disegno_)
SOLNESS. C’è stato qualcuno a domandare di me?
RAGNAR. (_si alza_) Sì; i giovani che vogliono far costruire il villino
presso Lövstrand.
SOLNESS. (_borbottando_) Quelli? Possono aspettare. Non ho ancora
nessun progetto in mente.
RAGNAR. (_più vicino, alquanto esitante_) Vorrebbero aver i disegni al
più presto possibile.
SOLNESS. (_come sopra_) Sicuro, questo lo vorrebbero tutti.
BROVIK. (_alza gli occhi_) Sono ansiosi, dicevano, di abitare una casa
propria!
SOLNESS. Certo, certo, conosco queste cose. Prendano quel che trovano
e come lo trovano. Si facciano costruire un alloggio, una specie di
ricovero, ma non una casa. Lasciate che costoro si rivolgano a un
altro. Diteglielo se ritornano.
BROVIK (_si alza gli occhiali sulla fronte e lo guarda meravigliato_)
Vuol cedere questo lavoro?
SOLNESS. (_impaziente_) Sì, sì, sì, per Dio! Se assolutamente
dev’essere... meglio così, che fabbricare in aria. (_con vivacità_)
Perchè li conosco così poco ancora questa gente.
BROVIK. È gente seria; Ragnar li conosce, frequenta la famiglia.
SOLNESS. Seria, seria? Ma non intendo parlar di questo. Dio buono,
nemmeno lei mi capisce dunque più, adesso? (_con violenza_) Non voglio
aver da fare con stranieri che non conosco. Per mio conto lasciate che
si rivolgano a chi vogliono!
BROVIK. (_si alza_) Parla sul serio?
SOLNESS. (_brusco_) Certo — Almeno per ora. (_attraversa la stanza_)
(_Brovik scambia un’occhiata con Ragnar che fa un gesto di diniego, poi
va nell’anticamera_)
BROVIK. Mi permette dirle due parole?
SOLNESS. Volentieri.
BROVIK. (_a Kaja_) Ritirati nell’altra stanza.
KAJA. (_nervosa_) Ma...., no.... zio....
BROVIK. Fa come ti ho detto, cara, e chiudi la porta. (_Kaja va
esitante nella stanza da disegno, guarda Solness ansiosa, con furtivo
atto di preghiera e chiude la porta_).
SCENA III.
BROVIK E SOLNESS.
BROVIK. (_più calmo_) Non voglio che i miei poveri ragazzi sappiano
quanto sto male.
SOLNESS. Lei ha infatti un aspetto molto abbattuto in questi giorni.
BROVIK. Per me la sarà presto finita. Le forze diminuiscono di giorno
in giorno...
SOLNESS. Ma si sieda.
BROVIK. Grazie.
SOLNESS. (_Gli avvicina un poco la poltrona_) Qua, mi faccia il
piacere. — Ebbene?
BROVIK. (_si è seduto con fatica_) Si tratta di Ragnar. Che cosa
intende fare di lui?
SOLNESS. Vostro figlio naturalmente resta presso di me fin che vorrà.
BROVIK. Ma è appunto questo che non vuole; egli non può più, così gli
pare...
SOLNESS. Ma non è pagato abbastanza qui? Però, se chiedesse di più, non
sarei contrario....
BROVIK. No, no. Non si tratta di questo. (_impaziente_) Ma bisogna pure
che cominci una buona volta a lavorare per conto proprio, anche lui.
SOLNESS. (_senza guardarlo in viso_) Crede che Ragnar abbia della
capacità?
BROVIK. Ecco la terribile questione, è ben questo che mi spaventa.
Anch’io ho cominciato a dubitare del giovine. Infatti, non gli ha mai
detto che... qualche parola incoraggiante. Eppure, talvolta mi sembra
che abbia delle buone disposizioni.
SOLNESS. Ma gli è che non ha imparato nulla, veramente a fondo, tranne
del disegno.
BROVIK. (_lo guarda con segreto odio e dice con voce rauca_) Anche
lei non aveva imparato gran che dell’arte, quando era al mio servizio.
Eppure lei andò innanzi (_respira affannosamente_) e riuscì ed ottenne
più di me.... più di tanti d’altri.
SOLNESS. Ma, così volle il mio destino.
BROVIK. Ha ragione. La sorte le fu propizia. Ma per ciò appunto lei non
può lasciarmi scendere nella tomba... senza che mi sia dato vedere ciò
che vale Ragnar. E poi, vorrei vederli sposati... prima di lasciarli
per sempre.
SOLNESS. (_ruvido_) È lei che vuole forse così?
BROVIK. Kaja non tanto, ma Ragnar ne parla sempre e con tutti.
(_semplicemente_) Dovrebbe fargli avere qualche lavoro. Bisogna che io
veda qualche cosa fatta da lui.
SOLNESS. (_irritato_) Ma non posso, per Dio, trovargli le ordinazioni
nella luna!
BROVIK. Appunto ora potrebbe affidargli un importante lavoro.
SOLNESS. (_inquieto, sorpreso_) A lui?
BROVIK. Se volesse accordare il suo consenso.
SOLNESS. E di che lavoro si tratta?
BROVIK. (_alquanto esitante_) Lo incarichi della costruzione del
villino, presso Lövstrand.
SOLNESS. Quello? Ma quello lo costruirò io stesso.
BROVIK. Se gliene manca la voglia.
SOLNESS. (_impetuoso_) La voglia? A me? E chi l’ha detto?
BROVIK. Lo disse lei, poco fa.
SOLNESS. Non dia peso alle mie parole. E lei crede che Ragnar possa
costruire il villino?
BROVIK. Sì, egli conosce la famiglia. E poi per divertimento, ha fatto
dei disegni, un preventivo e tutto quel che...
SOLNESS. E sono contenti dei disegni?
BROVIK. Sì, basterebbe che lei volesse rivederli ed approvarli.
SOLNESS. Allora lascierebbero costruire la casa a Ragnar?
BROVIK. Sono rimasti assai contenti delle sue idee: riuscirebbe una
casa del tutto nuova, secondo loro.
SOLNESS. Ah! nuova? Non di quel rancido ciarpame che soglio far io!
BROVIK. Dicevan che riuscirebbe una casa _peculiare_.
SOLNESS. (_reprimendo la stizza_) Ah! dunque erano venuti a cercare di
Ragnar, qui... mentre io ero assente.
BROVIK. Vennero per parlare con lei e per sentire se mai fosse disposto
a rinunciare...
SOLNESS. (_impetuoso_) Rinunciare io?
BROVIK. Nel caso trovasse che i disegni di Ragnar...
SOLNESS. Io! ritirarmi davanti a vostro figlio?
BROVIK. Rinunciare al contratto.
SOLNESS. Ma ciò è tutt’una. (_ride amaramente_) Dunque è così? Halvard
Solness deve cominciare a ritirarsi per far posto ai più giovani, a dei
ragazzi... far posto!... posto... posto...?
BROVIK. Vi è posto, mi pare, per più di uno solo al mondo.
SOLNESS. Tanto posto non ve n’è. In ogni modo io non mi ritirerò mai...
almeno spontaneamente.
BROVIK. (_si alza faticosamente_) Debbo dunque uscire da questo mondo
senza speranza? senza conforto? Senza aver visto una sola opera di lui?
SOLNESS. (_voltandosi dall’altra parte_) Uhm! non insista.
BROVIK. Debbo uscire così miseramente da questa vita?
SOLNESS. (_sembra lottare con sè; finalmente dice con voce velata, ma
ferma_) Lei ha da lasciare la vita come meglio sa e può.
BROVIK. E sia. (_attraversa la stanza_)
SOLNESS. (_avvicinandosi a Brovik commosso_) Non posso fare altrimenti.
Io sono quel che sono e non posso cambiarmi.
BROVIK. No, no — lei non lo può (_vacilla e si ferma presso la tavola
vicino al divano_) Mi permette di prendere un bicchiere d’acqua?
SOLNESS. Prego... (_versa l’acqua e gli porge il bicchiere_)
BROVIK. Grazie. (_beve e ripone il bicchiere. Solness va ad aprire la
porta della stanza da disegno_)
SCENA IV.
DETTI E RAGNAR.
SOLNESS. Ragnar, accompagni a casa suo padre. (_Ragnar si alza in
fretta, e con Kaja entra nello studio_)
RAGNAR. Che cosa c’è babbo?
BROVIK. Dammi il braccio e andiamo.
RAGNAR. Sì, e tu pure Kaja, preparati.
SOLNESS. La signorina Fosli deve restar qui ancora un momento; ha da
scrivere una lettera.
BROVIK. (_guarda Solness_) Buona notte. Dorma bene se lo può.
SOLNESS. Buona notte. (_Brovik e Ragnar escono per la porta
dell’anticamera. Kaja va alla scrivania; Solness con la testa china,
sta a destra su la poltrona_)
SCENA V.
SOLNESS E KAJA.
KAJA. (_incerta_) È una lettera?
SOLNESS. (_breve_) Ma che! (_la guarda accigliato_) Kaja!
KAJA. (_impaurita, a mezza voce_) Che cosa?
SOLNESS. (_con tono di comando_) Mi venga vicino.
KAJA. (_esitante_) Eccomi.
SOLNESS. (_come sopra_) Più vicino!
KAJA. (_ubbidiente_) Che vuole da me?
SOLNESS. (_la guarda un momento_) Debbo ringraziarla di tuttociò?
KAJA. No, no, no, mi creda.
SOLNESS. Sposare... lo vuole sposare?
KAJA. (_adagio_) Ragnar ed io siamo fidanzati da quattro.... cinque
anni.... e quindi....
SOLNESS. E quindi è necessario prendere una risoluzione. Non è così?
KAJA. Ragnar e lo zio dicono che io devo sottomettermi....
SOLNESS. (_più mite_) Kaja, in fondo, in fondo, lei non vuole bene a
Ragnar?
KAJA. Una volta gli volevo bene... molto bene... prima di venir in casa
sua.
SOLNESS. Ma ora non più?... affatto?
KAJA. (_con passione congiungendo le mani_) Ma lo sa che ora non amo
che una sola persona; che non posso più voler bene a nessun’altro!
SOLNESS. Sì e poi mi lascia, mi abbandona.
KAJA. Ma non posso restare presso di lei, se anche Ragnar?...
SOLNESS. (_con gesto di diniego_) No, ciò è assolutamente impossibile.
Se Ragnar si rende indipendente e comincia a lavorare da solo, avrà
bisogno di lei.
KAJA. (_torcendo le mani_) Ah! ma crede ch’io possa separarmi da lei! È
impossibile, assolutamente impossibile!
SOLNESS. In tal caso procuri di distogliere Ragnar dalle sue sciocche
idee. Lo sposi pure (_cambia tono_) intendo — faccia in modo che
rimanga. Così potrò avere lei pure, cara Kaja.
KAJA. Ah! che bella cosa se si potesse fare così!
SOLNESS. (_prendendole con due mani la testa, sussurrando_) Perchè non
posso stare senza di lei, capisce! voglio averla vicina sempre, lei.
KAJA. (nervosamente ammaliata) Ah! mio Dio!
SOLNESS. (la bacia) Kaja, Kaja.
KAJA. (si getta in ginocchio innanzi a lui) Oh! come è buono con me!
come è buono!
SCENA VI.
DETTI E LA SIGNORA SOLNESS.
SOLNESS. (_violento_) Si alzi, si alzi, viene gente, (_lo aiuta ad
alzarsi; essa vacillando va allo scrittoio. La Signora Solness entra
dalla porta a destra. Ha l’aspetto macilento ed afflitto, con le tracce
di una bellezza passata, riccioli biondi, elegante, tutta vestita di
nero. Parla un po’ piano e con voce lamentosa_).
SIG. SOLNESS. (dalla porta) Halvard!
SOLNESS. (si volta) Ah! sei tu, cara!...
SIG. SOLNESS. (guardando Kaja) T’importuno, almeno pare.
SOLNESS. Niente, affatto. La signorina Fosli deve scrivere una lettera.
SIG. SOLNESS. Ah! sì, lo vedo bene.
SOLNESS. Hai qualcosa da dirmi, Alina?
SIG. SOLNESS. Volevo dirti solamente che c’è di là il Dott. Herdal e se
vuoi vederlo...
SOLNESS. (la guarda con sfiducia) Va bene. Ha bisogno urgente di
parlare con me?
SIG. SOLNESS. No. Egli è venuto soltanto a farmi visita e ne vorrebbe
approfittare per salutarti.
SOLNESS. (ride silenziosamente) Bene, bene. In tal caso pregalo di
aspettare un poco.
SIG. SOLNESS. (guardando di nuovo Kaja) Verrai un po’ più tardi,
nevvero Halvard? (esce chiudendo la porta)
SCENA VII.
DETTI, MENO LA SIGNORA SOLNESS.
KAJA. (_sottovoce_) Oh, Dio! Dio! La signora certamente penserà male di
me.
SOLNESS. Ma che! neppur per sogno. In ogni modo non più del solito.
Però, adesso, è meglio che lei se ne vada, Kaja.
KAJA. Sì, sì, subito.
SOLNESS. (_severo_) E faccia in modo d’accontentarmi. Ha capito?
KAJA. Oh! se non dipendesse che da me...
SOLNESS. Voglio tutto accomodato per domani.
KAJA. Se non si potrà fare altrimenti, la finirò con lui.
SOLNESS. (_con violenza_) Finirla con lui, lei vorrebbe?....
KAJA. (_disperata_) Sì, piuttosto... Perchè io voglio restar presso di
lei. Non me ne posso staccare.
SOLNESS. (_si alza_) Ma per Dio, e Ragnar? Ma se è appunto per Ragnar
che io...
KAJA. (_lo guarda con occhi spaventati_) Che cosa intende dire?... lei
dunque vorrebbe col mio mezzo...
SOLNESS. (_si riprende_) Ah! no, non ci badi. Mi sono spiegato male.
(_dolce e sottovoce_) È lei solamente, lei, che voglio avere qui, da
me, a preferenza di chiunque altro. Ed è perciò che lei deve persuadere
Ragnar a restare nel suo impiego. Ma ora vada a casa.
KAJA. Sì, sì. Buona notte.
SOLNESS. Buona notte. (_trattenendola_) Ah! mi dica, sono qui i disegni
di Ragnar?
KAJA. Credo; non ho visto che li abbia portati con sè.
SOLNESS. Vada di là e me li porti. Voglio esaminarli un poco.
KAJA. (_lieta_) Ah, sì, lo faccia.
SOLNESS. Per far piacere a lei, cara Kaja.
KAJA. (_Corre nella stanza da disegno, cerca ansiosa nel cassetto, ne
estrae una cartella e gliela porta_) Ecco qui tutti i disegni.
SOLNESS. Bene, li metta sopra quel tavolo.
KAJA. (_li depone_) Buona notte dunque. (_con atto di preghiera_) E
pensi a me con bontà e simpatia.
SOLNESS. Ah! questo sempre. Buona notte, cara, piccola Kaja. (_guarda
di sbieco verso destra_) S’affretti, è già tardi.
SCENA VIII.
DETTI, IL DOTTORE HERDAL E LA SIGNORA SOLNESS.
(_La signora Solness ed il Dottore Herdal entrano dalla porta di
destra. Il Dottore è un uomo attempato, corpulento, dal viso rotondo e
allegro, senza barba, ha capelli bianchi, porta gli occhiali d’oro_).
SIG. SOLNESS. (_sulla porta aperta_) Halvard, il dottore non può
trattenersi più a lungo.
SOLNESS. Allora entri, entri pure.
SIG. SOLNESS. (_a Kaja, che abbassa la lampada dello scrittoio_) Ha già
terminata la lettera, signorina?
KAJA. (_confusa_) La lettera?... Sì, era tanto breve!...
SIG. SOLNESS. Infatti doveva essere molto breve, davvero.
SOLNESS. Vi prego, signorina Fosli, di essere qui domattina per tempo.
KAJA. Va bene. Buona notte, signora. (_esce per la porta
dell’anticamera_).
SCENA IX.
DETTI, MENO KAJA.
SIG. SOLNESS. Devi esser ben contento, Halvard, di quella signorina!
SOLNESS. Certamente. Ella riesce in tutto.
SIG. SOLNESS. Lo si vede.
DOTT. HERDAL. È abile nella contabilità?
SOLNESS. Oh! ha acquistato molto in questi ultimi due anni. E poi è
volonterosa e pronta a tutto quello che le si chiede.
SIG. SOLNESS. Ed è questa una qualità importantissima e piacevole.
SOLNESS. Certo; specialmente quando non si è avvezzi a trovarla in
quelli che ci son vicini.
SIG. SOLNESS. (_con dolce rimprovero_) Lo dici per me, Halvard?
SOLNESS. No, no, cara Alina; scusami.
SIG. SOLNESS. Non c’è di che. Dunque, signor Dottore, tornerà a
prendere il the con noi?
DOTT. HERDAL. Verrò appena avrò finito di visitare i miei malati.
SIG. SOLNESS. Ci conto (_esce dalla porta a destra_).
SCENA X.
DETTI, MENO LA SIGNORA SOLNESS.
SOLNESS. Ha premura, Dottore?
DOTT. HERDAL. No, affatto.
SOLNESS. Allora possiamo discorrere un poco insieme?
DOTT. HERDAL. Ben volontieri!
SOLNESS. Sediamoci. (_fa sedere il dottore sulla sedia a dondolo e
prende posto nella poltrona_)
SOLNESS. (_con lo sguardo penetrante_) Ebbene, dica: ha osservato
qualche cosa in Alina?
DOTT. HERDAL. Ora, mentre era qui?
SOLNESS. Sì; non ha notato in lei qualche cosa?
DOTT. HERDAL. (_sorride_) Sì, per bacco, non può sfuggire a nessuno,
che sua moglie... hem...
SOLNESS. Ebbene?
DOTT. HERDAL. Che sua moglie non nutre molta simpatia per quella
signorina Fosli.
SOLNESS. Niente altro? Questo l’avevo osservato anch’io.
DOTT. HERDAL. E non credo ci sia da farne grandi meraviglie...
SOLNESS. Di che cosa?
DOTT. HERDAL. Che essa non veda di buon occhio un’altra donna, che le
sta vicino tutto il giorno.
SOLNESS. Eh! forse lei ha ragione, ed anche Alina... Ma non si può fare
altrimenti.
DOTT. HERDAL. Non potrebbe prendere un commesso?
SOLNESS. Il primo venuto? Non saprei che farmene.
DOTT. HERDAL. Ma se sua moglie, debole com’è.... se non potesse
continuare a sopportare...
SOLNESS. E allora, tanto peggio. Kaja Fosli deve rimanere in casa
mia... ho bisogno di lei, e nessun altro potrebbe prendere il suo
posto.
DOTT. HERDAL. Nessun altro?
SOLNESS. Nessun altro.
DOTT. HERDAL. (_avvicinando la sedia a Solness_) Senta, caro signor
Solness, posso permettermi una domanda?
SOLNESS. Dica pure.
DOTT. HERDAL. Le donne, vede, in certe cose hanno un odorato finissimo.
SOLNESS. È vero... E così?
DOTT. HERDAL. Ora, se sua moglie non può proprio soffrire questa Kaja
Fosli...?
SOLNESS. Ebbene?
DOTT. HERDAL. Questa antipatia poi sarebbe veramente senza alcun motivo?
SOLNESS. (_lo guarda e si alza_) Oh! oh!
DOTT. HERDAL. Non se l’abbia a male se insisto per voler sapere se
questa antipatia sia giustificata.
SOLNESS. (_breve e deciso_). No, è ingiustificata.
DOTT. HERDAL. Dunque non c’è la minima ragione?
SOLNESS. No. In tutto questo non ci è che il carattere sospettoso di
mia moglie.
DOTT. HERDAL. Io so che lei ha conosciute parecchie donne, caro Solness.
SOLNESS. Non lo nego.
DOTT. HERDAL. Ed a qualcuna ha voluto molto bene.
SOLNESS. Anche questo è vero.
DOTT. HERDAL. In questa faccenda della signorina Fosli... non ci
sarebbe nulla?
SOLNESS. No. Da parte mia, no...
DOTT. HERDAL. E da parte di lei?
SOLNESS. Io credo, dottore, che lei non abbia alcun diritto di
interrogarmi su questo.
DOTT. HERDAL. Parliamo dell’odorato di vostra moglie.
SOLNESS. Sia. E quanto a questo... (_abbassando la voce_) Alina ha
assai buon naso, come dice lei.
DOTT. HERDAL. Ebbene? Che le diceva io?
SOLNESS. (_siede_) Dottor Herdal, le racconterò una storia strana. Vuol
prestarmi attenzione?
DOTT. HERDAL. Ascolto volentieri le storie strane.
SOLNESS. Si ricorderà forse che presi al mio servizio Knut Brovik e suo
figlio, quando il vecchio si trovava assai a mal partito.
DOTT. HERDAL. Infatti ne ho inteso a parlare.
SOLNESS. Sono due brave ed oneste persone, debbo convenire. Ma ecco che
un giorno il giovane Brovik ha l’idea di fidanzarsi. Naturalmente non
appena ammogliato incomincerebbe a lavorare da solo. I giovani hanno
tutte le stesse aspirazioni.
DOTT. HERDAL. (_ride_) Hanno la mania di volersi sposare.
SOLNESS. A me questo non converrebbe, perchè di Ragnar e di suo
padre ho bisogno; sì, anche del vecchio. È ottimo nei calcoli sulle
resistenze, sul volume e su tutte queste cose noiose.
DOTT. HERDAL. Eh! pur troppo ci vogliono anche queste.
SOLNESS. Eh! sì. Ora Ragnar voleva cominciare a lavorare da solo ed io
non potevo oppormi.
DOTT. HERDAL. Ma pure è rimasto con lei.
SOLNESS. Ora sentirà. Un giorno Kaja Fosli venne a trovarli per un
affare. Non c’era mai venuta prima. Quando m’accorsi che si amavano,
mi venne un’idea. Se posso aver la ragazza, pensai, forse rimarrà anche
Ragnar presso di me.
DOTT. HERDAL. Era un’idea buona.
SOLNESS. Non dissi una parola in proposito, non feci che guardarla...
e desiderai con forza di averla qui, vicino a me. Poi scambiai qualche
parola con lei, amichevolmente.
DOTT. HERDAL. E dopo?
SOLNESS. Il giorno dopo verso l’imbrunire, quando il vecchio Brovik e
Ragnar erano già andati via, essa tornò, e mi parlò come se tra noi ci
fosse stato un accordo.
DOTT. HERDAL. Un accordo? a proposito di che?
SOLNESS. A proposito di quello che io avevo pensato. Eppure non una
sola parola mi era sfuggita.
DOTT. HERDAL. È davvero strano!
SOLNESS. Essa mi domandò quali sarebbero state le sue occupazioni e se
poteva incominciare subito la mattina dopo.
DOTT. HERDAL. Non crede lei che lo abbia fatto allo scopo di stare col
suo fidanzato?
SOLNESS. Anche a me venne in mente questo, in principio; ma no, essa lo
ha sfuggito sempre. Ho osservato che essa mi sente quando mi avvicino e
che trema tutta appena la guardo. Che cosa ne dice lei?
DOTT. HERDAL. Hum! Si può spiegare facilmente.
SOLNESS. Bene, ma il resto? La convinzione di aver sentito dalla
mia bocca, ciò che io m’ero accontentato di pensare, di volere... in
silenzio, da solo, nel mio interno; può spiegare anche questo, Dottor
Herdal?
DOTT. HERDAL. Non mi credo capace di tanto.
SOLNESS. Me lo figuravo; e per questo non ne ho mai parlato. Ma alla
lunga mi pesa, capisce? È un delitto che commetto contro di lei, povera
ragazza. (_con violenza_) Ma non posso altrimenti. Perchè se essa mi va
via, perdo anche Ragnar.
DOTT. HERDAL. E questo non l’ha raccontato mai a sua moglie?
SOLNESS. No!
DOTT. HERDAL. E perchè mai non lo fa?
SOLNESS. (_lo guarda fisso e dice con calma_) Perchè mi sembra
quasi d’impormi una giusta tortura, una tortura, in certo qual modo,
benefica.
DOTT. HERDAL. (_scuotendo il capo_) Davvero, che non ci capisco niente.
SOLNESS. Ma veda, in tal modo mi sembra di estinguere in parte, un
debito che io ho verso mia moglie.
DOTT. HERDAL. Verso sua moglie?
SOLNESS. Già, e ciò mi solleva un po’, mi pare quasi di respirare più
liberamente.
DOTT. HERDAL. Lo sa Dio se ne capisco una sola parola...
SOLNESS. (_interrompendo bruscamente, torna ad alzarsi_) Infatti è
meglio che non ne parliamo più. (_gira per la stanza, torna indietro e
si ferma al tavolo, guarda il dottore sorridendo_) Dica, Dottore. Lei
ora crede di avermi condotto sulla via delle confessioni?
DOTT. HERDAL. (_un po’ irritato_) Confessioni? Eccomi da capo a non
capire niente, signor Solness.
SOLNESS. Ma parli pure liberamente, giacchè me ne sono accorto.
DOTT. HERDAL. Di che cosa si è accorto?
SOLNESS. (_con voce cupa, lentamente_) Che lei viene spesso qui, per
non perdermi di vista.
DOTT. HERDAL. Che? io? E perchè dovrei farlo?
SOLNESS. Perchè mi crede... (_accalorandosi_) Perchè crede di me quello
che crede anche Alina!
DOTT. HERDAL. Ma che cosa crede la signora?
SOLNESS. (_dominandosi_) Essa comincia a credere che io sia... come
devo dire... ammalato.
DOTT. HERDAL. Ammalato? Non me ne ha mai detto una parola, e di qual
malattia, carissimo signor Solness?
SOLNESS. (_si curva sulla spalliera e mormora_) Alina ha l’idea ch’io
sia pazzo.
DOTT. HERDAL. (_si alza_) Ma mio caro signor Solness...
SOLNESS. Per l’anima mia, le dico, che è... Dunque l’ha confidato anche
a lei? Oh! l’assicuro, dottore, me ne sono accorto subito.
DOTT. HERDAL. (_lo guarda maravigliato_) Non mi è mai passata per la
testa quest’idea, mai, signor Solness.
SOLNESS. (_con riso incredulo_) Ah! davvero?
DOTT. HERDAL. No, mai! E certamente nemmeno a sua moglie. Le posso
assicurare...
SOLNESS. È inutile, tanto più che fino ad un certo punto potrebbe anche
avere ragione.
DOTT. HERDAL. Ma per bacco, devo confessare...
SOLNESS. (_interrompendo una smorfia_) Bene, caro dottore, finiamola.
Il meglio è che ciascuno pensi quello che crede (_si abbandona ad una
silenziosa allegria_) Ha capito dottore...?
DOTT. HERDAL. Che cosa?
SOLNESS. Se lei... dunque, non crede ch’io sia... ammalato...
squilibrato... pazzo.
DOTT. HERDAL. Perchè dovrei crederlo?
SOLNESS. Lei crederà naturalmente che io sono un uomo molto felice?
DOTT. HERDAL. E perchè dovrei crederlo solamente?
SOLNESS. (_ridendo_) Ah! ah! Le pare!... Solness, il costruttore
Solness.... Halvard Solness...?
DOTT. HERDAL. Devo infatti convenire con tutti, che lei è stato
favorito grandemente dalla fortuna.
SOLNESS. (_reprimendo un mesto sorriso_) È vero, non posso lagnarmene.
DOTT. HERDAL. L’incendio di quel brutto castello fu una vera fortuna
per lei.
SOLNESS. (_grave_) Non dimentichi che per Alina quella fu la
distruzione della casa paterna.
DOTT. HERDAL. Certo per sua moglie deve esser stato un gran dolore.
SOLNESS. Per quanto siano passati dodici anni, essa ne risente ancora.
DOTT. HERDAL. Quello che ne seguì, fu certo per sua moglie il colpo più
doloroso.
SOLNESS. Furono i due colpi riuniti che l’hanno abbattuta.
DOTT. HERDAL. Ma la sua gloria comincia da quell’epoca. Dopo aver
cominciato da povero garzone, eccola adesso il primo dell’arte
sua. Davvero, signor Solness, si può dire che la fortuna le è stata
propizia.
SOLNESS. (_lo guarda spaurito_) Ed è appunto questo che mi tormenta
tanto.
DOTT. HERDAL. La tormenta l’esser felice?
SOLNESS. Io temo sempre... perchè bisogna pure che venga il momento
della caduta.
DOTT. HERDAL. Ma che! chi potrebbe provocarla?
SOLNESS. La gioventù.
DOTT. HERDAL. Puah! La gioventù? lei gode ancora un gran credito.
Forse la sua gloria non fu mai così grande quanto adesso, nè mai così
solidamente basata.
SOLNESS. Verrà il momento della caduta. Lo vedo; sento che s’avvicina.
Presto qualcuno comincerà a dirmi di ritirarmi. E poi, tutti gli altri
mi grideranno: «Posto, posto, posto.» Vedrà, Dottore! Presto verrà la
gioventù a bussare alla mia porta.
DOTT. HERDAL. (_sorridendo_) Ebbene, e poi?
SOLNESS. E poi? sarà finita per il costruttore Solness. (_si batte alla
porta di sinistra_) (_trasalendo_) Che cosa c’è? Ha intenso?
SCENA XI.
DETTI E HILDA.
DOTT. HERDAL. Qualcuno batte.
SOLNESS. (_forte_) Avanti. (_Hilda Wangel entra dalla porta
dell’antisala. È di media statura, slanciata, di fattezze delicate, un
po’ annerita dal sole. Porta un costume da_ touriste, _veste un poco
corta con colletto alla marinara, un cappello alla marinara in capo.
Una piccola borsa a tracolla, un_ plaid _in una cinghia, e un lungo
bastone da alpinista_.)
HILDA. (_si avvicina a Solness con occhi raggianti di gioia_) Buona
sera.
SOLNESS. (_guardandola incerto_) Buona sera.
HILDA. (_ridendo_) Mi par quasi che lei non si ricordi più di me.
SOLNESS. No — debbo confessare davvero, che così, al momento...
DOTT. HERDAL. (_s’avvicina_) Ma la riconosco io, signorina.
HILDA. (_allegramente_) Come, è lei che...?
DOTT. HERDAL. Sicuro son io. (_a Solness_) Noi ci siamo conosciuti
quest’estate, lassù, tra i monti. (_a Hilda_) Che ne è delle altre
signorine?
HILDA. Esse hanno continuato il loro cammino verso l’Est.
DOTT. HERDAL. Esse saranno rimaste scandalizzate del baccano che
abbiamo fatto quella sera.
HILDA. Lo credo bene.
DOTT. HERDAL. (_minacciandola col dito_) Confessi che lei ha fatto un
po’ la civetta con noi!
HILDA. È più divertente che far la calzetta con le vecchie zie!
_Dott. Herdal_. Sono perfettamente d’accordo con lei.
SOLNESS. È arrivata stasera?
HILDA. Sì, in questo momento.
DOTT. HERDAL. Tutta sola, signorina Wangel?
HILDA. Certo.
SOLNESS. Wangel? si chiama Wangel?
HILDA. (_guardandolo con comica meraviglia_) Appunto, col suo permesso.
SOLNESS. Sarebbe forse la figlia del medico del circondario di
Lissanger?
HILDA. (_come sopra_) Ma di chi altro dovrei esser figlia?
SOLNESS. Ah! allora ci siamo incontrati già lassù, l’estate in cui
venni a costruire la torre per la vecchia chiesa.
HILDA. (_più seria_) Sì, fu proprio allora.
SOLNESS. È già un bel pezzo.
HILDA. (_lo guarda fisso_) Dieci anni precisi!
SOLNESS. Lei era una bambina.
HILDA. (_leggermente_) Oh! avevo dieci o dodici anni.
DOTT. HERDAL. È la prima volta che viene in città, signorina?
HILDA. Certamente.
SOLNESS. E forse non conoscerà nessuno qui?
HILDA. Nessuno, fuorchè lei e sua moglie.
SOLNESS. Ah! conosce anche mia moglie?
HILDA. Assai poco. Siamo state insieme alcuni giorni allo stabilimento
in cui essa faceva la sua cura.
SOLNESS. Ah! sui monti.
HILDA. Essa mi ha fatto promettere di venirla a trovare, se mi fossi
recata in città. (_sorridendo_) Del resto non vi era bisogno che
m’invitasse.
SOLNESS. Mi stupisce che non me ne abbia detto mai nulla.
HILDA. (_mette il bastone accanto alla stufa, si toglie la piccola
borsa e la pone sul divano insieme al plaid. Il dottore si prova ad
aiutarla. Solness la sta a guardare senza muoversi_).
HILDA. (_avvicinandosi a Solness_) Molto bene. Adesso le domando di
tenermi qui questa notte.
_Solness_. Con gran piacere.
HILDA. È che non ho che i vestiti che mi vede addosso e un po’ di
biancheria nel mio zaino. Bisognerebbe anzi farla lavare.
SOLNESS. Oh, sì, penseremo a tutto. Bisogna soltanto ch’io avverta mia
moglie.
DOTT. HERDAL. Io intanto andrò a fare le mie visite.
SOLNESS. Più tardi però tornerà.
DOTT. HERDAL. (_guardando allegramente Hilda_) Non dubiti. (_ridendo_)
È stato proprio profeta, signor Solness!
SOLNESS. Perchè?
DOTT. HERDAL. La gioventù è venuta a bussare alla sua porta.
SOLNESS. (_scherzando_) Sì, ma io non l’intendevo così.
DOTT. HERDAL. Certo, senza dubbio! (_via per la porta dell’antisala.
Solness apre la porta a destra e chiama nella stanza vicina_).
SCENA XII.
SOLNESS, HILDA, SIGNORA SOLNESS.
SOLNESS. Alina! fammi il piacere di venire un momento qua. C’è la
signorina Wangel che tu conosci. (_La signora compare sulla porta_).
SIG. SOLNESS. Che cosa dici? (_vedendo Hilda_) Ah, è lei signorina?
(_le si avvicina e le dà la mano_) Dunque è venuta ora?
SOLNESS. La signorina Wangel è giunta in questo momento e desidera di
trattenersi qui la notte.
SIG. SOLNESS. Da noi? Ma ben volentieri.
SOLNESS. Vorrebbe dare un po’ d’assetto alle sue cose, capisci.
SIG. SOLNESS. Procurerò d’aiutarla meglio che so. È il meno che posso
fare. Il suo baule, non è ancora arrivato?
HILDA. Non ho baule.
SIG. SOLNESS. In qualche modo aggiusteremo, spero. Ma ora bisogna che
lei si contenti della compagnia di mio marito. Vado a prepararle una
camera.
SOLNESS. Non potresti darle una delle stanze dei bambini? esse sono
perfettamente in ordine.
SIG. SOLNESS. Oh sì, c’è spazio a sufficienza. (_a Hilda_) Ora segga,
signorina, e si riposi un poco. (_esce da destra. Hilda con le mani
dietro la schiena gira per la stanza, guardando qua e là. Solness in
piedi, vicino al tavolo, con le mani pure dietro la schiena, la segue
con lo sguardo_).
SCENA XIII.
SOLNESS E HILDA.
HILDA. (_si ferma e lo guarda_) Ci son molte stanze per i bambini?
SOLNESS. Tre.
HILDA. Allora avranno molti figliuoli?
SOLNESS. No, non ne abbiamo. Per adesso farà lei da nostra figlia.
HILDA. Per stanotte, sì. E stia sicuro che non farò rumore: dormirò
saporitamente.
SOLNESS. Sarà molto stanca.
HILDA. Oh, no, ma ciò non m’impedisce.... È così bello sognare coricati
nel proprio letto.
SOLNESS. Sogna spesso lei?
HILDA. Sì, quasi sempre.
SOLNESS. E che cosa sogna per lo più?
HILDA. Questo, stassera non lo dico. Un’altra volta... forse. (_si
rimette ad osservare per la stanza, poi si ferma alla sinistra e fruga
un poco nei libri e nelle carte_).
SOLNESS. (_s’avvicina_) Cerca qualche cosa?
HILDA. No, guardo. (_allontanandosi_) Forse non è permesso?
SOLNESS. Oh! prego.
HILDA. È lei che scrive in questo grosso registro?
SOLNESS. No, la contabile.
HILDA. Una donna?
SOLNESS. (_ridendo_) Sicuro.
HILDA. Una donna che sta qui con lei?
SOLNESS. Sì.
HILDA. È maritata?
SOLNESS. No, è una signorina.
HILDA. Ah! benissimo.
SOLNESS. Ma probabilmente si sposerà fra poco.
HILDA. Tanto meglio per quella signorina!
SOLNESS. Ma non per me, che non avrò più alcuno che mi aiuti.
HILDA. Non potrà trovarne un’altra?
SOLNESS. Vorrebbe, forse, prendere lei il suo posto?
HILDA. (_squadrandolo_) Io? No, grazie. (_va nuovamente su e giù per
la stanza e si siede sulla sedia a dondolo; anche Solness va vicino
al tavolo_) (_continuando_) Perchè io ho ben altra cosa a fare. (_lo
guarda sorridendo_) Non le pare anche lei?
SOLNESS. Si capisce. Prima di tutto dovrà andare nei negozi per
provvedersi...
HILDA. (_allegramente_) No, no, non lo potrei neppure.
SOLNESS. Come?
HILDA. Sì, perchè ho speso tutto quanto avevo.
SOLNESS. Dunque non ha nè baule, nè denaro.
HILDA. Ma non me ne importa. Per me è lo stesso, adesso.
SOLNESS. Sa che mi piace lei?
HILDA. Solo questo?
SOLNESS. Questo ed altro. (_si siede sulla poltrona_) Vive ancora suo
padre?
HILDA. Sì, papà vive.
SOLNESS. E forse lei sarà venuta per studiare qui?
HILDA. No; non ci penso nemmeno.
SOLNESS. Ma vorrà trattenersi qualche tempo, non è vero?
HILDA. Dipende dalle circostanze (_breve pausa, durante la quale Hilda
continua a dondolarsi sulla sedia e guarda Solness tra il serio ed
il faceto. Quindi si toglie il cappello e lo mette davanti a sè sul
tavolo_).
HILDA. Maestro Solness?
SOLNESS. Ebbene?
HILDA. Lei dimentica facilmente, a quello che pare.
SOLNESS. No, ch’io sappia.
HILDA. Allora non vuole che ritorniamo sul discorso di quel che avvenne
lassù?
SOLNESS. (_con un moto di attenzione_) Lassù a Lissanger?
(_indifferente_) Bah! mi sembra che non ci sia molto da parlare.
HILDA. (_lo guarda con aria di rimprovero_) Ma che dice?
SOLNESS. Ebbene! Me ne parli lei stessa.
HILDA. Quando la torre fu compiuta fu una gran festa in città.
SOLNESS. Sì, quel giorno non lo dimenticherò mai.
HILDA. (_sorride_) Veramente? Questa è una gentilezza.
SOLNESS. Una gentilezza?
HILDA. Innanzi alla chiesa suonava la banda e v’erano radunate molte
centinaia di persone. Noi ragazze di scuola eravamo tutte vestite di
bianco, ed ognuna di noi aveva in mano una banderuola.
SOLNESS. Ah, sì! me ne ricordo!
HILDA. Poi lei, con piede fermo, salì sopra gl’impalcati fino alla
cima. Teneva in mano una gran corona, che appese in alto, sul punto più
elevato.
SOLNESS. Era una mia abitudine, una vecchia tradizione.
HILDA. Impressionava di vederla così in alto: «Se cadesse il
costruttore» si pensava.
SOLNESS. (_seccamente, per troncare il discorso_) Sì, questo avrebbe
anche potuto accadere, perchè una di quelle indiavolate ragazze vestite
di bianco cominciò a urlarmi, fissandomi...
HILDA. (_raggiante di gioia_) «Evviva il costruttore Solness»? Oh, sì.
SOLNESS. Ed agitò e sventolò la bandiera sì tanto, che poco mancò non
mi cogliesse il capogiro.
HILDA. (_sottovoce, seria_) Quella ragazza indiavolata, ero io.
SOLNESS. (_la fissa con gli occhi sbarrati_) Ora ne son certo. Deve
essere stata proprio lei.
HILDA. (_di nuovo con vivacità_) Era uno spettacolo così bello, così
emozionante! Non avrei mai creduto che in tutto il mondo esistesse un
costruttore capace di costruire una torre così alta, e che io potessi
vederlo lassù in alto... in carne ed ossa, senza provare il minimo
capogiro. Ecco ciò che faceva girare la testa a quelli che guardavano.
SOLNESS. E come mai sapeva lei....
HILDA. (_con un gesto di denegazione_) Oh! no! Me lo diceva l’animo
mio. E altrimenti lei non sarebbe stato certo capace di cantare lassù.
SOLNESS. (_la guarda meravigliato_) Cantare? io ho cantato?
HILDA. Sì, lei cantò.
SOLNESS. (_scuote la testa_) Non ho mai cantato una nota in vita mia!
HILDA. Eppure, allora ha cantato! Sembrava che vi fossero delle arpe
lassù.
SOLNESS. (_pensieroso_). Tutto ciò è strano.
HILDA. (_tace un poco guardandolo e dice con voce smorzata_) Però
l’essenziale è venuto dopo. (_con vivacità)_ Ma questo non credo sia
bisogno di ricordarglielo.
SOLNESS. Eppure, se mi ricordasse un poco anche questo...?
HILDA. Non si ricorda del gran banchetto che le fu offerto al circolo?
SOLNESS. Sì, è stato nello stesso pomeriggio, perchè la mattina dopo
son partito.
HILDA. Dopo il circolo venne invitato alla sera in casa nostra.
SOLNESS. Precisamente, signorina Wangel. È sorprendente come lei si
ricordi di tutte queste inezie.
HILDA. Inezie? Ma lei è curioso; forse fu una inezia quella di trovarmi
nella camera quando lei venne?
SOLNESS. Era dunque lei?
HILDA. (_senza rispondergli_) Allora non mi chiamò: ragazza indiavolata.
SOLNESS. No, mi sarei ben guardato.
HILDA. Mi disse ch’ero bella nel mio abito bianco e che sembravo una
piccola principessa?
SOLNESS. Ed era vero, signorina Wangel. E poi mi sentivo quel giorno
così contento...
HILDA. E soggiunse ch’io dovevo diventare una vera principessa.
SOLNESS. (_ridendo_) Anche questo dissi?
HILDA. Sì, l’ha detto. E quando domandai quanto tempo avrei dovuto
aspettare, allora mi rispose che sarebbe tornato dopo dieci anni — come
l’eroe della leggenda — per rapirmi, per portarmi in Ispagna o altrove.
E mi promise di comperarmi là un regno.
SOLNESS. (_come sopra_) Dopo un buon pranzo si è generosi. Ma ho detto
veramente tutto questo?
HILDA. (_ride_) Sì, e nominò anche il regno.
SOLNESS. Ed era?
HILDA. Doveva chiamarsi il Regno di melarancia.
SOLNESS. Un nome appetitoso.
HILDA. A me però non piacque affatto. Mi sembrò che volesse prendersi
giuoco di me, che volesse scherzare.
SOLNESS. Questa non era la mia intenzione.
HILDA. E infatti non lo si poteva supporre dopo quello che fece poi.
SOLNESS. Che diavolo ho fatto poi?
HILDA. Ha dimenticato anche questo! Eppure tali cose, mi pare, non si
dovrebbero dimenticare mai.
SOLNESS. Bene, bene; mi aiuti un po’, forse allora...
HILDA. (_lo guarda fisso_) Mi prese fra le sue braccia e mi baciò,
signor Costruttore Solness.
SOLNESS. (_colla bocca spalancata e alzandosi_) Io?
HILDA. Sì, lei. Mi strinse con ambe le braccia e mi rovesciò
all’indietro e mi baciò, mi baciò molte volte.
SOLNESS. Ma cara signorina Wangel!
HILDA. (_si alza_) Non vorrà negarlo, spero?
SOLNESS. Oh! lo nego assolutamente.
HILDA. (_lo guarda ironicamente_) Ah sì? (_si volta e si accosta piano
alla stufa, dove si ferma, guardando nella direzione opposta a lui, e
colle mani dietro la schiena. Breve pausa._)
SOLNESS. (_va con precauzione a mettersi vicino a lei_) Signorina
Wangel?
HILDA. (_tace e non si muove_)
SOLNESS. Non stia immobile come una statua. Quel che ha raccontato
lo deve aver sognato. (_mette la mano sul braccio di lei_) Ma senta
dunque?
HILDA. (_fa un movimento d’impazienza col braccio_)
SOLNESS. (_come se gli balenasse un’idea_) Eppure! Aspetti, aspetti.
Qui c’è qualche cosa di più misterioso!
HILDA. (_non si muove_)
SOLNESS. (_a mezza voce, ma accentuando le parole_) Debbo aver pensato
a tutto questo. Debbo averlo voluto, desiderato. E allora? Non sarebbe
per combinazione così?
HILDA. (_continua a tacere_)
SOLNESS. (_impaziente_) Ma sì! Allora io l’ho anche fatto!
HILDA. (_volta un poco la testa, ma senza guardarlo_) Dunque lo ammette
ora?
SOLNESS. Sì, tutto quel che vuole.
HILDA. Che mi strinse tra le braccia?
SOLNESS. Sì.
HILDA. Che mi rovesciò all’indietro?
SOLNESS. Molto indietro.
HILDA. E mi baciò?
SOLNESS. Sì, lo feci.
HILDA. Molte volte?
SOLNESS. Quante volte vuole.
HILDA. (_si volge rapidamente verso di lui ed ha di nuovo negli occhi
l’espressione di gioia_) Vede dunque, che ho finito per farglielo
confessare?
SOLNESS. (_sorride un poco_) Ma come ho potuto dimenticare una tale
cosa!
HILDA. (_di nuovo con leggera collera si allontana da lui_) Ah! lei ne
avrà baciate tante!
SOLNESS. No, non lo creda... (_Hilda si siede sulla poltrona. Solness
sta in piedi e si appoggia sulla sedia a dondolo, la guarda con occhio
scrutatore_) Signorina Wangel?
HILDA. Ebbene?
SOLNESS. Che cosa è succeduto allora tra noi due?
HILDA. Nulla. Vennero altri forestieri.
_Solness_. Ma come ho potuto dimenticare?
HILDA. Ah! lei certo non ha scordato nulla. Solo si vergogna un poco.
Tali cose non si dimenticano, lo so.
SOLNESS. Certo, non si dovrebbero...
HILDA. (_di nuovo con vivacità lo guarda_) E la data? Ha dimenticato
anche quella?
SOLNESS. La data?
HILDA. Sì, la data del giorno in cui ha sospeso la corona sull’alto
della torre? Ebbene?
SOLNESS. Hum! Parola d’onore, non me ne ricordo. So solamente che
saranno dieci anni in autunno.
HILDA. (_accenna più volte col capo affermativamente_) Dieci anni al 19
settembre. Appunto!
SOLNESS. Sì, è proprio così. Anche della data si è ricordata! (_si
ferma_) Ma aspetti! Sicuro — anche oggi è il 19 settembre.
HILDA. Precisamente. E dieci anni sono trascorsi. E lei non è venuto
come mi aveva promesso.
SOLNESS. Promesso? Me lo dice come se allora avessi voluto minacciarla,
spaventarla...
HILDA. Non c’era nulla da spaventarmi.
SOLNESS. Volevo scherzare solamente un poco. Lei era una bambina.
HILDA. Oh! non tanto, e non tanto ignorante quanto lei crede!
SOLNESS. (_la guarda meravigliato_) Ha creduto seriamente che sarei
tornato?
HILDA. (_nasconde un sorriso mezzo motteggiatore_) Me l’aveva promesso.
SOLNESS. Che sarei venuto nella casa sua a prenderla?
HILDA. Come fanno le streghe.
SOLNESS. Per crearla principessa?
HILDA. Me l’aveva promesso!
SOLNESS. Per darle un regno?
HILDA. (_guarda il soffitto_) E perchè no? Proprio uno splendido regno;
non veramente eguale come gli altri regni...
SOLNESS. Ma un’altra cosa che equivalesse?
HILDA. Sì, che almeno valesse altrettanto. (_lo guarda un poco_) Chi sa
costruire le più alte torri del mondo, perchè non può ben procurarmi,
in un modo o nell’altro anche un regno? Ecco ciò che pensavo.
SOLNESS. (_scuote la testa_) Non riesco a comprenderla, signorina
Wangel.
HILDA. Eppure parlo chiaro.
SOLNESS. No, non riesco a capire tutto quello che dice lei. Temo che
voglia burlarsi ora di me.
HILDA. (_sorride_) Burlarmi di lei?
SOLNESS. (_la guarda_) È molto tempo che lei mi sapeva ammogliato?
HILDA. Perchè mi fa questa domanda?
SOLNESS. (_indifferente_) Nulla, un’idea... (_la guarda serio e dice a
mezza voce_) Perchè è venuta qui?
HILDA. Per avere il mio regno. Non è forse giunto il momento?
SOLNESS. (_ride_) Ah! lei è divertente in verità.
HILDA. (_allegra_) Voglio il mio regno, signor costruttore. (_bussa col
dito sul tavolo_) Fuori il regno!
SOLNESS. (_accosta la sedia a dondolo e si mette a sedere_) Parliamo
sul serio: perchè è venuta? Che cosa vuole veramente qui?
HILDA. Oh! prima di tutto voglio vedere la città e tutto quello che lei
ha costruito.
SOLNESS. In tal caso avrà molto da fare.
HILDA. Dunque ha costruito molto, molto?
SOLNESS. E specialmente negli ultimi anni.
HILDA. Anche molti campanili? Molto alti?
SOLNESS. Non costruisco più nè campanili nè chiese.
HILDA. E che cosa costruisce ora?
SOLNESS. Case d’abitazione.
HILDA. (_riflettendo_) E non si possono aggiungere dei campanili alle
case?
SOLNESS. (_sorpreso_) Che cosa intende dire?
HILDA. Intendo qualcosa che torreggi nell’aria, liberamente, nello
spazio, ad un’altezza vertiginosa.
SOLNESS. (_medita un poco_) È davvero strano che lei mi dica questo: è
appunto quello che vorrei sopra tutto.
HILDA. (_impaziente_) Ma perchè non lo fa?
SOLNESS. (_scuote la testa_) Gli uomini non vogliono saperne di queste
case.
HILDA. E che importa?
SOLNESS. Ma ora sto costruendo una nuova casa per me...
HILDA. Per lei?
SOLNESS. È quasi terminata, ed ha una torre.
HILDA. È alta la torre?
SOLNESS. Sì.
HILDA. Molto alta?
SOLNESS. La gente certo la troverà troppo alta, almeno per una casa
d’abitazione.
HILDA. Voglio vedere questa torre subito, domattina.
SOLNESS. (_siede col mento appoggiato alla mano, e la guarda con occhi
sbarrati_) Dica, signorina Wangel, qual’è il suo nome?
HILDA. Mi chiamo Hilda.
SOLNESS. (_come sopra_) Hilda? Davvero?
HILDA. Ma non se lo ricorda? Lei stesso mi ha chiamato Hilda, il giorno
in cui fu tanto cattivo da...
SOLNESS. Cattivo? Sono stato cattivo?
HILDA. Mi ha detto: «Mia piccola Hilda», e questo mi ha dispiaciuto.
SOLNESS. E perchè?
HILDA. Sì, sopratutto in quel momento. Del resto — «Principessa Hilda»
suonerebbe assai bene, mi pare.
SOLNESS. Sicuro, Principessa Hilda di... di... — Come deve chiamarsi il
regno?
HILDA. Ah! sciocchezze! di quello stupido regno non voglio saperne.
SOLNESS. (_si è abbandonato sulla poltrona e la guarda sempre
immobile_) È strano! Più ci penso, e più mi pare come se in questi anni
io mi sia torturato...
HILDA. Perchè?
SOLNESS. Per ricordarmi una cosa già compiuta e che mi pareva di
averla dimenticata. Ma non sono stato mai capace di ricordarmi che cosa
potesse essere.
HILDA. Avrebbe dovuto fare un nodo al fazzoletto, signor costruttore.
SOLNESS. Per domandarmi in seguito che cosa significasse il nodo?
HILDA. Sicuro; non mancano i prodigi nel mondo.
SOLNESS. (_si alza lentamente_) Mi ha fatto bene al cuore la sua venuta.
HILDA. (_lo fissa con sguardo profondo_) Davvero?
SOLNESS. Mi sentivo così abbandonato e così privo d’aiuto.... (_più
piano_) Le dirò: comincio a temere orribilmente della gioventù.
HILDA. (_sprezzante_) Puh! Ma è possibile aver paura della gioventù?
SOLNESS. Sì, proprio. Ecco perchè mi sono rinchiuso qui. (_con aria di
segreto_) La gioventù verrà a bussare alla mia porta, vorrà venire da
me.
HILDA. In tal caso mi pare che dovrebbe andare ad aprire la porta.
SOLNESS. Aprire?
HILDA. Sì, e lasciarla entrare.
SOLNESS. No, no, no, la gioventù... è l’espiazione. Essa viene avanti,
militando sotto una nuova bandiera.
HILDA. (_si alza, lo guardo, e dice con voce tremante_) Posso esserle
utile in qualche cosa, costruttore?
SOLNESS. Oh! certo ora può essermi utile, perchè anche lei, mi pare,
viene con una nuova bandiera. Gioventù, contro gioventù dunque. (_il
Dottor Herdal entra per la porta dell’anticamera_).
SCENA XIV.
DETTI E HERDAL.
DOTT. HERDAL. Ebbene signorina, ancora qui?
SOLNESS. Abbiamo discorso molto... di cose vecchie e nuove.
DOTT. HERDAL. Davvero?
HILDA. Oh! è stato molto divertente, perchè il signor costruttore
Solness — ha una memoria addirittura fenomenale. Si ricorda di tutto,
anche delle più piccole cose. (_la signora Solness entra dalla porta a
destra_)
SCENA XV.
DETTI E LA SIGNORA SOLNESS.
SIG. SOLNESS. Signorina Wangel, la sua stanza è pronta.
HILDA. Grazie, quanto è gentile!
SOLNESS. (_a sua moglie_) Una delle stanze dei bambini?