«Una lampada sarà sempre accesa per me nel suo «convento»?
«Una lampada non è il sole, ma basta a rompere una grande oscurità.
«Grazie a tutte e due. Vedo che tutti i lumini che accendono nel campo
santo non bastano a far vivere un morto, ma io devo pur credere alla
fede altrui, se anche mi manca una fede mia. Ella, buon'amica, fa
appello alla mia filosofia e cerca dimostrarmi che a sopportare i mali
della vita è utile talvolta farsene una ragione. Ho creduto anch'io un
pezzo a questo sofisma e nella mia selvaggia solitudine mi ero
abituato a credere che un uomo non abbia bisogno del fiato di un altro
uomo per vivere.
«Sì, io ero abbastanza sufficente a me stesso, finchè vivevo come
Diogene in una botte. Ma Diogene ha in sè un cattivo compagno. Ora che
ho bruciata la vecchia botte, non so più dove rintanarmi.
«Potrò credere a qualche altra cosa ora che non credo più in me
stesso? Voi dite di sì e so che pregate per questo. Per quanto stenti
ad ammettere che le preghiere facciano dei buchi nel cielo, siate
benedette! Il profumo dell'incenso piace anche a chi non entra in
chiesa. Pazienza! io non sono di quei malati che odiano il chirurgo
che li ha fatti soffrire e benedico la mano che mi ha fatto
un'amputazione necessaria: ma non so se un animale possa vivere senza
cuore.
«In ogni modo tenete accese le vostre lampade: scrivetemi e parlatemi
di tutto ciò che mi possa far bene».