PROPRIETÀ LETTERARIA

_Le copie non firmate s'intendono contraffatte_.

Milano 1901--Stabilimento Tipografico G. Mauri e C., Via Unione, 20.

È una voce d'oltretomba che ci parla dalle pagine di questo romanzo, è

la voce di Emilio De Marchi, il gentile poeta, il geniale ed arguto

scrittore, ahi troppo presto rapito agli amici, agli ammiratori, al

Paese di cui era ornamento ed onore.

La fama non ha sempre una misura perfettamente giusta nella

distribuzione de' suoi favori. Non sempre i più meritevoli sono i suoi

prediletti, e i suoi errori, ai tempi nostri, son forse più frequenti

e più gravi che nel passato. Per essere uditi in mezzo al frastuono da

cui è assordato il mondo moderno, bisogna farsi annunciare da squilli

di tromba ed aver un accompagnamento di cori. Chi parla solitario deve

rassegnarsi talvolta a lasciare che la sua voce sia soffocata

dall'onda tumultuosa dei suoni che le si innalzano intorno. Emilio De

Marchi, artista nel senso più genuino e più dignitoso della parola,

ch'altro non amava se non l'arte e la verità, non apparteneva a

nessuna consorteria letteraria; egli faceva parte per sè stesso, non

andava in cerca dell'applauso e del successo, rifuggiva da ogni

artifizio da cui potesse venire al suo nome un bagliore fallace. Da

qui la conseguenza che Emilio De Marchi non ebbe in vita il posto che

gli spettava nella gerarchia degli scrittori italiani nell'ultima

parte del secolo decimonono, mentre gli stranieri lo accoglievano con

una larghezza di spontanea ammirazione che era il più chiaro indizio

del suo grande valore.

Emilio De Marchi, in arte, era un verista, ciò che rettamente inteso

vuol dire un manzoniano. Egli fu dei pochissimi fra i discendenti del

grande lombardo a comprendere come non fosse un seguire il maestro

l'abbandonarsi ad una morbosa mollezza di sentimenti e di stile, ma lo

fosse bensì lo scrutare il vero ne' suoi più riposti avvolgimenti, per

riprodurlo con un intento altamente morale. Per questo, egli è stato,

insieme, un poeta ed un moralista.

Il tratto saliente dell'ingegno del nostro artista era appunto la

scrupolosa fedeltà al vero, fedeltà nella rappresentazione dei

personaggi e in quella dell'ambiente in cui li collocava, Nella

creazione dei tipi umani il De Marchi si_ _rivelava un pensatore

dall'anima vibrante a tutti i problemi detta vita moderna, un

psicologo che sapeva scrutare le passioni che tempestano nel cuore

dell'uomo in tutte le fasi del loro svolgimento. Tuttavia, per quanto

mirabili le analisi ch'egli eseguiva col suo scalpello provato e

sicuro, per quanto efficaci e parlanti le figure a cui egli dava il

soffio della vita, altri potrà, per questo rispetto, averlo

eguagliato, e forse superato. Ma nella pittura dell'ambiente il De

Marchi era propriamente un Maestro. La sua arte finissima e discreta

ci fa rivivere nel mondo ch'egli descrive con un'esattezza di

riproduzione veramente singolare. Il_ Demetrio Pianelli, _che

rimarrà del resto, per gli altri suoi pregi, come uno dei migliori

romanci contemporanei, è, veduto da questo aspetto, un capolavoro. Il

mondo milanese, la sua vita, le sue abitudini, il suo linguaggio,

l'aria, quasi direi, che vi si respira, tutto vi è riprodotto con

un'acutezza d'impressione che rivela l'intensità dell'osservazione. E

vi si unisce quell'arte squisita, che sa dare, nella pittura, il tocco

risolutivo dell'effetto, conservando la chiarezza del disegno e la

semplicità dell'insieme.

Quest'arte si ritrova in tutti i romanzi del De Marchi; la si ritrova

in_ Giacomo l'idealista _dove vela ed abbella una concezione di

carattere che è forse la più profonda e la più geniale di quante siano

uscite dalla mente pensosa del nostro romanziere, la si ritrova

nell'ultimo suo lavoro in_ _cui una storia triste si svolge in

mezzo a tanto sorriso di natura, a tanta trasparenza d'aria, a tanta

pace e tanto azzurro di lago e di cielo.

Lo stile del De Marchi, è limpido come l'acqua zampillante da fonte

montana e rispecchia mirabilmente lo spirito dello scrittore.

L'imagine precisa e vivace, la frase spirante un'emozione

profondamente sentita, il concetto espresso con facile eleganza, mai

nessun eccesso di parola, nessuno sfoggio di inutile virtuosità, quasi

un pudico aborrimento d'ogni lezioso artifizio, tutto ciò infonde

nelle pagine del De Marchi quel fascino che ha la bellezza quando ci

si affaccia nella sua semplice e genuina realtà.

Emilio De Marchi, mi piace ripeterlo perchè è il più grande fra i

titoli d'onore del nostro poeta, ha sempre accompagnato all'arte

l'ispirazione morale e fu guidato, in tutte le sue opere, da un

concetto educativo. Egli sentiva altamente la missione dello

scrittore, e voleva che da ogni suo libro venisse un insegnamento che,

purificando, ravvivasse i cuori. Quando egli parlava ai giovani, la

sua parola aveva un accento paternamente affettuoso. Il maestro

diventava un amico che aveva il segreto di toccar le corde più intime

del cuore. Ma l'idea morale regge ed anima non solo i suoi libri

educativi, bensì tutta l'opera sua.

Non si chiude nessun suo romanzo senza sentirsi migliori, perchè più

inclinati all'indulgenza, alla pietà_ _per le umane debolezze,

più sensibili alla simpatia per la sventura, più aperti all'influenza

d'ogni grande e generoso ideale.--

Il fare un libro è meno che niente

Se il libro fatto non rifà la gente

diceva il Giusti. A questa convinzione del poeta toscano, che era

anche la sua, Emilio De Marchi è rimasto fedele in tutte le

manifestazioni del suo ingegno. Artista squisito, scrittore altamente

civile e morale egli lascia una traccia duratura. Il suo spirito

rimane nelle figure viventi di cui ha popolato il mondo della fantasia

e del romanzo, rimane nei preziosi insegnamenti da lui sparsi a piene

mani lungo il cammino, ahi troppo presto troncato, della sua laboriosa

esistenza.

Col fuoco non si scherza · 第 2 / 51 题