È un buon spirito quello che ha indotto Mario a frenare l'impazienza
fin presso al mezzodì, ed a recarsi prima di quell'ora in casa di
Maurizio. Poco fa l'infermo dormiva, ed ora invece padre e figlia
parlano appunto di lui.
— Lo ami tanto?...
— Tanto.
— E t'ama?
Vi rispondono il rossore della fanciulla ed un picciol grido di gioia,
perchè eccolo, è lui — Mario.
Mario, il quale sembra recar negli occhi due raggi del sole di mezzodì,
ed ha nel sorriso, nella scioltezza delle maniere tutta l'aria di chi
porta una buona notizia.
— Mario, dice Maurizio porgendogli la destra, spero di non aver più
bisogno di medico; non di meno toccami il polso; ho la febbre?
— Nulla.
— E pure me la sento in dosso, una febbre nuova, da cui spero di non
guarire mai.
Mario non sa ancora che credere; l'occhio di medico gli dice che
quell'uomo è guarito; le sottigliezze degli alienisti gli pongono mille
dubbi in capo; sente il bisogno di dar fede a quella gioia, ma ha lo
scientifico dovere di dubitarne.
— Tu ami la mia creatura, prosegue a dire Maurizio, ed ella t'ama: io
sono l'unico ostacolo alla vostra felicità, non è vero?
È verissimo, come è vero che non si può ragionare meglio di così, nè
dire cosa più assennata. Assolutamente Maurizio non è pazzo!
— Ebbene, soggiunge costui dopo breve silenzio, sarete felici; ma non
quanto io vorrei...
Si arresta, si turba, sembra pauroso di svelare un ultimo secreto.
— Ho paura di avervi ingannato... anzi ne sono sicuro... Mario...
Camilla... non pensate ai milioni che vi ho promesso; vostro padre è un
poveretto.
E il disgraziato nasconde la faccia fra le mani per disperazione.
«Tanto meglio» dice una voce.
Maurizio guarda Camilla e poi Mario e li vede sorridenti entrambi, nè
punto sgomentati dalla terribile notizia.
— Io lo sapeva, dice Mario senza nascondere la propria gioia.
— E tu?
Donnina sorride indovinando il pensiero di Mario, e risponde più
semplicemente e con più efficacia:
— Io non lo sapeva.
«Tanto meglio» ripete la voce di prima.
È la terribile mamma Teresa, la quale non così sentenzia per vana
affettazione, ma perchè pensa alla gioia di maestro Ciro, quando saprà
di poter fare la dote alla sposa colle quattromila e seicento lire che
aspettano negli scrigni della Cassa di risparmio di Milano... e anche
perchè, in fin dei conti, non vi è rimedio.
E ripete una terza volta, più filosoficamente delle prime due:
«Tanto meglio!»