Olimpia ha spiato dalle persiane socchiuse i passi di Mario, e non
oggi solo, ma ieri, e ad ogni volta che egli è uscito di casa od ha
attraversato il cortiletto. Ella sa tutto, la disgraziata fanciulla,
sa tutto! Ed oh! se le rimanesse tempo e comodità di piangere, quante
lagrime verserebbe sulla propria sorte! Ma sì! Non si ha mai finito di
dar sesto alla casa, e poi ci è sempre quella Semplicetta che ha l'aria
di aspettare la prima lacrima per versarne un torrente, oppure il
babbo, il malizioso babbo, con quegli occhi fatti apposta per sgominare
ogni proposito in petto alle figliuole melanconiose.
Basta, è un gran dolore non essere padrona delle proprie lagrime, e
non poterne versare nemmeno una quando vorrebbe versarle tutte per
_fargli_ dispetto. Potesse almeno dirgli, poichè il cattivaccio ne ama
un'altra e vuole sposarsela, che a lei non ne importa un bel niente,
e che anch'essa ama un altro e se lo sposerà! Potesse _dirgli_ questo,
via, sarebbe già una magnifica vendetta! Ma nemmeno, nemmeno! Non ci è
_un cane_ che la guardi, la poverina! Se vuole sfogare il malumore non
le rimane che Semplicetta; ma la matrona dei fornelli mette tanto buon
volere a lasciarsi tormentare dai capricci della padroncina, che costei
si pente prima ancora di stancarsi.
Ditelo voi, non è vero che è una disgraziata creatura? Vi sono dei
momenti in cui crede proprio che ne morrà, e si guarda nello specchio
e si trova un'aria patita, e si prova a tossire per vedere se potrà
buscarsi una bronchite! E immagina di vedersi morta, di veder _lui_
lagrimoso dietro la bara, col petto straziato dai rimorsi. Anche questa
sarebbe una magnifica vendetta!
Oppure vivere eternamente zitella, per non lasciargli più pace e
perchè egli fosse costretto a pensare a tutte le ore: «Quella poverina
invecchia senz'amore, ed è colpa mia; sono io la causa della sua
sventura, povera Olimpia!»
Oh! sì, povera Olimpia! Ma il vedersi zitellona non finisce di
piacerle; meglio morta di tisi, meglio sotterra come Paoluccio!
Talvolta pensa anche alla sua rivale, a quella ladra che le ha rapito
il cuore di Mario. Senza dubbio sarà bella, _più bella..._
E specchia il volto da cherubino... oh! che colpa ne ha lei se è tanto
brutta!... tanto brutta poi no, via, no davvero!
Ah! le pare di sentirsi ribollire il sangue nelle vene al pensiero
della sua rivale, si sente il cuore capace d'odio, non ne è sicura,
ma incomincia ad odiar forte quella donna. Le vengono in mente tante
terribili vendette consigliate dalla gelosia; ripensa mille torture;
ah! se avesse la forza di far del male, se fosse buona d'essere
cattiva!
Ma bisogna reprimere tutte queste fantasie, giova farsi forza, e venire
ad una determinazione seria, e fermarsi in quella. Un giorno o l'altro
dovrà trovarsi in faccia alla sposa — _alla sposa!_ — dovrà parlarle
come un'indifferente, sorriderle anche; ci vuol coraggio, bisogna
preparare un contegno, e non lasciarsi cogliere alla sprovveduta per
non farci una triste figura, poichè in fin dei conti è meglio che
quella smorfiosetta non abbia a godere del trionfo. E immagina qual
veste indosserà... oh! certo la veste color di rosa... peccato che
non abbia lo strascico, anzi che le arrivi appena alla caviglia!...
peccato! E le dirà... Che cosa le dirà? Ci pensa molto... è difficile!
Ma a poco a poco si fa strada un altro pensiero; quella fanciulla,
dicono, è poveretta, è orfana, è buona! Perchè armarsi contro di lei,
invece di volerle bene? Ah! le pare che le vorrebbe tanto bene se non
la odiasse!
Odiarla! una tapina che non ebbe mai le carezze della mamma come lei, e
che, di lei più disgraziata, non ha nemmeno il babbo... nè fratello...
nè sorella... Oh! ma Mario basta a tutto. Proprio? A tutto? All'amore
del babbo, per esempio, no: se scende in fondo al cuore, ella trova
d'amar più il babbo che Mario, senza paragone!...
Dopo lunga contesa, Olimpia ha formato il suo proposito. Ed il primo
momento che si trova con Mario si fa forza e gli dice senza preamboli:
— Signor Mario, come si chiama la sua fidanzata?
Il giovane sorride e rispondo arrossendo un tantino:
— Donnina!
— Ebbene, soggiunge la fanciulla, dica a Donnina che io voglio esserle
amica. Glielo dirà?
— Glielo dirò.
Ed Olimpia corre, senza ascoltar altro, nella propria camera col cuore
che le batte forte, proprio come in petto ad un'eroina.