RITORNO.

Rouen è una cara cittadina; conta una prefettura, una zecca, un

museo, molte accademie, parecchie antichità, ha una magnifica torre

ed una biblioteca di molte migliaia di volumi, bei dintorni, belle

donne..., ma per una viaggiatrice della fatta di Serena doveva essere

assolutamente un paese noioso. Questo pensava l'avveduta Marta intanto

che la signora farneticava in silenzio nella propria camera. E quando

fu ora di dichiarare se si rimanesse o no nell'albergo per quel giorno,

la premurosa fanciulla venne arditamente ad informarsi, dispostissima a

dare il suo buon consiglio solo che se ne porgesse l'opportunità.

— La signora intende rimanere a Rouen?

Serena fe' cenno di no.

La cameriera aspettò qualche schiarimento, poi s'arrischiò a dire:

— Devo preparare le valige della signora?

Serena fe' cenno di sì.

E l'altra pigliando animo:

— La signora vuol recarsi?...

— Dovunque!...

— Vuoi ritornare a Milano?

— No, rispose Serena con prontezza, ed aggiunse poco stante: dovunque,

fuorchè a Milano.

— Se mi permette di darle un consiglio, Parigi non è lontana, vi si

stava assai bene; e poi lei non è in grado di fare un lungo viaggio.

— Sta bene... Parigi, disse Serena, ed abbandonò il capo fra le

palme. Marta uscì in punta di piedi, dicendo in cuore che la signora

incominciava a divenirle insopportabile, e che, se durava a questo

modo, la poteva far conto di _provvedersi_.

Verso il mezzodì Serena volse le spalle alla via percorsa nella notte

dal banchiere Redi e ritornò a Parigi.

Durante il viaggio parve alla cameriera di scorgerle in volto i segni

d'un pensiero importuno; poco prima di giungere alla gran città, Serena

infatti ruppe il silenzio così:

— Antonio è rimasto a Milano?

La cameriera mandò un sospirone non all'indirizzo dell'atletico

servitore, ma a Parigi da cui le pareva d'allontanarsi prima ancora

d'esservi giunta.

— Sì, signora.

Questa volta era la padrona che desiderava gli schiarimenti e la

cameriera che stentava a metter fuori le parole.

— La mia casa è rimasta tal quale, come avevo dato ordine?

— Sì, signora.

Un altro sospiro.

— Non furono toccati i mobili, nè i tappeti? Erano queste le mie

istruzioni?...

— Erano queste.

Ahi! ogni domanda respingeva la fatata città un buon centinaio di

chilometri.

— Piglierai i biglietti per Milano, disse Serena.

Erano allora alle porte di Parigi, ma la povera cameriera guardando

innanzi a sè non seppe vedere se non la guglia del Duomo.

Il domani, Serena rientrava nella sua deliziosa dimora, dove

l'aspettavano i variopinti caladii a cui il bravo Antonio non aveva

lasciato mancare nè una goccia d'acqua, nè un raggio di luce, nè un

grado di calore.

Era tornata in Milano con una singolare riluttanza, quasi di soppiatto,

in una carrozza chiusa di cui aveva calato le cortine, e s'era guardata

intorno nello smontare, non certo per paura che alcuno la vedesse, ma

come obbedendo ad un istinto.

La furba cameriera, per mettere in pace la propria curiosità, diceva a

sè stessa che la padroncina era vergognosa d'essere andata all'estero

con un fallito. La riputazione di una cortigiana ha le sue verginità

che giova rispettare, e il parer vittima del fallimento del banchiere

Redi ne avrebbe offuscato la bella aureola. Ma il ragionamento

zoppicava; rendeva conto della timorosa inquietudine di Serena, non

della sua determinazione di venire a Milano.

E perchè a Milano appunto, dopo aver detto che sarebbe andata dovunque,

a Milano eccettuato?

La cameriera ricordava benissimo d'aver udito quel proposito sulle

labbra della sua padrona un'altra volta, contraddetto poi dal fatto

nella stessa maniera. E fu precisamente quando il luogotenente

Ferdinando, lasciata in una villetta sulla riviera ligure l'amabile

compagna, non s'era più visto. Anche allora l'abbandonata voleva andare

in capo al mondo, tranne che a Milano, dove era poi andata per davvero.

In tutto ciò doveva essere un segreto che la padroncina aveva avuto il

torto di non confidare, come nei melodrammi e nelle commedie, alla sua

Vespina. Quanto ad indovinarlo, la giovinetta, piena di buona volontà,

vi si era pur provata, ma non era venuta a capo di nulla. Ah! se si

avesse avuto bisogno dei suoi servigi un paio di anni o un paio di mesi

prima, tanto che non le mancassero le fondamenta per un solido edifizio

di congetture, voglio dire le nozioni indispensabili ad ogni cameriera,

allora il segreto di Serena non sarebbe più un segreto, e da un pezzo

Marta ne avrebbe detto qualche cosa a chi legge. Ma così costretta

a congetturare sovra congetture, ad appoggiare ipotesi sovra altre

ipotesi, la poveretta non ci ha colpa davvero se non ne sa nulla.

Una cosa colpì Serena al primo entrare nella sua abitazione e fu

l'apprendere che il giorno innanzi era stato a chiedere di lei...

chi?... Maurizio. Maurizio il quale doveva saperla partita! Ed a qual

fine? E che aveva detto? E che aspetto mostrava? Il colossale Antonio

non sapeva rispondere a siffatte domande e ad altre tali che la signora

aveva sulle labbra. Il signor Maurizio era venuto alla vigilia, intorno

alle due, vestiva di nero e portava neri i guanti, aveva chiesto della

signora colla massima naturalezza; inteso come fosse assente da Milano,

aveva lasciato il suo biglietto di visita e promesso di ritornare

il giorno di poi...; «oggi...» aggiunse il servitore in maniera di

commento.

«Oggi!» balbettò la bella tra sè e sè, pigliando il biglietto di visita

che le veniva presentato.

Il servitore stette alcuni istanti in aspettazione, poi vedendo che

più non gli si badava si allontanò in silenzio; Serena rimase ritta

nel mezzo del salotto, immobile e mutola, finchè lo scatto improvviso

d'una molla la fece sobbalzare. Si volse e guardò l'orologio a pendolo

intanto che sonava le due.

Prima che fosse battuta la seconda squilla, Serena d'un balzo fu

nella stanza da letto, dove la cameriera le preparava le vesti per

l'acconciatura.

— Non sono in casa per nessuno, disse a Marta, la quale non ebbe tempo

di riaversi dallo stupore di quell'ordine precipitoso e di quelle

singolari maniere perchè si udì il tintinnio del campanello alla porta

d'ingresso.

La cameriera si mosse vivamente per uscire, ma la mano di Serena le

afferrò il braccio e la trattenne.

Un istante, un brevissimo istante, che parve lungo alla curiosità della

giovinetta, la signora stette dubbiosa; poi con quella variabilità

che aggiunge un fascino di più a tutte le Serene della terra per

la disperazione di tutte le Marte dell'universo mondo, prese un

atteggiamento rigido e disse con voce ferma:

— Se è il signor Maurizio, passi.

Il tesoro di Donnina · 第 70 / 103 题