LO SCOPPIO DELLA BOMBA.

La notizia del fallimento della banca Redi aveva fatto molto rumore.

Novelle siffatte hanno le gambe lunghe; epperò alle due il cassiere

annunziava la sospensione dei pagamenti, alle quattro mezza Milano avea

ripetuto le parole del cassiere alle orecchie dell'altra metà. Quanto

alla somma del fallimento, salvo leggiere oscillazioni di rialzo o

di ribasso, aveva seguito una progressione decrescente; lo sgomento

balbettò la prima parola, una bagatella, come sarebbe a dire una

ventina di milioni e più; ma la cifra, passando mano mano allo sconto

degli accorti o degli indifferenti, scese rapidamente fin presso alla

vera somma, ed alle quattro anche questo era notorio, che la banca Redi

falliva per tre milioni circa.

Le meraviglie, i dolori, le gioie segrete che seguono ogni disastro

finanziario, non entrano in questa narrazione. Alla Borsa nessuna

meraviglia, chè lo stupore è degli inetti, ed il genio speculativo non

ci dà tempo; un fallimento può essere una buona od una cattiva notizia

per A o per B, alla Borsa non è che un _affare_.

Nella stessa giornata abili calcolatori, tenendo conto di tutto,

erano giunti alla convinzione che le rovine di quel magnifico edifizio

che era stato la banca Redi, avrebbero appena potuto dare il due per

cento ai creditori. E ci fu un nobile cuore, il quale, a risparmiare a

tanta gente noie e brighe interminabili, offrì di comprare i crediti

ad uno e novanta; più tardi si disse sottovoce che il banchiere Redi

faceva forse un fallimento di speculazione e riscattava egli stesso

di soppiatto i suoi debiti. Tale sospetto, tassato in Borsa, produsse

un fenomeno curioso e frequente, voglio dire che chi poc'anzi aveva

venduto ad uno e novanta ricomperò a due e dieci.

E così le cose tornarono allo stato di prima, salvo che i creduli ed i

timorosi aveano messo qualche spicciolo del loro borsello nelle tasche

degli avveduti e degli arditi. In fondo le ruote delle banche non si

muovono altrimenti.

I mille nodi che fan capo e si annodano sotto i suggelli delle porte

d'un fallito, formano un'epopea che attende ancora il suo Omero.

Il colosso Redi, cadendo, aveva schiacciato parecchie dozzine di

piccoli galantuomini che stavano sotto. Quei tre milioni rovinati

pomposamente assorbivano il mille ed il cento del padre di famiglia,

che aveva creduto di porre i suoi risparmi al sicuro.

Due giorni appena dopo la catastrofe, incominciarono le notizie

aspettate e temute; erano società disciolte, imprese andate a

picco prima d'uscire di porto, e fallimenti in processione. Nuove

lagrime, nuovi sgomenti, e negozi nuovi; la Borsa accoglieva tutte le

notizie, le metteva in circolazione, ed il giuoco non interrotto mai,

ricominciava ogni tanto colle stesse vicende. Una sola novella riuscì

a scuotere l'olimpica indifferenza della speculazione, e fu il sapere

che le splendide argenterie sequestrate in casa Redi, ultima reliquia

preziosa della miniera bancaria, erano, come i vantati milioni...

_cristophle_.

La speculazione, che barattava sulla soglia del tempio, per la prima

volta dacchè era cominciato l'_affare_, si arrestò senza parole.

Il genio del banchiere Redi poteva vantare l'ultimo trionfo.

Il tesoro di Donnina · 第 68 / 103 题