Marta, la cameriera della signora, viene in punta di piedi fin sulla
soglia, getta uno sguardo nella tenebra della camera, si ritrae e
ritorna subito dopo con due candelabri accesi.
Ecco la luce gioconda, i riflessi rossigni, le mobili ombre. — Serena
non dice nulla; intorno al suo cuore è sempre la notte, la tetra notte.
Fa un cenno, rimane sola.
Sola no; un mondo di fantasmi le sta intorno; appariscono in silenzio
dagli angoli oscuri della camera, si svolgono dalle ampie pieghe delle
cortine da letto, od escono dal vano delle finestre, si fanno innanzi
ad uno ad uno, le passano rasente, ne sfiorano le vesti e si curvano
per mettere il loro volto dimenticato sotto gli occhi della bella;
beffano, o lagrimano; si rialzano, girano intorno intorno senza far
rumore e rientrano nel loro nascondiglio.
Serena non si muove, non respira quasi, pensa.
Una mano ignota le sfoglia innanzi agli occhi il libro della vita; qui
era un trastullo infantile, la carezza mormorata da un labbro di donna,
qui, dopo i sogni fatti dalla fronte serena di una madre, i primi
sogni della vergine, e le prime armi civettuole della fanciulla, e più
oltre il primo battito del cuore alla prima parola uscita da un labbro
lusinghiero, e poi l'amore... l'amore colle sue care febbri, coi suoi
spasimi dolci, fiducia intensa d'un'anima che si congiunge ad un'altra
anima, d'un pensiero che corre dietro ad un altro pensiero — l'amore,
che fantastica giocondo, che legge nell'avvenire, che assoggetta la
sorte e placa la stessa sciagura, il sereno amore di sposa in cui
sorride la futura madre...
E poi una frenesia nuova, un turbamento insolito, un bugiardo bisogno,
una bugiarda parola proferita nell'ansia tentatrice, ed una falsa
riluttanza della fibra stanca, e il tradimento che invoca ed il
tradimento che si arrende, e lo abbandono nelle braccia di un altro
uomo quasi ignoto...
E a poco a poco, nell'inconsapevole volto del tradito una accusa
perenne, nella sua nota voce un'eco paurosa, nelle sue carezze uno
strazio; ed a poco a poco, col rimorso che illumina, la doppia
vista che legge in petto all'ospite nuovo del cuore e vi scopre
l'indifferenza, la sazietà, il disgusto, quando non è più tempo,
quando, in un ultimo impeto virtuoso, si ha volto le spalle alla casa
profanata per non aggiungere alla bassezza della colpa la bassezza
della ipocrisia.
Ed allora, allora solo, il grido soffocato della vergogna che si copre
il volto... Che fare? Oh! se la coscienza le balbettasse una scusa,
se le potesse dire che tutta sua non fu la colpa, che potente era la
seduzione e fragili troppo le forze per combatterla, che un dispetto o
una collera l'aveva indotta alla prima arrendevolezza, ed un momento di
febbre o di oblio all'ultima. Ma la coscienza morde la fibra del cuore,
e tace od impreca. Perchè non è scusa alcuna a tal colpa; nemmeno
la complicità, sollievo a tante colpe. No, nemmeno la complicità del
seduttore; costui ti è venuto innanzi senza maschera, e ti ha offerto
il disonore, e tu lo hai accettato; quali che siano le parole belle che
ti ha bisbigliato all'orecchio, egli non poteva nascondere che quanto
ti offriva era il disonore, e tu lo sapevi, e tu l'hai accettato! Non
è via di scampo; guardati intorno, sei sola; non hai più casa, non hai
più famiglia; la tua casa è il mondo, la tua famiglia il pubblico, la
prostituzione incomincia.
Ed ecco l'amore un'altra volta, ma l'amore merciaiuolo, colla faretra
sdruscita, piena di dardi usati che han perduta la punta; ecco l'amore
dalle ali spennate; ecco la folla innamorata!
In cambio del sereno e robusto affetto che ti sei tolta dal cuore,
hai mille galanterie leggiadre per riempirne il vuoto; scegli tra
il vecchio libertino che paga e il giovine che ti offre un amore
_disinteressato_ perchè tu lo faccia pagare da un altro. Ti si
preparano cento trionfi; la tua vanità non fu convitata mai a così
lauto banchetto; hai gemme, vesti strascicanti ed immodeste che prima
non avevi; la tua bellezza si riflette in mille occhi desiderosi;
i tuoi amici sono tutti maestri di belle parole, di belle maniere,
ammirano il tuo spirito, ti prestano il loro; tu li torturi con un
capriccio, li metti in croce con un'emicrania, li manderesti in capo
al mondo con una parola; sono così bonini, così dotti di garbuzzi e di
manieruzze gentili... bisogna credere: «li manderesti in capo al mondo
con una parola!» Non potresti così con due levarteli dai piedi, ma non
monta; hanno imparato la ginnastica per cui si cammina senza inciampare
nello strascico d'una veste, sono affatto innocui, non ti fanno
dimenticare la casa che non hai, non ti possono più nulla togliere di
cui non ti rimanga abbastanza: e poi la solitudine è così paurosa ed il
pensiero così indocile alla nuova vita!
E ti amano! Da quanti l'hai sentita, impassibile, quella parola che un
giorno ti ha fatto battere il cuore?
Ecco, perfino l'amabile luogotenente ritorna, è geloso del mondo, gli è
venuta una fantasia amorosa tardiva; aveva creduto spento l'incendio,
ma gli era rimasta una scintilla; non ti scalderai tu con essa il
gelido petto? E anche il banchiere Redi ha un cuore, tutti intorno a te
hanno cuore, e te l'offrono con manierine leggiadre. Scegli dunque il
tuo amore!
E se mai da questa folla uscisse una parola schietta, un gagliardo
affetto, lo respingi, perchè non è cosa tua; se ti sentissi riardere in
una fibra sola, ti trattieni in tempo, è un ardore non tuo, fuor della
folla prodiga non è che l'avarizia; ora tu ti doni al mondo e il mondo
ti ridona a te stessa, se ti conservi ad un amore geloso non sarai più
tua. E poi non l'hai tu detto a te stessa? Nella vergogna più scendi
basso e meno contamini il cuore; se ti risolvi ad un affetto sincero ed
unico sarai più sciagurata di prima; quell'uomo che tu hai abbandonato
ha diritto alla tua vergogna, tu espii per esso, tu lo vendichi;
sentirti in petto il cuore e non strappartelo sarebbe un'altra
ingiuria, un tradimento nuovo; nulla più ti è concesso della donna;
oltre la soglia della tua casa era il pubblico, e tu l'hai varcata!
Da tutta questa folla indifferente che passa per le vie affaccendata,
togli le donne ed i fanciulli e gli onesti che hanno una casa, il resto
è tuo, qui ed a Milano e dovunque, e infin che il sole rischiari la tua
bellezza.
Ancora una volta, ecco i fantasmi che escono dal vano delle finestre,
e si staccano dagli angoli in cui tremolano le ombre gettate dai
candelabri, ecco il trastullo infantile, la carezzevole parola
mormorata in un bacio di donna, la fronte pensosa d'un padre, ed i
sogni sereni d'una madre, e le confidenze ingenue della vergine, e
l'amore primo ed ultimo...
Ohimè, tutto ciò è morto per sempre, ogni fantasma che hai visto è una
tua menzogna; il tempo non rifà la via percorsa, e se giunta è sotterra
alcuna notizia di te, colei che fu tua madre si è scavata una fossa più
profonda.
Guardati intorno: gli spettri non iscoperchiano le tombe; sei sola. Un
unico fantasma ghigna tristamente in un canto, ma è il fantasma d'un
vivo... Lo fissa in volto, lo riconosci...
Serena uscì con un grido dalla sua melanconica inerzia. L'avveduta
cameriera l'intese ed accorse.
— Che fa il signore?
— È uscito testè dall'albergo mandandosi innanzi le sue valige; non mi
ha detto parola, gli ho chiesto i suoi ordini, e mi ha posto in mano
due napoleoni d'oro.
Siccome la padrona non gli dava più ascolto, tacque.
— Domani partiremo all'alba; ora vattene a dormire, deve essere tardi.
— Non vuole che l'aiuti a svestirsi?
— Farò da me.
L'alba trovò la leggiadra Serena addormentata sopra un divano, e i
candelabri ancora accesi. In quella stanza e nel cuore di quella donna
era ancora la notte, la tetra notte...
E il banchiere Redi?
Fallitogli il tentativo di legare alle ruote della sua fortuna la bella
Serena, se ne andava solo da Rouen ad Havre.
Il _Velox_ nave a tre alberi, mercantile, doveva far rotta il domani
diretto a Nuova-York, ed al banchiere occorreva un nuovo mondo.
Ah! egli sarebbe rimasto molto volontieri nel vecchio, solo che avesse
avuto nel suo portafogli la metà della somma di cui si era vantato
possessore in faccia a Serena; ma dire che gli rimanevano centomila
lire era forse più ancora del vero, e qual'è l'intelletto audace che
con simile bazzecola possa uscire incolume da un fallimento di tre
milioni?
Messo da parte ogni vantamento, il banchiere doveva convenirne — era
stato meno furbo di sè stesso. E forse con quel viaggio somigliante
molto ad una fuga, contava di far tacere una voce brontolona che gli
ripeteva ogni tanto il fastidioso ritornello:
— Hai tu _fallito bene_?