Che fa Donnina? I passeri le hanno cantato una bella canzone per
risvegliarla; e ne aveva bisogno, sebbene tenesse gli occhi aperti. È
scesa da basso, lieta di non essere stata prevenuta, come la vigilia,
da mamma Teresa, e vuole che la vecchia abbia a trovare ogni cosa in
ordine quando si desterà. Vedete come corrono agili quelle manine
gentili! In breve ora tutto è in sesto; «già non ci vuol molto!»
direbbe mamma Teresa.
Quando ha finito, siede accanto al focolare per invigilare il bricco
dove riscalda l'acqua del caffè, e pensa. Pensa prima di tutto che
mamma Teresa tarda più del solito a comparire, e che ci sarà tempo di
prepararle un magnifico stupore, facendole trovare il caffè fatto.
Oh! il magnifico stupore!... E verrà poi oggi? Ne riceverà almeno
notizie?... Chi?...
Ripetano pure i passeri le loro più belle canzoni ed il focolare
scoppietti allegramente, e il bricco del caffè incominci a
canticchiare, e mamma Teresa tardi pure a discendere, tutto ciò non
può fare che Donnina non pensi ad Ognissanti. E verrà poi oggi? E ne
riceverà almeno notizie?... Non è più sola; i cari fantasmi le fanno
compagnia.
Possiamo lasciarla, e andare nella camera dei vecchi perchè
assolutamente mamma Teresa tarda troppo a discendere. Dalla porta
socchiusa si può vedere la vecchia, che passeggia per la camera a gran
passi, continuando a dire di sì; e la testa di maestro Ciro, coperta
ancora da un berretto da notte non meno bianco dei suoi capelli, che
segue cogli occhi tutti i movimenti della terribile donna ed accenna
quasi impercettibilmente di no.
— Sì, conchiude mamma Teresa, piantandosi improvvisamente in faccia
al marito, che diviene immobile d'un tratto; sì, chi manda denaro di
nascosto, ha cattive intenzioni.
— Il beneficio che si nasconde, dice maestro Ciro coll'accento con cui
enuncia le definizioni ai suoi allievi, il beneficio che si nasconde...
Ma la terribile compagna non lo lascia finire.
— Tutto ciò che si nasconde ha paura di essere veduto, ed io sostengo
ancora che dopo quest'elemosina mi diventa più inesplicabile, e temo
peggio pell'avvenire della nostra Donnina.
Evidentemente si parla d'Ognissanti. «E chi altri mai, aveva detto la
vecchia nel ricevere l'avviso postale che annunziava l'arrivo di una
somma, può mandarci mille lire? — _mille lire!_ — al domani della sua
apparizione?
— E se non fosse lui? osservò un'altra volta il maestro di scuola.
— E dalli, coi tuoi dubbi! dev'esser lui. Non ha avuto bisogno di
comparire a Donnina di notte, come fanno i malfattori? E non le ha
forse taciuto l'esser suo?
— È vero, ma pensa che non è la prima volta che noi riceviamo del
denaro senza sapere chi ce lo mandi. Sono oramai cinque anni.
— Appunto. E sono sei anni che Ognissanti partì col padre a cercar la
fortuna; l'avranno trovata subito, e chi sa in quali strade.
— Teresa, il sospettare del prossimo...
— Non sono sospetti, sono fatti; tu già colla tua placidezza finirai
col farmi andare all'altro mondo più presto.
— Teresa... mormora il vecchio con voce compassionevole.
— Eh! via, ripiglia la vecchia, ti pare che io dica sul serio? ma
se ti vedessi una volta andare in collera, credo che mi toglieresti
dieci anni di dosso. Ti dico che quell'Ognissanti io l'ho visto co'
miei occhi, e che se mi sono lasciata pigliare alle parole di Donnina,
tanto tanto ho subito detto a me stessa: «quel giovine è una vecchia
birba e vuol perdere la nostra creatura.» Le prime impressioni non si
cancellano, ed ora mi pare di vedermelo lì dinanzi... come lo vedevo...
ed il suo denaro glielo vo' buttare sul viso appena osi portarlo a
tiro, e gli voglio dire... lo so io che cosa gli voglio dire.
Maestro Ciro si tira le coltri fin sotto il mento e minaccia di sparire.
— Mille lire! ripiglia la vecchia, mille lire! E sono là a B... a
nostra disposizione, e non ci rimane che andarle a prendere. Mille
lire! Hai tu mai visto come sono fatti i biglietti da mille?»
Il vecchio sorride come farebbe un banchiere e non risponde.
— E dire che noi credevamo di poterli spendere onestamente, aggiunge,
quei denari che parevano piovuti dal cielo! Non erano mai tanti come
questa volta; e pure quanto piacere ci davano!
— Potrebbe essere....
— Eccolo lì l'uomo del potrebbe o non potrebbe; non sei ancora ben
sveglio dai tuoi sogni?
— E mi sveglio mal volontieri, anzi non voglio svegliarmi punto. Se
anche questi denari non vengono da un padre...
— Se anche!...
— Nissuno mi leva dal capo che Donnina è figlia di qualche principe o
di qualche nobilone ricco a milioni, e che un giorno ritroverà la sua
fortuna.
— Bei nobili da milioni, che le lascerebbero patire anche la fame se
non fosse...
— E se invece quei denari sono, come abbiamo sempre creduto?...
— Abbiamo sempre creduto ciò che non è; questi danari e gli altri
vengono da Ognissanti, e sa Dio che origine hanno, e non bisogna
tenerli proprio.
— Mille lire! dice maestro Ciro ad alta voce, come parlando fra sè e
sè, mille lire aggiunte alle altre farebbero quattromila e seicento
lire... al sicuro... là negli scrigni della Cassa di Risparmio, a
Milano, finchè Donnina avesse a prendere marito; allora si andrebbe
a pigliarle tutte, e si direbbe a Donnina: «Questa è la dote, non te
l'abbiamo fatta noi, perchè siamo poveretti, ma i tuoi parenti, i quali
devono essere qualche cosa di grosso...»
— Non le si direbbe nulla di tutto ciò per non farla soffrire.
— È vero... Ma!
Questo _ma_, preceduto e seguito da un sospiro, significa che tutto ciò
è un sogno, e che se si hanno a restituire le mille lire, bisognerà,
a rigore, restituire anche le altre, così bene al sicuro negli scrigni
della Cassa di risparmio di Milano...
— Ma!... ripete con un altro sospiro mamma Teresa, la quale capisce le
cose a volo... addio dote! addio avvenire! bisognerà dare Donnina ad un
poveretto o lasciarla sola nel mondo a soffrire.
Quest'idea è più forte dello scrupolo; la vecchia soggiunge:
— Nossignore, non bisogna restituir nulla, questi denari sono stati
mandati a te, non è vero che sono stati mandati a te? Ci è forse
in paese un altro _Egregio signor Ciro Neri, maestro delle scuole
comunali_?
Maestro Ciro protesta col capo che non ce n'è nessuno.
— E non sei tu l'_Egregio Signor Ciro Neri, maestro delle scuole
comunali_?
Il vecchio sorride come por attestare la propria identità.
— Dunque questi denari sono tuoi, e farai bene a tenerli.
— Sicuro, e li terrò per far la dote a Donnina — fossero anche...
— Fossero anche dell'inferno... Non gli hai mica chiesti a nessuno
tu! nè rubati! Sono danari mandati a te, che tu riscuoti facendo la
tua bella firma sul vaglia — sono danari tuoi. Tu non stai a domandare
chi li manda, e d'onde vengano, o perchè; sei uno spensierato tu, uno
scimunito, uno che non sa far altro che la sua firma, e mettere in
tasca il danaro...
— Verissimo, grida giubilante il vecchio, io sono uno spensierato, uno
scimunito, non so nulla io, e non voglio saper nulla. Ora mi alzo e
vado subito a B... per riscuotere...
— Già, credi che ti lasci andare solo fino a B... col freddo che fa?
— Non ho freddo io...
— E poi la scuola...
— È vero, mi era uscita di mente anche la scuola.
— Ci andrò io, tu scriverai il tuo nome sotto questo pezzo di
carta..... mi conoscono a B..... Tutti sanno che da quarantacinque anni
sono tua moglie....
— Bravissima! e non si hanno a restituire a nessuno!
— A nessuno.
— E domani stesso andremo a Milano a portarli alla Cassa di Risparmio...
— Che felicità!
Il vecchio maestro di scuola, nel fervore della gioia, è uscito a
mezzo il corpo dalle lenzuola, ma la sua formidabile compagna gli corre
addosso e lo obbliga a rientrare nel guscio.
— E bada bene a non levarti prima che io ti abbia scaldato i panni.
Maestro Ciro vede in aria il dito minaccioso della sua piccola tiranna
senza nemmeno spaventarsi. Eroico maestro Ciro! E quando è solo, egli
osa levare le braccia al cielo in atto di ringraziamento, e ridere di
quelle minacce, e dire a voce alta: «Gran buona donna! Tutta fuoco! ha
quindici anni quella creatura! ha quindici anni non ancora compiti! E
finisce sempre col fare a modo degli altri!»
Si frega le mani, il furbo, e sorride lungamente per conchiudere: «Gran
buona donna! peccato che non sappia leggere!»