Chy. Sento cantar levate, e quiete andiamo
Ad che fuggi s'io t'amo, ah volto adorno
Siatele tutte intorno.
Rus. aymè, che fate.
Chy. Per niente nol lassate.
Rus. hor su, che vuoi.
Chy. Sol veder gli occhi tuoi, e il caro viso.
Rus. O, o, che ioco, riso, e piacer sento
Guardami i' son contento acio me lassi.
Chy. Dhe perché son tuoi passi, tanto in fugga
Voi tu ch'io mi distrugga: ah crudel orso
Se me puoi dar soccorso, con un sguardo.
Rus. Non più che 'l tempo è tardo, e gir men voglio.
Chy. Aymè, non tanto orgoglio: crudo sei.
Ru. Lassate, i panni miei.
Chy. serai lassato:
Ma prima a te mio stato, i' vo scoprir.
Rus. Parla non mi tenir la mano adosso.
Chy. Vorrei dir, ma non posso: perché quando
I' ti vo contemplando, e fisso penso
El mi mancha ogni senso: & resto persa.
Rus. Se ben fusti summersa, e che fia poi
Perché se tu mi vuoi e i' non ti voglia
senti pena, e doglia, tu la merti
Mi parto.
Chy. eh non volerti, anchor partire.
Ru. Anchor tu m'hai da dire.
Ch. aymè, che mai
Non finirei miei guai, e più mi strugge
Che tua beltà mi fugge: ond'io m'accoro
Dhe dimmi car thesoro, esser pò questo
Che tu fia sì molesto, a cui, te adora:
Non poi star meco un'hora: e pur gli è tale
Che non gli parria male, restar morto:
Se sol per suo conforto, un dolce sguardo
Mio, non gli fusse tardo, e anchor mi segue
Chiedendomi ognor triegue o morte, o pace
Ma perché sol mi piace, tua figura
De lui non facio cura: & te sol amo
Et solo invoco e chiamo: il tuo bel nome:
Hor dimmi donque come: se altrui lasso
E a te sol stendo il passo: non mi extimi
Forsi che ti delimi, de altra donna:
Dimil cara collona, e mio sostegno.
Ru. Voi saper dov'io tegno: il mio pensiero
Et in cui penso e spero: hora me ascolta
Sappi la mente ho volta: non in femine
Ma in parti, in campi, in semine, e in raccogliere
Varii frutti che togliere la fame
Sogliono e impir le brame, a' corpi humani
Ma sian da noi lontani: e prati e campi
Tu mi dici che avampi: pel mio volto
E un altro, è per te stolto: anchor m'hai detto
Guarda che belli diletto, o ben confassi
Che fuggi gli suoi passi: & io i tuoi fuggo
Ma mai sotto il tuo giuggo: non me tiri
Dimmi perché, i martyri: e gli suoi pianti
Non movon tuoi sembianti: ad aiutarlo.
Ch. Per ch'io non posso amarlo.
R. e anch'io non posso
Ponerti amor adosso: e però resta:
Femina pronta e presta, a mia ruina
Che a questo non se inchina, la mia mente
Anci per sempre absente: ad hor mi fatio.
Rustico partesi sdegnato: & Chyreresis dogliendosi
dice.
Chy. Credo che donna sotto il ciel anchora
Mai di me non fu vista, più infelice
Seguo chi me odia, e fuggo chi me adora
Pipistrel fommi: & posso esser Phenice
Pur s'io non ho costui forza è ch'io mora
Che a me star senza lui, viva non lice
Non posso più cusì vol la mia sorte
Pon sol duo in me, lui prima, e dapoi morte.
Chyreresis tace: & Nobile sopragiunge vestito da
dottore: & salutandola in questo modo dice.
No. Quel pharetrato, cieco, alato, e nudo
Che ogni dur petto, intenerisce, e scalda
Quel fanciullin, spietato, orrendo, e crudo
Che dato il colpo suo, mai più non salda
Quel contra il qual, non giova elmo né scudo
Né fuggir per stagion fredda né calda
Quel te saluti, e se dormi ti svegli
E che alquanto me ascolti te consegli
Dapoi per gratia al men se non per merto
Piaquati haver pietà, dil mio tormento
O farmi un qual segno, ch'io sia certo
Che non sen porti, mie parole il vento
Che se ben d'altro gaudio, resto incerto
Pur ch'io veggia me ascolti i' mi, contento
Che non v'è doglia più spietata, e molta
Che narrar suoi martyri, a cui n'ascolta.
Ecco che a iusti prieghi il ciel, si move
Ecco già fato a me, l'aer sereno:
Ch'io veggio le bellezze excelse, e nove:
Firmate ad ascoltar, quanto ch'io peno
I' non so chi lodar, Cupido, o Iove
De tanta gratia che mi cade, in seno
Ma pur vedendo aperto, il paradiso
Convengo a te voltar: la voce, e il viso
E perché forsi, non comprehendi quanto
Vivo in martyr, dapoi ch'io presi amarte
Vogliotil palesar con duro pianto
De sospir, in sospir, de parte, in parte
E se non bagni il volto divo, e santo
Pietosa né gentil, potrò chiamarte
Che chi sente un che pena, a cappo basso
Si move alquanto, se non è, di sasso.
Chy. O quanto nudo e casso sei d'ingegno
E come a sdegno: tua presontione
Mi move, che cagione, ho farti offesa
Ma se più a tal contesa: un'altra volta
Vien tua persona stolta: con reo scorno
Farà adietro ritorno.
Nob. ah cor di scoglio
Se a gran ragion mi doglio: per che sempre
Son più dur tue tempre.
Ch. hor non più omai
Che gli sospiri, i guai, gli affanni, e i pianti
C'hai fatto & farme inanti: al vento en sparsi.
No. Sai perché me fur scharsi: i tuoi soccorsi.
Ch. Mai non ti tenni, in forsi, anci, più aperto:
Ch'io seppi, ti fei certo: i' non te amava.
No. Et hor tua voglia, è prava: come prima:
Ch. Gli è più, e men fo stima: ch'io facesse.
No. N'hai le voglie rimmesse: in farmi torto.
Ch. Ti vorrei veder morto.
No. morto.
Ch. sì.
No. Tu voresti cusì.
Chy. sì ch'io vorrei.
No. O iustitia de i Dei: ve è pur palese
Gli tormenti, le offese: e le querele
E la voglia crudele: di esta serpa
Che l'alma e il cor, mi sterpa: fuor dil petto
Credea con intelletto, alto aquistarla
E da sdegno ritrarla: o mia ruina:
Che non mi val dotrina: suono, o canto
Richezza, riso pianto o stil di Marte:
Hor donque oprar altr'arte, al tutto intende
Sotto sopra volgendo, ogni quaderno
Fin che a me de lo inferno: vengi Pluto:
El qual farà compiuto il voler mio
Che a lui volse, il disio: quando che nacque
O cieli, o terra, o aqua, o fochi ardenti
O sol, o luna, o stelle, o luci, o lumi
O pianeti, o influentie, o corsi, o venti
O lagi, o stagni, o rive, o fonti, o fiumi
O monti, o boschi, o selve, o piaggie, o campi
O caverne, o spelonche, o antri, o dumi
O fiamme, o focho, o ardori, o braggie, o vampi
O mari, o spiagge, o scogli, o rive, o porti
O pioggie, o nevi, o tuoni, o eclypsi, o lampi
O ombre, o sogni, o spirti, o vivi, o morti
O herbe, o frondi, o rami, o fiori, o frutti:
O sciagure, o fortune, o fati, o sorti
O singulti, o sospiri, o pianti, o lutti
O giorni, o notti, o speranze, o timori:
O domicilii, o togurii, o ridutti
O scorni, o biasmi, o spaventi, o terrori:
O paci, o guerre, o lagrime, o sospiri:
O angustie, o stenti, o stimuli, o rancori:
O incendii, o stratii, o tormenti, o martyri
O augelli, o pesci, o homini, o Dei
O messagieri, o novelle, o disiri:
O satyri: o fauni: o semidei:
O Nereide: o Nappee: o Amadriade
O voci: o gridi: o ulluli: o omei
O Nimphe: o Dee: o inuane: o naiade
O pastori: biffolci: o mandre: o greggi
O pascoli: o capane: o troggi: o strade
O corone: o stati: o mitrie: o segi
O gioie: o perle: o austri: o gemme: o pietre:
O vittorie: o trophei: o palme: o preggi
O archi: o strali: o saette: o pharetre
O pernaso: o Elicona: o pierii schanni
O suoni: o canti: o rime: o corni: o cetre
Voi veri testimonii, de' miei danni:
Venite al suon de mie voci tapine
Ch'or giunta, è l'hora, omai, de uscir d'affani
Che queste membra, misere, e meschine:
Voglio hor con questa mano, ardita, e francha
Per contentar amor: condurle al fine
Ma: l'alma afflita, tormentata, e stancha
Spero che gran vendetta, ottegni anchora
Se iustitia dil Ciel, qua giù, non mancha
Che una fede verace: a l'ultim'hora
Un raro amor: un servir sviscerato:
Debbia condurmi: e causa esser ch'io mora
Ma perché il tutto ho fino a qui, tentato
Ecetto un punto, periglioso, e forte
Prima ch'io stesso impiagimi il constato
Chiamar vo' il Dio di la tartarea corte.
Nobile si parte: & madona Chyreresis dice a le sue
Donzelle.
Ch. Silentio, udir mi par la voce, amena
In che sta la mia vita, e la mia morte
Levati suso Angelica, e tu Almena
E in veder se gli è quello hor siate accorte.
Al. Gli è quel madonna.
Chy. o voce de Syrena
Che humilmente mi tira, a dura sorte.
Ru. Poi che ognhor, quando al proprio ben, sto intento
Mi sturbi: resta, e spargi il fiato al vento.
Ch. Eh non voler partirte per men male
che tu saresti causa de mia morte.
Ru. Et io ti vo' fugir, furia infernale
Uscita fuor, di le Clutonee porte.
Ch. Eh car conforto de mia vita frale:
Habbi pietà de la mia dura sorte
Che se mi lassi sola, in queste selve
Darommi in pasta, a le silvestre belve.
Ru. Tu meriti ben, de esser devorata
E haver per urna, il ventre de le fiere.
Ch. Dhe perché la tua voglia, è sì spietata
Perché non segui le amorose schere.
Ru. Oltra in mal punto, serpe avenenata
Vipera, ascosta, de opre, e di maniere
Mai più non me vedrai, per tempo alcuno
Tanto andar vo' lontano, da ciascuno.
Partesi Rustico, & non torna più: & Nobile viene a
Madonna Chyreresis vestito da negromante a' suoi servi
dicendo.
No. Aspettateme qui: dateme, i libri
Che non bisogna meco, vengi alcuno
S'io vo' che altrui, dil gran mal, me delibri
Per ch'io faccio ond'io vo', l'aer sì bruno
Che animal non v'è al mondo, sì feroce
Che stando là, non brami, esser degiuno
Orrendo gride, e paventosa voce:
Fumi, puce, tempesta, tuoni, e foco
Con furor tal, che 'l ciel penetra, e cuoce
Si vede, e sente: e questo seria un gioco
Se per poca sientia, o tema, il mastro
Non fusse tratto giù nel stiggio loco
Io che son quello ardito qual, Geroastro
Men vo coi spiron d'amor, sprezzando morte
Che cusì vol, mio inexorabil astro.
Eccome qui, venuto per vie torte
Vestito in punto, a far lo experimento
Et ho qui il libro mio, valido, e forte
Senza altro scongiurar, senza argumento
Apprendo questo, pien de linee, e segni
Charattere, & figure, harò il mio intento
E tu signor, de i tenebrosi regni
Che sempre stai parato, in ogni banda
S'io appro il libro: prego non ti sdegni:
Che 'l convien, de mia pena miseranda
Ch'io cerchi ussirne, over ch'al tutto, i' mora.
Plu. Io son qui presto quel che vuoi, comando.
No. Io ti comando, Pluto, che in breve hora
Tenti Chyreresis, de l'amor: mio
Ch'io non trarotte più, dil seggio, fora
Et fa che muti in tutto, il suo disio
E che la voglia, quel che hora, non vole
Hor va, che fin, che, torni, te expetto io
Et sappimi ben dir, se la si dole
Mentre che la molesti, e torna tosto
E nota ben, suoi cenni, e sue parole
Vanne veloce, & fa quel che thi imposto.
Pluto tornato da l'impresa senza operare dice.
Pl. La forza de virtù sforza mia forza
Indarno mi mandasti, e indarno torno
Per una pietra che l'inferno sforza
Qual ella sempre ha in dito notte e giorno
E l'altra poi, per la virgena scorza
Che la natura, gli rivolse intorno
Hor fatto havendo al tutto, ogni experientia
Né potendo altro far, dammi licentia.
No. Poi che ho contrario il: ciel, lo abisso, e il mondo
E che tu che n'hai vinte tante, e tanti
Non hai possuto farmi un dì iocondo
Darò con questa man fine, a' miei pianti
Partite, & vane, al luoco tuo proffondo
E senza lesion, de circonstanti
E per ch'io son d'ognun più afflito, e mesto
Senzo fallo verroti a trovar presto.
Pluto dispare, e Nobile sconsolato si parte: & di là
un poco torna, dogliendosi fra lui, e dice
No. O quanto in tutto è prive d'intelletto
Quel che in volubil dona, ferma il core:
Me havevo di costei fatto suggetto:
A doglia a stratio, a danno, e a dishonore
Et hora ho inteso, che in un vil negletto
Ha fermata sua speme, e ogni suo amore:
E per più mia vergogna e più suo scorno
Lui fugge & ella il segue, e notte e giorno
O reo destin a che condotto m'hai:
Che de un rustico meno i' sia tenuto:
El non serà già vero, che più mai
Donna ami alcuna, o ch'io gli chieggia aiuto
Sia maledette, le fatiche, e guai
Et l'essergli sì caldo, sempre futo:
Hor non più: per sempre escho, di tal ballo
Che è da excusar, per una volta, il fallo.
Nobile partesi colmo di sdegno: & Chyreresis inteso
che Nobile ha scoperto tanto errore e viltà: conclude
non viver più: ma per extinguere la infamia, purgar lo
errore: & essere a l'altre exempio, vol totalmente a
le silvestre fere in pasto donarse, dove viene
scapigliata dicendo.
Chy. Potentia immensa, de gli acuti strali:
De amor protervo, che fa, il giaccio, foco
Et foco, il giaccio: & varia, gli mortali
Breve tempo, e pur ch'io temeva poco
Le saette amorose: hor son sì accesa
Che da spasmo, e martir non trovo loco:
E per più mia vergogna, e più mia offesa
Fugo chi m'ama, & seguo chi me offende:
La propria pace, havendo ognor contesa
E più dentro de l'alma, anchor me incende
Che Nobile de Rustico, hasse accorto
Et me lassando, altrove il passo, extende
E l'uno, e l'altro ha da me il camin, torto
Et è ben iusto: però che la Nave
Che haver periglio vol, non merta, il porto:
O maxima sciochezza, o error mio grave:
O mio insano appetito, che m'induce
Al doloroso fin, o voglie prave
Quel gran clamor quella gente, e quel Duce
Che sognando me apparve, era la insegna
De Nobile che a morte mi conduce
Quel urtar, poi nel sasso, era la indegna
De Rustico persona, nella quale
L'alma pensando, pur si strugge, e sdegna
O mio poco saper, chaduco, e frale:
Anci mio reo disio, vile e severo:
Dal qual deriva, ogni mio scorno, e male
Perché non hebbi il cor, sì acuto, e intiero
Ch'io pensasse: ah volubile, & lassiva:
Che 'l lognarsi ne l'alba, è sempre vero
Per mia caggione i' son d'ambe duo priva
E non solo di lor, ma di l'honore
Donque non lice più, che al mondo i' viva
Voi iovencelle, che seguite amore
Aprite gli occhi ben: pensate al fine
Che 'l pentir nulla val dopoi, lo errore
Hor per dar fin, a tante mie ruine
E punir mille errori, in un momento
Volgomi, a esti aspri, bronchi, e acute spine
E tanto ardita extenderommi drento
Ch'io giungerò, tra le arabiate fiere
Che adimpirano il mio disiato intento
E questa membra mie, che hor sonno intiere
Fien fatte in mille parti, e il spirto lasso
Fia tratto al centro: da le infernal schiere
Ma pria ch'io giunga, a cusì accerbo passo
Perché alcuna, no incorra in tanta asprezza
Questo Epigramma iscrivo, in su esto sasso:
Per disprezzar, virtute, e gentilezza
E per amar, ignorantia, e viltate
Chyreresis il passo a morte, adrezza
Hor spechiateve in me, voi, che restate.
Stampata in Milano per Magistro
Gotardo da Ponto ad instantia
Domino Io. Iacobo & Fratelli
de Legnano Anno
domini M.ccccc.xyiii.
Adi. xx. de Novembre.