DOCUMENTO VI.

(Pag. 46)

_Lettera di Luigi Alamanni a Piero suo padre. Roma, 7 gennaio

1518._[582]

_Magnifice vir et pater honorande_. Per due vostre, l'una de' xxviij

et l'altra de' xxxj di dicembre, intendo quanto mi scrivete circa le

commessioni datemi prima che io partissi, le quali ho attentamente

notate, et riconosco quasi il medesimo che mi desti per ricordo;

secondo il quale mi sono appunto governato in ogni mia cosa. Io

ho parlato al papa, poi che vi scripsi, una altra volta, et sommi

ingegnato di exprimere appunto i vostri concepti, et di achomodare

proprie le parole formali. Et egli generalmente mi rispose molto

humanamente, et ricordommi gli oblighi che ha con epso voi; et aggiunse

mille altre amorevoli parole che sarebbono hora lunghe ad scriverle.

Io per allhora non mi strinsi ad particulare alcuno di richiederlo,

ma subito me ne andai ad monsignor de' Medici, et dixigli le buone

offerte di N. S., et appresso, lo animo vostro; soggiugnendo che havevo

commessione di non tentare cosa alcuna senza il consiglio et aiuto

di S. Signoria Reverendissima. Egli allhora mi rispose che ad volere

obtenere da N. S. cosa alcuna, bisognavano duoi rispetti, l'uno di non

chiedere per hora danari contanti, o cosa di che si possa fare danari;

l'altra di mettergli cosa innanzi che si possa conchiudere in sul

facto: perchè, correndo tempo in mezo, o la ochasione fuggie o le cose

si raffreddono. Et così mi rispose apertamente et molto amichevolmente.

Intendendo questo, cominciai ad ricercare se si potessino trovare

assegnamenti alcuni che facessino per noi; et andai ad trovare il

Generale di Valembrosa, et sotto spezie di vicitazione, lo examinai.

Et truovo ultimamente che non ha maneggio nessuno di danari col papa,

che non sia assegnato in mille luoghi; et così ho in più luoghi ricerco

et facto ricercare, et per tucto truovo il medesimo. Onde, veggendo

questo, et d'altra parte intendendo che il papa va fuori ad caccia

questa septimana inverso Palo et Civita, non mi è paruto da indugiare

ad risolversi, et maxime che starà fino alla Candellaia. Sono andato

ad Medici, et hollo ricerco di quello canonicato che per l'altra vi

scripsi. Egli acceptò prima il memoriale della dimanda, et examinolla

se si poteva concedere; dipoi mi ha chiesta una supplicatione, et

hammi promesso fra duoi giorni farla segnare dal papa; et egli, come

arcivescovo, darà poi il consenso. Spero di obtenerla ad quindici

soldi per lira. La quale cosa, quando obtenuta sia, non sarà da

stimare pichola: nè è stimata poca da messer Ricciardo Melanesi, huomo

intendentissimo, et che mi ha facto il memoriale prima et di poi la

supplicatione.

Se ho detto troppo lungamente, habbiate pazienza, chè l'ò facto perchè

sappiate ogni cosa. Ho detto ad messer Piero Ardinghelli quanto voi

ne scrivete di Lodovico. Dicemi che ha havuto una lettera di poi da

Lodovico, dove di nuovo gli replica il medesimo circa il tornare.

Ho facte ad tucti le rachomandationi come mi scrivete. Frate Andrea

ancora è qui in Roma, ma no l'ò adoperato in questo caso, nè lui nè

alcuno altro; perchè il cardinale de' Medici mostra di vedermi tanto

volentieri, et farmi tante buone offerte, che non ho giudicato havere

bisogno di alcuno mezo. Altro non mi achade per hora da scrivervi. Ad

voi tucti mi rachomando, el subito che sarò spedito, sarò di ritorno.

Pure scrivetemi ancora qualche volta, et non mi dimenticate. Stasera,

per mano di messer Piero Ardinghelli, scrivo ad Lodovico ad Milano.

Christo vi guardi.

In Roma, il dì vij di gennaio MDxviij.

_Vostro figliuolo_

Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. III · 第 40 / 77 题