La ristampa di questo volume dovette, per diverse ragioni, procedere
con molta lentezza. E intanto gli studi sul Machiavelli sembravano
rifiorire. Vennero infatti alla luce parecchi nuovi lavori, e prima di
tutti il secondo volume del Tommasini, con un'appendice di documenti.
Di questi lavori era mio debito tener conto, come cercai di fare nel
miglior modo che seppi. Alcuni di essi però mi pervennero troppo tardi
perchè io potessi valermene. Di uno, come il lettore potrà vedere,
detti qualche ragguaglio in una nota speciale, messa dopo i documenti.
Altri due ricorderò adesso.
La stampa del volume era già compiuta, quando potei vedere la terza ed
ultima parte dell'opera, di cui il signor Adolfo Gerber da più tempo
aveva iniziata la pubblicazione. Con essa egli ci ha dato un ampio,
assai utile studio critico-bibliografico sui manoscritti, le edizioni e
traduzioni delle opere del Machiavelli nei secoli XV e XVI, illustrato
con molti facsimili.[1]
Un'altra opera notevole pel biografo del Machiavelli, è quella del
signor Jean Dubreton, _La disgrâce de Nicolas Machiavel_.[2] L'autore
si è proposto di trattare quella parte della biografia, che è stata,
secondo lui, a torto trascurata dagli altri. Mediante lo studio
specialmente della corrispondenza epistolare con Francesco Vettori
e cogli altri amici o parenti del Machiavelli, egli ha cercato di
descriverne minutamente il carattere personale e privato. Nemico, come
egli dice, della storia _endimanchée_, il Dubreton vuol far discendere
il Segretario fiorentino dal solenne piedistallo, su cui lo han
voluto porre gli altri biografi, studiandolo invece nella sua nudità
e semplicità. L'esame imparziale dell'uomo privato varrà forse a far
meglio conoscere anche l'uomo pubblico, lo scrittore.
Seguendo questo concetto l'autore ha cercato di darci un minuto
ragguaglio della vita del Machiavelli nella famiglia, nella
cancelleria, nei ritrovi, fermandosi sopra tutto a descrivere i più o
meno illeciti amori di lui, e quelli anche dei suoi amici o compagni.
Insiste moltissimo su tutte quante le sue debolezze. Delle sue
legazioni, della sua vita pubblica, delle _Opere_, di tutto ciò che ha
dato l'immortalità al Machiavelli, egli si occupa certamente, ma assai
meno, rimanendo fedele allo scopo che si era proposto, al metodo che
aveva dichiarato di voler seguire.
Quando noi leggemmo il libro del signor Dubreton, avevamo assai
prima riveduto e stampato quei capitoli del nostro lavoro, in cui,
valendoci appunto della corrispondenza privata, avevamo già trattato
quella parte della biografia, su cui lo scrittore francese si era
più particolarmente soffermato. Non ci era quindi possibile tornare
indietro e discutere, e neppure rispondere a qualche osservazione
che egli ci aveva fatta con una cortesia di cui sentiamo l'obbligo di
ringraziarlo. Il Dubreton ritiene che noi ci siamo troppo poco fermati
sulla vita privata del Machiavelli, che siamo stati troppo riservati,
abbiamo voluto attenuare le sue debolezze, coprire le sue nudità.
Non v'ha dubbio alcuno, lo scopo che noi ci eravamo prefisso era
diverso dal suo. Noi volevamo sopra tutto far conoscere il Machiavelli
uomo di Stato, scrittore, patriotta. Quanto alle sue debolezze, sopra
tutto ai suoi amori, spesso non molto edificanti, li abbiamo sempre
ricordati; ma certo non erano ciò che più c'importava di mettere in
luce. Ammettiamo che di un grande uomo è necessario conoscere tutto,
anche le debolezze, anche gli errori; ma qui appunto ci permettiamo di
esporre una osservazione, che risponde a quella fattaci dallo stesso
autore.
Ponendo in maggior luce una parte sola, non sempre la migliore, del
carattere di un grande uomo, si corre il rischio, a noi sembra, di
lasciare nell'animo del lettore una impressione troppo unilaterale.
È avvenuto infatti allo stesso signor Dubreton che, dopo aver
descritto quella che egli chiama la mediocrità, quasi la bassezza,
del Machiavelli, resta più tardi assai maravigliato di vederlo a un
tratto, verso la fine della sua vita, quando la patria era in pericolo,
divenir poco meno che eroico. Lo vede adoperarsi con grande entusiasmo,
con ardente patriottismo, ad armare il popolo, ad apparecchiarlo alla
difesa; e, allora, quasi dominato egli stesso da eguale entusiasmo, ci
descrive con viva eloquenza «cette vie de médiocrité, qui sur la fin
éclate en noblesse.»
Ma se, quando descriveva, con tanta cura e precisione, le debolezze del
Machiavelli, non avesse un po' troppo allontanato lo sguardo dall'altro
lato più nobile del carattere di lui, sarebbe forse venuto a diversa
conclusione. Avrebbe nelle sue _Opere_, nella fedeltà con cui servì la
Repubblica sotto il gonfalonierato del Soderini, nell'irrefrenabile
ardore patriottico, di cui diè prova costante sin da quando propose
ed iniziò l'ordinamento della milizia nazionale, ritrovato anche
quel medesimo entusiasmo, quel medesimo patriottismo, quella medesima
nobiltà d'animo, che tanto ammirò più tardi. La sua maraviglia sarebbe
allora cessata, e si sarebbe forse persuaso che, se di un grande uomo
è necessario conoscere tutto, anche le debolezze, non è poi necessario
fermarsi troppo a contemplarle, correndo il rischio di lasciare in
ombra quelle più nobili qualità che costituiscono la vera grandezza di
lui, quelle per cui egli appartiene alla storia.
Luglio 1913.