I.

Le stelle di cui il cielo ora è pieno, appunto perchè splendono

perennemente sono un indizio certo della nostra morte. Ma io che le

contemplo mentre compaiono e scompaiono, a volta a volta fra le rade

nuvole naviganti l'azzurro, in aggruppamenti inaspettati e nuovi, sento

scendere sui miei occhi non so qual liquido filtro che mi rende oblioso

così della morte come della vita. Distrattamente ascolto i rumori e le

musiche del bosco, il canto dei rosignoli nell'ombra, il fruscìo dei

giunchi (di seta), le voci umane giù per i campi e nell'isolata casa del

mulinaio, e sento che queste cose non sono fatte per me. Troppo

semplici, troppo serene. Se, vinto, con un lieve sforzo, molto lieve, mi

decidessi ad uscire dalla mia solitudine per partecipare alla festa di

questa chiara notte autunnale, sarei come un orfano il quale conducesse

la propria inconsolabile tristezza, abiti, volto, silenzio, in una

comitiva di gente allegra e felice.

No, certo: non sono fatto per questo. Io vivo l'imperfetta vita delle

ombre. Sono, come le pallide larve, distaccato dal mondo, libero di

muovermi e di vagare dove mi piace, presente in ogni luogo, ed assente

da ogni realtà. Eppure la mia libertà non è che un'illusione di chi

giudica dalle apparenze, e non sa che sono invece inchiodato,

incatenato, prigioniero della mia vita, nel momento stesso in cui essa

si è fermata per sempre. Se preferisco uscire di notte, o mostrarmi là

dove il bosco è più folto, dove il fiume scorre tra le più alte rupi, la

ragione è che io soffro il sole, la luce mi dà un acuto dolore, e temo

sempre di contravvenire ai comandi della natura, di violare una legge

assoluta. La mia stessa voce, quando raramente parlo, è la voce flebile

delle ombre, che sembra giungere da misteriose lontananze, fioco lamento

di sotterraneo o di tomba, confusa voce attraverso soffi di vento,

scrosci di correnti d'acqua, stormire di notturne boscaglie. L'aria è

sempre piena per me, come le desolate lande della tragedia, di una

triste lontana e invisibile musica. Ebbene: un uomo mi ha ucciso

impedendomi di morire quando sarebbe stato facile per me uscire da

questo viottolo angusto e spaziare nell'infinita felicità; quando la

morte sarebbe stata ebrezza e gioia; e tempo, spazio, memoria, più

nulla...

Il perduto amore · 第 9 / 53 题