PRINTED IN ITALY — MCMXXXI

_Fiori e parole nel silenzio._

_Questo Iddio ti ha dato,_

_perchè tu intenda e sorrida._

_AI BUONI INTENDITORI_

Agli uomini cortesi, di belle e avvedute lettere, ai cacamillesimi,

agli speziali della letteratura e a tutti coloro i quali han giudicato

dell'opera mia con furiosa malevolenza, con languida acquiescenza

o con savonaroliana anima piagnona! ai molti parlatori e valutatori

dell'altrui fatica io non ho mai risposto; non ho mai detto a Tizio,

critico; o a Sempronio, flebotomo:

— Perdoni, Signore, ma se l'opera mia non convince lei, in assoluto,

credo che Ella non abbia avuto da Dio, tale e così vasto dono da esser

certo di convincer gli altri, in assoluto, circa la bellezza e la bontà

indiscutibile della sua giudicante prosa. Perchè, o mi inganno forte,

o Ella assume, mio caro Signore, una non so quale fierissima aria di

infallibilità, e un così forte sentore di tremendo impero è in tutto

quanto Ella sentenziando scrive, che certo non può ammettere altri

faccia, alla sua sicurezza, eccezione.

Epperò Ella deve essere persona di grande animo e di radicatissime

convinzioni; e tutto quanto esce dal suo distinto cerebro deve

andare per il mondo con piedi tanto infallibili da poter sfidare le

distanze dei secoli e dei millenni: chè, se questo non fosse, mio

onorando Signore, non saprei davvero a qual partito attenermi e dovrei

disgraziatamente conchiudere non aver io dinnanzi se non un piacevole

cerretano il quale tanto più si sbraccia per farsi udire, quanto meno è

convinto della bontà de' suoi cerotti, empiastri, pecette e flemmagòghi

che offre alla attenta e maligna minchioneria del pubblico. —

Questo non ho mai detto io agli uomini cortesi di belle e avvedute

lettere, ai cacamillesimi, agli speziali della letteratura, ai

sentenziatori e giudicatori e facitori di oroscopi. E mi son preso le

busse, ed ho insaccato le male parole, le insinuazioni, le spulciature,

le falsificazioni, le grandi arie, le idiozie, le impotenze, le

disdegnose ripulse, le fesserie concomitanti e via discorrendo; tutto

questo, e ancor più, ho insaccato io, sempre fermo al mio silenzio come

il peccatore contrito il quale sa di dover tutto sopportare e tutto

aspettarsi, e tanto più si umilia quanto più smisurata riconosce la

propria colpa.

Senonchè, miei colendissimi Signori, dopo così lungo esercizio e una

tanta ed umile sopportazione, venuto al termine del mio silenzio e

trovandomi a un tratto il cuore franco e le mani sbrividite, mi vien

voglia di rifarmi col primo che mi capita sotto e caricar lui di quella

bastonatura che andrebbe equamente distribuita fra tanti.

Giusto per l'ultimo libro mio, _L'Ombra del mandorlo_, un certo cotal

grammatico ebbe a scrivere tante e sì forti e sbalestrate balordaggini,

e di così impeciate mandrillerie, che il men ch'io potessi fargli,

sarebbe l'adornarlo di tutti i graduati aggettivi che stan di casa

fra la Beozia e l'Idiozia; ma pensandomi poi che anche tale addobbo

potrebbe tornargli ad onore, come le corna al marito becco e contento,

mi astengo, per mia personale igiene, dal pormi a tale impresa e lo

lascio andare, chè in sè di sè maturi, e più si accresca per quanto

più vento gli entra in corpo col moto rotativo del suo cervellone

centripeto.

Chè se poi questo bisboccia mi venga a parlar di tesi, laddove la tesi

se la crea lui nel suo vuoto pneumatico; e di mie sapienti furberie, e

di paesi scelti solo per adornata malizia, e di esotismo premeditato,

e di dosata poesia e del diavolo che se lo porti, allora mi taccio

addirittura, perchè con le donne isteriche e con i critici forsennati

non ci si può intendere neppure a insolenze.

Così quello che non ho mai detto agli uomini cortesi di belle e

avvedute lettere, ai cacamillesimi, ai sentenziatori e giudicatori e

facitori di oroscopi, non lo dirò neppur oggi... e neppur domani.

La mia strada è ancor lunga, fratelli della cornacchia, e vedete un po'

se vi riesca talvolta di starmi a paro.

Ahi, Giacometta, la tua ghirlandella! · 第 4 / 51 题