Le pensava anche Desiderio.
“Che cosa aspettiamo? diceva segretamente a se stesso. Se questa
corbelleria si ha a fare, almeno si faccia subito; per quanto _egli_
dica, mi pare che tempo da buttar via non ne abbia troppo; può essere
che egli possa ancora fare cose grandi, ma se giudico da me...„
Zitto, neanco l’aria doveva sapere la segreta paura di Desiderio, il
quale avrebbe riso volentieri della smania del suo vecchio amico, se
non fosse stato un vecchio amico, se quella smania non fosse stato un
dolore. Invece lui, rinato alla felicità, ringraziava il cielo ogni
sera, perchè gli aveva concesso sul limitare della tomba la bellezza
buona di Bambina, ringraziava la sua morta ogni mattina perchè la notte
era stata un pezzo al suo capezzale.
Anche gli sorgeva in un cantuccio della mente l’idea di dare il proprio
nome alla ragazza. Diodato! Non era il nome di suo padre e nemmeno
della mamma, perchè non aveva conosciuto nè l’uno nè l’altra; era un
nome tutto proprio; glie l’aveva dato l’ospizio dei trovatelli... o
forse Dio in persona. Bambina, pigliando quel nome, si ribattezzerebbe
Speranza Diodato per andare a nozze! Peccato che, sposata, rimuterebbe
da capo e rimuterebbe male. E veramente che sugo vi è a chiamarsi la
signora Coppa? Un’altra cosa non sembrava vera nè possibile al buon
Desiderio, cioè che egli dovesse diventare suocero del vecchio amico
d’infanzia. Però, se il cielo lo avesse voluto, se sua figlia fosse
veramente contenta, se il genero fosse finalmente felice; che festa!
Di tutte queste cose non impossibili, a rigor di linguaggio, la meno
probabile era l’ultima, cioè che finalmente il Coppa trovasse una
contentezza che paresse a lui la felicità; sicuramente, egli vorrebbe
afferrare la felicità vera e propria e così la contentezza svanirebbe
subito.
Lo stesso Coppa ebbe un giorno il medesimo timore. Desiderio gli
aveva sparato a bruciapelo una schioppettata: “Piero Corruccini si è
dimenticato di Bambina,„ gli aveva detto. “Bambina mi pare avviata a
dimenticarsi di Piero; è il buon momento; se ti senti di far felice
questa buona ragazza, e di fare la tua vecchiaia contenta, fa presto,
sposala.„
Il Coppa arrossì come un fanciullone; ma dopo quel lampo di felicità,
si accasciò subito brontolando che ci voleva pensare ancora.
Mentre egli ci pensava, venne Piero.
Venne di buon mattino, segretamente, quasi avesse paura di lasciarsi
vedere; mandò dalla portinaia la sua carta di visita a dire che egli
era da basso, a chiedere se potesse venire a quell’ora.
Il Coppa corse in camera di Desiderio, per consultarsi con lui, ma ebbe
appena detto di che cosa si trattava e si accostò all’uscio per dire
alla portinaia: _venga_.
Il vecchio Desiderio non fiatava; cercò di leggere nel volto del Coppa,
mentre egli finiva di vestirsi, e l’amico andava su e giù.
— Bambina dorme ancora? chiese il Coppa.
E Bambina rispose essa stessa, picchiando alla porta:
— Ci è un signore che cerca di te...
— Entra, Bambina.
La fanciulla, entrata con l’aria ridente d’ogni giorno, corse ad
appiccare un bacio sulla guancia dei due vecchi.
— Quel signore... interrogò il Coppa fissandola in volto... l’hai visto?
— Appena, appena, rispose Bambina senza evitare lo sguardo di babbo
Coppa.
Sembrava sincera, non era troppo disinvolta e audace — forse non aveva
riconosciuto il Piero dei sogni suoi.
Ed era già un conforto all’animo del vecchio innamorato, al quale venne
in aiuto Desiderio con un’altra domanda:
— Come è quel signore? vecchio o giovane?
— Giovine...
— Bello?...
— Oh! no; mi è sembrato che abbia la faccia gonfia... teneva la testa
bassa... ma perchè mi fai queste domande?...
Il Coppa, senza dir parola, rizzò la testa il più possibile, e andò
incontro al suo rivale.
Aveva ragione Bambina; quel signore era quasi irriconoscibile, ma
era proprio lui. Piero Corruccini aveva passato appena il vano della
porta, non osando quasi arrischiarsi fino in mezzo alla sala, così
forte era lo scoraggiamento che lo vinceva; teneva la testa bassa; la
faccia gonfia, in cui gli occhi quasi si nascondevano, implorava pietà.
Il Coppa ne ebbe molta. Con una tenerezza che egli non spiegava a se
stesso, si accostò subito al poveraccio.
— Cos’è stato? gli disse.
— È stato il vaiuolo. Un mese fa ero a Nizza a fare la piazza; ero
contento di venire a Milano dove speravo d’essere aspettato, quando
la malattia mi colse. Mi ha lasciato così, come mi vede. La signorina
non mi ha riconosciuto, tanto sono mutato; essa invece è sempre tanto
bella.
Piero parlava con accento desolato, e quando disse: “essa invece è
sempre tanto bella„ tremò nella sua voce una corda che era desiderio e
rammarico.
Il Coppa indovinò tutta quell’anima addolorata, e gli parve
d’addolorarsi sinceramente anche lui, nel dirgli bruscamente una parola
di conforto.
— Ma ora è guarito! Non è vero? Dunque non si smarrisca.
— Anche il medico mi ha detto così. Non voleva che io lasciassi Nizza,
ma a me premeva di essere a Milano, non ricevendo risposta alla lettera
che avevo scritto.
— Lei ha scritto a Bambina?
— No, ma ho scritto a lei, fermo in posta, come mi aveva detto; non ha
ricevuto?
— Non ho ricevuto nulla.
— Vede! è il destino. Avevo detto alla signorina d’essere di ritorno
per il primo del mese, e mi ero fatto promettere che essa mi avrebbe
scritto due parole fermo in posta perchè sapessi dove potevo fare... in
ogni caso... una visita al signor Coppa: corro alla posta e non trovo
nulla. Allora ho detto: essa sa che io sono deformato e non mi vuole
più... Ha ragione, povera creaturina: io sono tanto brutto, essa invece
è sempre tanto bella!
Trovandosi a guardare un dibattimento stranissimo che seguiva nel
suo foro interno, il vecchio Coppa non sapeva decidere se egli fosse
afflitto della faccia gonfia di Piero, come gli sembrava, o se il
trionfo sicuro, imminente, della sua propria faccia, sbarbata ogni
mattina, lo contentasse del tutto, come pure gli pareva. Non rispondeva
nulla alle parole del disgraziato. Il quale proseguì:
— Nella lettera che le scrivevo da Nizza, mi raccomandavo a lei perchè
dicesse... alla signorina... che non ho più il coraggio di pensare al
sogno bello fatto a bordo del _Sud America_... che perciò...
— Che perciò?.. insistè il Coppa, tanto per dire qualche cosa.
— Che perciò rinunziavo ad essa...
Nel ripetere a voce bassa queste parole desolate che lo avevano fatto
piangere scrivendole, singhiozzò come un fanciullo.
— Si faccia cuore, disse il Coppa... non pianga ora.
— No, non piango; non volevo nemmanco venire qui, ma è stato più forte
di me...
Il vecchio aveva sulla lingua altre consolazioni di parole; stentava
a metterle fuori, sembrandogli parole ipocrite, condite largamente di
egoismo; taceva, ma anche il silenzio era crudeltà.
— Senta, signor Corruccini, mi dica che cosa vuol fare, che cosa devo
dire io stesso, perchè se posso... creda...
— Mi pare che non ci sia nulla a fare per me... non dica niente... cioè
dica alla signorina in che stato sono ridotto... e avrà detto tutto. Io
me ne andrò per il mondo, come ho fatto fin qui...
Un’idea si era affacciata al Coppa, e da un poco egli si affaticava a
guardarla da lontano, non intendendo bene ancora se fosse da accogliere
o da respingere.
— Sto pensando una cosa, disse tranquillamente; non so se sia buona
o cattiva; deve decidere lei; sto pensando se sia meglio farsi vedere
alla mia ragazza...
Piero fece risolutamente di no col capo.
— No?... Le pare che non convenga, proseguì il vecchio amorosamente,
e allora aspetti che la gonfiezza cessi, perchè deve cessare; allora
la sua faccia riavrà quasi l’aspetto di prima... non si smarrisca; le
ragazze, come la mia, non s’innamorano soltanto d’una faccia liscia.
O il cuore, la gentilezza d’animo... tutto _il resto_ non deve contare
per nulla?
Piero Corruccini fece un atto di sfiducia; a parer suo tutto il resto
contava poco.
— Preferisco che sia informata da lei... se caso mai essa volesse
proprio vedere tutta la mia miseria... mi scriva... io abito in via
Solferino al 41, terzo piano. Ma sono sicuro che non tornerò più in
questa casa.
Il Coppa non gli volle contraddire; accompagnò fin sull’uscio il suo
infelicissimo visitatore, e stringendogli la mano con tenerezza gli
disse _addio_.
Poi raggiunse in sala da pranzo Desiderio e Bambina.