I carburatori più usati si possono raggruppare in tre categorie:

1º Il combustibile contenuto in un recipiente a livello costante va ad

un tubo verticale da cui lo stantuffo del motore, aspirando, lo fa

uscire fuori con veemenza e lo conduce ad urtare, e quindi a

polverizzarsi in minutissime particelle, contro un cono rovesciato,

oppure reticella di metallo o di amianto, posti sopra al foro di uscita;

mentre succede questa polverizzazione, una corrente d'aria, in generale

calda, vi si mescola, producendone l'evaporazione.

Questo tipo di carburatore, che ormai è quello più usato, è detto _a

polverizzazione_;

[Illustrazione: Fig. 1.]

2º Il combustibile è disposto sopra sottile strato in ampio recipiente;

su di esso si ha una lamina; una forte corrente d'aria aspirata dal

motore lambisce la superfice della benzina e ne produce l'evaporazione.

Tale tipo è detto _a lambimento_ (fig. 1);

3º Il combustibile viene attraversato da una corrente d'aria calda

aspirata dal motore che entra per un tubo che pesca fino quasi al fondo;

in contatto di questa aria la benzina si evapora, la miscela così

formata va al motore (fig. 2). Tale tipo è detto _a gorgoglio._

[Illustrazione: Fig. 2.]

Queste due ultime categorie sono quasi del tutto abbandonate, perchè se

il liquido non è omogeneo si ha il trasporto nella miscela dei prodotti

più volatili sicché non resta nel recipiente che la parte più densa,

onde la carburazione diviene sempre più difettosa.

D'altronde, mentre la pressione atmosferica, la temperatura-ambiente e

dell'aria che entra nel carburatore, il grado igrometrico della stessa,

possono modificare il potere evaporante di quest'aria, influiscono

invece assai poco sul potere comburente, quindi è assai più facile che

il titolo della miscela sia costante quando è prodotta col carburatore a

polverizzazione che non con gli altri due tipi.

Nel tipo a polverizzazione (fig. 3) si ha:

1º Un recipiente a livello costante o camera del galleggiante;

2º Una camera di miscela o di carburazione, nella quale arriva il

tubetto della polverizzazione detto _polverizzatore_, _spruzzatore_

(_gicleur_) e nella quale entra per apposita bocca una corrente d'aria;

3º Una camera di riscaldamento;

4º L'apparecchio che regola la qualità o quantità di miscela aspirata

dal motore.

[Illustrazione: Fig. 3.]

Nella camera a livello costante una spina solidale ad un galleggiante, o

sulla quale poggia un galleggiante contrappesato e munito di una punta

conica, chiude più o meno il foro per il quale entra nel carburatore la

benzina proveniente dal serbatoio, in modo da mantenere il livello

costante.

La benzina passa dalla camera a livello costante in quella di

carburazione per un tubetto il cui orifizio è di qualche millimetro più

alto del livello della benzina nella prima camera affinchè il passaggio

avvenga per aspirazione.

Da apposita apertura laterale entra nella camera di miscela aria

riscaldata, la quale si mescola alla benzina che esce dall'orifizio e si

polverizza battendo contro la parete rugosa di un cono rovesciato che si

suole chiamare _fungo._ Nel tipo rappresentato nella fig. 3, la

mescolanza intima dell'aria colla benzina avviene per effetto della

suddivisione prodotta nell'incontro di diverse reticelle poste

superiormente al _gicleur_[3].

[3] Le numerose reticelle poste sul cammino della miscela

impediscono anche che la benzina col crescere della velocità

aumenti, rispetto alla quantità di aria, onde il detto carburatore

può dirsi abbia funzionamento automatico (vedi più avanti).

Giova notare che il liquido, prima di giungere alla camera a

galleggiante, ha attraversato una reticella che funziona da filtro, che

lo libera da materie diverse.

Il tubetto che serve da polverizzatore (_gicleur_) porta alla estremità

un foro molto piccolo calcolato in modo che la quantità di benzina che

esso può dare sia quella corrispondente alla massima potenza del motore.

Questo sistema di carburatore ha il vantaggio di dare rapidamente tutte

le quantità di gas che gli si domandano; però ha il difetto di dare

troppa benzina a piccole velocità, quindi si ha uno spreco di

combustibile.

Detto carburatore è facilmente smontabile e si può assai rapidamente

ripulire.

Alcuni costruttori, fra i quali Longuemare, per ottenere una facile

polverizzazione hanno adottato un polverizzatore a fungo, la cui testa è

munita di finissime scanalature che producono nella corrente d'aria

piccoli getti.

In altri carburatori come in quello Sthénos, l'orificio del

polverizzatore è otturato mediante un cono che si solleva solo ad ogni

aspirazione del motore lasciando un passaggio anulare conveniente per il

passaggio del combustibile liquido; si ha cioè, invece di un getto unico

di essenza, una serie di getti e quindi una più facile polverizzazione.

Nel carburatore Gillet Forest adottato dalla _Fiat_, il polverizzatore è

regolabile a volontà[4] da un ago, l'altezza del quale può essere

variata convenientemente.

[4] ed anche automaticamente.

[Illustrazione: Fig. 4.]

Il Richard Brasier e qualche altro, fanno uso di polverizzatori doppi

(fig. 4), che producono getti fra loro inclinati e urtantisi in modo da

avere una polverizzazione più efficace.

_Aria necessaria alla carburazione._ — Per ottenere adunque la

carburazione, occorre far entrare dell'aria per apposita apertura alla

quale in genere si danno dimensioni sufficienti per la carburazione

quando il motore gira a piccola velocità.

Quest'aria può entrare con direzioni differenti da quelle del getto di

benzina; è difficile scegliere la più conveniente.

Alcuni poi preferiscono usare aria riscaldata o mediante i gas di

scarico o col calore abbandonato dalle pareti del motore. Attualmente si

preferisce scaldare il carburatore coll'acqua di circolazione pel

raffreddamento dei cilindri.

Un difetto grave dei carburatori a polverizzazione è che la composizione

della miscela, che conviene alla migliore combustione dell'essenza, non

resta costante col cambiare della velocità del motore.

In detti carburatori l'uscita dell'essenza dal polverizzatore e

l'entrata dell'aria sono provocate dalla depressione prodottasi nel

movimento del pistone nel cilindro.

Questa depressione varia colla velocità ed è tanto maggiore quanto la

seconda è più grande. Coll'aumento della depressione viene alterata la

proporzione dell'essenza aspirata rispetto alla quantità d'aria pure

aspirata e precisamente aumenta la prima (perchè di maggior densità),

che viene a trovarsi così in eccedenza rispetto alla seconda.

Conviene quindi, per avere una composizione della miscela il più che

possibile costante, aumentare la quantità d'aria coll'aumentare della

velocità; la regolazione della detta quantità d'aria addizionale è in

alcuni carburatori ottenuta automaticamente.

Nel carburatore Krebs è affidata ad una valvola a stantuffo speciale, il

cui sollevamento dipende appunto dalla depressione del carburatore,

ossia dalla velocità del motore.

Esso è caratterizzato dal fatto che il gambo della valvola per l'aria

addizionale portante una specie di stantuffo K, è unito alle pareti

mediante una lamina elastica ubbidiente alla depressione.

Un piccolo foro S mette in comunicazione la camera formata dalle pareti

e dallo stantuffo mobile coll'atmosfera. L'aria che può uscire ed

entrare dal foro S è sufficiente ad impedire brusche variazioni nel

funzionamento.

Nella fig. 5 è indicato in sezione il detto carburatore: D è il

polverizzatore, per A entra la quantità d'aria invariabile conveniente

per circa 200 giri al minuto.

I due organi che permettono di modificare da un lato la quantità di

miscela introdotta nel cilindro e dall'altro di regolare la

carburazione, sono due pistoni senza fondo che ostruiscono o scoprono

appositi orifici. Il primo F è comandato dal regolatore a forza

centrifuga; esso porta su uno dei suoi bordi degli intagli a forma di V

onde si abbia un'aspirazione graduale.

La regolazione si fa aprendo o chiudendo completamente l'entrata della

miscela nel cilindro.

[Illustrazione: Fig. 5.]

Il conduttore può agire su di esso col ritardatore (o moderatore), o

coll'acceleratore che impareremo a conoscere più avanti.

L'aria addizionale è regolata dallo stantuffo K verticale e che secondo

la depressione più o meno grande, chiude più o meno gli orifici di

entrata M. Perchè lo stantuffo obbedisca alla variazione della

depressione nel carburatore, si munisce il suo gambo nella parte

superiore d'una lamina elastica Q che è unita al coperchio della scatola

O e fissato da un pezzo di caoutchouc circolare. Una molla R mantiene

sollevato lo stantuffo.

Il funzionamento del carburatore si comprende dalla figura.

Altri carburatori, come quello Mors e Clément, sono muniti di questa

valvola semplificata.

Nel carburatore Fiat (1906), l'entrata d'aria addizionale è regolata dal

regolatore a forza centrifuga, il quale agisce su una valvola a

cannocchiale che varia contemporaneamente anche l'ammissione della

miscela che va al motore.

Per variare la velocità del motore da 300 giri a circa 1200, si agisce

col moderatore (che è anche acceleratore) col piede o colla manetta

posta sul volante di direzione che non fa che agire sulla molla del

regolatore a forza centrifuga (vedi regolazione).

Nel carburatore _Fiat_ si può pure, mediante apposita leva, agire su di

una spina che chiude più o meno l'uscita della benzina dal _gicleur_ e

marciare con consumo minimo di benzina. La detta spina funziona anche

automaticamente.

Nei carburatori a valvola automatica è difficile regolare la tensione

della molla.

Si è cercato pure da alcuni costruttori di regolare nello stesso tempo

la quantità d'aria contenuta nella miscela e la quantità di miscela

mandata nei cilindri mediante valvole a farfalla collegate fra loro[5].

[5] Non sembra sistema privo d'inconvenienti.

_Camera di carburazione._ — Per impedire che quando aumenta la velocità

del motore si produca una miscela troppo ricca di combustibile, invece

delle reticelle che si ponevano sul cammino della miscela, quando non si

usano carburatori automatici del genere di quelli del Krebs, si

preferisce dare conveniente forma alla camera di carburazione.

Quando una miscela gazosa passa in un tubo conico, nell'attraversare la

sezione ristretta, si contrae, dimodochè la vena gazosa ha un massimo di

velocità in corrispondenza della contrazione; se in tal punto si fa

arrivare la benzina dallo _gicleur_, si ha una mescolanza molto intima;

oltre a ciò, in seguito ad una serie di esperimenti, fu trovato che se

si pone il _gicleur_ al disopra della luce minore, ad una distanza da

questa eguale al terzo del suo diametro, l'orificio di uscita della

benzina viene a trovarsi in una regione nella quale la depressione che

dà luogo alla sortita della benzina stessa varia proporzionalmente alla

velocità dell'efflusso dell'aria, cosicché può ottenersi, per tutte le

diverse velocità del motore, una miscela combustibile di composizione

presso a poco costante. L'esperienza dimostra che la forma a tronco di

cono, colle generatrici inclinate a 7° coll'asse e colla base minore

rivolta sul polverizzatore, è la più conveniente.

Col carburatore Sthénos (fig. 6), variando il foro d'uscita dal

polverizzatore e il tronco di cono, si può avere una miscela costante

col variare della velocità per motori di differente potenza.

[Illustrazione: Fig. 6.]

_Regolatori della quantità di miscela._ — Nel carburatore Krebs abbiamo

visto affidato allo stantuffo F (fig. 5) l'ufficio di variare la

quantità di miscela alimentante il motore.

Altri per regolare la detta quantità di miscela fanno uso di valvole a

farfalla di forma elittica che permette un'apertura più graduale che la

circolare.

Questo sistema ha l'inconveniente di variare la compressione iniziale

della miscela nei cilindri, con che resta diminuito il rendimento

termico come vedremo.

La Vettura Automobile: sue parti - suo funzionamento · 第 20 / 68 题