L'assedio della Rochelle fu uno dei più grandi avvenimenti del regno di
Luigi XIII.
Le viste politiche del ministro, allora quando intraprese
quest'assedio, erano considerevoli. Delle città importanti, date da
Enrico IV agli ugonotti come piazze di sicurezza, non restava più che
la Rochelle. Il ministro voleva distruggere quest'ultimo baluardo del
calvinismo.
La Rochelle, che aveva presa una nuova importanza per la rovina
delle altre città calviniste, era d'altronde l'ultima porta aperta
agl'Inglesi nel regno di Francia, e chiudendola all'Inghilterra, nostra
eterna nemica, il ministro compiva l'opera di Giovanna d'Arco, e del
duca di Guise.
Così Bassompierre, che era ad un tempo protestante per convinzione, e
cattolico come commendatore dell'ordine di Santo Spirito, Bassompierre
che era germano di nascita, e francese di cuore, Bassompierre
finalmente che aveva un comando particolare all'assedio della Rochelle,
diceva, nel caricare alla testa di molti altri signori protestanti come
lui:
— Voi vedrete, signori, che noi saremo abbastanza bestie per perdere la
Rochelle.
E Bassompierre aveva ragione. La cannonata dell'isola Re gli presagiva
le dragonate dei Cévennes; la presa dalla Rochelle era il prefazio
dell'editto di Nantes.
Ma, al lato di queste viste generali del ministro livellatore e
simplificatore, e che appartengono alla storia, il cronicista è
obbligato di raccontare le piccole viste dell'uomo innamorato e del
rivale geloso.
Richelieu, come ognun sa, era stato innamorato della regina;
questo amore aveva presso di lui un semplice scopo politico? o era
naturalmente una di quelle profonde passioni come ne inspirò Anna in
quelli che la circondavano? Ciò non sapremo dire; ma, in ogni caso,
si è visto dallo sviluppo anteriore di questa storia che Buckingham
l'aveva vinta su lui, e che in due o tre circostanze, e particolarmente
in quella de' puntali, egli lo aveva, mercè la devozione dei tre
moschettieri, ed il coraggio di d'Artagnan, egli lo aveva crudelmente
mistificato.
Si trattava dunque per Richelieu non solo di sbarazzare la Francia da
un nemico, ma di vendicarsi di un rivale. Del resto la vendetta doveva
essere grande e rumorosa, e degna in tutto di un uomo che tiene nella
sua mano per spada di combattimento tutte le forze dì un gran regno.
Richelieu sapeva che combattendo l'Inghilterra, egli combatteva
Buckingham, e che trionfando dell'Inghilterra, trionfava di Buckingham;
finalmente che nell'umiliare l'Inghilterra agli occhi d'Europa,
umiliava Buckingham agli occhi della regina.
Dal canto suo Buckingham, mentre metteva avanti l'onore
dell'Inghilterra, era mosso da sentimenti assolutamente uguali a
quelli del ministro. Buckingham pure teneva dietro ad una vendetta
particolare. Buckingham non era potuto entrare sotto nessun pretesto
ambasciatore in Francia, egli voleva entrarvi come conquistatore.
Ne risulta che il vero giuoco di questa partita che giuocavano questi
due possenti regni pel capriccio di due uomini innamorati, era un
semplice sguardo della regina Anna.
Il primo vantaggio era stato pel duca di Buckingham; giunto
improvvisamente a vista dell'isola Re con novanta vascelli, e circa
ventimila uomini aveva sorpreso il conte de Toiras, che comandava pel
re nell'isola, e, dopo un combattimento sanguinoso, aveva operato il
suo sbarco.
Il conte de Toiras, si ritirò nella cittadella S. Martino colla
guarnigione, e gettò un centinaio di uomini in un piccolo forte che si
chiamava il forte della Prée.
Questo avvenimento aveva sollecitato le risoluzioni del ministro; e
mentre si aspettava che il re in persona andasse a prendere il comando
dell'assedio della Rochelle, com'era stato risoluto, aveva fatto
partire Monsieur per dirigere le prime operazioni, e aveva inviato
verso il teatro della guerra tutte le truppe di cui poteva disporre.
Era in un di questi distaccamenti di avanguardia di cui faceva parte il
nostro amico d'Artagnan.
Il re, come si disse, doveva seguirlo subito dopo amministrata la
giustizia; terminate le sedute di giustizia il 28 di giugno, egli era
stato preso dalla febbre, ciò non ostante aveva voluto partire; ma
peggiorando lo stato di sua salute, aveva dovuto fermarsi a Villeroy.
Ora, dove si fermava il re, si fermavano i moschettieri, e ne resultava
che d'Artagnan, ch'era puramente e semplicemente nelle guardie, si
ritrovava separato, momentaneamente almeno dai suoi buoni amici Athos,
Porthos ed Aramis. Questa separazione, che per lui non era che una
contrarietà, sarebbe certamente divenuta una seria inquietudine, se
avesse potuto indovinare da quali sconosciuti pericoli era circondato.
Arrivò però senza avventure fino al campo, stabilito davanti alla
Rochelle.
Tutto era sempre nello stesso stato: il duca di Buckingham ed i suoi
Inglesi, padroni sempre dell'isola Re, continuavano ad assediare, ma
senza risultato, la cittadella di San Martino e il forte della Prée,
e le ostilità colla Rochelle erano cominciate da due o tre giorni a
cagione di un forte che il duca di Angoulème aveva fatto costruire in
vicinanza della città.
Le guardie, sotto il comando del signor des Essarts, avevano il loro
quartiere ai Minimi.
Ma noi lo sappiamo, d'Artagnan, preoccupato dall'ambizione d'entrare
nei moschettieri, aveva raramente fatto amicizia coi suoi camerati;
egli si ritrovava dunque isolato e abbandonato alle proprie
riflessioni.
Le sue riflessioni non erano ridenti. Da un anno che egli era giunto
a Parigi, erasi intricato in affari pubblici, ed i suoi affari
particolari non avevano progredito molto nè come amore, nè come
fortuna.
In amore, la sola donna che egli aveva veramente amata, era stata la
signora Bonacieux, la quale era scomparsa, senza ch'egli avesse potuto
scoprire che cosa era di lei avvenuto.
In fortuna, egli, meschino, si era fatto un nemico nel ministro, vale
a dire in un uomo davanti al quale tremavano tutti i più grandi del
regno, cominciando dal re.
Quest'uomo poteva schiacciarlo, eppure non lo aveva fatto. Per uno
spirito così perspicace, quale era quello di d'Artagnan, questa
indulgenza era un raggio di luce per mezzo del quale egli vedeva
nell'avvenire.
Quindi si era fatto ancora un altro nemico, meno a temersi, credeva
egli; ma che però sentiva per istinto che non era da disprezzarsi:
questo nemico era milady.
In compenso di tutto questo, egli aveva la protezione e la benevolenza
della regina; pel tempo che correva, era una causa di più di
persecuzione, e la sua protezione, si sa, proteggeva molto male; ne
faceva testimonianza Calais e la signora Bonacieux.
Ciò che aveva guadagnato di più chiaro in tutto questo, era il diamante
di cinque o seimila lire che egli portava in dito, e questo diamante
ancora, supponendo che d'Artagnan, nei suoi progetti d'ambizione,
avesse voluto conservarlo per servirsene un giorno come un segnale per
farsi riconoscere dalla regina, non aveva, mentre aspettava, perchè non
poteva disfarsene, maggior valore di un sassolino che si calpesta coi
piedi.
Noi diciamo di un sassolino che si calpesta, perchè d'Artagnan faceva
queste riflessioni passeggiando solitariamente sopra un bel sentiero
che conduceva dal campo ad un villaggio vicino: ora, queste riflessioni
lo avevano portato più lontano di quello ch'egli avrebbe voluto, e il
giorno cominciava ad abbassarsi; quando ad un ultimo raggio del sole
cadente, gli parve di veder brillare dietro una siepe la canna di un
moschetto.
D'Artagnan aveva l'occhio vivo e lo spirito pronto: egli capì che il
moschetto non era venuto là da sè solo, e che colui che lo portava non
doveva essersi nascosto dietro una siepe con intenzioni amichevoli.
Risolse dunque di riguadagnare il largo, allorchè, dall'altra parte
della strada, dietro una roccia, scoperse l'estremità di un secondo
moschetto.
Questa era evidentemente una imboscata.
Il giovane gettò un'occhiata sul primo moschetto, vide con una certa
inquietudine che si abbassava verso la sua direzione. Ma tosto che
vide l'orifizio della canna immobile, si gettò a pancia a terra. Nello
stesso tempo il colpo partì, ed egli intese il fischio di una palla che
passava al di sopra della sua testa.
Non v'era tempo da perdere; d'Artagnan si alzò in piedi, e nello stesso
momento la palla dell'altro moschetto fece saltare de' sassolini nella
stessa direzione, sul sentiero ove si era gettato colla faccia per
terra.
D'Artagnan non era uno di quegli uomini inutilmente coraggiosi, che
cercano una morte ridicola, perchè si dica di essi che non hanno
rinculato di un passo; d'altronde qui non si trattava più di coraggio,
d'Artagnan era caduto in una insidia.
— Se vi è un terzo colpo; disse a se stesso, io sono un uomo morto.
E tosto fuggì a tutte gambe nella direzione del campo, colla prestezza
delle genti del suo Paese, così rinomate per la loro agilità. Ma per
quanto fosse stata grande l'agilità della sua corsa, il primo che aveva
tirato, aveva pure avuto il tempo di ricaricare il suo moschetto, e gli
tirò un colpo così aggiustato questa volta, che la palla traversò il
suo cappello, e se lo vide volare a dieci passi di distanza.
Siccome d'Artagnan non aveva altro cappello, raccolse il suo mentre
correva, giunse ansante e pallido al suo alloggio, si assise senza dir
niente ad alcuno, e riflettè.
Questo avvenimento poteva avere tre cause.
La prima, e la più naturale, poteva essere una imboscata di quei della
Rochelle, che non si sarebbero ritrovati malcontenti di uccidere una
guardia di Sua Maestà, per avere un nemico di meno, e perchè questo
nemico poteva avere una borsa ben piena nella sua saccoccia.
D'Artagnan prese il suo cappello, esaminò il foro della palla e scosse
la testa. La palla non era del calibro che portavano i moschetti, era
una palla d'archibugio; l'aggiustatezza del colpo gli avevo già dato
un'idea che era stata tratta con un arme particolare; non era dunque
una imboscata militare, perchè la palla non era di calibro.
Poteva però essere un ricordo del ministro. Ci risovverremo che al
momento in cui, mercè il benefico raggio del sole, aveva scoperto
la canna del fucile, egli si maravigliava della longanimità di Sua
Eccellenza a suo riguardo.
Ma d'Artagnan scosse la testa con aria di dubbio. Per le persone che
non aveva che a stendere la mano per colpire, il ministro ricorreva
raramente a simili mezzi.
Poteva essere una vendetta di milady.
Questa congettura era la più ragionevole.
Egli cercò, ma inutilmente, di ricordarsi i lineamenti o il vestito
degli assassini: ma si era allontanato da loro con tanta rapidità, che
non aveva avuto il comodo di rimarcar niente.
— Ah! poveri amici miei, mormorò d'Artagnan, dove siete mai? Oh! quanto
mi è dannosa la vostra lontananza!
D'Artagnan passò una cattivissima notte; tre o quattro volte si
risvegliò con uno sbalzo figurandosi che un uomo si avvicinasse al
suo letto per pugnalarlo. Però il giorno comparve senza che l'oscurità
avesse portato alcun accidente.
Ma d'Artagnan pensò bene che quello che veniva differito non veniva
annullato.
Egli rimase tutta la giornata nel suo alloggio, scusandosi seco stesso
che non usciva perchè il tempo era cattivo.
Il giorno dopo a nove ore fu battuto al campo. Il duca di Orleans
visitava i posti. Le guardie corsero alle armi, d'Artagnan prese il suo
posto in mezzo ai suoi camerati.
Monsieur passò sulla linea di battaglia, quindi gli uffiziali superiori
si avvicinarono a lui per fargli la loro corte. Il sig. des Essarts,
capitano delle guardie, si avvicinò.
Dopo un istante parve a d'Artagnan che il sig. des Essarts gli facesse
segno d'andare a lui: egli aspettò un nuovo gesto del suo superiore,
temendo di sbagliarsi, ed essendosi rinnovato questo gesto, lasciò il
suo rango e si avanzò per ricevere l'ordine.
— Monsieur vuol chiedere degli uomini di buona volontà per una missione
pericolosa, ma che farà onore a quelli che la compiranno, e vi ho fatto
segno affinchè vi teneste pronto.
— Grazie, mio capitano, rispose d'Artagnan, che non chiedeva di meglio
che distinguersi sotto gli occhi del luogotenente generale.
Infatti, i Rochellesi avevano fatto nella notte una sortita e avevano
ripreso un bastione, di cui l'armata realista si era impadronito due
giorni prima. Si trattava di spingere un picchetto perduto per fare la
ricognizione se l'armata aveva conservato quel bastione.
Dopo pochi istanti, Monsieur alzò la voce e disse:
— Mi abbisognerebbe per questa missione tre o quattro volontarii
condotti da un uomo sicuro.
— Quando all'uomo sicuro, io l'ho per le mani, disse il sig. des
Essarts mostrando d'Artagnan, e in quanto ai quattro o cinque
volontarii, Monsieur non ha che a dire le sue intenzioni, e gli uomini
non gli mancheranno.
— Quattro uomini di buona volontà per venirsi a fare uccidere con me!
disse d'Artagnan alzando la testa.
Due dei suoi camerati delle guardie si slanciarono tosto, ed essendosi
uniti a questi due altri soldati, ritrovò che il numero domandato era
sufficiente. D'Artagnan rifiutò dunque tutti gli altri non volendo far
torto a quelli che avevano la priorità.
Si ignorava se dopo la presa del bastione, i Rochellesi lo avevano
evacuato, o se lo avevano lasciato con la guarnigione; bisognava dunque
esaminare il luogo indicato molto da vicino per verificare la cosa.
D'Artagnan partì coi suoi quattro compagni, e seguì la linea della
trincea; le due guardie camminavano alla stessa fila di lui, e i
soldati andavano per di dietro.
Essi giunsero in tal modo coprendosi coi terrapieni fino ad un
centinaio di passi dal bastione, là d'Artagnan nel rivoltarsi si
accorse che i due soldati erano scomparsi.
Egli credè che, avendo avuto paura, fossero rimasti in addietro, e
continuò ad avanzare.
Alla voltata della contro-scarpa essi si trovarono lontani circa
sessanta passi dal bastione.
Non si vedeva alcuno, e il bastione sembrava assolutamente deserto.
I tre giovani perduti deliberavano se dovessero andar più avanti,
allorchè una cinta di fumo circondò il gigante di pietra, ed una
grandine di palle venne a fischiare intorno a d'Artagnan ed ai suoi.
Essi sapevano già ciò che volevano sapere, il bastione era difeso,
una più lunga fermata in quella direzione pericolosa sarebbe dunque
stata una inutile imprudenza. D'Artagnan e le due guardie voltarono le
spalle, e cominciarono una ritirata che rassomigliava a una fuga.
Giungendo all'angolo della trincea, che stava per servire loro di
muro, una delle guardie cadde, una palla gli aveva traversato il petto,
l'altro che era sano e salvo continuò la sua corsa verso il campo.
D'Artagnan non volle abbandonare in tal modo il suo compagno, si
inchinò per rialzarlo ed aiutarlo a raggiungere la linea, ma in questo
momento s'intesero due colpi di fucile: una palla spaccò la testa
alla guardia ferita, l'altra venne a cadere sullo scoglio dopo essere
passata a due pollici da d'Artagnan.
Il giovane si rivoltò prestamente, perchè questo attacco non poteva più
venire dal bastione, che era nascosto dall'angolo della trincea. L'idea
dei due soldati che lo avevano abbandonato gli ritornò al pensiero, e
gli ricordò i suoi assassini di due sere prima: egli risolvè dunque
di voler questa volta sapere con chi aveva a fare, e cadde sul suo
camerata come se fosse stato morto.
Vide subito due teste rialzarsi al di sopra di un muro abbandonato
che era a trenta passi di là, erano quelle dei nostri due soldati.
D'Artagnan non si era ingannato, questi uomini non lo avevano seguito
per altro che per assassinarlo, sperando che la morte del giovane fosse
messa nel conto del nemico.
Soltanto, siccome egli poteva essere appena ferito, e denunciare il
delitto, essi si avvicinavano per terminarlo. Fortunatamente, ingannati
dall'astuzia di d'Artagnan, non si curarono di ricaricare le armi.
Allora quando furono a dieci passi da lui, d'Artagnan, che nel cadere
aveva avuta cura di non abbandonare la spada, si rialzò ad un tratto, e
con uno sbalzo si ritrovò vicino a loro.
Gli assassini compresero che se essi fuggivano dalla parte del campo
senza avere ucciso quell'uomo, sarebbero stati da lui denunciati,
così la prima idea fu quella di disertare e di passare nelle file
nemiche. Uno di essi prese il suo fucile per la canna, e se ne servì
come una mazza, vibrò un colpo terribile a d'Artagnan, che egli evitò
slontanandosi; ma con questo movimento egli lasciò libero il passo al
bandito, che tosto si slanciò verso il bastione. Siccome i Rochellesi,
che li guardavano, ignoravano con quali intenzioni quest'uomo veniva a
loro, fecero fuoco su lui, ed egli cadde colpito da una palla che gli
fracassò la spalla.
In questo mentre, d'Artagnan si gettò sul secondo soldato attaccandolo
colla sua spada. La lotta non fu lunga, questo miserabile per
difendersi non aveva che il suo archibugio scarico, la spada della
guardia strisciò contro la canna dell'arme divenuta inutile, e andò
a traversare la coscia dell'assassino che cadde. D'Artagnan gli mise
subito la punta del suo ferro alla gola.
— Oh! non mi uccidete gridò il bandito. Grazia! grazia, mio ufficiale!
e io vi dirò tutto.
— Il tuo segreto vale egli la pena che ti conservi in vita? domandò il
giovane.
— Sì, se voi stimate che l'esistenza sia qualche cosa quando non si ha
che ventidue anni come voi, e che si può giungere a tutto, essendo così
bello e coraggioso come voi siete.
— Miserabile! disse d'Artagnan; vediamo, parla presto. Chi ti ha
incaricato di assassinarmi?
— Una donna che io non conosco, ma che si fa chiamare milady.
— Ma se tu non conosci questa donna, come sai tu il suo nome?
— Il mio camerata la conosceva, e la chiamava così; fu con lui che ella
trattò l'affare e non con me. Egli anzi ha in saccoccia una lettera di
questa persona che deve avere per voi una grande importanza, per quanto
gli ho inteso dire.
— Ma come ti trovi tu in mezzo a questo assassinio?
— Egli mi ha proposto di fare il colpo noi due, ed io ho accettato.
— E quanto vi ha ella dato per questa bella spedizione?
— Cento luigi.
— Ebbene! alla buon'ora, disse il giovine ridendo, ella stima che
io valga qualche cosa. Cento luigi sono una somma per due miserabili
come voi siete. Così io comprendo perchè tu hai accettato, e ti faccio
grazia ad una condizione.
— Quale? domandò il soldato inquieto, vedendo che tutto non era ancora
finito.
— Che tu vada a cercare la lettera che il tuo camerata ha in saccoccia.
— Ma, gridò il bandito, questo è un altro modo di uccidermi. Come
volete voi che io vada a cercare questa lettera sotto il fuoco del
bastione?
— Bisogna pertanto che tu decida di andare a ritrovarla, o io ti uccido
colle mie proprie mani.
— Grazie, signore, pietà! in nome di quella giovane dama, che voi
amate, che voi forse credete morta, ma che non lo è! gridò il bandito
mettendosi in ginocchio, e appoggiandosi sulla sua mano, poichè col
sangue cominciava già a perdere le sue forze.
— E come sai tu che vi è una donna che io amo, e che credo morta?
domandò d'Artagnan.
— Da quella lettera che il mio camerata ha in saccoccia.
— Tu vedi bene allora che abbisogna necessariamente che io abbia questa
lettera, disse d'Artagnan. Così non più ritardo, non più esitazione, o
qualunque sia la mia ripugnanza ad imbrattare per una seconda volta la
mia spada nel sangue di un miserabile come te, ti giuro, sulla fede di
onesto uomo... a queste parole d'Artagnan fece un gesto così minaccioso
che il ferito si rialzò.
— Fermate! gridò egli riprendendo forza e coraggio dal terrore, vi
anderò... vi anderò...
D'Artagnan prese l'archibugio del soldato, lo fece passare davanti a
lui, e lo spinse pungendolo con la spada. Era una cosa spaventosa il
vedere questo disgraziato lasciando sul sentiero che percorreva una
lunga traccia di sangue, pallido per la sua vicina morte, tentando di
strascinarsi senza essere veduto fino al corpo del suo complice, che
giaceva venti passi di là lontano.
Il terrore era dipinto talmente sul suo viso, coperto di un freddo
sudore, che d'Artagnan ne ebbe pietà e guardandolo con disprezzo:
— Ebbene! gli disse, io ti mostrerò la differenza che passa fra un
uomo di coraggio e un vile come sei tu! resta; anderò io! e con un
passo agile, coll'occhio in guardia, osservando i movimenti del nemico,
approfittandosi di tutte le inuguaglianze del terreno, d'Artagnan
giunse fino al secondo soldato.
Vi erano due mezzi di giungere al suo scopo; frugarlo sul luogo e
trasportarlo; facendosi uno scudo del suo corpo, e frugarlo entro la
trincea.
D'Artagnan preferì il secondo mezzo, e caricò l'assassino sulle sue
spalle nello stesso tempo che il nemico faceva fuoco.
Una piccola scossa, un ultimo grido, un fremito di agonia provarono
a d'Artagnan che, colui che aveva assunto l'impegno di essere il suo
assassino, diveniva in quel momento il suo scudo per salvargli la vita.
D'Artagnan raggiunse la trincea; e gettò il cadavere vicino al ferito,
che era pallido quanto il morto.
Egli cominciò subito l'inventario: un portafoglio di cuoio, una borsa
nella quale si ritrovava evidentemente una parte della somma che il
bandito aveva ricevuta, un bussolo, due dadi formavano l'eredità del
morto.
Lasciò il bussolo e i dadi ove erano caduti, al ferito la borsa, e aprì
avidamente il portafoglio.
In mezzo ad alcune carte di nessuna importanza, ritrovò la seguente
lettera; essa era quella che era stata cercata col rischio della sua
vita:
«Poichè avete perduta la traccia di quella donna che ora è in
salvo in quel convento, ove voi non avreste mai dovuto lasciarla
giungere, cercate di non fallire l'uomo, altrimenti, voi sapete che
io ho la mano lunga, e che voi paghereste caro i cento luigi che vi
ho dati».
Nessuna sottoscrizione. Ciò non ostante era evidente che quella lettera
veniva da milady. In conseguenza egli la conservò come un pezzo di
convinzione, e ritrovandosi in sicurezza dietro l'angolo della trincea,
si mise ad interrogare il ferito.
Questi confessò che era stato incaricato, col suo camerata, quello
stesso che era stato ucciso, di rapire una giovane donna che doveva
uscire da Parigi per la barriera della Villetta, ma che essendosi
fermati a bere in una bettola, avevano fallito il colpo di dieci
minuti.
— Ma che avreste voi fatto di questa donna, domandò d'Artagnan con
angoscia.
— Noi dovevamo portarla in un palazzo della piazza Reale, disse il
ferito.
— Sì, sì, mormorò d'Artagnan, è d'essa: nella casa stessa di milady.
Allora, pensò il giovane qual sete tremenda di vendetta spingeva questa
donna a perderlo unitamente a quelli che lo amavano, e quanto essa ne
sapeva sugli affari di corte, poichè aveva tutto scoperto. Senza dubbio
ella aveva queste informazioni dal ministro. Ma per compenso, egli
capì pure con un sentimento di gioia reale, che la regina era giunta a
scoprire la prigione in cui la povera signora Bonacieux espiava la sua
devozione, e ch'essa l'aveva tolta da questa prigione. Allora gli fu
spiegata la lettera che aveva ricevuta dalla giovane sposa, e il suo
passaggio sulla strada Chaillot, passaggio simile ad una apparizione.
Da quel momento, come Athos lo aveva predetto, riconobbe la possibilità
di ritrovare la signora Bonacieux, ed un convento non era allora
impenetrabile.
Questa idea compì di mettere la calma nel suo cuore. Egli si rivoltò
verso il ferito, che seguiva con ansietà tutti i cambiamenti di diversa
espressione del suo viso, e gli stese le braccia:
— Andiamo diss'egli, io non voglio abbandonarti così; appoggiati al mio
braccio, e ritorniamo al campo.
— Sì, disse il ferito, che credeva appena a tanta magnanimità; ma non è
già per farmi impiccare?
— Tu hai la mia parola, diss'egli, e per la seconda volta io ti regalo
la vita.
Il ferito si lasciò cadere in ginocchio e baciò di nuovo il piede del
suo salvatore, ma d'Artagnan che non aveva alcun motivo per rimanere
così vicino al nemico, accorciò egli stesso le testimonianze di questa
investigazione.
La guardia che era ritornata fin dalla prima scarica dei Rochellesi,
aveva annunziata la morte dei suoi quattro compagni. Furono perciò
molto meravigliati, e molto allegri nei reggimenti, quando si vide
ricomparire il giovane sano e salvo.
D'Artagnan spiegò il colpo di spada del suo compagno adducendo una
sortita che immaginò. Egli raccontò la morte dell'altro soldato e i
perigli che essi avevano corsi. Questo racconto fu per lui l'occasione
di un vero trionfo. In tutta la giornata l'armata non parlò d'altro che
di questa spedizione, e Monsieur gli fece fare i suoi ringraziamenti.
Del resto, siccome ogni bella azione porta seco la sua ricompensa,
la bella azione di d'Artagnan ebbe per risultato di rendergli la
tranquillità che aveva perduta. In fatti il giovane credeva di potere
stare tranquillo, poichè dei due nemici, uno era rimasto ucciso,
l'altro affezionato ai suoi interessi.
Questa tranquillità provava una cosa, ed è, che d'Artagnan non
conosceva ancora milady.