CASATI, GUERRIERI, BORROMEO.

[80] Basta citare, per tutti, due nomi famigerati, Pietro Perego ed

Angelo Mazzoldi.

[81] Spendeva una parte notevole delle sue rendite nell'acquisto di

libri italiani e stranieri, i migliori che in ogni ramo di studj si

pubblicassero. E la sua vasta biblioteca, specialmente moderna, era

a disposizione di tutti quelli — non solamente amici suoi — che ne

avessero vaghezza o bisogno. Spesso accadeva ch'egli comperasse a

gran prezzo opere voluminose, unicamente per aver sentito o saputo

che qualcuno degli studiosi del tempo avesse espresso il desiderio

di consultarle. L'abbiamo udito più d'una volta lagnarsi perchè

i suoi amici, di ristretta fortuna, spendessero qualche somma in

acquisto di libri che egli sarebbe stato felicissimo di mettere a loro

disposizione.

[82] Un comune amico, ancor vivo, e allora banchiere, dei più stimati,

lo vide un giorno entrare nel suo studio per chiedergli un prestito di

duemila lire. Avendogli l'amico espresso la sua meraviglia perchè di

così piccola somma il conte Giulini facesse un'operazione di credito,

lo udì rispondere quasi imbarazzato che questa somma doveva servire a

scopi di beneficenza, e che non osava più farsela dare dall'intendente

di casa, perchè gli aveva mosso osservazioni intorno alla frequenza di

questi capitoli di spesa.

[83] Non s'illudeva sulla fine che gli sarebbe probabilmente toccata,

se fosse stata scoperta l'opera sua. E ricordiamo d'averlo udito dire

un giorno, in un piccolo crocchio d'amici, collaboratori o devotissimi,

col suo schietto vernacolo e il tranquillo sorriso: “se no me impicchen

sta volta, me impicchen pù.„

[84] In cui ebbe luogo la capitolazione, e Milano fu turbata

dalle terribili commozioni popolari che precedettero il reingresso

dell'esercito austriaco.

[85] Ne diede prova, lasciandosi sopprimere la parte politica del

suo giornale e peggiorandone così le sorti finanziarie, piuttosto che

aderire a scrivervi il menomo cenno — neanche l'annuncio — della venuta

dell'imperatore d'Austria a Milano nel 1857.

[86] TULLO MASSARANI. — _Carlo Tenca e il pensiero civile del suo

tempo._ Milano, Hoepli, 1886.

[87] Una società speciale, p. es. si chiamava la _Voce_; un'altra la

_Fratellanza Repubblicana_, e così via.

[88] Il 17 giugno 1852.

[89] Abbiamo sentito esprimere meraviglia perchè finora nessun marmo,

nessuna inscrizione milanese renda onore di ricordo a questo Trasea

Peto dei tempi moderni. Forse che un'epoca così feconda di epiteti per

le glorie parlamentari non si creda obbligata a trovarne uno per un

uomo che ha preferito il morire al parlare? Giriamo a cui spetta questa

meraviglia, che ci pare interamente giusta e pensosa.

[90] Non meno di quattordici individui, a cominciare dal Dottesio e a

finire col Calvi, uomini tutti di alti spiriti e di colto intelletto,

erano stati in pochi mesi spacciati per man del boja. Le corti

marziali del Polesine e del Bolognese mandarono a morte vere folle

di uomini, fra i quali, per dir vero, gli assassini erano i più.

Nella sua _Cronistoria_ (Vol. III, parte prima) scrive il Cantù: “Si

asserisce che l'Austria, la quale dal 1814 al 1848 non avea mandato al

supplizio che settantuno assassini, e nessuno per colpa di Stato, in

tre anni facesse morire quattrocento trentadue persone; il che saputo,

l'imperatore inorridito ordinò si cessasse dalle procedure speciali, e

attenuò le pene portate dal feroce Codice marziale di Maria Teresa.„

[91] Può, per alcuni, non essere superfluo ricordare che all'operajo

Antonio Sciesa, avviato al patibolo per avere affisso sulle muraglie un

proclama di rivolta, si offerse di lasciarlo andar libero, se rivelava

da chi avesse avuto l'incarico di quell'affissione. Il leale operajo

rispose senza esitazione: _tiremm innanz_ (andiamo avanti); e certo la

storia dell'umana intrepidità non ricorda nessuna frase più alta, più

semplice, più generosa di questa. Lo impiccarono nel 1851.

[92] Fece tutte le campagne nazionali dal 1848 in poi. Scoppiato il

cholera a Genova nel 1855, si ricordò d'avere studiato medicina e

corse a rinchiudersi negli ospedali dei colerosi, dove rimase finchè il

contagio durò. Nel 1860 diresse, col Finzi, per incarico di Garibaldi,

l'amministrazione del milione dei fucili. Non l'abbiamo udito mai

vantarsi di nessuna di queste cose.

[93] Un proclama firmato — pare impossibile! — da uomini di pensiero,

Mazzini, Saffi, Maurizio Quadrio, diceva: “La superficie dell'Europa,

dalla Spagna a noi, dalla Grecia alla santa Polonia, è crosta

vulcanica. Dorme al disotto una lava, che si aprirà il varco a torrenti

alla scossa d'Italia. Fra le Alpi e l'ultimo mare di Sicilia stanno

venticinque milioni d'uomini nostri e centomila stranieri. _È lotta

d'un momento, sol che vogliate._„

[94] CESARE CANTÙ, _Cronistoria_, vol. III, parte prima.

[95] Mazzini ed io siamo vecchi; di conciliazione tra me e lui non si

parli: le infallibilità muojono, ma non si piegano. Conciliarsi con

Mazzini? vi è un solo modo possibile: ubbidirlo, e non me ne sento

capace. Per parte mia io dico alla democrazia:... se giungete ad

essere padroni delle sorti del vostro paese, non fate delle Babilonie.

Sopratutto non seguite i precetti di Mazzini: _siate tutti soldati,

tutti ufficiali, tutti generali_. Sarebbe cotesta la Babilonia delle

Babilonie. (_Epistolario di Giuseppe Garibaldi_, pubblicato dallo

XIMENES; lettera 21 ottobre 1871, all'avvocato Petroni. Vol. I, pag.

389.)

[96] Il proclama del 31 marzo 1848, col quale Cattaneo, Terzaghi,

Cernuschi e Clerici scioglievano il Comitato di Guerra, si chiudeva

con questa frase: “Possa Pio IX. presiedere fra pochi giorni in Roma il

vittorioso Congresso di tutti i popoli italiani!„

[97] Può essere gradito ai cercatori di coincidenze storiche il notare

che la stessa risposta aveva dato Eugenio Beauharnais ad un altro Melzi

che lo sollecitava invece ad assumere una corona.

[98] Fu nella stessa epoca che, rappresentandosi un'altra opera

del maestro Verdi, l'arguto spirito cittadino trovò nella parentela

dell'illustre compositore le cinque iniziali della frase: _Vittorio

Emanuele Re d'Italia_. E il grido: _viva Verdi_ divenne un'altra forma

— impune e coraggiosa nel tempo stesso — della manifestazione nazionale

altamente affermata.

Mezzo secolo di patriotismo: Saggi storici · 第 28 / 33 题