Non c’è ancora che un mezzo minuto per l’ora fatale e conviene che
venga Dio stesso in persona per strappare _con un bacio_ al corpo
del suo Giusto l’anima che pregava anch’essa: _Signore! lasciami qui
dentro: lasciami al mio posto_.
Ma questo sentimento così sublime d’un indefinito terrore della
morte e del nulla, il rabbino lo riduce quasi artifiziale a furia di
distinzioni, di argomentazioni, di sottigliezze, e ne diminuisce la
grandiosa solennità. Perchè? Perchè lui non ha la potente energia della
forma; perchè il sentimento non è così caldo in lui che si trasformi,
si condensi, si riduca cosa vivente, un organismo esistente per sè
stesso, libero da impacci morali e teologici.
Da questo volume si potrebbero trarre altri esempi ed altri raffronti:
mi manca lo spazio per farlo. Ma quello che ho potuto accennare è
sufficiente. È una prova di più, che nell’arte, in qualunque grado di
forme, la sola cosa importante, la sola cosa assolutamente necessaria,
è l’organismo, è la vita. Il resto c’è naturalmente, per sottinteso, e
potrebbe anche non esserci: la vita giustifica tutto.