Allora s'era lo re Anibal tratto verso la marina per soggiornare e per
mettare tutte le terre a sua signoria, e il mare propiamente altresì,
imperò ch'elli voleva avere la signoria della terra e del mare. Li
Romani che tanto fortemente erano spaventati, sì che non sapevano
che si fare, mandarono verso Capova gran gente e gran cavallaria per
prendare la città se potessero, nella quale lo re Anibal aveva lassate
sue guardie per li Romani prendare, quando uscissero fuore di Roma, e
là fu mandato Quinto Fulvio con gran gente, che assediaro la città; e
sappiate che molte battaglie vi dero con lancie e quadrelli e altri
ingegni che fecero, e fecero tanto infine che la presero per forza; e
sì tosto com'ella fu presa, fece Quinto Fulvio assembrare gran gente
per cercare la città, e sì fece ragunare l'avere e le ricchezze della
città e le grandi prede ch'eglino avevano conquistate, e sì fece
ogni cosa portare a Roma, che v'è assai presso; e poi fece prendare
li uomini della città, per cui la città era stata governata e tenuta
contra lui, e sì li fece tutti uccidare e angosciosamente morire, e sì
gli avevano mandato a dire li senatori di Roma per loro lettere, che
non facesse uccidare li uomini di Capova; ma per cosa ch'e senatori li
mandassero a dire, non lassò che non ne facesse giustizia, e disse che
male a loro uopo s'erano dati ad Anibal, e sì tosto lassato l'onore
e la signoria di Roma. Quando ciò seppero li altri baroni d'intorno
delle città, che le terre di Campagnia tenevano, ellino ebbero tale
paura dall'una parte de' Romani e dall'altra parte dello re Anibal di
Cartaggine, di cui udiro dire che tornava in Italia, che non sapevano
che si fare; per la quale cosa si raunaro insieme e presero consiglio,
ed insieme s'accordaro tutti gli alti uomini della contrada, e presero
per partito che meglio lo' metteva[36] di morire, che vedere lo grande
dolore che l'oppressava a loro gente e a loro cavallaria.