A quello tempo non v'era mai passata nulla umana creatura. Lo re
Anibal, che vidde le grandi montagne che si stendevano fino al cielo,
molto dottò di passare, e sì domandò quelli della contrada, se vi
si potesse trovare nulla via per nullo ingegnio ch'altri sapesse
fare o dire. Eglino risposero che le montagne erano sì orribili e
sì pericolose d'acqua e di nieve e di ghiaccio e d'altezza, che non
v'avevano mai veduto passare nulla creatura che fusse nel mondo, se ciò
non fusse o orsi o lioni e altre bestie salvatiche di diverse maniere.
Quando Anibal udì così contiare a quelli della contrada, ne fu molto
sbigottito, e tuttavolta diceva che voleva passare li monti. Allora
fece assembrare tutti suoi maestri, ch'egli aveva nell'oste, come fabri
e maestri di pietra e di legname, per conseglio avere come potesse
passare le montagne; là furo divisati picconi e martelli per rompare e
gran sassi e fare la via; e sì tosto come furo trovati, incominciaro
a fare la via appiei la montagna con gran travaglio e con gran pena,
e sì tosto come avevano rotto e sassi, sì vi gittavano suso sangue di
bestie[23], acciò che la nieve non vi ghiacciasse suso, e tenessele
calde contra la nieve e la freddura, che v'era grande ed aspra.