XI.

Non vi maravigliate niente, se tutte queste genti di quelle parti

vennero contra Anibal, chè ben sappiate che Guascogna, Navarra e Anio,

Ponto e Franca e tutta Borgogna infra monti, e la città Sainna la

vecchia, erano tutte queste terre, ch'io v'ô qui dette, chiamate Gaule,

e le genti Gallici di stranie nazioni nominate. In quello tempo Anibal

se ne veniva verso i monti di Italia per passare. Allora erano consoli

di Roma Cornellio Scipio e Publio Sempronio, che per lo comandamento

de' senatori di Roma, che la terra avevano a guardare, si mossero

questi due consoli, ch'io v'ô nomati, per andare contra loro nemici

in qualunque luogo li sapessero, per essar lo' alla rincontra, acciò

che non venissero tanto innanzi, che lo' facessero troppo danno, e per

combattare con loro. Publio Sempronio andò con sua gente in Cicilia,

la quale era allora molto buono paese e piena di tutti beni e guarnita

di buone vivande; e Cornello Scipio dall'altra parte se n'andò verso e

monti di Mongieu[22] con tutta sua gente per sapere e per intendare se

Anibal si volesse trarre verso quella parte; e così si partiro quelli

due consoli in due parti e tutta loro gente.

Questo Scipio Cornello, del quale io vi parlo, non fu niente lo savio

Scipio Cornellio, ma sì vi dico certamente che fu molto buono cavaliere

e pro e ardito e pieno di grande prodezza, e perciò lo ricordo qui

ora, acciò che voi non crediate che in Roma non fusse solo uno Scipio

Cornellio, anzi ne furo due, siccome io vi contio, consoli di Roma,

e quali sostennero assai pene e dolore per Roma mantenere dal tempo

di Bruto fino al tempo di Iulio Cesare, che per lui solamente la

signoria e la potestà di Roma fu molto dottata e temuta, e di ciò vi

lassarò ora stare per seguire mia materia. E sì vi dirò di Anibal,

che molto aveva impresa grande cosa a fare, e sappiate che tornava

addietro con sua grande oste, ma innanzi assembrato li Gallici appiei

li monti di Mongeu ne' gran diserti che allora v'erano, per difendare

e per guardare l'entrata, sicchè per le valli non passassero niente; e

sappiate che là sì combattè Anibal contra a' Gallici, e sì vi fu molto

grande danno d'una parte e dall'altra, ma nella fine andò tanto la

cosa, che s'accordaro e fecero pace, però che Anibal per conseglio de'

savii uomini che là erano, lo conseglionno che s'accordasse con loro se

volesse passare contra a' Romani, e così fece, sicchè in pace lassare

passare lei e sua compagnia per li salvatichi diserti. Quando ciò fu

fatto, sì avvenne che molta gran gente d'oltre lo Rodano e de' monti

s'assembraro colla gente di Anibal, e sì li furo in aiuto di ciò che

potero.

La Seconda e Terza Guerra Punica Tratto da un codice dell'Ambrosiana · 第 25 / 117 题