PREFAZIONE

Un Codice dell'Ambrosiana diligentemente scritto nel mezzo del sec. XV,

cartaceo in foglio, ed appartenente un tempo a Battista Cozzarelli,

indi a Muciatto Cerretani, ambedue fiorentini, porta il titolo: «_La

prima, seconda e terza guerra punica_ di Leonardo Aretino.» Consta esso

di due parti distinte: la prima contiene la versione volgare, d'ignoto

autore, dell'opera attribuita a Leonardo Bruni _De Bello Punico_, in

cui narra le guerre de' Romani co' Cartaginesi[1]. Alcune edizioni

di quest'opera recano in fronte il nome di Polibio come autore, come

quelle di Brescia del 1498 e di Badio Ascensio fatta nel 1512 a Parigi,

e quantunque l'Aretino dichiari nel suo Prologo di avere scritto la

storia di quella guerra sulle tracce di Polibio e di altri scrittori

greci e latini[2], tuttavia ei fece poco più che volgere in latino la

storia dello scrittore megalopolitano, discepolo di Panezio, secondo

il Suida. Secondo un Codice Mediceo Laurenziano[3], egli eseguì la

sua versione verso il 1421, trovandovisi scritto in calce: «Leonardus

Arretinus edidit Florentiae XVIII kalendas januarias MCCCCXXI,» come

nota il Mehus nel Sillabo delle opere di quell'autore, del quale tessè

la vita nel vol. I delle di lui lettere[4]. Più edizioni vennero fatte

di quest'opera: il Fabrizio dice che la prima apparve nel 1498 a

Brescia[5], ma è certo che ve n'ha una anteriore, cioè del 1490; altra

è di Parigi del 1512 dell'Ascensio già menzionata[6], poi quella di

Augsbourg nel 1537[7].

Anche la versione volgare di questa Storia, di cui pure esistono più

codici mss. nelle Biblioteche, fu sovente stampata, ma ne è controverso

l'autore e l'epoca in cui fu eseguita. Il Paitoni[8] l'attribuisce

a Donato Acciaioli, ma sembra che questi non abbia volgarizzato

dell'Aretino che la Storia Fiorentina; altri a Lodovico Domenichi,

ma questi pure caddero in errore, poichè anzitutto egli visse nel

sec. XVI, e il volgarizzamento fu lavoro anteriore d'un buon secolo;

d'altronde sebbene il Domenichi nell'edizione di Venezia del 1545 per

G. Giolito de' Ferrari, da lui dedicata al conte Clemente Pietra,

nella dedica stessa asserisca d'aver compito pochi mesi innanzi la

traduzione di Polibio, e sul frontispizio asserisca _nuova_[9] la

versione da lui pubblicata delle Guerre Cartaginesi, pure il testo è

affatto identico a quello stampato nel sec. XV. Gli antichi codici e le

stampe attribuiscono la versione italiana chi, come quella del 1544,

ad un amico, chi ad uno scolare di Leonardo, ma senza accennare mai ad

alcuno scrittore speciale, ed è fuor d'ogni dubbio ch'essa è anteriore

al 1449, data d'un codice Riccardiano. Checchè sia del volgarizzatore,

del primo libro si ha una traduzione volgare stampata in Venezia per

Bartolommeo d'Alessandria e Andrea de Asula compagni nel 1485[10] in

f.º, unita alla storia di Tito Livio della medesima edizione. Il

Prologo di Leonardo sopra lo stesso libro primo uscì di nuovo pochi

anni dopo in Venezia ancor in seguito alla versione delle Deche dello

storico padovano[11], ed ebbe in seguito molte ristampe nello spazio di

pochi anni, specialmente in Venezia.

Ora il Codice Ambrosiano sopra accennato contiene nella sua prima

parte il volgarizzamento, come già dissi, della storia dell'Aretino

o meglio di Polibio, col titolo di _Prima e seconda guerra punica_,

e corrisponde esattamente tanto alla traduzione latina, quanto al

volgarizzamento stampato; manca solo il titolo dell'opera, ommesso

dall'amanuense, che tuttavia ne lasciava nel Codice lo spazio, e che

pure leggesi nelle più antiche edizioni, forse perchè vi fosse scritto

da qualche calligrafo e abbellito da ornato; si chiude esso colla

frase: «Finito il Libro di messere Lionardo d'Arezzo, detto primo bello

punicho. Deo gratias.»

Dopo questa chiusa ha principio nel Codice stesso, come seconda

parte[12], un racconto che è la continuazione della storia precedente,

e s'intitola: «_Della seconda e terza guerra punica_.» Non appare

ch'anch'essa sia una versione di istoriografo anteriore, che abbia

scritto quella narrazione in altro idioma, bensì un lavoro originale

di autore quattrocentista certamente toscano, rimastoci ignoto[13],

non essendovi indizio alcuno del di lui nome; solo ci rimase quello

del copista, Giacomo di Buccio di Ghinucci da Siena, che a sua volta

non fa cenno del ms., da cui trasse la sua copia scritta nel 1454, nè

fornisce alcuna notizia bibliografica in proposito; egli è però assai

commendevole per la diligente accuratezza con cui eseguì il suo lavoro;

solo i nomi di persone e di città sono sovente falsati e scorretti,

colpa forse del ms. da lui copiato. Il testo, rimasto finora inedito,

cred'io, ed ignoto agli storici della nostra letteratura[14], distinto

in brevi capitoli, come viene fedelmente riprodotto in questa stampa,

ritrae non poco qua e là di alcune forme del parlare senese, linguaggio

del trascrittore, ma è mirabile per ischiettezza di frasi, purità di

lingua, semplicità e vigore d'espressione, e per tutti que' pregi, che

splendono negli aurei scritti dei primi secoli della lingua italiana;

pel che mi lusingo d'aver fatto cosa non ingrata agli amatori di

simili scritture nè inutile alle lettere nostre il rendere di pubblica

ragione questo nuovo Racconto.

Milano, nel dicembre 1874.

La Seconda e Terza Guerra Punica Tratto da un codice dell'Ambrosiana · 第 6 / 117 题