1. — ELEZIONE DI PAPA ALESSANDRO VI.

Più il secolo XV s'avvicinava alla sua fine, e più si vedeva

inevitabile la catastrofe da molti anni già preveduta. Quando Galeazzo

Maria Sforza fu pugnalato a Milano (1476), il figlio Giovan Galeazzo

non aveva che otto anni, e però la madre Bona di Savoia assunse la

reggenza. Ma i fratelli del marito defunto cospiravano contro di lei,

e finalmente Lodovico il Moro, che aveva titolo di duca di Bari, ed

era il più furbo ed ambizioso di essi, s'impadronì del governo. Prima

separò la Duchessa dal suo fedel consigliere Cicco Simonetta, che fu

messo a morte;[244] poi separò la madre dal figlio, che aveva solo

12 anni, e che s'indusse ad eleggere per suo tutore, con pubblico

strumento, il proprio usurpatore (1480). La Duchessa andò via, ed

il Moro restò di fatto signore di Milano; ma sempre in mezzo a mille

pericoli, perchè non riconosciuto da nessuno. Nel 1485 sfuggì a mala

pena al pericolo minacciato di una congiura ordita contro di lui.

Nel 1489 Giovan Galeazzo, che aveva già ventun anno, sposò Isabella

d'Aragona, figlia d'Alfonso duca di Calabria; e così in parte per la

cresciuta età, in parte per le impazienze della moglie, che cercava e

sperava aiuti dal re di Napoli suo avo, lo stato delle cose diveniva

assai pericoloso. Nel 1491 Lodovico il Moro sposava Beatrice d'Este,

ed allora le gelosie donnesche inasprirono sempre più gli animi,

alimentando i rancori. Tormentato dalla paura, non è dicibile quanti

disegni mulinasse l'irrequieto animo di lui, pronto sempre a mettere

l'Italia intera a soqquadro, pur di conservare la male usurpata

signoria. Il pensiero su cui da un pezzo ritornava, era quello di

chiamare i Francesi contro il re di Napoli, sperando così di sollevare

una guerra generale, in mezzo alla quale, con la sua accortezza,

nella quale, come dicemmo, riponeva una fede illimitata, sperava

d'aggiustare le proprie cose a danno di nemici e di amici. Che tutto

ciò gli riuscisse, era molto difficile; ma invece era assai facile

che scoppiasse una guerra generale e venissero gli stranieri a danno

comune. Infatti solamente Lorenzo dei Medici, con una grandissima

accortezza e perseveranza, sapeva tenere le cose in equilibrio, ed

impedire l'irrompere improvviso della catastrofe.

Per queste ragioni l'anno 1492 fu un anno infausto all'Italia. Il dì

8 aprile Lorenzo moriva, ed a lui succedeva il figlio Piero, assai

presuntuoso, leggero e vano, che perdeva il tempo nel giuoco della

palla e del calcio, incapacissimo a governare la Toscana, nonchè ad

esercitare alcuna autorità in Italia. E come se ciò non bastasse, il 25

luglio moriva Innocenzo VIII, e gli succedeva il più tristo di quanti

pontefici sedessero mai sulla cattedra di San Pietro, un uomo tale da

sconvolgere co' suoi delitti qualunque umana società.

Radunato appena che fu il Conclave (6 agosto), pareva non si trattasse

già dell'elezione d'un Papa; ma d'un giuoco di borsa, tale e così

manifesto era il mercato che si faceva dei voti. Il danaro era accorso

presso i banchieri di Roma da ogni parte d'Europa, per favorire l'uno

o l'altro dei tre candidati alla tiara. La Francia favoriva Giuliano

della Rovere, Lodovico il Moro favoriva suo fratello Ascanio, e questi

due parevano i più vicini a toccare la mèta. Ma Roderigo Borgia,

valendosi delle sue grandi ricchezze e delle sue più grandi promesse,

potè, quando Ascanio parve messo fuori di combattimento, guadagnare

per sè anche i voti promessi a questo, che era stato dapprima il più

temibile competitore, e che ora votò anch'egli pel Borgia, il quale

così riuscì finalmente eletto. La notte dal 10 all'11 agosto, egli

gridava fuori di sè per la gioia: «Io son Papa, Pontefice, Vicario di

Cristo!» Ed il cardinale Giovanni dei Medici, accostandosi all'orecchio

del suo vicino, il Cardinal Cibo, diceva: «Siamo in bocca al lupo,

che ci mangerà, se non fuggiamo in tempo.» Il giorno dopo tutta Roma

ripeteva che s'erano visti quattro muli carichi d'oro portare a casa

del cardinale Ascanio il prezzo del voto. Certo è che nel giorno

stesso della consacrazione (26 agosto), il nuovo Papa, preso il nome

di Alessandro VI, lo nominava vice-cancelliere della Chiesa, ufficio

ricchissimo, e gli dava anche il proprio palazzo, ora Sforza-Cesarini,

con ciò che vi si trovava. Feudi, ufficî, rendite ragguardevoli dètte

agli altri cardinali; giacchè tutti i voti del Conclave, meno cinque,

erano stati da lui comprati.

Alessandro VI ha una così gran parte nella storia d'Italia; il nome

dei Borgia desta tanto orrore, ricorda tante tragedie, si trova così

spesso mescolato col soggetto principale di questo libro, che dobbiamo

qui fermarci a parlare di lui e de' suoi figli. Ora i figli dei Papi

non si chiamano più nipoti. Roderigo Borgia, nato il 1º gennaio 1431

in Xativa presso Valenza, era nipote di Calisto III, che lo aveva

nominato vescovo, cardinale, vice-cancelliere della Chiesa con 8000

fiorini l'anno. Egli aveva studiato legge a Bologna, era pratico degli

affari, e sebbene non riuscisse sempre a dominare le sue passioni,

lasciando troppo facilmente vedere quel che pensava, sapeva pure a

tempo essere simulatore e dissimulatore impenetrabile. Non era uomo

di molta energia, nè di propositi deliberati; tergiversava per natura

e per sistema, e gli ambasciatori italiani più d'una volta lo dicono

«di natura vile.»[245] La fermezza e l'energia che mancavano al suo

carattere, venivano però supplite spesso dalla costanza delle sue

cattive passioni, che quasi lo accecavano. Sorridente e tranquillo

sempre, con l'aria d'un uomo espansivo ed ingenuo, amava il lieto

vivere, era sobrio, anzi frugale a tavola, e forse perciò coll'andare

degli anni si mantenne sempre assai vegeto. Avidissimo del danaro,

lo cercava con ogni mezzo e lo spendeva con ogni profusa larghezza.

La passione per le donne era quella che lo dominava sopra tutto; i

figli che ebbe da esse amava perdutamente, e voleva in ogni modo fare

potentissimi. Di qui la sorgente prima de' suoi delitti, che commetteva

con animo tranquillo, senza scrupoli, senza rimorsi, facendone quasi

pompa, non perdendo un'ora sola la calma, nè cessando mai di godere

la vita. Era già cardinale, sebbene assai giovane, quando Pio II

dovette a Siena, con una lettera molto severa, rimproverarlo, perchè

passava le notti nelle feste, ballando colle signore, come un laico

o peggio. Ma non valse a nulla, chè egli non sapeva, nè voleva vivere

altrimenti.[246]

Fra i molti amori del Cardinale, durò assai costante quello che ebbe

per Giovanna, chiamata Vannozza de' Cattani (_de Cataneis_), la quale,

nata nel 1442, era fin dal 1470 in relazione con lui, e gli diè molti

figli. Per nascondere lo scandalo, il Borgia più volte le trovò marito,

ed ai mariti dette ufficî e danari. L'ultimo di essi fu un erudito,

Carlo Canale, mantovano, cui il Poliziano dedicò il suo _Orfeo_.[247]

Non faceva però alcun mistero circa i figli, che anzi pubblicamente

riconosceva. Erano senza dubbio figli della Vannozza e di lui Giovanni,

poi duca di Gandia (n. 1474); Cesare, ben noto col nome di Duca

Valentino (n. 1476); Lucrezia (n. 1480); Goffredo o Giuffrè (n. 1481

o 82).[248] Oltre di questi aveva ancora altri tre figli di maggiore

età, Girolamo, Isabella e Pier Luigi, dei quali si sa assai poco, e

solo può dirsi molto probabile, che l'ultimo di essi fosse figlio della

Vannozza. Comunque sia di ciò, dopo la nascita di Giuffrè, cioè poco

prima della propria elezione, papa Alessandro, avendo la Vannozza già

passato i quaranta anni, sentì raffreddare l'antica passione per lei,

trattandola però sempre come madre de' suoi figli, sui quali accumulava

danari, ufficî, benefizî quanti poteva. Così ella resta d'ora in

poi nel fondo del quadro, e non piglierà parte ai tragici eventi che

avverranno fra non molto. Il Papa aveva affidato la figlia prediletta,

Lucrezia, alle cure di Adriana De Mila, sua parente,[249] che era anche

la più intima confidente de' suoi intrighi scandalosi. Sino dal 1489

vedova di Lodovico Orsini, ella aveva circa il medesimo tempo sposato

suo figlio Orsino Orsini con la famosa Giulia Farnese, bionda come la

Lucrezia, e per la grande bellezza chiamata Giulia Bella. Questa aveva

appena quindici anni, ed era già ammirata dal cardinale Borgia, che ne

divenne poi l'amante riconosciuto, quando s'allontanò dalla Vannozza.

Ed anche in ciò egli veniva secondato dall'Adriana.[250]

Tale era lo stato delle cose, quando egli fu eletto. Il 26 agosto venne

celebrata con insolita festa la sua consacrazione, e la Città Eterna

fu piena di fiori, di arazzi, archi di trionfo, statue allegoriche e

mitologiche, iscrizioni, una delle quali diceva:

_Caesare magna fuit, nunc Roma est maxima, Sextus_

_Regnat Alexander, ille vir, iste Deus._

Di questa elezione si spaventarono solamente coloro che avevano

conosciuto personalmente e da vicino il Borgia, come il cardinale dei

Medici e Ferrante d'Aragona, principe accortissimo, che rammentava

l'ingratitudine di Calisto III verso gli Aragonesi:[251] gli altri non

temevano o anche speravano. La vita scandalosa del nuovo Papa era nota

in parte; ma quali erano allora i prelati che non avessero intrighi

amorosi e figli? I primi giorni non annunziavano male, giacchè le paghe

cominciarono a correre regolarmente; l'amministrazione pareva avviarsi

con ordine; il prezzo delle derrate scemava; anche nella giustizia si

dimostrò un rigore, di cui eravi sommo bisogno, perchè nel breve tempo

corso dalla malattia d'Innocenzo VIII alla incoronazione d'Alessandro

VI, erano, si afferma, seguìte 220 uccisioni.

Ben presto però la fiera cominciò a metter fuori le unghie. La passione

d'ingrandire i parenti, specialmente i figli, alcuni dei quali il Papa

amava con delirio, divenne quasi cieco furore, e non si poteva più

prevedere dove dovesse trascinarlo. Nel primo concistoro (1º settembre)

il nipote Giovanni Borgia, vescovo di Monreale, fu nominato cardinale

di Santa Susanna. Il figlio prediletto Cesare, di 16 anni, che studiava

a Pisa ed era già corso a Roma, aveva avuto nel giorno stesso della

consacrazione l'arcivescovado di Valenza. Quanto a Giovanni, duca

di Gandia, ed a Giuffrè, più giovane di tutti, il Papa faceva vasti

disegni nel reame di Napoli, e voleva dare al primo i feudi di Cervetri

e d'Anguillara. Ma qui incominciarono subito gravissime complicazioni,

le quali inasprirono fieramente l'animo d'Alessandro VI.

Non era appena morto Innocenzo VIII, che il figlio Franceschetto Cibo,

conoscendo la sua mutata condizione, se n'era fuggito a Firenze, presso

il cognato Piero de' Medici, ed aveva per 40,000 ducati venduto appunto

i feudi di Cervetri e d'Anguillara a Gentil Virginio Orsini, capo della

famiglia, potentissimo e superbo a segno che aveva minacciato una volta

di gettare lo stesso Innocenzo VIII nel Tevere. Asserivasi inoltre

che Ferrante d'Aragona aveva anticipato il danaro. Di qui un odio

inestinguibile del Papa contro Ferrante, e più ancora contro l'Orsini.

In mezzo a tutti questi pericolosi disordini, Lodovico il Moro, per

conoscer meglio chi gli era amico e chi gli era nemico, propose che

i suoi ambasciatori andassero a congratularsi col nuovo Papa, insieme

con quelli di Napoli, Firenze e Venezia. La proposta non fu accettata,

perchè Piero de' Medici, così almeno dicevasi, per la vanità di mandare

un'ambasciata in suo proprio nome, indusse Ferrante a mettere innanzi

dei pretesti. Al Moro parve allora d'essere isolato in Italia, e si

volse disperatamente al partito di chiamare i Francesi.

Mentre così l'orizzonte già nero, diveniva ancora più tetro, il Santo

Padre non pigliava alcun partito, ma tergiversava con tutti, aspettando

a decidersi quando fosse possibile farlo con sicuro vantaggio per sè

e per i figli. E intanto profittava del tempo per darsi tutto, vecchio

com'era, ai piaceri. La Vannozza era ormai lontana dal Vaticano, ed il

Papa si abbandonava sempre più all'amore, cominciato già fin dal 1491,

con la Giulia Bella, che aveva allora 17 anni. La figlia Lucrezia, più

giovane di quattro anni, continuava a vivere in casa dell'Adriana, ed

in mezzo a questi scandali riceveva la sua prima educazione. Può ognuno

immaginar facilmente, se le era possibile ricevere quella coltura, che

alcuni pretesero attribuirle perchè imparò facilmente a parlar molte

lingue.[252] Ella, infatti, conosceva non solo l'italiano, il francese

e lo spagnuolo, che era la lingua propria dei Borgia; ma capiva il

latino, e qualche cosa pare che avesse praticamente appreso anche del

greco, forse dagli emigrati di Costantinopoli che frequentavano il

Vaticano. Pure le lettere che abbiamo di lei, le quali sono quasi tutte

di poca importanza, non valgono a dar prova di questa vantata cultura.

Quanto al suo misterioso carattere sarà meglio aspettare a giudicarlo

dai fatti; per ora l'aria che ella respira è avvelenata non meno del

sangue che scorre nelle sue vene.

Nel 1491, in età di soli undici anni, era stata con regolare contratto

promessa sposa ad uno Spagnuolo, e poi, sciolto il contratto, promessa

contemporaneamente a due altri Spagnuoli, con uno dei quali, don

Gasparo conte d'Aversa, tutto fu concluso. Ma salito sulla cattedra di

San Pietro Alessandro VI, la figlia del Papa non poteva più contentarsi

di un tal matrimonio. Difatti venne sciolto il contratto con danaro,

ed il 2 febbraio 1493 Lucrezia Borgia, _virgo incorrupta, aetatis iam

nubilis existens_, sposò Giovanni Sforza, signore di Pesaro.[253] Le

nozze furono celebrate il 12 giugno in Vaticano, con grandi e ricchi

donativi alla sposa, che portava una dote di 31,000 ducati; con

splendida festa, cui intervennero da 150 signore; con una cena data

agli sposi dal Papa, alla quale presero parte Ascanio Sforza, parecchi

cardinali e alcune signore, fra cui primeggiavano, come racconta

l'ambasciatore di Ferrara, «Madonna Iulia Farnese _de qua est tantus

sermo..._,[254] e Madonna Adriana Ursina, la quale è socera de la

dicta madonna Iulia.» Si attese l'intera notte a danzare, a recitar

commedie con canti e suoni, e furono presentati ricchi donativi. Il

Papa, conchiude l'ambasciatore, assistè a tutto, e sarebbe troppo lungo

descrivere ogni cosa: _Totam noctem consunpsimus, indicet modo Exc.

Dominatio Vestra si bene_ o _male_.[255]

Il duca di Gandia s'apparecchiava ad andare nella Spagna, per contrarre

un ricco matrimonio. L'altro figlio del Papa, Cesare, sebbene,

giovane come era, avesse un vescovado col benefizio di 16,000 ducati

l'anno, pure si mostrava assai insofferente della vita ecclesiastica;

andavasene a caccia vestito da laico; aveva passioni violenti ed

irrefrenabili; esercitava sull'animo del padre un ascendente quasi

magnetico. Quanto a Giuffrè, si facevano sempre nuovi disegni di

matrimonio.[256] Roma era intanto piena di assassini e di delitti,

di preti, di Spagnuoli e di donne perdute. Ogni giorno arrivavano

Musulmani ed Ebrei cacciati dalla Spagna, i quali trovavano facile

accoglienza, perchè il Papa, imponendo loro gravi tasse, si faceva

largamente pagare la sua cristiana tolleranza. Egli stesso andava a

caccia o al passeggio, circondato d'armati, in mezzo a Gemme ed al duca

di Gandia, vestiti ambedue alla turca. Qualche volta fu visto ancora

fra le sue donne, con abiti alla spagnuola, con stivali, pugnale ed un

berretto di velluto assai elegante.[257]

Da un pezzo i Papi del Rinascimento s'erano abbandonati alla vita

mondana ed ai vizî: ma solo il Borgia, perduto ogni pudore, ne menava

vanto e ne faceva pompa cinicamente. Fino allora non s'era visto,

nè poi si vide mai, la religione tanto profanata dal Santo Padre,

in mezzo al sorriso ironico ed ai più spudorati baccanali, tutto ciò

accompagnato da un'aria d'ingenua bonarietà![258]

Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. I · 第 33 / 116 题