Quando mi venne proposto di raccogliere in un volume i seguenti scritti,
esitai, parendomi che i soggetti fossero troppo disparati, e che il
libro sarebbe riuscito una miscellanea. Ma cedetti poi al cortese
desiderio dell’Editore, considerando che questi medesimi scritti hanno
veramente qualcosa di comune tra loro; si riferiscono, cioè, per la
maggior parte, ad avvenimenti seguiti in Italia negli ultimi due anni: —
dall’inaugurazione degli Ossari di San Martino e Solferino, all’apertura
della Galleria delle Alpi, dall’entrata del nostro esercito in Roma, al
trasferimento della sede del Governo; — avvenimenti de’ quali può
riescir gradito ed utile, specialmente ai giovani, conoscere quei
particolari che ce ne ravvicinano l’immagine e ce ne ravvivano il
sentimento; e che sogliono nondimeno andar perduti, perchè la storia non
li può raccogliere, e la stampa periodica non li può serbare. Io pensai
che questo libro potesse far l’ufficio d’ un testimonio oculare di quei
fatti, a cui si domandasse: — Che cos’hai veduto? che cos’hai sentito?
che cos’hai pensato? —
Agli scritti risguardanti quegli avvenimenti, n’aggiunsi altri, i quali,
senza alterare l’indole del libro, mi pare che gli accrescano varietà ed
efficacia; scritti a cui diedero occasione fatti occorsi a me, o uditi
narrare in questi due anni; di modo che tutto ciò che è contenuto nel
libro, — dove se ne tolga la _Battaglia di Solferino e San Martino_,
posta quasi come necessaria premessa alla descrizione della festa degli
_Ossari_, — tutto è stato veramente pensato, sentito o veduto nel tratto
di tempo accennato dal titolo. Trattandosi di fatti recentissimi, non ho
creduto di dover disporre gli scritti per ordine cronologico, e mi
attenni invece a quello che mi parve più atto ad agevolarne la lettura.
È un libro in cui si parla di patria, di guerra, di studi, e se ne parla
con ardore e fede giovanile; però lo dedico ai giovani, colla speranza
che lo leggeranno non senza giovamento; in varia forma, esso non dice al
lettore che una cosa: — Ama il tuo paese e lavora.