MASTICA. Mi ha giovato lo star qui intorno, perché ho inteso che
costoro sono d'accordo e la cosa è riuscita a miglior fine che non
pensava. Dunque io serò il primo che porterò la nuova a Sennia e per
mancia ritornerò all'ufficio della cucina.--O Sennia padrona, o
padrona!
SENNIA. Chi mi chiama?
MASTICA. Chi desia vedervi contenta.
SENNIA. Faccilo Iddio, ché n'ho bisogno.
MASTICA. Sète voi tanto infelice?
SENNIA. Che buona nuova mi rapporti?
MASTICA. La dirò se posso far tanta triegua con la fame che mi lasci
dire.
SENNIA. Dillami su.
MASTICA. Ma avertete che bisogna star un anno in banchetto per
ristorarmi della paura presa per avermi cacciato di casa senza cagione
e senza mangiare.
SENNIA. Eh! dilla su.
MASTICA. Olimpia è maritata...
SENNIA. È maritata la mia figliuola?
MASTICA.... con un gentiluomo...
SENNIA. Chi gentiluomo?
MASTICA.... che s'era finto vostro figliuolo.
SENNIA. La mia figliuola è maritata?
MASTICA. Né tanto v'imaginavate aver perduto onore quanto n'avete al
doppio racquistato.
SENNIA. Ed è questa la veritá?
MASTICA. Qual vi ho detto.
SENNIA. La mia figliuola è maritata?
MASTICA. Quante volte volete sentirlo? Ed è venuto suo padre di Roma e
si è incontrato col vostro vero marito venuto di Turchia, e son stati
d'accordo insieme.
SENNIA. Io son cosí afflitta che non posso credere a sí lieta novella.
MASTICA. Statene sicurissima.
SENNIA. Non mi far rallegrare invano, ché poi con doppio affanno mi
faresti dolere.
MASTICA. Sapete, padrona, che per una grandissima nuova si fa sempre
grazia a' prigioni e agli appiccati. Però per questa allegrezza
faccisi grazia a quei presciutti che sono stati tanto tempo appiccati
senza ragione; e per esser piú persone di nuovo aggionte, bisogna
comprar piú robbe per lo banchetto e tener corte bandita.
SENNIA. O Dio, ringraziato sii tu! non deve mai l'uomo sconfidarsi
della tua grazia, ché sai meglio rimediare che noi sappiamo dimandare.
MASTICA. Eccoli che vengono; calate giú, padrona, a riceverli.