TEODOSIO. Giá l'han preso prigione e non gli è giovato il far credere
al capitano ch'io fossi matto.
EUGENIO. Ecco, patirá la pena del suo fallire.
FILASTORGO. Ecco colui ch'è per rifarvi ogni danno.
TEODOSIO. Chi sei tu per rifar cosí gran danno?
FILASTORGO. Padre di colui che avete prigione.
TEODOSIO. Sète certo padre d'un giovane di buona speranza!
FILASTORGO. Voi sapete che i peccati per amore non meritano tanta
riprensione, e massime quelli che commettono i giovani ne' primi
amori. Però correggasi l'errore il meglio che si può. Dalle infirmitá
nascono i rimedi, da' malefici le leggi e da' disordini i migliori
ordini.
TEODOSIO. Come si correggerá tanta pazzia e temeritá d'un giovane?
FILASTORGO. Col senno e con la prudenza di vecchi.
PROTODIDASCALO. Optime quidem, congrua risposta.
TEODOSIO. Indegno d'un uom da bene.
FILASTORGO. Convenevole ad un amante.
TEODOSIO. Ará tolto l'onor alla vergine.
FILASTORGO. Se le restituirá.
TEODOSIO. Come se le potrá restituire?
FILASTORGO. Prendendola per moglie: cosí l'ará tolto a se stesso.
TEODOSIO. Ará fatto danno alla casa.
FILASTORGO. Será rifatto ogni danno, ché per la Dio mercé abbiamo come
possiamo farlo.
TEODOSIO. O uomo temerario e insolente!
FILASTORGO. Anzi amorevole, ché l'amore sviscerato che portava a
vostra figlia l'avea cieco del tutto.
TEODOSIO. Non è amore dove si cerca tôr l'onore.
FILASTORGO. Non fu questo il suo primo pensiero.
TEODOSIO. Chi siete voi?
FILASTORGO. Gentiluomo romano e desioso servirvi, e di ricchezze ancor
non mediocri, che son tutte di questo mio unico figliuolo, e non
indegno del vostro parentado; al qual potrete conceder senza dote la
vostra figliuola per moglie.
TEODOSIO. A lui sarebbe torto usarsegli benignitá, e sería bene che ne
piangesse la pena per aver fatto cosa indegna di voi, di me e di
gentiluomo. Ma la pietá, che mi vien di voi e della mia figliuola, e
massimamente unica, me vi fa concedere quanto desiderate.
FILASTORGO. E da voi solo ricevo in dono la vita di mio figliuolo, il
quale per lo fallo non n'era degno.
PROTODIDASCALO. Non si perda piú tempo, accorrasi prima che si intruda
in carcere e il fatto si palesi il meno che si può.
FILASTORGO. Andiamo andiamo, per amor di Dio!
TEODOSIO. Non si fa altro. Voi mi scalzate le scarpe.
FILASTORGO. Perdonatemi, ché «ad un che desia, ogni prestezza è
tarda».