PROTODIDASCALO. Se le cose optimamente disposite sogliono conseguir
reprobi eventi, quando quidem, ché la fortuna vuol esser participante
delle umane azioni; quanto piú pessimo evento aranno quelle che si
fanno properanter e destitute di consilio? Ecco l'esempio. Teodosio
dal capitan de' satelliti riputato fatuo, riconosciuta la sua
giustizia, è stato liberato; e Lampridio, irretito dalle illecebre
amorose, inopinatamente è collapso un'altra volta in mano della
giustizia e in discrimine della vita senza un modiolo di speranza, se
il divino suffragio per sua perenne grazia, per farlo evadere da
questi travagli, non avesse condotto in questa cittá Filastorgo suo
padre. Vae mihi, che lo veggio venir tutto queribondo in vista! Orsú,
per riconciliarlo col figlio mi bisogna funger l'ufficio di buon
retore, in che io ho versato molti lustri. Mi servirò del genere
deliberativo per commoverlo e vi mescolerò un poco del demonstrativo.
Deh, perché non ho ora il mellifluo eloquio di Demostene o del
moltiscio Cicerone? Ho giá l'invenzione: ecco la disposizione.
L'elocuzione l'ho sicurissima. Cominciarò l'essordio e captarò
benevolenza.--Filastorgo here, patronorum patrone, incolumes sis,
hospes sis: la tua radiante celsitudine bene veniat!...
FILASTORGO. Quanto sarei stato ben meglio in casa mia!
PROTODIDASCALO.... Lampridio, il vostro figliuolo, iterum atque iterum
se gli commenda.
FILASTORGO. Che figlio? io non ho figlio veruno: suo padre è morto
venti anni sono in Turchia.
PROTODIDASCALO. Lampridio inquam, quel vostro unigenito.
FILASTORGO. lo non conosco Lampridio alcuno; quel che tu dici si
chiama Eugenio né vidde me né Roma pur mai.
PROTODIDASCALO. Vi bisogna reminiscere che gli sète padre.
FILASTORGO. Egli ha un'altra madre a dispetto del padre e della vera
madre sua.
PROTODIDASCALO. Vi fu--preterito,--vi sará--futuro,--vi è--presente:
tria tempora--sempre morigerante e obtemperante.
FILASTORGO. Chiami tu ubidienza il finger di non conoscermi? Da chi
spero io essere onorato se il mio figlio mi schernisce? Giá m'ha fatto
chiaro quanto sia vana la speranza d'aver collocato in esso la quiete
della mia vecchiezza, in dimostrarmesi cosí iniquo e discortese....
PROTODIDASCALO. Bona verba, quaeso.
FILASTORGO.... Che? se tu avessi visto gli atti e le parole, aresti
giurato o che egli non fusse egli o che io fussi un altro.
PROTODIDASCALO. Udienza per due verbicoli.
FILASTORGO. Hai tu forse animo d'iscusarlo?
PROTODIDASCALO. (Dopo l'essordio alla narrazione). Io non vo'
inficiare che il temerario áuso non sia grave, né se gli potrebbe
coacervar pena che non ne meritasse il doppio; ma di questo s'incolpe
l'arcigero che gli aveva sauciato il petto, dilaniato il core e fatto
devio l'ufficio della mente. Il famoso Marone: «_Omnia vincit Amor_».
FILASTORGO. Che ha dunque fatto?
PROTODIDASCALO. (Qui non va exagerazione ma escusazione). Un paulolo
di errore solamente: mutatosi il nome di un figlio esule di una
matrona, è entrato in sua casa per fruir la sua figlia pulcrissima di
cui l'animo subbolliva d'amore.
FILASTORGO. Ahi mentitor perfido! ahi temerario esecutor di tanta
nefanditade che fa ingiuria al padre, alla patria e a se stesso! Ma
tu, pedante, piú d'ogni altro da poco e ignorante, questi sono gli
ammaestramenti che tu gli hai dato? Di che mi devo fidar io, se
avendoti tolto dalla zappa e dalla vilissima pedanteria t'ho fatto
padron della casa e di mio figliuolo, e or me ne rendi cosí iniquo
guiderdone?
PROTODIDASCALO. Here, non detestare la famigerata mia arte. Non sète
conscio che Dionisio re, expulso dal suo regno, non volse evadere
filosofo indagando i secreti della vasta e profonda natura; ma
spargendo il fecondo seme della viride virtude ne' teneri meati
intellectuali e nelle interne viscere di putti, divenne ludimagistro?
Ma se al tuo figlio con blandi colloqui, pieni di mille apoftegmi e
auree sentenze, l'ammoniva che tutto era frustratorio, che gli
ultronei piaceri s'amplexano e fan parvipendere ogni animadversione,
mi insultava e minitava; che potea far io decrepito e micròpsico, che
appena la fluctuante anima hos regit artus? bisognava succumbere. Però
perpendi il mio animo insonte e la bona qualitas mentis.
FILASTORGO. Io vo' che impari esser figlio da chi veramente sa esser
padre, vo' che sia essempio a tutti i figli del mondo, vo' piú tosto
esser detto severo destruttor di figliuoli che padre che abbi
consentito alle sue sceleraggini.
PROTODIDASCALO. (Qui va la commiserazione). Quando l'ira obtemperará
alla ragione, poenitebit te del commesso facinore, ché non conviene ad
un padre tanta truculenzia, ché per ogni fallo sufficit che al figlio
se gl'imponga picciola pena. Ché se voi non condonate al vostro
figlio, a chi condonarete voi? E dovete tanto piú volentier farlo
quanto che, irretito da questo suo novizio amore, è cespitato e
pentito del temerario incepto. E se....
FILASTORGO. Dimmi un poco.
PROTODIDASCALO. Non interrompete la veemenzia dell'orare.--... E se
non fusse per suo merito, fatelo per amor di sua madre, la qual
moritura rememoratevi con quanti gemiti vi rogò, genuflexa e provoluta
ne' vostri piedi, che l'amor sviscerato che portavate a lei si fusse
coacervato con l'amor che comunemente portavate a questo unigenito.
FILASTORGO. Menami dove è, ché vo' vederlo.
PROTODIDASCALO. (La commiserazione è riuscita bene supra
existimationem: bisogna exagerarla). V'è intercetto poter vederlo,
perché sta chiuso in un carcere orcico.
FILASTORGO. Che «carcere orcico»?
PROTODIDASCALO. In poter della giustizia che sopra questo fatto ci
viene pede plumbeo; e credo...
FILASTORGO. Che cosa?
PROTODIDASCALO.... che sará...
FILASTORGO. Appresso.
PROTODIDASCALO.... per esser il caso grave et exemplare;...
FILASTORGO. Parla presto!
PROTODIDASCALO.... perché dicono i legislatori che la giustizia deve
inrigorirsi ne' casi exemplari. Et Iustinianus in titulo _De usurpata
iurisdictione_, nella legge _Malum exemplum_, nel titulo _De
suppositione_, paragrafo _Si supponatur_, dove la glossa enucleando
quel passo dice:...
FILASTORGO. Che será di questo mio figlio?
PROTODIDASCALO. Lasciatemi dir due parole.
FILASTORGO. Lascia tu in nome di Dio queste tue filastroche!
PROTODIDASCALO.... giustiziato con miserando et plorabile exito.
FILASTORGO. Mio figlio giustificato?
PROTODIDASCALO. Dico «giustiziato» non «giustificato». Nam «_iustus
est qui ius non deflectit_», però «giustiziato, gastigato dalla
giustizia»; ma «_iustificus est qui iustitiam facit_», e
«giustificato», «chi ha fatto la giustizia».
FILASTORGO. Con queste tue pedanterie mi fai salire tanta rabbia che,
se non importasse la vita di mio figliuolo, mi faresti uscir da'
gangheri. Che importano a me queste tue disutili chiacchiare?
PROTODIDASCALO. Che importano eh? Non si devono parvipendere i
vocabuli patri e vernaculi; e Quintiliano celeberrimo scrittore dice:
«_Perscrutandas esse a fideli praeceptore origines nominum_».
FILASTORGO. (O Dio, quanto mi fa penar questa bestiaccia!). Narrami la
ragione.
PROTODIDASCALO. Dicovi che tunc temporis è venuto il vero Teodosio,
marito di quella matrona, con Eugenio suo figliuolo; sono stati
expulsi di casa, ed essi pensiculando l'inganno machinato son iti a
Sua Eccellenzia e fatto obtrudere in carcere il tuo figliuolo.
FILASTORGO. Oimè Lampridio, oimè figliuolo mio caro, quanto piú
desiava vederti meno ti potrò vedere; a tempo ch'io pensava goder teco
questo poco di vita che mi avanza, violenta morte me ti trarrá da
queste mani. O Laudomia moglie cara, quanto felice fu la tua morte
passata per non trovarti a questo dolor presente! A cui ricorrerò io
per favore? chi mi aiuterá in questa terra ove non conosco nessuno?
almeno avessi portato dinari assai che mi aiutassero in questo
bisogno.
PROTODIDASCALO. Ove è il rimedio l'egritudine si deve piú patienter
sufferre.
FILASTORGO. Che rimedio potrei ritrovarsi a questo?
PROTODIDASCALO. Convenir questo Teodosio, alloquere a questa Sennia
madre della giovane e trattar coniugio con sua figlia, non potendo il
fatto altrimente rimediarsi; ché forse vi rimetteranno la querela.
FILASTORGO. Che genti son queste? son forse pari miei?
PROTODIDASCALO. Son de' primati e degli optimati di questa cittá: anzi
vi fia difficillimo ottenerlo. Ma eccoli: questi sono.
FILASTORGO. Questi mascalzoni son forse pari miei?
PROTODIDASCALO. Non v'ho detto che iam dudum erano venuti di Turchia e
Lampridio gli avea espulsi di casa e non han potuto cambiarsi le
vesti?