SQUADRA. A tempo vi veggio, Sennia.
SENNIA. M'indovino la nuova.
SQUADRA. Voi dovete saper che voglia.
SENNIA. Che si mariti mia figlia questa sera col capitano.
SQUADRA. Tutto il contrario: a rinunziarla e sciorsi dalla promessa.
SENNIA. Come questo?
SQUADRA. Me ne dimandate ancora? non si sa per tutto Napoli che un
romano sotto nome d'esser vostro figlio s'ha goduta vostra figlia?
SENNIA. Come sai questo tu?
SQUADRA. L'ho visto or ora menar prigione da' birri; e di questa trama
Mastica ne è stato il mezzano.
SENNIA. Ah traditore!
SQUADRA. Avete il torto ingiuriarmi.
SENNIA. Non parlava con te.
SQUADRA. Trasilogo ha preso Cornelia, di che era stato stimulato da'
parenti; e or si fanno le nozze con contento d'ambedue le parti. Ho
fretta, ti lascio in pace.
SENNIA. Anzi in tormento e angoscia. O vita mia, serbata in sino a
tanto che avessi visto cosa di che fussi forzata a dolermi mentre io
viva! O vecchiezza viva mia, perché non mi manchi? or conosco che col
lungo vivere si sopportano molte adversitadi. Oh con quanto pericolo
si guardano le cose che piacciono a molti! Un giovane insolente sotto
nome di figliuolo onorato mi rubba l'onor mio e di mia figliuola,
nelle cui nozze era tutta la speranza della mia contentezza. Ecco la
cosa risaputasi per tutto Napoli: si divolgherá per tutto il mondo.
Bisognerá fugirmene di qui e vivere disconosciuta dovunque vada, per
non aver piú fronte di comparir fra le persone onorate. O onor mio
acquistato e serbato con tanta fatica per sí lungo tempo, come t'ho
perduto in un ponto! quando piú spero di ricovrarti?