LALIO. O tristo me, perché mi battete?
SENNIA. Per farti proprio tristo come dici.
LALIO. O Dio, che volete che dica?
SENNIA. Non t'ho lasciato con Eugenio e Olimpia nella camera?
LALIO. Sí, ma poi me ne uscii fuora.
SENNIA. Perché ne uscisti?
LALIO. Perché viddi....
SENNIA. Che vedesti?
LALIO. Nulla.
SENNIA. Prima dici che vedesti e poi dici nulla. Non posso cavarti di
bocca una parola di questo fatto. Perché mi parli cosí mozzo? parla
col tuo malanno!
LALIO. O Dio, che se lo dico, Olimpia ha giurato di volermi ammazzare.
SENNIA. E se non lo dici, ti ammazzarò or ora. Quello d'Olimpia ha da
venire, ma il mio sará adesso, al presente.
LALIO. Io non lo dico, avertete. Quando voi mi diceste che stessi in
camera, io me ne uscii per vergogna.
SENNIA. Di che cosa?
LALIO. Di quel che viddi.
SENNIA. Dimmi, che vedesti? Oh quanto mi fa penar questo ghiottarello!
presto, che ti possi fiaccare il collo!
LALIO. Avertete ch'io non dico che il fratello e la sorella stavano
abbracciati insieme; né mai Olimpia diceva:--Fratel mio!--che il
fratello con un bacio non le togliesse di bocca le labbra, la lingua e
la parola insieme. Poi dissero che si volevano far fratelli e sorelle
carnali.
SENNIA. E come facevano?
LALIO. Che so io? Si serrorno a chiave entro la camera.
SENNIA. Quando apersero poi, che facevano?
LALIO. Nulla: l'avevano fatto giá.
SENNIA. Menti per la gola! se la porta stava serrata a chiave, come
vedevi che si facessero?
LALIO. Dava qualche occhiatina per le fissure e per lo buco della
chiave. Quando apersero, stava Olimpia avampata di foco in faccia e
s'accomodava i capelli; e mi domandò di voi e, io dicendole che non
l'avea vista se non io, giurò che, se diceva alcuna cosa di questo
fatto, m'ucciderebbe: e però non ho voluto dir niente, avertete.
SENNIA. Taci, vattene su e non cicalar a persona del mondo ve', se non
che ti trarrò la lingua insin dalla gola, sai.