LAMPRIDIO. Mai comincia una sciagura che non ne seguano mille, ché la
fortuna non si contenta d'una sola. Appena cominciò la prima che seguí
la seconda, poi la terza; e mi getta sopra monti ardenti di mali, che
appena mi dá tempo di piangere, non che rimediare alla mia disgrazia.
All'ultimo, per non lasciarmi tantillo di speranza, fa venir
Filastorgo mio padre, onde m'è stato forza finger di non conoscerlo,
burlarlo e cacciarmelo dinanzi. Con che faccia gli potrò comparir piú
dinanzi? Deh, perché son vivo? perché non moro? che fa in questa vita?
Ma il tempo fugge e io lo sto perdendo in parole. Ecco Protodidascalo:
cercherò qualche consiglio.--Che ci è, Protodidascalo?
PROTODIDASCALO. Siam rovinati.
LAMPRIDIO. Questo vada a chi ci vuol male.
PROTODIDASCALO. A voi è toccato in sorte.
LAMPRIDIO. Che ci è? parla presto.
PROTODIDASCALO. Che faresti se ti portassi bene, se con tanta fretta
mi dimandi il male? Ma tu ancora ignori i tuoi guai: t'apporto nuovi
guai.
LAMPRIDIO. I miei guai son tanti che non se ne trovano piú per
accrescerli.
PROTODIDASCALO. Tuo padre è venuto.
LAMPRIDIO. Giá lo sai?
PROTODIDASCALO. Ti ricerca.
LAMPRIDIO. Sai troppo.
PROTODIDASCALO. E fra poco tempo tel troverai dinanzi.
LAMPRIDIO. Sai soverchio. Ma non sai che, avendomi trovato in presenza
di Sennia, ho finto non conoscerlo e cacciatolo via. Ci è di peggio:
che è venuto il vero Teodosio ed Eugenio e l'ho scacciati di casa, ed
eglino sono andati alla giustizia a lamentarsi.
PROTODIDASCALO. Heu, che non ti potea accader cosa piú mala, peggiore
e pessima--positivo, comparativo e superlativo.
LAMPRIDIO. Oh con quanta difficultá s'acquistano le cose e come poi
facilmente si perdono! il mio giorno ha visto la sera al far
dell'alba.
PROTODIDASCALO. Ricordati questa mane che per la via una sinistra
cornice, oscine inauspicato, crocitando--per onomatopeiam, «_apò tû
onomatos_» idest «_nomen_», et «_poios_» quasi «_factum_», idest
«_factitium nomen_»--ti predisse con infausto omine questo fatto. Giá
la fortuna comincia a visitarci con le sue disgrazie, né per altro te
si mostrò cosí fautrice ne' primordi che per farti periclitare et
explorare questa caduta maggiore.
LAMPRIDIO. Il superar la fortuna non è altro che sopportar i suoi
colpi.
PROTODIDASCALO. A questi colpi non ci è clipeo che li facci obstaculo,
perché ubicumque ti volgi trovi nuove erumne da superare.
LAMPRIDIO. Tante piú ne soffriremo. Che difficultá può patire chi non
estima la vita? Ma di grazia, facciam collegio della mia vita e
cerchiamo qualche rimedio;...
PROTODIDASCALO. Etiam atque etiam cogitandum.
LAMPRIDIO.... ché ben conosco che sono alle mani d'un medico che
volendo saprá rimediare al mio male.
PROTODIDASCALO. Poiché m'hai eletto per medico al tuo male benemerito,
eccoti un opportuno e proficuo rimedio: fuggi di questa cittade.
LAMPRIDIO. Oimè, tu m'hai ferito, son morto!
PROTODIDASCALO. Perché dici cosí?
LAMPRIDIO. Perché parli coltelli e pugnali e spade che m'han peggio
che morto.
PROTODIDASCALO. Questo è un buon rimedio.
LAMPRIDIO. È cattivo rimedio per me.
PROTODIDASCALO. T'apporta salute.
LAMPRIDIO. Odio salute che viene con tanto dolore. Se stessi un'ora
senza veder Olimpia non potrei vivere.
PROTODIDASCALO. È cosí gran paradosso questo! L'egroto che non vuol
obtemperare al medico, come dice il princeps medicorum Hippocrates, o
perirá o patirá una egritudine diuturna.
LAMPRIDIO. Tu sei medico troppo crudele.
PROTODIDASCALO. Il medico pio fa marcir lo apostèma e trucida l'egro.
Per uscir dal termine dove sei bisogna suffrir alcuna cosa contro
l'animo tuo. Fa' conto che questo star orbato di lei sia uno di quelli
alexifarmaci, alexeteri che purgano i mali umori.
LAMPRIDIO. Fuggir io, star senza vederla io? piuttosto potrei vivere
senza la vita. Taci, ché questa tua medicina será piú atta ad
uccidermi che la malattia.
PROTODIDASCALO. Se perseveri in questa ostinazione adamantinale, serai
in discrimine di essere obtruso in carcere e d'esserti obtruncato il
capite, e perderai Olimpia e la vita.
LAMPRIDIO. Vo' piuttosto che fuggir esser menato in prigione e patir
ogni supplizio sino alla morte. Amore è cosí insignorito di me e con
sí forti catene mi tiene avinto che non mi lascia partire.
PROTODIDASCALO. Io dunque, imponendo coronide al mio dire, ti lascio
senza medico e senza medicina. Vale.
LAMPRIDIO. Io me ne andrò a casa, ché se ben sto col corpo fuore,
l'animo è dentro. Oimè, chi sono costoro che vengono?