TEODOSIO, EUGENIO.

TEODOSIO. Mai suole venir una grande allegrezza che non si tiri

appresso una grande amaritudine. Oimè! che l'allegrezza

dell'acquistata libertá non mi fu tanto dolce quanto or m'è amaro

vedermi scacciato dal luogo dove sperava essere disiosamente ricevuto.

EUGENIO. Siamo entrati in una sventura maggior della prima; ché se

ogni travaglio e affanno era leggiero con speranza al fin di riposare,

quanto or mi è grave pensando esser al fin pervenuti e siamo nel

cominciare!

TEODOSIO. O fortuna, io ti disgrazio che ne rompesti la prigionia e ne

facesti scampare, ché ci era piú dolce soffrir la fame, la sete, la

prigionia e l'ingiuriose parole che abbiamo sofferte da quei cani, che

quello che abbiamo inteso in casa nostra. O mar, la tua pietá ne è

stata crudele avendoci condotti salvi: quanto mi saresti stato pietoso

se in quel giorno che n'avemmo tanta paura tu n'avessi sommerso, ché

sarebbomo morti contentissimi! n'hai condotto in porto per farci

battere in questo scoglio crudele, per farci provare una morte piú

acerba e piú dolorosa!

EUGENIO. Padre, forse questa non è la casa vostra e quella donna non è

Sennia vostra moglie.

TEODOSIO. Io l'ho ben riconosciuta. Ma questo giovane si será finto

Eugenio. Sennia è amorevolissima, e il desiderio di veder suo figlio

l'ará appannato di sorte gli occhi che l'ará occecati, e ce l'aranno

aiutato i servi. Onde la sua astuzia, l'ardir della gioventú, la

credulitá di Sennia, la malignitá di servi l'aranno servito per

ruffiani.

EUGENIO. In questa cittá, dov'è tanta giustizia, si trovano le genti

cosí cattive?

TEODOSIO. Le genti cattive si trovano in ogni luogo.

EUGENIO. Padre, lasciate tanti dolori, ché questi non vi restituiranno

la moglie e la figliuola; e forse Iddio, che mai suole dismenticarsi

de' miseri, ne dará qualche rimedio.

TEODOSIO. Il rimedio sarebbe una morte che ambiduo ne togliesse di

vita; ella è il medico e la medicina di tutti i mali. S'ará goduto

Olimpia, che rimedio può farsi che quel che è fatto non sia fatto?

EUGENIO. Almeno faremo che non la goda piú: andiamo alla giustizia,

facciamolo carcerare, e quivi provi come sia me.

TEODOSIO. Andiamo per mostrar che facciamo alcuna cosa; e poiché

abbiamo perduto le robbe e le carni, poco sará se perderemo questo

poco di vita che n'avanza.

L'Olimpia · 第 64 / 85 题