TRASILOGO. Caminando di su e di giú siamo ornai stanchi. Sará bisogno
all'ultimo di ricorrere al Truffa, ch'io non saprei a chi piú sottil
barro di lui commettere il fatto in mano.
EUGENIO. Padre, caminiamo senza far nulla.
TEODOSIO. Se mal non mi ricordo, vicino questi archi stava la casa
nostra.
EUGENIO. Dimandiamo costoro.
TEODOSIO. Giovani, siete voi di questa contrada?
TRASILOGO. (Squadra, mira: costoro mi paiono al proposito).
SQUADRA. (Non si potriano trovar migliori, l'un vecchio e l'altro
giovane, con quelli stracci adosso come se proprio fussero scampati di
man di turchi).
TEODOSIO. Di grazia, datene risposta.
SQUADRA. (Lasciate che gli ragioni io). Ditemi, siete voi forestieri?
TEODOSIO. Siamo e or ora sbarcati qui in Napoli.
SQUADRA. (Oh che ventura, padrone!).
TRASILOGO. (Presto! narragli il fatto, fagli capire il negozio,
accioché lo sappino ben fingere).
SQUADRA. (Lasciate il carico a me). Volete voi farne un servigio di
che non vi saremo discortesi?
TEODOSIO. Che piacere possiamo noi farvi, poveri e forestieri?
SQUADRA. Lo potrete fare agevolmente.
TEODOSIO. Eccomi all'obedire.
SQUADRA. Vo' che tu, vecchio, fingi chiamarti Teodosio, e tu, giovane,
Eugenio e che sii suo figlio; e vo' che diciate che siate or ora
scampati di man di turchi, e che abbiate rotto la prigionia e siate
venuti a Napoli per veder se fusse viva una tua moglie chiamata Sennia
e una figliuola Olimpia....
TEODOSIO. A ponto questo?
TRASILOGO. Tacete di grazia, non interrompete: ascoltiate prima, poi
rispondete.
SQUADRA. E vo' che entrando in casa diciate, tu, vecchio:--O Sennia,
consorte cara, tu sei pur viva?,--e tu, giovane:--O Olimpia, sorella
diletta, o madre cara!;--e che vi abbracciate e lasciate cader dagli
occhi due lacrimette come per tenerezza, e simili gesti e parole che
sogliono farsi a parenti non visti; e bisognando sappiate rispondere a
queste cose....
TRASILOGO. Entrati che sarete in casa, vo' che mi diate per isposa
Olimpia--quella sua figlia, che tu dirai esser tua sorella e tu tua
figlia;--ch'io vi darò tal mancia di questo che non avrete bisogno
mentre siete vivi d'andar piú mendicando.
SQUADRA.... E accioché la cosa vada meglio ordinata, arei a caro che
consertaste un poco gli atti e le parole, accioché incontrandovi con
esse la cosa riesca piú verisimile e naturale.
TRASILOGO. Cominciate su.
SQUADRA. (Come sta attonito!).
TRASILOGO. (Deve pensare come ave a fingere e far il doloroso).
Cominciate di grazia.
SQUADRA. (O Dio, falli cominciar tu).
TEODOSIO. Dunque sei pur viva, o Sennia mia consorte cara!
SQUADRA. Buon principio! riesce bene, piú meglio ch'io non pensava.
TEODOSIO. Io veramente son Teodosio padre di Olimpia, e questo è il
vero Eugenio mio vero figliuolo!
EUGENIO. E siamo stati venti anni in man di turchi e abbiamo rotta la
prigione e siamo venuti a Napoli per saper se fussero ancor vive.
SQUADRA. Oh oh, come risponde quest'altro a tuono, alle consonanze!
TEODOSIO. O Sennia molto amata, o Sennia poco goduta e molto
sospirata!
EUGENIO. O sorella Olimpia, quanta bellezza m'ha raccontato il padre,
ch'era in te!
TRASILOGO. (Oh che solenne barro, non si potria far meglio! appena ha
inteso il fatto che l'ha subito capito e posto in esecuzione. Non ti
dissi io che alla ciera mi sentiva di furbo?).
TEODOSIO. O moglie, o figlia, che v'ho stimate morte, poiché di tante
lettere che v'ho inviate per saperne qualche novella, non mai ne
abbiamo ricevuta risposta.
SQUADRA. (Piú di quello che gli abbiam detto: ci giongono del loro
ancora).
TRASILOGO. (Se fussero nati in Grecia? E il buono è che non bisogna
altrimente accomodargli di vesti, ché paiono or ora usciti da una
galea).
SQUADRA. Non piú, che dite benissimo.
EUGENIO. Io non posso capir tant'allegrezza e par che venghi meno, ché
tutte le preghiere che ho fatto a Dio, son state che doppo aver veduta
mia madre e il luogo dove sia nato, morrei sodisfattissimo.
SQUADRA. Basta, basta. Vedete voi quella casa? quella è la casa di
Sennia.
TEODOSIO. Chi t'avesse detto, Teodosio, scampato di man di turchi,
venir alla tua patria, trovar la moglie viva e la figliuola?
TRASILOGO. (L'abbiamo pregati che comincino, or sará bisogno
strapregarli che taccino).
SQUADRA. Sento venir genti, ed è Mastica e il romano: scostiamci ché
non ci veggano e ci prendano per suspetti, e ascoltiamo da canto la
riuscita.
TRASILOGO. Meglio sará che ci partiamo, ché potremo dimandargli il
successo a bel aggio.