MASTICA. Camina sicuramente, ché non è uomo che vedendoti con questo
ferro al collo, col turbante in testa e con queste vesti, non ti
giudichi or ora scampato di man di turchi, ritratto dal naturale.
LAMPRIDIO. Amor, favoriscimi a questo inganno, ché non si può far cosa
buona senza l'aiuto tuo.
MASTICA. Hai la catena ne' piedi?
LAMPRIDIO. Vorrei che ti potessero rispondere le mie gambe che appena
la ponno trassinare.
MASTICA. Io vado: or vedrai la tua Olimpia desiderata.
LAMPRIDIO. O braccia mie aventurose, dunque voi cingerete il collo
della terrena mia dea? o bocca mia, tu bascierai le guancie delicate e
gli occhi del mio sole? O Amore, se ti piace ch'io ottenga cosí
desiderata felicitá, donami tanta forza che la possa soffrire: ché
dubito che vedendomi Olimpia in queste braccia, non mi muoia di
contentezza.
MASTICA. Lampridio, tieni le parole a mente. Subito che serai intrato
in casa, comanda che si tiri il collo a quante galline ci sono e che
mi siano dati dinari per comprar robbe.
LAMPRIDIO. Eccoti dinari, spendi ciò che tu vuoi, non me ne render
conto.
PROTODIDASCALO. È stato supervacuo admonircelo, egli lo fa
indesinenter; non è oggi il primo giorno che cognovisti eum.
MASTICA. Ricordati dimandar quello che ti ho detto, per mostrar che
sei figlio a Teodosio.
LAMPRIDIO. Non me lo dir piú, ché lo so cosí bene che ricordandomelo
piú, me lo faresti smenticare.
MASTICA. Tu sei tutto mutato di colore.
LAMPRIDIO. Questa insperata speranza d'allegrezza m'ha tolto fuor di
me stesso. Non so che m'abbi: cuor mio, sta' fermo; tu par che non mi
capi nel petto, tu dibatti cosí forte come se ne volessi saltar fuori.
MASTICA. Con questo colore tu saresti piuttosto per sconsolarle che
rallegrarle con la tua venuta.
LAMPRIDIO. Farò migliore viso se posso. Va' tu presto e recami da
vestire.
MASTICA. Lo farò. Io entro prima, darò la buona nuova e le farò uscir
fuora a riceverti.--O di casa, allegrezza allegrezza, mancia, buona
nuova!