TRASILOGO, LAMPRIDIO, MASTICA, SQUADRA.

TRASILOGO. Oimè, non posso piú tenermi che con un pugno non gli rompa

la testa e non li schiacci quell'ossa.

LAMPRIDIO. Mastica, chi è questo rompiosse e schiacciateste?

MASTICA. È quel capitano che vuol prender Olimpia tua per moglie.

LAMPRIDIO. Poiché questi cerca privarmi d'ogni mio bene, cercherò

prima privar lui della vita.

TRASILOGO. Io darò tal calcio dietro a questo furbetto che lo farò

andar tanto alto che, se ben portasse seco un fardello di pane, gli

sará piú periglio di morirsi di fame per la via che morirsi della

caduta. E quest'altro vo' che assaggi un pugno delle mie mani, ché so

che non è duro il suo osso come la mia carne, e li farò tanto minuta

la carne e l'ossa che non será buona per pasto delle formiche....

SQUADRA. Non con tanto impeto, padrone.

TRASILOGO.... Io lo spaventerò con la guardatura, che non será

altrimente bisogno di por mano alla spada....

LAMPRIDIO. Mira che passeggiar altiero, mira che bravura!

SQUADRA. Lasciatelo andar, padrone, ché alla ciera mi par di buono

stomaco.

TRASILOGO.... Io gli darò a ber un poco d'acqua di legno, che gli lo

sconcierá di sorte che per parecchi giorni non gli verrá voglia di

mangiare. Ma será meglio che gli parli prima.--Dimmi un poco,

conoscimi tu?

LAMPRIDIO. Io non ti conosco né mi curo di conoscerti. Ma tu conosci

me?

TRASILOGO. Non io.

LAMPRIDIO. Orsú, vo' che mi conoschi, perché vogliam fare questione

insieme.

TRASILOGO. Poiché io non conosco te né tu me, non accade far questione

altrimente.

LAMPRIDIO. Su, poni mano alla spada.

TRASILOGO. Non la vo' ponere se non dove piace a me: vuoimene forzar

tu? sei tu padrone delle mie mani? sto io con te che mi comandi?

LAMPRIDIO. Sí, perché ci vogliamo romper la testa insieme.

TRASILOGO. La testa mia io la vo' sana; se la vuoi rotta tu, battila

in quel muro.

LAMPRIDIO. Per parlarti piú chiaro, dico che ferendoci tra noi ci

vogliamo cavare un poco di sangue.

TRASILOGO. Sangue ah? ne ho poco e buono; se soverchia a te, vattene

ad un barbiero che con poca spesa te ne caverá quanto vuoi.

MASTICA. (Uomini che abondano assai di parole mancano assai di fatti).

LAMPRIDIO. Hai paura di me?

TRASILOGO. Ho paura di me, non di te.

LAMPRIDIO. Pecora, asinaccio!

SQUADRA. Rispondetegli, padrone.

TRASILOGO. Il malanno che Dio ti dia, non mi chiamo cosí io!

LAMPRIDIO. Tu fuggi, eh?

TRASILOGO. Io camino presto.

MASTICA. (In cambio di menar le mani mena piedi).

TRASILOGO. Oimè, oimè!

SQUADRA. Ancor non vi ha tócco e voi gridate.

TRASILOGO. Se gridassi dopo, a che mi giovarebbe?

LAMPRIDIO. Mastica, mira se è sciocco: non ha voluto venir

all'esperienza dell'armi con me.

MASTICA. Anzi è savio, ché ha voluto prima credere che provare.

LAMPRIDIO. Andiam per i fatti nostri.

MASTICA. Andiamo. Ecco mi vedrò le vene gonfie, i nervi distesi,

allisciarsi la pelle della mia pancia che pareva la faccia della

bisavola mia.

TRASILOGO. Son partiti, Squadra.

SQUADRA. Sí, sono.

TRASILOGO. Mira bene.

SQUADRA. Non vi è persona, dico.

TRASILOGO. Io non ho voluto porre a rischio un par mio con lui, ché a

me ogni minima ferita m'ucciderebbe perché son tutto cuore; ma egli è

tutto polmone. Né gli ho voluto rispondere perché non aveva còlera.

SQUADRA. Perché non vi serbate la còlera per lo bisogno?

TRASILOGO. Ma or che la còlera m'è salita al naso e mi fuma il

cervello, ti farò conoscere chi son io.--Pecora, asinaccio sei tu.

Menti per la gola: questa è mentita data a tempo, non te la torrai da

dosso come pensi. Mondo traverso, perché non vieni qua ora? ché ti

romperei la testa e ti cavarei col sangue l'anima: tif, taf. Hai paura

di me? Fuggi dovunque tu vuoi, ch'io ti troverò e cavarò gli occhi e

farò che tu stesso li veggia nelle tue mani.

L'Olimpia · 第 32 / 85 题