SCENA I.

LAMPRIDIO innamorato, PROTODIDASCALO suo precettore.

LAMPRIDIO. Ecco pur veggio quell'ora, che per troppo desiderarla mai

non parea che venisse. Quanto pensi, o Protodidascalo precettore, mi

sia dolce Napoli?

PROTODIDASCALO. Pol, aedepol, mehercle, quidem, Lampridio, che al fin

ti será molto amarulenta. Nota «aedepol» col diftongo.

LAMPRIDIO. Pur la buona sorte ha voluto che ci venissi.

PROTODIDASCALO. «O terque quaterque beatus» se non ci fosti venuto

mai!

LAMPRIDIO. E come desiosa farfalla corre intorno l'amato lume, cosí vo

io ratto a pascermi gli occhi dell'amata luce del mio sole!...

PROTODIDASCALO. La fiamma ti comburerá l'ali, caderai deplumato e

ustulato come il Dedalide--patronimice loquendo: Icaro figliuolo di

Dedalo.

LAMPRIDIO.... da cui per esser stato cosí lontano, non so come le

tenebre non m'abbino accecato e spento in tutto.

PROTODIDASCALO. O quam melius non stuzzicassi i carboni semivivi,

semisopiti sotto la cenere, che ogni favillula dandole fiato cresce in

gran fiamma. Però smorzalo.

LAMPRIDIO. Oimè come vuoi ch'io lo smorzi se tutto ardo? e Amor sí

fattamente soffia nelle faci che m'ave accese nell'alma, che sono

avampato di sorte che son tutto di fuoco.

PROTODIDASCALO. Rivolvendo le tue cure altrove, Amor insufflando ne'

tuoi igniculi non fará altro che fumo. Ma se tu non volessi ignescere

piú di quello che sei, non saresti venuto Neapolim versus. Non sai

quel famulo terenziano:

_Accede ad ignem hunc, iam calesces plus satis_;

che il fuoco arde piú vicino che lungi?

LAMPRIDIO. Anzi l'incendio d'amore arde e si fa sentir di lontano piú

che da presso. Ma io vo' palesarti il mio pensiero: le cose vietate

sogliono piacere e le possedute rincrescere; io con l'esser venuto qui

in Napoli, veggendola di continuo, per la troppa abondanza mi verrá in

fastidio e mi levarò da questo amore.

PROTODIDASCALO. Falsum, idest falsa imaginatio est che la vista d'una

cosa amata voglia rincrescer giamai; anzi non è cosa piú melliflua e

piena di dolcedine ch'un polcrissimo aspetto, e quanto gli oculari

radii piú reciprocano meno si saziano. Concludo ergo che questo tuo

venir a Napoli non è altro che addere ignem igni.

LAMPRIDIO. Questa será veramente l'acqua ch'estinguerá il mio foco.

PROTODIDASCALO. Será come l'acqua che spruzza il fabro ferrario su'

carboni per fargli piú flagranti ed escandescenti.

LAMPRIDIO. Non fará il tuo dire ch'io perda la sua grazia, poiché l'ho

acquistata.

PROTODIDASCALO. Oh miserrimo e deperdito te, che chiami acquisizion

d'altri la iattura di te medesimo! Rememora che quando pervenesti a

Salerno non v'era giovine d'intelletto piú terso né di indole piú

elegante di te. Sempre col Cantalicio e con lo Spicilegio alle mani;

appena diceva: «arrige aures», che subito ti ponevi in ordine e aprivi

le orecchie; non ti dava dettato cosí grande che non l'avessi capito e

posto ben bene entro i meati dell'intelletto. Ed io vice versa tutto

mi congratulava di tanta obedienza. Or piú non prezzi i fatti miei,

«_cepit te oblivio_» d'ogni buon costume, e ti sei posto ad amplectere

l'amor d'una donna. Odi Marone: «_Varium et mutabile semper femina_»;

dove l'Ascensiano interprete enucleando quelle parole dice: «_Femina

nulla bona_». Ella si ricorderá di te appunto come se non t'avesse

conosciuto mai. Ma stimi che s'alcun formoso la chieda in copula

matrimoniale, per amor tuo voglia giacer frigida nel lecto?

LAMPRIDIO. Protodidascalo, non far questa ingiuria al bello animo suo,

ch'io nol comporterò.

PROTODIDASCALO. Ma penso fin ora ne sará fatto cerziore tuo padre

Filastorgo--che è nome greco, «_apò tû philin, apò tû astorgin_», «ab

amando filium», «che ti ama molto»;--onde o ti richiamerá a Roma overo

un giorno tel vedrai: «_Quem quaeritis? adsum_»; ché non solo verrá

qua equester o pedester ma navester ancora.

LAMPRIDIO. Il fuoco d'amore si consuma piuttosto da se stesso col

tempo che con ricordi o solleciti avedimenti: però andiamo a Capovana

a trovar Giulio studente che conoscemmo in Salerno, ché quel certo mi

rallegrará con alcuna buona novella di Olimpia mia.

PROTODIDASCALO. Non ti ha scritto Giulio che Olimpia non voleva che tu

fussi venuto a Napoli? e non ci fu detto nel diversorio che Olimpia si

maritava con un certo capitano famigerato?

LAMPRIDIO. È bugia, nol credere.

PROTODIDASCALO. Niuno crede a quel che gli dispiace. Ma io mi

dimentichi tutti i modi di dire ciceroniani e non possa finire il

sesto di Virgilio che ho cominciato, se non ti succederá quel che ti

dico; «_obtestor deûm_--pro 'deorum'--_atque hominum fidem_»!

LAMPRIDIO. Questi che viene in qua non è Giulio quel nostro amico?

L'Olimpia · 第 21 / 85 题