“Multa incredibilia vera,
multa credibilia falsa”.
Frequentez vous les bouquinistes?
_Queste parole, di colore forse oscuro per la comune dei lettori mi
apparvero all'aprir che feci un volumetto attinto in una cassetta di
rivenditor di libri usati._
_Amo i viaggi di avanscoperta nelle bottegucce buie spesso e ingombre
e impregnate di quel caratteristico odor di muffa dei vecchi libri,
bottegucce pudicamente celate in vecchie strade, o nel doppio fondo
ermetico dei cortili: amo tuffar le mani fra le cartapecore spesso
taglienti, le pelli umide e i fogli molli, macchiati le più volte di
quella specie di giallume lebbroso, che si è convenuto di chiamar il
mal sottile dei libri. È fra i diletti più cari non d'un sapiente — che
monsignor Gesù ne scampi! — ma di un curioso di sapienza, chè il libro
è tutto, poichè tutto racchiude e compendia. Ora appunto questo viaggio
nelle bottegucce dei rivenditor di libri usati si chiama bouquiner,
secondo il grande dizionario dell'Accademia Francese, riassunto da
un curioso amante di libri, Carlo Nodier, bibliotecario dell'Arsenale
e accademico, in un vocabolario manuale che i fratelli Firmin Didot,
librai editori, divulgarono:_
Bouquiner — chercher de vieux livres, des livres d'occasion;
Bouquineur — celui qui aime à bouquiner;
Bouquiniste — celui qui achète et revend des vieux livres.
_Comprenderete adesso perchè quelle parole di colore oscuro — forse —
mi fermarono. Scossi lo strato di polvere veneranda, che ammantava il
libercolo, maneggiandolo alla marinara, sottovento, perchè la polvere
non coprisse me, che rispetto la vecchiaia sì, ma senza entusiasmo
quando si tratti di strati polverizzati di ragnatele annose. Nel
battere il volume, delicatamente, vi prego di crederlo, ne sbirciai il
frontespizio._
“Les Francs — Taupins — Histoire du temps de Charles VII, 1440, par P.
L. Jacob Bibliophile, membre de toutes les Académies”.
_L'edizione era del Meline di Bruxelles, formato piccolo, ornata
sulle due copertine d'una vignetta rappresentante un _beffroi_. Se ne
trovano ancora di tali volumi qualche volta: apparvero in lunga serie e
compresero tutto il movimento romantico dopo il Renduel e il Gosselin:
caratteri precisi, nel gusto gotico, curati fino allo scrupolo: chi sa
che magnifici principeschi correttori di bozze in quel tempo!_
_Il bibliofilo Jacob — al secolo P. L. Lacroix — fu in quel fiorire
del romanticismo un paziente studioso, intabarrato d'artista: l'opera
sua non ha il valore della _Cronaca di Carlo IX_, o di _Cinq-Mars_,
di _Nostra Signora di Parigi_ e nemmeno di _Isabella di Baviera_. Ma
come fedeltà pittoresca le sorpassa ancora, forse. Preso a modello
Walter Scott, si diè cura di ambientare e di arredare i suoi racconti
(probabilmente il Manzoni nel creare la sua teoria lo ricordò spesso)
con una precisione di particolari (come fra noi, cinquant'anni dopo,
l'ingiustamente dimenticato Edoardo Calandra) che raggiungevano la
meticolosità. Oggi ad esempio cambia ad ogni stagione la moda: in
allora — prendiamo il 1440 — mutava secondo il capriccio di un principe
o di una gran dama che possedesse qualche pizzico di fantasia; e non la
moda soltanto delle vesti, ma delle armi, dell'else, e delle iscrizioni
sulle lame, dei gioielli, de' bei modi di società, di quanto insomma
aveva attinenza alla persona. Forse un gentiluomo campagnolo poteva
nel 1446 portare pugnale con impugnatura borchiata ad aspra invenzione
d'orafo peregrino del 1435: non era ammissibile che un cortigiano
la ostentasse. Descrivere in modo sommario un abbigliamento, una
corazza, un giustacuore ricamato, l'equipaggiamento di una cavalcatura
non era permesso: la fedeltà storica e l'amore del pittoresco non
lo permettevano. Vediamo a prova, fra noi, come Tomaso Grossi fa
parlare un armaiuolo, e come il dottor Carlo Varese descrive un
cavaliere italiano errante al tempo di Marignano. Ma io vi parlavo dei
_Francs-Taupins_ e del Bibliofilo Jacob: orbene credete che non me ne
allontano._
_Spolverato il volume l'aprii, ed ecco a inchiodarmi curioso una
prefazione: _L'histoire et le roman historique_. Naturalmente l'autore
parla di Walter Scott: ed è naturale. Al principio del secolo scorso
il grande romanziere scozzese ha esercitato un'enorme influenza nella
letteratura europea e nord-americana. Si può dire che l'ha dominata. E
dichiariamolo subito: influenza benefica, salvataggio, rinnovazione,
resurrezione: Walter Scott, fu, si può dire, il Cristo della
letteratura._
_La dominazione d'un'idea in un'epoca non è mai duplice: quando
prevale la politica decade la letteraria. Napoleone è l'esempio tipico.
Rotto l'impero della forza fisica ecco risorgere quello della forza
intellettuale._
_La Francia non è mai rifiorita letterariamente come dopo una
disfatta: ad esempio dopo il '70. Ed a maggior ragione vinto l'impero
e distrutto, fiorisce il romanticismo che fu, si può dire, la salvezza
della letteratura non soltanto francese. Walter Scott dominò così da
capitanare discepoli come Balzac (se ne vanta lo stesso autore degli
_Chouans_: vedi _Illusioni Perdute_) come Hugo, come Dumas, come
Merimée, come il Barante, lo storico dei duchi di Borgogna, e come
il nostro bibliofilo Jacob, astro minore artisticamente, stella di
prima grandezza come coscienza d'antiquario, e fedeltà di particolari
cronologici. Influenza benefica ripeto, poichè il romanziere, che
prendeva a maestro lo scozzese, imparava due grandi verità che ogni
scrittore, il quale pretenda raccontare, dovrebbe avere impresse
dinanzi agli occhi: la coscienza dei particolari, l'ausilio della
fantasia._
_Ed eccoci all'Assente._
_Parlo della Fantasia._
_La miseria letteraria d'oggigiorno, e l'Italia in fatto di miseria
letteraria non ischerza, è dovuta all'Assente, a Madonna Fantasia, la
decima musa, che s'è chiusa nella torre d'avorio, sdegnosamente, regale
fuoruscita, e senza la quale purtroppo, non c'è salvezza! Oggi non si
sa più raccontare._
_Il male francese del naturalismo ha tutto infestato. L'esempio
deleterio di Emilio Zola ha tutto inquinato. Si bandì la crociata
contro la fantasia. Il romanziere non ha che da guardarsi intorno, e
descrivere quello che vede. È un escursionista munito di Kodak. Non
si costruisce più il romanzo, basta incominciarlo, introdurre due
o tre personaggi, farli parlare e qualche volta muovere, infilzare
cronaca spicciola su cronaca spicciola, sommariamente, e qualche volta
sbadigliare sopra una teoria politica o sociale malamente digerita o
annusata su qualche articolo di fondo._
_Il giorno infausto in cui Emilio Zola aprì il famoso libro di Claudio
Bernard, fonte di tutta la sua sapienza e si pompeggiò, come d'un
vestito da veglione, della teoria determinista e _si documentò_,
la strada facilona fu aperta. Che divennero la minuziosa ricerca di
Gustavo Flaubert _(sono le minuzie che fanno la perfezione, diceva
Michelangelo)_, la precisione e la proprietà dei Goncourt, ed il colore
di Alfonso Daudet, davanti alle centomila copie _dell'Assommoir_?
Madonna Fantasia fu scacciata come una serva infedele. Ed il pontefice
del naturalismo (?) poteva scrivere in uno degli articoli che
periodicamente mandava a un giornale russo, _Le Messager de l'Europe_,
articoli raccolti poi nel volume _Les romanciers naturalistes_, queste
parole di cui non si sa se lamentare più l'ignoranza o l'impudenza _“Ce
qui je saisis moins c'est la profonde admiration de Balzac pour Walter
Scott.... Il est très curieux de voir le fondateur du roman naturaliste
(?) se passionner ainsi pour l'écrivain bourgeois, qui a traité
l'histoire en romance. Walter Scott n'est qu'un arrangeur habile...”__
_Come del resto poteva comprendere una passione, o semplicemente un
entusiasmo di Balzac, il naturalista (?) Emilio Zola?_
_Il male fu che la foga bruta iconoclasta prese la letteratura, che
trovò una così facile strada aperta: la composizione del romanzo come
un muro a secco, o meglio come un terrapieno od uno sterro in cui
non si sa quello che si mette o dove si mette tutto quello che capita
sottomano._
_La fantasia fu così bandita, come può essere bandita la moneta d'oro
da chi non possiede che la valuta cartacea._
_Il perchè è semplice._
_Chi possiede il dono meraviglioso della fantasia è un narratore per
eccellenza, narratore come Schahrazade, come i poeti epici da Omero
all'Ariosto, come i novellieri nostri di Toscana, come Walter Scott. È
colui che nel canto del fuoco intrattiene fino a tarda notte, finchè
non siano spente le ultime braci e consumati i rami resinosi negli
anelli, corti principesche o veglie di popolo: chi possiede la fantasia
sa costrurre un edificio di racconto senza annoiar mai, ma tenendo
ben desta e vigile e fresca l'attenzione anche — e specialmente — se
descrive una contrada o un mobile o un manto o un'elsa o uno strumento:
chi possiede la fantasia fa vivere verbalmente e non si accontenta
d'accatastar marionette di gesso o di fango sopra un'asse mal sicura:
chi possiede la fantasia insomma è colui che solo ha diritto di narrare
e di essere ascoltato._
_Ecco perchè Onorato di Balzac, signore della Fantasia, si inchinava
a Walter Scott ed ecco perchè il marionettista da fiera che si
inorgogliva d'una coltura occasionale fatta sopra un libro mal compreso
di Claudio Bernard non lo poteva capire. Ma chi possiede la fantasia
è un gran signore e non si accontenta di una facile vittoria sopra
un borgo di villani: va in Terrasanta, nel regno del Prete Gianni, e
piange quando sente che non potrà conquistar la luna. Ma chi possiede
la fantasia ama il pittoresco e costruisce pittorescamente, e narra con
tutte le risorse che la decima musa gli fornisce._
_Ma chi possiede la decima musa osserva l'undicesimo comandamento: non
annoiare._
_Dov'è oggi? Ahimè! oggi la Fantasia è assente._
_Parlo dell'Italia, chè gli scrittori Inglesi e un nuovo manipolo
di francesi, oggi se ne gloriano. Ed Eça de Queiroz, oggi, basta ad
illuminare una nazione che par brancolare nel buio, soltanto perchè
agita la face della fantasia._
* * *
_Siamo lontani, non è vero dal Bibliofilo Jacob? Forse. Ne siamo
lontani se ci frulla per il capo d'aprire un libro, oggi, un libro
italiano. Pare che gli scrittori montino in cattedra e si camuffino
da retori politici, o da predicatori sociali. Si gonfiano, rane di
Esopo, convinti di avere una missione morale: vogliono esser detti gli
storici del costume, i cronisti dell'evoluzione, piccoli Villani che
vantano una ricchezza culturale da banchieri del dopoguerra e credono
in buona pace d'aver qualche cosa da dire per salvare, o ammaestrare
o indirizzare l'umanità. Per conto mio ripeto un verso di Alfredo De
Musset:_
Il mio bicchiere è piccolo ma io bevo nel mio bicchiere.
_Voglio raccontare solamente, semplicemente, come la bella tradizione
nostrana mi ha mostrato da messer Giovanni Boccaccio ad Alessandro
Manzoni, voglio raccontare come se parlassi a una comitiva da tener
desta, voglio raccontare avendo per divisa l'undecimo comandamento,
raccogliendo le belle memorie della mia terra e porgendole all'orecchio
del benigno lettore: Me lo insegnò messer Torquato:_
.................. asperso
di soave liquor l'orlo del vaso
_Ed avrò dinanzi per esempio fedele i narratori felici, che, pur
minuziosamente descrivendo luoghi cose e persone, hanno allietato
generazioni intere, compagni ed amici inestimabili e cari, sempre vivi,
poichè non si vive che nella gratitudine di chi resta._
_Ed ogni mattina al sorgere del sole nel sedermi al mio tavolo da
lavoro con gioia, eleverò una preghiera all'Assente, perchè sia
Presente._
Milano, Aprile del 1922.