«La natura ha posto un limite alle lagrime, ed io posso volgermi
indietro, e contemplare le più remote memorie dei miei dolori, senza
piangere.
Non è gran tempo. Io era ciò che si suol dire _una fanciulla da
marito_, e mi si teneva in conto di tale; ma nel cuore io mi sentivo
ancora una bambina. Mio padre, un vecchio negoziante che aveva
accumulato un patrimonio coi suoi guadagni, mi aveva fatto dare
un'educazione compita, e pretendeva che io ne facessi mostra. Era un
buon uomo, e mi amava; io lo compiaceva del mio meglio, ma dentro di me
sospiravo quelle dolci ed innocenti puerilità che allietano la facile
carriera dei primi anni della vita; in mezzo alle feste, ai suoni,
alle danze, a quelle cure che compiacevano la mia nascente vanità di
donna, io pensavo a quella festa della vita che si chiama l'infanzia, a
quell'età di spensieratezza e di petulanza che folleggia nelle vie, nei
fossati, nei giardini, col suo lusso di teste bionde, e coi suoi cori
di voci argentine.
Mia madre non era più al mio fianco; la poveretta mi aveva lasciato
sola da un pezzo; a me adunque le cure della casa, piccole noie
desiderate e care a diciotto anni, ma ingrate a sedici; a me le brighe
dei ricevimenti, «madamigella,» «signore,» e poi i soliti complimenti
di rigore; e tutto ciò senza sbadigliare, senza _uscire fuor di sè
stessa_, come soleva dire mio padre — terribile carico per il mio
piccolo dorso. Io che avrei amato tanto correre per la campagna,
inseguire le farfalle e cogliere le more selvatiche!... «Non sei più
una bambina» diceva mio padre; «madamigella» mi si diceva da ogni
canto; ed io povera creatura, sottratta ai miei piccoli amori, mi
rassegnava sospirando.
La nostra casa era frequentata da molta gente; uomini e donne, la
più parte vecchi, si davano convegno alla sera per prendere il _thè_
con mio padre. Queste radunanze settimanali erano il mio più gran
supplizio; era in esse per l'appunto che io udiva ad ogni momento
quella terribile parola _madamigella_. Era forse una stoltezza la mia;
ma questo titolo, che ad altre fa battere il cuore, mi irritava, mi
offendeva.
Ho ritenuto sempre in mente la memoria del giorno in cui udii
profferire quel titolo fatale per la prima volta; fu in bocca d'un
vecchio sensale di operazioni di banca. Costui era amico della
famiglia, e m'avea sempre chiamato per nome; io credo che lo facesse
per compiacere il segreto desiderio di mio padre; ma so che n'ebbi
stizza, e che da quel giorno all'incirca incominciarono i ricevimenti
settimanali, nei quali io doveva far la parte di padrona di casa. Mio
padre andava orgoglioso di me, e non faceva nulla per nasconderlo. Egli
stesso diceva che io era bella, e tutti gli altri me lo ripetevano in
coro. Le prime volte fui turbata, e me ne lagnai con mio padre; più
tardi ascoltai senza arrossire; più tardi con compiacenza.
Mi fermo sopra queste inezie, perchè è appunto ad esse che io
attribuisco le mie sciagure. Il mio povero padre mi amava certamente;
ma la sua cecità fu la prima causa, forse la sola, delle mie colpe. Io
non era nata vanitosa; questo sentimento che abbandona l'uomo in balia
del più destro, e trascina così fatalmente la donna alla dimenticanza
dei suoi doveri, era come assopito nel mio cuore; non si sarebbe
forse risvegliato mai, o non si sarebbe risvegliato che assai tardi.
Ma l'educazione che mi si aveva dato, le cure precoci che mi si aveva
addossato, le amiche, i divertimenti, le adulazioni che avviluppavano
da ogni parte il mio spirito, tutto in una parola congiurò contro di
me.
Venne un giorno, fatal giorno, in cui un uomo parlò al mio orecchio un
linguaggio diverso da quello che io era solita udire.
Quell'uomo era giovane; mi aveva detto che io era bella, e mi ero
stretta nelle spalle; tutti mi avevano detto altrettanto; mi aveva
detto che io gli piaceva, ed io l'aveva guardato in volto, ed aveva
visto che non era brutto e che non mi dispiaceva; finalmente mi disse
che mi amava.
Io non risposi nulla, ma arrossii e sentii dentro di me qualche cosa
che mi lusingava e m'impauriva ad un tempo.
La notte non chiusi occhio; una sensazione nuova mi costringeva a
vegliare. Io volgeva e rivolgeva in mente quelle misteriose parole
che avevano tanto potuto sul mio cuore; dove era il segreto che me
le faceva così care? L'immagine dell'uomo che le aveva profferite si
mesceva talvolta alle mie fantasie, ma così vaporosa ed incerta, che io
stentava a riunirne coll'occhio i profili. Io non posso dubitarne: il
labbro che le aveva profferite aveva ben piccola parte nell'influenza
meravigliosa di quelle parole. L'amante era l'accessorio — un nonnulla;
l'amore era tutto. Essere amata! sapere che si ha inspirato dell'amore!
è forse questa segreta compiacenza che abbellisce il primo palpito del
cuore della donna. Ieri le feste, le etichette, le mode; ma nonostante
tutto ciò la coscienza, e, più che la coscienza, il desiderio d'essere
bambina; oggi invece la donna colle sue ardenze, coi suoi desiderii,
coi suoi affetti. L'amore è una rivelazione; la farfalla dalle ali di
raso si abbandona al fuoco che la seduce — la fanciulla muore e nasce
la donna.
Quell'uomo era bello, era simpatico? che so io? Mi amava, ecco tutto.
Io non l'amavo, ma pensavo talvolta a lui, e mi compiaceva di questo
pensiero. Io sentiva qualche cosa per lui; forse più riconoscenza che
simpatia, amore no certamente; ad ogni modo io sentiva qualche cosa.
Era stato lui il primo! Aveva sopra di me come un diritto di conquista;
avessi anche sentito simpatia per un altro, mi sarebbe sembrato di
rendermi infedele, di mancare ad un dovere. A quella età si sente
l'istinto del sagrifizio, e se ne ha la forza.
Il giorno successivo fui pensierosa; erano i primi pensieri, i primi
affanni.
Lo rividi; volli sfuggirlo quasi per istinto, ed _egli_ mi si fece
vicino addolorato. Quel dolore mi ferì vivamente; fui gentile con
lui; risi delle sue parole, ma dentro di me mi lusingai. Le abitudini
sociali mi apprestavano le prime armi dell'amore, la dissimulazione.
Un'altra volta fu più ardente, ed io risi meno; finalmente mi domandò
se io l'amassi, ed io gli dissi ingenuamente di _sì_. Ero io certa di
non ingannarmi? non credo; ero però certa di non mentire.
Di quel tempo mio padre ammalò; per la prima volta in mia vita pensai
che sarebbe venuto un giorno in cui anch'egli mi avrebbe lasciato. Pur
troppo i miei timori non tardarono ad avverarsi!
Durante la sua infermità io fui sempre al suo fianco; ma il mio
pensiero era sempre con _lui_.
Ci rivedemmo più volte presso il capezzale di mio padre; gli parlai
dell'avvenire; mi parlò dell'avvenire. In fondo al mio cuore era un
pensiero che si rivelava dai miei sguardi; mi parlò di nozze. Battei
palma a palma le mani; non ne era troppo certa, ma doveva esser questo.
Il matrimonio per me era l'amore.
A poco a poco mi assuefai a vederlo, a pensare a lui, ai _nostri_
progetti. Allora fui assalita da una specie di rimorso; incapace di
apprezzare giustamente la natura dei miei sentimenti, volli analizzare
l'affetto che io sentiva per _lui_, e convincermi che io l'amavo.
Frugai nel mio cuore con severità, disposta ad accusarmi di non
avergli dato tutto ciò che il mio cuore poteva dargli. Il risultato
di queste indagini mi afflisse; io non era certa d'aver la coscienza
netta; quando avevo domandato a me stessa che cosa amassi in _lui_,
era rimasta attonita. Il suo naso, la sua fronte, la sua bocca?
No certamente; un altro naso, un'altra fronte, un'altra bocca, mi
avrebbero trovata arrendevole allo stesso modo: amavo _lui_. Questo
_lui_ concretizzava le mie aspirazioni, il mio ideale: ma questa vaga
indeterminazione mi era incresciosa, e me ne faceva un carico.
Come per vendicare questa colpa, presi a dimostrargli maggior
tenerezza. Ridivenni bambina per _lui_, perchè egli potesse comandarmi,
perchè io ricercassi avidamente le sue carezze; la mia innocenza non
mi impediva il rossore; la natura stessa ci avverte dell'errore in un
linguaggio pieno di mistero e di eloquenza.
Quell'uomo approfittò della mia debolezza, dell'impero fatale che
esercitava sopra di me; un giorno.... e come oserò io ripeterlo? egli
pregava, mi stringeva le mani, si gettava ai miei piedi; io pallida,
sbigottita, tremante, senza coscienza. La vergogna mi teneva immobile,
l'amore, la pietà mi facevano deboli; la sua audacia, le sue promesse,
mi soggiogavano; fui colpevole.»