«Nel TEATRINO DELL'AMORE, ho voluto dare la vita non-umana d

BIBLIOTECA TEATRALE

F. T. Marinetti — Emilio Settimelli Bruno Corra

Teatro Futurista Sintetico

PIACENZA

Casa Editrice GHELFI COSTANTINO

1921

ISTITUTO

EDITORIALE

ITALIANO

BIBLIOTECA

TEATRALE

N. 10

[Illustrazione: Filippo Tommaso Marinetti]

_Per la protezione di questa

opera anche come parte integrante

della Biblioteca Teatrale

si sono adempiute

le formalità della legge

tutelatrice dei diritti dell'ingegno_

IL TEATRO FUTURISTA

SINTETICO

CREATO DA

MARINETTI, SETTIMELLI,

:: :: BRUNO CORRA :: ::

SINTESI TEATRALI

_di MARINETTI, SETTIMELLI, BRUNO CORRA,_

_R. CHITI, ARNALDO CORRADINI, BALILLA_

_PRATELLA, PAOLO BUZZI, FRANCESCO_

_CANGIULLO, BOCCIONI, CORRADO_

_GOVONI, LUCIANO FOLGORE,_

_.. .. DECIO CINTI .. .._

MANIFESTO DEL TEATRO FUTURISTA SINTETICO

Aspettando la nostra grande guerra tanto invocata, noi Futuristi

alterniamo la nostra violentissima azione anti-neutrale nelle piazze

e nelle Università, colla nostra azione artistica sulla sensibilità

italiana, che vogliamo preparare alla grande ora del massimo Pericolo.

L'Italia dovrà essere impavida, accanitissima, elastica e veloce come

uno schermidore, indifferente ai colpi come un boxeur, impassibile

all'annuncio di una vittoria che costasse cinquantamila morti, o anche

all'annuncio di una disfatta.

Perchè l'Italia impari a decidersi fulmineamente, a slanciarsi, a

sostenere ogni sforzo e ogni possibile sventura non occorrono libri e

riviste. Questi interessano e occupano una minoranza; sono più o meno

tediosi, ingombranti e rallentanti, non possono che far raffreddare

l'entusiasmo, troncar lo slancio e avvelenare di dubbî un popolo che

si batte. La guerra, futurismo intensificato, c'impone di marciare e

di non marcire nelle biblioteche e nelle sale di lettura. NOI CREDIAMO

DUNQUE CHE NON SI POSSA OGGI INFLUENZARE GUERRESCAMENTE L'ANIMA

ITALIANA, SE NON MEDIANTE IL TEATRO. Infatti il 90% degl'italiani

va a teatro, mentre soltanto il 10% legge i libri e le riviste. È

necessario però un TEATRO FUTURISTA, cioè assolutamente opposto al

teatro passatista, che prolunga i suoi cortei monotoni e deprimenti

sulle scene sonnolente d'Italia.

Senza insistere contro il teatro storico, forma nauseante e già

scartata dai pubblici passatisti, noi condanniamo tutto il teatro

contemporaneo, poichè è tutto prolisso, analitico, pedantescamente

psicologico, esplicativo, diluito, meticoloso, statico, pieno di

divieti come una questura, diviso a celle come un monastero, ammuffito

come una vecchia casa disabitata. È insomma un teatro pacifista

e neutralista, in antitesi colla velocità feroce, travolgente e

sintetizzante della guerra.

Noi creiamo un Teatro futurista

=SINTETICO=

cioè brevissimo. Stringere in pochi minuti, in poche parole e in pochi

gesti innumerevoli situazioni, sensibilità, idee, sensazioni, fatti e

simboli.

Gli scrittori che vollero rinnovare il teatro (Ibsen, Maeterlinck,

Andrejeff, Paul Claudel, Bernard Shaw), non pensarono mai di giungere

a una vera sintesi, liberandosi dalla tecnica che implica prolissità,

analisi meticolosa, lungaggine preparatoria. Davanti alle opere

di questi autori, il pubblico è nell'atteggiamento ributtante d'un

crocchio di sfaccendati che sorseggiano la loro angoscia e la loro

pietà spiando la lentissima agonia di un cavallo caduto sul selciato.

L'applauso-singhiozzo che scoppia, finalmente, libera lo stomaco del

pubblico da tutto il tempo indigesto che ha ingurgitato. Ogni atto

equivale a dovere aspettare pazientemente in anticamera che il ministro

(colpo di scena; bacio, revolverata, parola rivelatrice, ecc.) vi

riceva. Tutto questo teatro passatista o semi-futurista, invece di

sintetizzare fatti e idee nel minor numero di parole e gesti, distrusse

bestialmente la varietà di luoghi (fonte di stupore e di dinamismo)

insaccando molti paesaggi, piazze, strade, nell'unico salame di una

camera. Cosicchè questo teatro è tutto statico.

Siamo convinti che meccanicamente, a forza di brevità, si possa

giungere a un teatro assolutamente nuovo, in perfetta armonia colla

velocissima e laconica nostra sensibilità futurista. I nostri atti

potranno anche essere _attimi_, e cioè durare pochi secondi. Con questa

brevità essenziale e sintetica, il teatro potrà sostenere e anche

vincere la concorrenza col _Cinematografo_.

=ATECNICO=

Il teatro passatista è la forma letteraria che più costringe la

genialità dell'autore a deformarsi e a diminuirsi. In esso, molto più

che nella lirica e nel romanzo, imperano le _esigenze della tecnica_:

1. scartare ogni concezione che non rientri nei gusti del pubblico; 2.

trovata una concezione teatrale (esprimibile in poche pagine), diluirla

e diluirla in due, tre, quattro atti; 3. mettere intorno al personaggio

che ci interessa molta gente che non c'entra affatto: macchiette,

tipi bizzarri e altri rompiscatole; 4. fare in modo che la durata di

ogni atto oscilli tra la mezz'ora e i tre quarti d'ora; 5. costruire

gli atti preoccupandosi di: _a_) cominciare con sette-otto pagine

assolutamente inutili; _b_) introdurre un decimo della concezione nel

primo atto, cinque decimi nel secondo, quattro decimi nel terzo; _c_)

architettare gli atti in maniera ascendente, cosicchè l'atto non sia

che una preparazione del finale; _d_) fare senza riguardo un primo

atto _noiosetto_, purchè il secondo sia _divertente_ ed il terzo

_divorante_; 6. appoggiare invariabilmente ogni battuta _essenziale_

a un centinaio o più di battute insignificanti _di preparazione_; 7.

non consacrare mai meno di una pagina a spiegare con esattezza una

entrata o una uscita; 8. applicare sistematicamente la _regola di una

superficiale varietà_ all'intero lavoro, agli atti, alle scene, alle

battute, cioè per es.: fare un atto di giorno, uno di sera e uno nel

cuor della notte; fare un atto patetico, uno angoscioso e uno sublime;

quando si è costretti a prolungare un colloquio a due, fare accadere

qualche cosa che lo interrompa; un vaso che cade, una mandolinata che

passa... Oppure far muovere costantemente le due persone, da sedute in

piedi, da destra a sinistra, e intanto variare il dialogo in modo che

sembri ad ogni istante che qualche bomba debba scoppiare fuori (per

es.: il marito tradito che strappa alla moglie la prova) senza che

in realtà scoppi mai niente sino alla fine dell'atto; 9. preoccuparsi

enormemente della _verosimiglianza dell'intreccio_; 10. fare in modo

che il pubblico _debba sempre capire con la massima completezza il come

e il perchè di ogni azione scenica e sopratutto sapere all'ultimo atto

come vanno a finire i protagonisti_.

Col nostro movimento sintetista nel teatro, noi vogliamo distruggere

la Tecnica, che dai Greci ad oggi, invece di semplificarsi, è divenuta

sempre più dogmatica, stupidamente logica, meticolosa, pedante,

strangolatrice. DUNQUE:

1. È STUPIDO SCRIVERE CENTO PAGINE DOVE NE BASTEREBBE UNA, solo perchè

il pubblico per abitudine e per infantile istintivismo, vuol vedere

il carattere di un personaggio risultare da una serie di fatti e ha

bisogno di illudersi che il personaggio stesso esista realmente per

ammirarne il valore d'arte, mentre non vuole ammettere questo valore se

l'autore si limita a indicarlo con pochi tratti.

2. È STUPIDO non ribellarsi al pregiudizio della teatralità quando

la vita stessa (la quale è costituita da _azioni infinitamente più

impacciate, più regolate e più prevedibili_ di quelle che si svolgono

nel campo dell'arte) è in massima parte _antiteatrale_ e offre anche

in questa sua parte innumerevoli possibilità sceniche. TUTTO È TEATRALE

QUANDO HA VALORE.

3. È STUPIDO soddisfare la primitività delle folle, che alla fine

vogliono vedere esaltato il personaggio simpatico e sconfitto

l'antipatico.

4. È STUPIDO curarsi della verosimiglianza (assurdità, questa, poichè

valore e genialità non coincidono affatto con essa).

5. È STUPIDO voler spiegar con una logica minuziosa tutto ciò che si

rappresenta, quando anche nella vita non ci accade mai di afferrare un

avvenimento interamente, con tutte le sue cause e conseguenze, perchè

la realtà ci vibra attorno assalendoci con _raffiche di frammenti di

fatti combinati tra loro, incastrati gli uni negli altri, confusi,

aggrovigliati, caotizzati_. Per es.: è stupido rappresentare nella

scena una contesa tra due persone _sempre_ con ordine, con logica e con

chiarezza, mentre nella nostra esperienza di vita troviamo quasi solo

dei _pezzi di disputa_ a cui la nostra attività di uomini moderni ci ha

fatto assistere _per un momento_ in tram, in un caffè, in una stazione,

e che sono rimasti cinematografati nel nostro spirito come dinamiche

sinfonie frammentarie di gesti, parole, rumori e luci.

6. È STUPIDO sottostare alle imposizioni del _crescendo_, della

_preparazione_ e del _massimo effetto alla fine_.

7. È STUPIDO lasciare imporre alla propria genialità il peso di una

tecnica che _tutti_ (anche gl'imbecilli) possono _acquistare a furia di

studio, di pratica e di pazienza_.

8. È STUPIDO RINUNZIARE AL DINAMICO SALTO NEL VUOTO DELLA CREAZIONE

TOTALE FUORI DA TUTTI I CAMPI ESPLORATI.

=DINAMICO, SIMULTANEO=

cioè nato dall'improvvisazione, dalla fulminea intuizione,

dall'attualità suggestionante e rivelatrice. Noi crediamo che una cosa

valga in quanto sia stata improvvisata (ore, minuti, secondi), e non

preparata lungamente (mesi, anni, secoli).

Noi abbiamo una invincibile ripugnanza per il lavoro fatto a tavolino,

a priori, senza tener conto dell'ambiente in cui dovrà essere

rappresentato. LA MAGGIOR PARTE DEI NOSTRI LAVORI SONO STATI SCRITTI

IN TEATRO. L'ambiente teatrale è per noi un serbatoio inesauribile di

ispirazioni: la circolare sensazione magnetica filtrante dal teatro

vuoto dorato in una mattinata di prova a cervello stanco, l'intonazione

di un attore che ci suggerisce la possibilità di costruirvi sopra un

paradossale aggregato di pensiero, un movimento di scenari che ci dà lo

spunto per una sinfonia di luci, la carnosità di un'attrice che genera

nella nostra sensibilità concezioni piene di geniali scorci pittorici.

Scorrazzavamo per l'Italia alla testa di un eroico battaglione di

comici che imponeva «ELETTRICITÀ» e altre sintesi futuriste (ieri vive

e oggi da noi superate e condannate) a pubblici che erano rivoluzioni

imprigionate nelle sale. Dal _Politeama Garibaldi_ di Palermo, al

_Dal Verme_ di Milano, i teatri italiani spianavano le rughe al

massaggio furibondo della folla e ridevano con sussulti di terremoto.

Fraternizzavamo con gli attori. Poi, nelle notti insonni di viaggio,

discutevamo frustando reciprocamente le nostre genialità al ritmo dei

tunnels e delle stazioni. Il nostro teatro futurista si infischia di

Shakespeare, ma tien conto di un pettegolezzo di comici, si addormenta

ad una battuta di Ibsen, ma si entusiasma pei riflessi rossi o verdi

delle poltrone. Noi OTTENIAMO UN DINAMISMO ASSOLUTO MEDIANTE LA

COMPENETRAZIONE DI AMBIENTI E DI TEMPI DIVERSI. Es.: mentre in un

dramma come _Più che l'amore_, i fatti importanti (es.: l'uccisione

del biscazziere) non si muovono sulla scena, ma vengono raccontati con

un'assoluta mancanza di dinamismo; mentre nel 1º atto della _Figlia di

Jorio_, i fatti si muovono in un'unica scena senza balzi di spazio e di

tempo, nella sintesi futurista _Simultaneità_ vi sono due ambienti che

si compenetrano e molti tempi diversi messi in azione simultaneamente.

=AUTONOMO, ALOGICO, IRREALE=

La sintesi teatrale futurista non sarà sottomessa alla logica, non

conterrà nulla di fotografico, sarà _autonoma_, non somiglierà che a

sè stessa, pur traendo dalla realtà elementi da combinarsi a capriccio.

Anzitutto, come per il pittore e per il musicista esiste, sparpagliata

nel mondo esteriore, una vita più ristretta ma più intensa, costituita

da colori, forme, suoni e rumori, così PER L'UOMO DOTATO DI SENSIBILITÀ

TEATRALE ESISTE UNA REALTÀ SPECIALIZZATA LA QUALE ASSALTA I NERVI CON

VIOLENZA: essa è costituita da ciò che si chiama IL MONDO TEATRALE.

IL TEATRO FUTURISTA NASCE DALLE DUE VITALISSIME CORRENTI della

sensibilità futurista, precisate nei due manifesti: _IL TEATRO DI

VARIETÀ_ e _PESI, MISURE E PREZZI DEL GENIO ARTISTICO_, che sono: 1) LA

NOSTRA FRENETICA PASSIONE PER LA VITA ATTUALE, VELOCE, FRAMMENTARIA,

ELEGANTE, COMPLICATA, CINICA, MUSCOLOSA, SFUGGEVOLE, FUTURISTA; 2) LA

NOSTRA MODERNISSIMA CONCEZIONE CEREBRALE DELL'ARTE SECONDO LA QUALE

NESSUNA LOGICA, NESSUNA TRADIZIONE, NESSUNA ESTETICA, NESSUNA TECNICA,

NESSUNA OPPORTUNITÀ È IMPONIBILE ALLA GENIALITÀ DELL'ARTISTA CHE DEVE

SOLO PREOCCUPARSI DI CREARE DELLE ESPRESSIONI SINTETICHE DI ENERGIA

CEREBRALE LE QUALI ABBIANO VALORE ASSOLUTO DI NOVITÀ.

Il TEATRO FUTURISTA saprà esaltare i suoi spettatori, cioè far loro

dimenticare la monotonia della vita quotidiana, scaraventandoli

attraverso un LABIRINTO DI SENSAZIONI IMPRONTATE ALLA PIÙ ESASPERATA

ORIGINALITÀ E COMBINATE IN MODI IMPREVEDIBILI.

Il TEATRO FUTURISTA sarà ogni sera una ginnastica che allenerà lo

spirito della nostra razza ai veloci e pericolosi ardimenti che

quest'anno futurista rende necessari.

=CONCLUSIONI:=

1) ABOLIRE TOTALMENTE LA TECNICA SOTTO CUI MUORE IL TEATRO PASSATISTA;

2) PORRE SULLA SCENA TUTTE LE SCOPERTE (PER QUANTO INVEROSIMILI,

BIZZARRE E ANTITEATRALI) CHE LA NOSTRA GENIALITÀ VA FACENDO NEL

SUBCOSCIENTE, NELLE FORZE MAL DEFINITE, NELL'ASTRAZIONE PURA,

NEL CEREBRALISMO PURO, NELLA FANTASIA PURA, NEL RECORD E NELLA

FISICOFOLLIA. (Es.: _Vengono_, primo dramma d'oggetti di F. T.

Marinetti, nuovo filone di sensibilità teatrale scoperto dal

Futurismo).

3) SINFONIZZARE LA SENSIBILITÀ DEL PUBBLICO ESPLORANDONE,

RISVEGLIANDONE, CON OGNI MEZZO, LE PROPAGGINI PIÙ PIGRE; ELIMINARE

IL PRECONCETTO DELLA RIBALTA LANCIANDO DELLE RETI DI SENSAZIONI TRA

PALCOSCENICO E PUBBLICO; L'AZIONE SCENICA INVADERÀ PLATEA E SPETTATORI;

4) FRATERNIZZARE CALOROSAMENTE COI COMICI, I QUALI SONO TRA I POCHI

PENSATORI CHE RIFUGGANO DA OGNI DEFORMANTE SFORZO CULTURALE;

5) ABOLIRE LA FARSA, IL VAUDEVILLE, LA POCHADE, LA COMMEDIA, IL

DRAMMA E LA TRAGEDIA, PER CREARE AL LORO POSTO LE NUMEROSE FORME

DEL TEATRO FUTURISTA, COME: LE BATTUTE IN LIBERTÀ, LA SIMULTANEITÀ,

LA COMPENETRAZIONE, IL POEMETTO ANIMATO, LA SENSAZIONE SCENEGGIATA,

L'ILARITÀ DIALOGATA, L'ATTO NEGATIVO, LA BATTUTA RIECHEGGIATA, LA

DISCUSSIONE EXTRALOGICA, LA DEFORMAZIONE SINTETICA, LO SPIRAGLIO

SCIENTIFICO, LA COINCIDENZA, LA VETRINA...

6) CREARE TRA NOI E LA FOLLA, MEDIANTE UN CONTATTO CONTINUATO, UNA

CORRENTE DI CONFIDENZA SENZA RISPETTO, COSÌ DA TRASFONDERE NEI NOSTRI

PUBBLICI LA VIVACITÀ DINAMICA DI UNA NUOVA TEATRALITÀ FUTURISTA.

Ecco le _prime_ nostre parole sul teatro. Le nostre prime 11 sintesi

teatrali (di Marinetti, Settimelli, Bruno Corra, R. Chiti, Balilla

Pratella, Paolo Buzzi) sono state imposte vittoriosamente da Ettore

Berti e dalla sua compagnia ai pubblici affollatissimi di Ancona,

Bologna, Padova, Venezia, Verona, Bergamo, Genova (_con replica_),

Savona, Sanremo. Presto avremo in Milano il grande edificio metallico,

animato da tutte le complicazioni elettro-meccaniche, che solo potrà

permetterci di attuare scenicamente le nostre più libere concezioni.

MILANO, 11 Gennaio 1915.

» 18 Febbraio 1915.

=F. T. MARINETTI=

=EMILIO SETTIMELLI=

=BRUNO CORRA=

F. T. MARINETTI

SIMULTANEITÀ

COMPENETRAZIONE

_Sala. — La parete di destra è interamente occupata da una grande

libreria. — Un po' a sinistra una grande tavola. — Lungo la parete di

sinistra, mobili modesti, da piccoli borghesi, e una porta. — Nella

parete di fondo, una finestra da cui si vede che fuori nevica, e

un'altra porta, che s'apre sulla scala._

_Intorno alla tavola, sotto una lampada con paralume, dalla luce tenue

e verdognola, sta seduta una famiglia borghese: LA MADRE cuce, IL

PADRE legge il giornale, IL FIGLIO SEDICENNE fa i compiti di scuola,

IL FIGLIO DI 10 ANNI fa anch'esso i compiti di scuola, LA FIGLIA

QUINDICENNE cuce._

_Davanti alla libreria, a breve distanza da questa, una toilette

ricchissima, illuminatissima, con specchio e candelabri, carica di

tutte le boccette, di tutti i vasetti e di tutti gli arnesi di cui

si serve una donna elegantissima. Una proiezione intensissima di luce

elettrica avvolge questa toilette, alla quale sta seduta una giovane

cocotte, molto bella, bionda, dal lussuoso peignoir scollato. Ella ha

finito di acconciarsi i capelli, ed è intenta a darsi gli ultimi tocchi

al viso, alle braccia, alle mani, attentamente aiutata da una cameriera

irreprensibile che le sta ritta accanto._

LA FAMIGLIA NON VEDE QUESTA SCENA.

LA MADRE _(al Padre)_. Vuoi verificare i conti?

IL PADRE. Li guarderò dopo.

_(Si rimette a leggere)_

_(Silenzio. — Tutti, con naturalezza, attendono alle loro occupazioni.

— La Cocotte, a parte, continua ad abbigliarsi, invisibile alla

famiglia._

_La cameriera, come se avesse udito squillare il campanello, va alla

porta del fondo, apre, introduce un fattorino, che si avvicina alla

Cocotte e le presenta un mazzo di fiori e un biglietto. — La Cocotte

fiuta i fiori, li depone sulla toilette, legge il biglietto. — Il

fattorino esce salutando rispettosamente._

_Il ragazzo sedicenne si alza poco dopo, va alla libreria, passando

vicinissimo alla toilette, come se questa non ci fosse, prende un

libro, riattraversa la sala, torna a sedersi alla tavola e si rimette

a scrivere)._

IL SEDICENNE _(interrompendo il suo lavoro e guardando la finestra)_.

Nevica ancora... Che silenzio!

IL PADRE. — Questa casa è veramente troppo isolata. L'anno prossimo

cambieremo...

_(La cameriera della Cocotte va ancora alla porta del fondo, come se

avesse udito ancora il campanello, e introduce una giovane modista, che

avvicinatasi alla Cocotte trae dal suo scatolone un magnifico cappello.

La Cocotte se lo prova, allo specchio, si stizzisce perchè non le piace

e lo mette da parte. Poi dà una mancia alla ragazza e la licenzia con

un cenno. La ragazza esce salutando._

_Ad un tratto la Madre, dopo aver cercato sulla tavola, si alza ed esce

dalla porta di sinistra, come per andare a prendere un oggetto che le

manca._

_Il Padre si alza, va alla finestra e rimane ritto a guardare dai

vetri._

_A poco a poco, i tre ragazzi si addormentano sulla tavola._

_La Cocotte lascia la toilette, si avvicina lentamente, a passi cauti,

alla tavola, prende conti, i compiti, i lavori donneschi, e getta ogni

cosa sotto la tavola con noncuranza)._

LA COCOTTE. — Dormite!

_(E ritorna lentamente alla toilette, riprendendo a pulirsi le unghie)._

_Sipario._

«In SIMULTANEITÀ ho messo in scena la compenetrazione simultanea della

vita di una famiglia borghese con quella di una cocotte. La cocotte,

che non è qui un simbolo, ma una sintesi di sensazioni di lusso, di

disordine, di avventura e di sperpero, vive come angoscia, desiderio o

rimpianto, nei nervi di tutte le persone sedute intorno alla pacifica

tavola famigliare.

SIMULTANEITÀ è una sintesi teatrale assolutamente _autonoma_, poichè

non assomiglia nè alla vita borghese, nè alla vita della cocotte, ma a

sè stessa. SIMULTANEITÀ è inoltre una sintesi teatrale assolutamente

_dinamica_. Infatti, mentre in un dramma come _Più che l'amore_, i

fatti importanti (es.: l'uccisione del biscazziere) non si muovono

sulla scena, ma vengono raccontati con una assoluta mancanza di

dinamismo; mentre nel 1º atto della _Figlia di Jorio_, i fatti si

muovono sulla scena, ma con realismo troppo esteriore, e, diremo

così, cinematografico, nella mia sintesi _Simultaneità_ io ottengo

un dinamismo assoluto di tempo e di spazio, con la compenetrazione

simultanea di 2 ambienti diversi e di molti tempi diversi».

F. T. MARINETTI

IL TEATRINO DELL'AMORE

DRAMMA D'OGGETTI

_Sala da pranzo. — In fondo, due porte, da una delle quali si vede una

biblioteca. — Nella parete di sinistra, due porte, fra le quali è il

Buffet. — Nella parete di destra, una porta, la finestra, la Credenza.

— In mezzo, la Tavola con sedie. — Luce moderata._

LA BAMBINA. — Mamma, lasciami stare con te ancora un pochino... Un

quarto d'ora... Nel tuo letto. Vuoi?...

LA MOGLIE. — No, no. È mezzanotte. Devi riposarti. Sai che non voglio

vederti quegli occhioni cerchiati... Sei stanca... Va a letto... Su,

sii buona. Va.

_(La Bambina esce lentamente da una delle porte di sinistra. La Madre

aspetta che il rumore dei suoi passi si sia spento in fondo alla casa,

poi esce dalla porta di destra che dà nella sua camera, spegnendo la

luce. — Silenzio. — I Mobili scricchiolano misurando le loro forze

sottovoce)._

IL BUFFET. — Cric. Pioverà fra tre quarti d'ora (SILENZIO). Griiiiil.

Aprono il portone. _(Silenzio)_. Cric cric. La pressione del servizio

d'argenteria è superiore alla mia coesione!

LA CREDENZA. — Crac-crac. Al 3º piano la serva va a letto.

_(Silenzio)_. Sulla scala c'è un peso di 70 kg. _(Silenzio)_. Crac.

IL MARITO _(entra in veste da camera dall'altra porta di sinistra, con

una piccola lampada a paralume, attraversa la sala, va alla biblioteca

che si vede in fondo. — Tentenna davanti agli scaffali, sceglie un

grosso libro, poi riattraversa lentamente la sala, portando il libro

pesante. — Il libro gli sfugge. — Tonfo sul pavimento. — Silenzio. —

Raccoglie il libro, indi esce dalla porta da cui è venuto)_.

LA MOGLIE _(entra dalla porta di destra, sta in ascolto, va in punta

di piedi ad aprire la porta che dà sulla scala. Entra il Primo Venuto,

giovanotto elegante, che porta un cartoccio voluminoso)_. Piano!

Sssss... Piano!

IL PRIMO VENUTO _(apre il cartoccio e ne trae un teatrino-giocattolo,

che depone sulla tavola)_.

LA MOGLIE _(sottovoce)_. Bello! bello! _(con gioia e meraviglia

infantile, battendo le mani senza rumore)_. Grazie... Vieni... _(Lo

conduce verso la porta di destra. Escono. La porta si richiude.

Silenzio)_.

IL BUFFET. — Cric. Piove... Piove...

LA CREDENZA. — Crac. La schiena del padrone aderisce a poco a poco alla

spalliera della poltrona.

LA BAMBINA _(entra in camicia dalla 1ª porta di sinistra, si avvicina

alla tavola, tastoni nella penombra, sta in ascolto, poi va verso la

porta di destra [camera della madre] e rimane immobile ad origliare)_.

LA CREDENZA. — Craac.

LA BAMBINA _(ode un passo avvicinarsi dall'interno della camera di sua

madre, e corre ad appiattarsi sotto la tavola. La porta di destra si

apre)_.

LA MOGLIE _(affacciandosi a quella porta, sta un momento in ascolto)_.

— Niente... Dormono tutti... _(Si ritira, richiudendo la porta)_.

LA BAMBINA _(si sporge di sotto la tavola, sta lungamente in ascolto,

poi reclina la testa, la posa sul braccio ripiegato sul tappeto, e

s'addormenta). Dal momento in cui il teatrino fu deposto, un attore

nascosto dietro la tavola mette in moto le marionette che sono su di

esso._

IL BUFFET. — Cric. Piove.

LA CREDENZA. — Craac. Mi dilato. _(Silenzio)_.

_(Si riapre la porta di destra. Entra la Moglie, discinta, seguita dal

Primo Venuto. — Non vedono la bambina sotto la tavola. — La Moglie

va alla Credenza, la apre, ne estrae una bottiglia di liquore e due

bicchierini, che mette sulla tavola. Lui beve. — Si baciano. — Il Primo

Venuto esce dalla porta della scala. — La Moglie scorge la bambina, la

sveglia e le mostra il teatrino)._

LA BAMBINA _(stropicciandosi gli occhi)_. — Bello! Bello! _(Pronuncia

queste parole colla stessa intonazione di gioia e di meraviglia

infantile con cui la Madre le ha pronunciate prima)_. _(Silenzio

breve)_. Ho sognato.

_(Prende il teatrino e si lascia ricondurre verso la 1ª porta di

sinistra)._

LA CREDENZA. — Craac craaac!

_(Sipario)_

«Nel TEATRINO DELL'AMORE, ho voluto dare la vita non-umana degli

oggetti. I personaggi più importanti sono il Teatrino di legno (le cui

marionette recitano nel buio senza la presenza del burattinaio), il

Buffet, la Credenza, che non sono umanizzati (come qualche volta furono

umanizzate le cose nel teatro passatista) ma danno non umanamente la

temperatura, le loro dilatazioni, i pesi che sopportano, le vibrazioni

dei muri, ecc.

Questi tre personaggi vivono nei nervi della Bambina nervosa, mentre

essa origlia alla porta della Madre.

Il Teatrino di legno è il simbolo della futilità, fugacità e

teatralità della seduzione amorosa, e le sue marionette agiscono

al buio, inspiegabilmente, come se fossero mosse dall'amore dei due

personaggi che si abbracciano nella camera attigua. Deve risultare un

significativo parallelismo fra la gioia illogica che la Madre manifesta

al vedere il giocattolo, e la gioia reale che la Bambina prova quando

la Madre glielo offre, conducendola a letto».

F. T. MARINETTI

ANTINEUTRALITÀ

COMPENETRAZIONE

_(Salotto elegantissimo. — Molti ninnoli sui tavolini e sulle étagères.

— Ritratti di antenati e stampe del settecento alle pareti. — Poltrone

comodissime, con molti cuscini. — A prima vista, deve sembrare un

salotto da signora; qualche particolare deve indicare che si tratta

invece del salotto di un giovane signore elegante e raffinato. — Tre

giovanotti d'aspetto effeminato, molto azzimati, tutti e tre in frak,

elegantissimi, stanno seduti intorno a un fragile tavolino sul quale è

servito il caffè turco. — Una sola porta in fondo)._

UNO _(porgendo aperto a uno degli altri due un bellissimo

portasigarette d'oro, e parlando coll'r aristocratica)_. — Prendi

queste, caro.. Mi furono mandate dal Cairo. Sono veramente inarrivabili

per la delicatezza del profumo.

L'ALTRO _(dopo avere acceso, alzandosi per osservare una vecchia

stampa)_. — Grazie, caro... Squisite! _(In francese)_ Ah! L'Orient!

L'Orient! Quella piccola stampa che mi regalasti due anni fa, l'ho

posta nel centro del mio salotto. Quanti elogi! Tutti l'ammirano. Un

vero pellegrinaggio!... Ho scovato una cornice adatta... È un bijou!

Dovresti venire a vederla. J'ai aussi un petit cadeau à te faire. La

poudre de Bagdad.

_(Mostrando le unghie)_. Tu vois quelle merveille! Notre jolie Comtesse

me le invidia.

_(Si apre la porta. Entrano due robustissimi boxeurs, in assetto di

combattimento, coi guantoni alle mani. Danno un'occhiata sprezzante nel

salotto, senza curarsi dei tre giovanotti eleganti)._

I TRE _(con sorpresa e disgusto)_. — Quelle horreur!

1º BOXEUR. — Qui?

2º BOXEUR. — Sì, qui... Perchè no?

_(Entrano, spostano brutalmente alcuni mobili, e subito cominciano un

violentissimo assalto di boxe._

_I tre giovani effeminati scattano in piedi, frementi pel disgusto, e

si ritirano in tre angoli, dove rimangono in atteggiamento di stizza e

di sgomento, come tre gattine d'angora a un'invasione di bulldogs)._

1º BOXEUR _(rovesciando l'altro con un colpo terribile)_. — Knock out!

_(L'altro rimane a terra un momento stordito, indi si alza, stringe

la mano all'avversario, che gliela porge. Poi, con tacito accordo,

fanno con passo cadenzato il giro della stanza, uno dietro all'altro,

e fermandosi un istante davanti a ognuno dei tre giovani effeminati,

fanno insieme, tre volte, l'atto di sputare con grandissimo

disprezzo)._

Pou!

Pou!

Pou!

_(Sipario)_

F. T. MARINETTI

VENGONO

DRAMMA D'OGGETTI

_Sala signorile. — Sera. — Grande lampadario acceso. — Porta-finestra,

aperta (in fondo a sinistra), che dà su un giardino. — A sinistra,

lungo la parete ma staccata da questa, grande tavola rettangolare con

tappeto. — Lungo la parete di destra (nella quale si apre una porta),

una grandissima e alta poltrona, ai lati della quale sono allineate

otto sedie, quattro a destra e quattro a sinistra (della poltrona)._

_Entrano dalla porta di sinistra un MAGGIORDOMO e due servi in frak._

IL MAGGIORDOMO. — Vengono. Preparate. _(esce)_.

_I servi, con grande fretta, dispongono le otto sedie a ferro di

cavallo ai lati della poltrona, che rimane al posto di prima, come la

tavola. Quando hanno finito, vanno a guardare dalla porta, voltando

le spalle al pubblico. Lungo momento d'attesa. Il Maggiordomo rientra,

ansante._

IL MAGGIORDOMO. — Contrordine. Sono stanchissimi... Molti cuscini,

molti sgabelli...

_(esce)_.

_I servi escono dalla porta di destra e rientrano carichi di cuscini

e di sgabelli. — Poi, prendono la poltrona, la mettono in mezzo alla

sala, e dispongono le sedie (quattro da ciascun lato) colle spalliere

rivolte alla poltrona. Indi, su ogni sedia, e sulla poltrona, mettono

cuscini e, davanti a ogni sedia, sgabelli, come pure davanti alla

poltrona._

_I servi vanno di nuovo a guardare dalla porta-finestra. Lungo momento

d'attesa._

IL MAGGIORDOMO _(rientra dal giardino trafelato)_. — Contrordine. Hanno

fame. Apparecchiate! _(esce)_.

_I servi trasportano la tavola in mezzo alla sala, dispongono intorno

ad essa la poltrona (a capotavola) e le sedie; indi, rapidamente,

uscendo e rientrando dalla porta di destra, apparecchiano la tavola.

A un posto, un vaso di fiori; a un altro, molto pane; a un altro, otto

bottiglie di vino. Agli altri posti, solo la posata. — Una sedia deve

essere appoggiata alla tavola, colle gambe posteriori alzate, come si

usa nei restaurants per indicare che un posto è riservato. — Quando

hanno finito, i servi vanno di nuovo a guardar fuori. — Lungo momento

d'attesa._

IL MAGGIORDOMO _(rientra correndo)_. — Briccatirakamèkamè! _(esce)_.

_Immediatamente i servi rimettono la tavola (che rimane apparecchiata)

al posto che occupava all'alzarsi del sipario. Poi mettono la

poltrona davanti alla porta-finestra, di sbieco, e dietro alla

poltrona dispongono le otto sedie in fila indiana e in diagonale

attraverso la scena. — Fatto ciò, spengono il lampadario. La scena

rimane pallidamente rischiarata dal chiarore lunare che viene dalla

porta-finestra._

_Un riflettore invisibile proietta sul pavimento le ombre della

poltrona e delle sedie. Ombre spiccatissime, che (spostandosi

lentamente il riflettore) vanno visibilmente allungandosi verso la

porta-finestra._

_I servi, accoccolati in un angolo, aspettano tremanti, con angoscia

evidente, che le sedie escano dalla sala._

_(Sipario)_

«In VENGONO, ho voluto creare una sintesi d'oggetti animati. Tutte le

persone sensibili ed immaginative hanno certo osservato molte volte gli

atteggiamenti impressionanti e pieni di misteriose suggestioni che i

mobili in genere, e in particolar modo le sedie e le poltrone, assumono

in una stanza dove non sono esseri umani.

Sono partito da questa osservazione per creare la mia sintesi.

Le otto sedie e la grande poltrona, nei diversi mutamenti delle loro

posizioni successivamente preparate per ricevere gli attesi, acquistano

a poco a poco una strana vita fantastica. E alla fine lo spettatore,

aiutato dal lento allungarsi delle ombre verso la porta, deve sentire

che le sedie vivono veramente e si muovono da sole per uscire».

F. T. MARINETTI

UN CHIARO DI LUNA

COMPENETRAZIONE ALOGICA

_Giardino — Una panchina._

LUI — Che bella notte! Sediamo qui...

LEI — Com'è dolce l'aria!

LUI — Siamo soli, noi due, in questo giardino immenso... non hai paura?

LEI — No... No... Sono felice di essere qui sola con te!

UN SIGNORE GRASSO E PANCIUTO _(uscendo da un viale laterale, si

avvicina ai due, si siede sulla panchina accanto a loro che non lo

vedono, come se egli fosse un personaggio invisibile)_. — Hum! Hum!

_(Guarda fissamente la ragazza, mentre essa parla)_.

LEI — Hai sentito il vento?

IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum! _(Guarda fissamente il

giovanotto, mentre egli parla)_.

LUI — Non è il vento.

LEI — Ma non c'è veramente nessuno, in questo giardino?

LUI — C'è soltanto il custode, laggiù, nella sua Casina. Dorme. Vieni

qui, più vicino... Dammi la bocca... Così.

IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum! _(Guarda l'orologio, al

chiarore lunare, si alza, passeggia meditabondo davanti ai due, mentre

si baciano, indi si siede di nuovo)_.

LEI — Che bella notte!

LUI — Com'è dolce l'aria!...

IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum!

LUI — Perchè tremi? Hai avuto paura?

LEI — No. Baciami ancora!

IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO _(guarda ancora l'orologio al chiarore

lunare, si alza, passa dietro alla panchina, sempre non visto, tocca

lievemente la spalla, prima a Lei, poi a Lui, indi si allontana lento

verso il fondo)_.

LEI — Che brivido!

LUI — Fa un po' freddo...

LEI — È tardi.

LUI — Rientriamo. Vuoi?

_(Sipario)_

«In UN CHIARO DI LUNA, l'Uomo panciuto non è un simbolo, ma una

_sintesi alogica_ di molte sensazioni: paura della realtà futura,

freddo e solitudine della notte, visione della vita 20 anni dopo, ecc.»

F. T. MARINETTI

LE BASI

_Il sipario, orlato di nero, deve alzarsi press'a poco all'altezza del

ventre di un uomo. Il pubblico vede soltanto le gambe in azione._

_Gli attori devono cercare di dare la massima espressione agli

atteggiamenti e ai movimenti delle loro estremità inferiori._

1.

DUE POLTRONE

_una di fronte all'altra_

GIOVANOTTO SIGNORA

LUI. Tutto, tutto, per un vostro bacio!...

LEI. No!... Non mi parlate così!...

2.

UOMO CHE CAMMINA AVANTI E INDIETRO

Meditiamo....

3.

SCRIVANIA

UOMO SEDUTO CHE AGITA NERVOSAMENTE IL PIEDE DESTRO

Debbo trovare... Imbrogliare, senza lasciarmi imbrogliare!

3 _bis_

UOMO CHE CAMMINA LENTAMENTE

CON PIEDI GOTTOSI

UOMO CHE CAMMINA RAPIDO

IL RAPIDO. Presto! vile passatista!

IL LENTO. Uh! che furia! Non c'è bisogno di correre! Chi va piano va

sano...

4.

DIVANO

3 SIGNORE

UNA. Quale preferisci?

UN'ALTRA. Tutti e tre.

DIVANO

3 UFFICIALI

UNO. Quale preferisci?

UN ALTRO. La seconda.

_(La seconda deve essere quella delle tre signore che mostra di più le

gambe)_.

5.

TAVOLA

PADRE

GIOVANETTO SIGNORINA

IL PADRE. Quando avrai la laurea, sposerai tua cugina.

6.

MACCHINA DA CUCIRE A PEDALE

RAGAZZA CHE LAVORA

LA RAGAZZA. Domenica lo vedrò!

7.

UOMO CHE SCAPPA

CALCIO CHE L'INSEGUE

L'UOMO CHE DÀ IL CALCIO. Imbecilli!

_Sipario_

F. T. MARINETTI E BRUNO CORRA

LE MANI

VETRINA

_Una tenda _(altezza d'uomo)_ tesa per tutta la larghezza del

boccascena, a breve distanza dalla ribalta — Fondo nero._

_Cominciando da sinistra e susseguendosi verso destra compaiono e

scompaiono successivamente mani maschili e femminili _(sporgenti al

disopra della tenda tesa e fortemente illuminata da un riflettore)_ nei

seguenti atteggiamenti:_

1 — Mano infantile nell'atto di frugare coll'indice in una narice.

_(Testa dipinta da applicare sulla tenda, a sinistra)_.

2 — Due mani maschili _(di persone diverse)_ si stringono con forza.

3 — Due mani maschili _(della stessa persona)_ giunte prima in atto di

preghiera, indi intrecciate in atto di supplicazione.

4 — Stretta lunga, molle, voluttuosa di una mano maschile e di una mano

femminile delicata, inanellata.

5 — Due mani femminili _(della stessa persona)_ nell'atto di levarsi a

uno a uno parecchi anelli, languidamente, con movimenti stanchi.

6 — Due mani maschili _(di persone diverse)_ che scrivono colla penna,

una rapidamente, l'altra lentamente.

7 — Quattro mani di lottatori che tentano di afferrarsi, come

all'inizio di una lotta.

8 — Una mano femminile fa l'atto di graffiare.

9 — Una mano maschile fa l'atto di pagare.

10 — Una mano maschile fa l'atto di contare, stendendo le dita

successivamente, con lentezza: prima il pollice, poi l'indice, ecc.

11 — Una mano femminile agita mollemente le dita come su una tastiera,

o carezzevolmente su un viso.

12 — Forte mano d'operaio che impugna un grosso martello e fa l'atto di

battere.

13 — Una forte mano maschile stretta nell'atto di sferrare un pugno.

14 — Una mano femminile agita un fazzoletto con lentezza nostalgica,

affranta e addolorata.

15 — Una mano maschile che impugna minacciosamente un revolver.

16 — Una mano maschile si agita in un cenno di saluto ironico.

17 — Due mani maschili _(della stessa persona)_ aperte e alzate in atto

d'invocazione.

18 — Due mani rudi insanguinate e ammanettate.

19 — Una mano maschile coll'indice teso in atto di comando energico.

20 — Due mani femminili _(della stessa persona)_ aperte e tese, coi

mignoli che si toccano, agitano le altre dita nel noto atteggiamento di

scherno.

_(Sipario)_

BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI

VERSO LA CONQUISTA

_(L'Eroe è assorto nel suo pensiero. La donna lo accarezza con

perfidia)_.

ANNA. Dunque, dunque, amore mio,... comprendi tutto il mio tormento? lo

comprendi?... No! no! tu devi serbarti a me, devi serbarti al _nostro_

sogno portentoso!... Rimani, Iacopo!... rimani!...

IACOPO. Anna! Anna! tu mi fai vile!... tu stai compiendo su di me

un'opera indegna.... tu stai combattendo in me l'Eroe che vuole ad

ogni costo rivelarsi!... _(Anna non parla, lo trae a sè prendendogli le

mani.)_ No! Anna! ti prego... non parlarmi più con la tua voce dolce,

somigliante ad un profumo inebriante e snervante, non toccarmi più con

le tue mani esperte che sanno addormentare il mio capo infuocato....

No! Anna! no! non è degna di te quest'opera d'invilimento, dovresti tu

stessa aiutarmi, tu stessa dovresti gettarmi verso l'avvenire, la tua

mano divina dovrebbe aiutare la mia se tremasse nel tagliare quel dolce

infrangibile filo che riunisce i nostri spiriti!... No! Anna! Da te non

aspetto la dissuasione, lo scoramento, aspetto il grido che incoraggia,

la voce fatale che ci precede e ci attira come uno spirituale polo

magnetico! Gridami che io vada, non mormorarmi così dolcemente che io

resti! In questo momento le tue carezze sono le mie nemiche! I tuoi

sorrisi, il tuo pianto sono le catene che mi costringono a terra! Amami

_veramente_, Anna, e quindi esortami a partire!

ANNA. Iacopo! Iacopo! Io capisco la tua angoscia, capisco la tua

frenesia, ma il mio amore per te è troppo forte, io non posso, io non

posso darti tanto! Rimani, Iacopo! rimani!...

IACOPO. No! lasciami!... io ho voluto tentare di prenderti con ogni

dignità, ti ho indicata la via del dovere, dell'amore... ti ho concesso

tutto _quello che potevo_... Ora basta!... Saprò vincere da me!

Lasciami! io sono forte abbastanza per salpare _solo_ e malgrado tutto

verso le vie dell'Eroismo!...

ANNA. Non _potrai_ farlo!

IACOPO. Non potrò? Ti fidi _male_ su di un momento di debolezza... ora

sono tornato me stesso... me ne andrò malgrado tutto!...

ANNA. Non potrai!...

IACOPO. Ah.... come sei strana nella tua fanciullesca ostinazione!...

Ti compatisco, perchè tu ignori la mia Idea, la mia missione! Ah! la

mia Idea! essa è più grande dell'Universo, è più pura e più fulgida

del sole, è più inebriante della più inebriante bevanda!... Io ho la

mia via tracciata! L'ho tracciata con l'acciaio della mia volontà,

l'ho illuminata col fuoco del mio genio!... Guarda come spezzo la

tua resistenza, guarda come me ne vado senza neppure toccarti, senza

neppure piangere!... Addio, Anna! vado verso la conquista, sono padrone

del mio Dio interiore, io sono immortale ora, io non posso temere

nessun pericolo, nessun ostacolo, tutto cadrà dinanzi a me!... Addio

_(ed esce risolutamente)_.

ANNA. Iacopo! Iacopo!... È vero, è vero, se ne va!... e così senza

neppure baciarmi... Ah! è veramente un Dio, se ha potuto vincere il mio

amore... Lo seguirò sulla sua strada Maravigliosa! _(Si sente un gran

rumore e quasi subito dopo appare una servetta spaventata ansimante)_.

SERVA. È morto! è morto il signor Iacopo!... la sua testa è

schiacciata! è rotolato per la scala lunga... sdrucciolando su di una

buccia di fico!...

LE DUE DONNE. Oh Dio! oh Dio! _(e corrono verso la vittima)_.

_(Tela)_

BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI

DISSONANZA

_Ambiente trecentesco. Costumi trecenteschi. Calze, velluti, parrucche

bionde. Sono in scena LA DAMA e IL PAGGIO. La Dama, seduta, ascolta il

Paggio che le parla con passione, adagiato ai suoi piedi._

IL PAGGIO

Amore, amore, finalmente in questa

notte d'argento profumata e mistica

posso narrarti tutte le mie pene;

amore, amore, finalmente il sogno

soffuso in questa chiara ombra notturna

strappa al mio cuore la parola che

il labbro mai non oserebbe dire,

timido innanzi al tuo pallor di cera;

ah! finalmente! ed il mio cuor d'acciaio

si spezza come fosse un melagrano,

ah! finalmente! ed il mio orgoglio tutto

si accovaccia ai tuoi piedi dominato.

LA DAMA

Ricevo con lo spirito tremante

il dono che mi fai con mani pure;

anch'io sento in quest'aria di vertigine

mille musiche aprirsi nel mio sangue,

anch'io sento nel cuor corrermi un gelo,

che lo divide come un frutto dolce,

e le mie dita gelide esitando

tremano come fossero farfalle

sovra il tuo capo di biondezza ardente.

IL PAGGIO

Ah! si potesse dall'onnipotente

Destino avere in dono questo istante

per serbarlo nel fondo nostro cuore

sì da poterlo poi sempre godere

quando ce ne prendesse la vaghezza;

io non voglio che muoia e sia finito,

io non voglio che fugga e si distrugga

nell'oceano foschissimo del tempo,

io non voglio che vada...

_(A questo punto UN SIGNORE, vestito modernissimamente — soprabito,

colletto, tuba —, entra da destra a passo rapido, si accosta al Paggio,

e gli batte con una mano sulla spalla, chiedendo)_:

Scusi, per favore, avrebbe un cerino?

IL PAGGIO

_(Si volge verso il Signore, poi, con naturalezza, si cerca addosso,

nelle tasche e dice)_:

No, mi dispiace...

IL SIGNORE

Niente... le pare...?..., grazie lo stesso. _(Esce da sinistra, rapido

ed elegante)_.

IL PAGGIO

_(Si volge di nuovo verso la Dama, e riattacca più lirico e più

appassionato)_:

Amore, amore, troverem la forza

di eternare il momento indistruttibile.

Compiremo il miracolo fecondo!

_(Sipario)_

BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI

PASSATISMO

ATTO PRIMO

_UN VECCHIO ed UNA VECCHIA stanno seduti ad un tavolo l'uno di fronte

all'altra. Vicino a loro, un calendario._

VECCHIO. Come state?

VECCHIA. Mi contento. E voi, come state?

VECCHIO. Mi contento. (_Pausa_) Che bella giornata sarà domani!

(_Pausa_) Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1860.

(_Pausa_) Avete digerito bene?

VECCHIA. Mi contento.

VECCHIO. Avete vinta la vostra dispepsia?

VECCHIA. Ho mangiato assai bene e ho digerito bene. Come sono contenta!

VECCHIO. Come sono contento!

_Buio_

ATTO SECONDO

_Stessa scena. Stessa disposizione_

VECCHIO. Come state?

VECCHIA. Mi contento. E voi, come state?

VECCHIO. Mi contento. _(Pausa)_ Che bella giornata sarà domani!

_(Pausa)_ Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1880.

_(Pausa)_ Avete digerito bene?

VECCHIA. Mi contento.

VECCHIO. Avete vinta la vostra dispepsia?

VECCHIA. Ho mangiato assai bene e ho digerito bene. Come sono contenta!

VECCHIO. Come sono contento!

_Buio_

ATTO TERZO

_Stessa scena. Stessa disposizione_

VECCHIO. Come state?

VECCHIA. Mi contento. E voi, come state?

VECCHIO. Mi contento. _(Pausa)_ Che bella giornata sarà domani!

_(Pausa)_ Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1910.

VECCHIA. Oh Dio! che trafitta al cuore! muoio...

_(Si arrovescia e resta immobile)._

VECCHIO. Oh Dio! che trafitta al cuore! muoio...

_(Si arrovescia e resta immobile)._

_(Sipario)_

BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI

DAVANTI ALL'INFINITO

FILOSOFO SELVAGGIO. _Assai giovane, castaneo. Filosofo «tipo

berlinese». Passeggia su e giù, gravemente: ha nella destra un

revolver, nella sinistra una copia del _Berliner Tageblatt_._

È inutile!... di fronte all'Infinito tutte le cose sono uguali...

tutte le cose sono sullo stesso piano... Mistero la loro nascita, il

loro corso, la loro morte!... E allora che cosa scegliere?... Ah! il

dubbio, l'incertezza!... Io proprio non so oggi... 1915, se dopo la mia

consueta colazione debba mettermi a leggere il «Berliner Tageblatt»

o debba invece tirarmi un colpo di revolver... _(Guarda la destra e

poi la sinistra alzando rivoltella e giornale, però con noncuranza,

annoiato)_. Beh! tiriamoci una revolverata! _(Spara e cade fulminato)._

_Tela_

BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI

ATTO NEGATIVO

_(Entra un signore, affaccendato, preoccupato, si leva il soprabito, il

cappello, passeggia furibondo dicendo)_:

Una cosa fantastica! Incredibile!

_(Si volge verso il pubblico, si irrita nel vederlo, poi venendo al

proscenio, categorico)_:

Io... non ho proprio niente da dirvi! — Giù la tela!

_Tela_

EMILIO SETTIMELLI

IL SUPERUOMO

_Salotto. In fondo, un balcone, ampio. È sera. Estate._

IL SUPERUOMO. Sì... ogni battaglia è finita! la legge è passata!...

ormai non ho che da raccogliere i frutti delle mie fatiche.

L'AMICA. E ti dedicherai di più a me, non è vero? Confessa che mi

trascuravi molto in questi giorni...

IL SUP. Lo confesso!... ma cosa vuoi! si è presi, si è avviluppati...

non si può fare a meno! La politica non è poi così facile come ti

sembra...

L'AM. A me pare una cosa tanto buffa!...

_(Dalla strada, grande rumore di folla, repentino, assordante)._

IL SUP. Che c'è?... cos'è questo rumore?...

L'AM. Della gente... _(Andando al balcone)_ una dimostrazione.

IL SUP. Già: una dimostrazione...

LA FOLLA. Viva Sergio Walescki!... Viva Sergio Walescki!... Viva

l'imposta progressiva! fuori!... fuori!... parli Walescki!... parli!...

L'AM. Vogliono te... è per te!... Vogliono che tu parli...

IL SUP. Quanta gente!... si riempie tutta la piazza; ci saranno

diecimila persone!...

IL SEGRETARIO. Onorevole! La folla è imponente: si vuole che

parliate... per evitare incidenti, sarebbe bene che parlaste!...

L'AM. Parla!... parla!...

IL SUP. Parlerò... Fate portare le lumiere...

IL SEGR. Subito. _(Esce)._

LA FOLLA, _sempre più distintamente._ Fuori!... Fuori Sergio

Walescki!... Parli! parli!... Viva l'imposta progressiva!...

L'AM. Parla, Sergio!... parla...

IL SUP. Parlerò... te l'ho detto...

_SERVI, portano le lumiere._

L'AM. Che bel mostro, la folla!... È l'avanguardia di tutta la

generazione che il tuo genio porta in marcia verso l'avvenire.

Bella!..... bella!...

IL SUP., _nervoso_. Ti prego, ritirati!... _(Va sulla terrazza. Enorme

ovazione; grida di evviva. Sergio s'inchina, poi fa cenno di voler

parlare. Silenzio completo)_. Grazie del vostro affettuoso invito!...

Godo maggiormente di parlare ad una libera folla che ad un assieme di

deputati... _(Applausi enormi)_. L'imposta progressiva non è che un

piccolo passo verso quella giustizia che finirà col trionfare!....

_(Ovazione)_. Vi giuro solennemente che mi avrete sempre con voi!

che non vi ho posti in marcia per dirvi un giorno: arrestiamoci! Noi

andremo sempre avanti!... Ormai l'intiera nazione è con noi... per noi

essa si muove e ingigantisce!... _(Ovazione)_. Continuate la vostra

dimostrazione!... godete la vostra gioia!... Che la capitale sappia il

trionfo della nazione!... _(Ovazione prolungata. Sergio s'inchina e si

ritira. Applausi e voci di Fuori! Fuori! Sergio si presenta a salutare

e rientra)._

L'AM. Com'è bella! com'è bella la folla!... _(Sergio è di nuovo

chiamato fuori)_. Ancora ti vogliono, ancora!...

IL SUP., _torna a salutare, poi chiama il servo_. Togliete le lumiere...

L'AM. Stasera ho sentito che sei tu il padrone del nostro paese!... ho

sentito la tua forza!... Tutti ti seguono... Io ti idolatro, Sergio....

_(Lo abbraccia)._

IL SUP. Sì, Elena!... sono finalmente _l'arbitro_: nessuno può

resistermi!... è un popolo in marcia che io conduco!...

L'AM. Mi è venuta un'idea, Sergio... dovremmo uscire... subito: voglio

godere più davvicino questa città inebbriata. Vado a vestirmi... Vuoi?

IL SUP. Sì... Vai... usciremo. _(Stanco, si abbandona su di una

poltrona. Pausa. Si rialza, va verso il balcone. A un tratto, da un

uscio sbuca un uomo forte e rude, attraversa la stanza, afferra Sergio

alla gola, e lo scaraventa giù dal balcone. Poi, cauto e frettoloso,

scappa di dove è venuto)._

ARNALDO CORRADINI E BRUNO CORRA

ALTERNAZIONE DI CARATTERE

MARITO. No! è inutile! è ora di finirla! non mi ingannerai più perchè

io ti pianto immediatamente!

MOGLIE, _piangendo_. No! Carlo, no!... vieni qui... vieni qui...

ascoltami!....

MARITO, _piangendo teneramente_. Perdonami, Rosetta!... perdonami!...

MOGLIE, _inviperita_. Perdio! se non la smetti con queste

sentimentalità inopportune, io ti schiaffeggio...

MARITO, _al colmo della furia_. Basta!... o ti scaravento fuori dalla

finestra...

MOGLIE. Amore! amore! _come, quanto_ ti amo!... la tenerezza mi stringe

il cuore... dimmi ancora i tuoi deliziosi rimproveri...

MARITO. Ah! Rosetta... Rosetta!... amore mio infinito...

Teatro Futurista Sintetico · 第 1 / 4 段